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La crisi non esiste

da Repubblica.it

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Il PIL a -6% non l’avevo mai visto, in compenso negli ultimi mesi ho visto amici e conoscenti licenziati per problemi economici, io stesso ho cambiato lavoro a causa delle ristrettezze economiche che la “crisi” ha messo in essere. Ci sono problemi di liquidità un po’ ovunque e le banche non concedono prestiti, strangolando letteralmente l’industria. Negli altri stati europei si è investito, tagliato l’IVA, ridotto le tasse, ognuno ha inventato qualcosa per sostenere il mercato, aiutare i cittadini. Il nostro decreto anti-crisi… beh, lasciamo stare.

La cosa che mi fa più impressione non è l’incapacità di chi ci governa di gestire la critica situazione in cui ci troviamo (chi, Tremonti, l’uomo dei condoni??). No. Quello che mi lascia di stucco è che cercando su Google si trovano ancora le dichiarazioni di numerosi esponenti del governo che definiscono “immaginaria” o “inesistente” questa crisi. Si continua a dire (da ormai 8 mesi) che il peggio è passato, che “la crisi non impatterà sull’economia reale”, che la ripresa è iniziata…

Nel frattempo, dopo esserci comprati la parte marcia di Alitalia (tanto i soldi non mancano) e nonostante si paghino le spese di una classe politica che fa volare nani e ballerine a nostre spese sui voli di stato e sulle auto blu, quando anche le compagnie petrolifere alzano (per l’ennesima volta) i prezzi non si riescono a trovare le risorse per calmierare i prezzi ed aiutare coloro che non godono del Lodo Alfano e/o di una poltrona in parlamento…

Ovviamente deve trattarsi di una mia visione parziale del mondo, visto che i nostri edotti connazionali continuano a garantire fiducia incondizionata al Governo… In fin dei conti, quindi, in Italia viviamo bene, e prosperiamo.
E allora viva il Governo, viva l’alta finanza, viva l’estremo libero mercato (Friedman docet)!

Crisi carburanti: è un nuovo shock petrolifero?

Oro nero L’altro giorno, tornando dalle valli bergamasche, ascoltavo il podcast di “On refait le monde“, condotto da Nicolas Poincaré; il tema affrontato, tra gli altri, era quello legato alla crisi del prezzo del petrolio, che comincia a “mordere” anche in Francia. Contemporaneamente, veniva pubblicata la notizia che l’inflazione in Italia è ai massimi da 12 anni, con la stima ISTAT (notoriamente piuttosto produente) che schizza al 3,8% su base annua, spinta da vari prodotti, dalla pasta al pane, dal latte alla frutta, senza dimenticare luce, acqua e gas. In buona parte questi rincari sono riconducibili al problema dell’aumento del costo dei carburanti, a sua volta diretta conseguenza dell’aumento del costo del barile di petrolio.

Un politico francese, in trasmissione, considerava l’ipotesi che ci si trovi di fronte ad un nuovo shock petrolifero, simile a quello che il mondo visse nel ’73. Sebbene le argomentazioni fossero interessanti, l’ipotesi mi lascia piuttosto perplesso, ma non perché mi sembra allarmistica: al contrario mi pare piuttosto riduttivo parlare di shock petrolifero, parlerei invece di un incancrenirsi di una serie di problemi ai quali non si potranno dare, in prospettiva, vere risposte. Cerco di esporre qualche argomentazione a sostegno della mia tesi.

Nel 1973, la crisi fù provocata da un’improvvisa ed inaspettata crisi nell’approvvigionamento di petrolio da parte dei paesi produttori (Opec), sostanzialmente a causa della situazione geopolitica del medioriente. Oggi l’innalzamento dei prezzi è dovuto sostanzialmente alla speculazione selvaggia, prima ancora che al rapporto tra domanda ed offerta: infatti gli stock di petrolio a disposizione dei compratori sono ancora quantitativamente accettabili (pare che gli stoccaggi di terra di diversi impianti produttivi siano colmi al punto di dover ricorrere a stoccaggi galleggianti). Proprio questo aspetto speculativo, pone però le sue radici su un problema reale, legato alle prospettive future sull’uso e consumo dell’oro nero, che fanno dubitare sulla fine di questa odiosa pratica.
Con l’industrializzazione selvaggia della Cina, gli analisti si aspettano che il consumo di petrolio in quell’area del pianeta non faccia che aumentare, nonostante le politiche di prevenzione e riduzione dei consumi che il governo cinese cerca da tempo di mettere in partica (aumento del prezzo del carburante e vari interventi legislativi). Inoltre, in prospettiva, c’è da considerare il prossimo step di industrializzazione dell’India, che storicamente ha un controllo sociale piuttosto ridotto rispetto a quello della Cina, con per contro una popolazione ed un’industria in rapida crescita.
Ad aggiungersi a questa già difficile situazione futura legata essenzialmente all’aumento vertiginoso dei consumi, ci sono da ricordare il costo sempre maggiore dell’estrazione del greggio (sono sempre più rari i giacimenti ricchi e “puliti” da cui estrarre greggio a basso prezzo) ed ovviamente il problema legato all’inquinamento (e quindi al surriscaldamento del Pianeta) sui quali finora si è intervenuti con poca incisività ma che dovrà necessariamente rientrare tra le priorità di quasi tutti i governi nei prossimi anni (soprattutto quelli dei paesi occidentali ed industrializzati): l’uso del petrolio dovrà essere sempre più limitato a quegli ambiti dove non se ne può fare a meno (la produzione di plastiche ad esempio), riducendone il consumo come carburante.

Si tratta purtroppo di una situazione ideale, che non trova riscontri nell’attuazione di politiche ambientaliste da parte dei paesi industrializzati, fatta eccezione per un’adesione (sostanzialmente verbale) al Protocollo di Kyoto, del quale ad oggi non speventano neppure le sanzioni economiche.

Sale ancora il prezzo della benzina

Benzina, PetrolioSempre più caro il carburante. Il petrolio ben oltre i 120 dollari al barile, i consumi dissennati, ormai la situazione è divenuta insopportabile, per noi e per il nostro povero pianeta, che più che lanciarci devastanti segnali, non può fare. Eppure, di cercare seriamente una soluzione, neppure l’intenzione.

I nostri politici sono molto più concentrati a discutere del loro ombelico, del fatto che sia o meno di destra, piuttosto che occuparsi degli scandali che costantemente coinvolgono il paese: criminali in Parlamento, spesa pubblica alle stelle, servizi inesistenti, grandi e piccole opere alla deriva da decenni, ingiustizia sociale, soprusi, elusione dei diritti umani, fame nel mondo, emergenza clima, e via dicendo.

L’altro ieri il diesel ha raggiunto (ad alcune pompe) il prezzo della benzina, a quota 1,486 euro, una vera e propria follia. La cosa che poi lascia maggiormente perplessi, è il vertiginoso aumento questi ultimi giorni: 24 centesimi in una settimana non è uno scherzo, ma un vero salto di qualità nel trend di crescita… Guardare lo storico dei costi, dal 1998 ad oggi, è semplicemente disarmante e fa porre parecchie domande sul nostro futuro.

Che stiano cercando di fare in modo che la gente non abbia più nemmeno i soldi per cospargersi di “verde” e darsi fuoco dalla disperazione?