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E fu la volta delle retate

La 90..o una gabbia?! Ieri a Milano ci sono state delle retate. La polizia locale, accompagnata e supportata dai controllori dell’ATM, ha effettuato controllo a tappeto sulle circolari 90 e 91, alla ricerca di immigrati clandestini. I viaggiatori stranieri trovati non in possesso di un regolare permesso di soggiorno sono stati caricati su cellulari e portati via (presumibilmente in questura per essere poi rilasciati in possesso di un “foglio di via”).

Tralasciando le considerazioni sulla legittimità dell’azione intrapresa, tralasciando il fatto che iniziative simili non fanno che contribuire ad alimentare il clima di razzismo, persecuzione e xenofobia che sempre più vediamo dilagare tra le fila della popolazione italica, tralasciando perfino il fatto che è la stessa legge Bossi-Fini a “generare clandestinità”, come più volte ribadito da fonti più autorevoli del sottoscritto, la considerazione che voglio fare riguarda il risultato che tramite questa iniziativa si vuole raggiungere.

Se l’obiettivo è colpire i criminali, mi viene piuttosto difficile credere che si pensi di trovarli in pieno pomeriggio su linee urbane stracariche come le 90 e 91, nonostante il vicesindaco De Corato vada dicendo diversamente. Per di più, le modalità non sono certo da caccia al criminale: se il problema sono scippatori e borseggiatori, perché controllare i documenti e non avviare una presenza costante sui mezzi pubblici, in attesa che venga compiuto il reato (o per dissuaderlo)? Magari tenendo d’occhio anche gli italiani, che proprio degli stinchi di santo non sono?

Il reale risultato che si ottiene, invece, è di (tentare di) rimandare a casa dei clandestini lavoratori, non i criminali; clandestini lavoratori di cui abbiamo bisogno, perché rappresentano quasi il 6% del PIL (per quanto poco questo indicatore valga), clandestini lavoratori generati solo ed esclusivamente dalla Bossi-Fini, visto che sono irregolari per colpa di un decreto flussi profondamente inadeguato alla realtà del paese.

Si continua ad accanirsi sui clandestini per cercare i criminali (quando sui criminali siamo proprio noi italiano a poter far scuola) generando, senza ottenere alcuna miglioria significativa, odio, discriminazione e persecuzione.