Archivi tag: politica internazionale

Elezioni in Russia: vince Putin

__Z3P5910a I Russi hanno votato, in queste ore, per il rinnovo della Duma, l’assemblea parlamentare russa. Essendo la Russia una Repubblica semipresidenziale Federale, ci si potrebbe aspettare che siano state elezioni democratiche, civili. Purtroppo non è quello che sembrerebbe essere accaduto.Visto che Vladimir Putin non potrà candidarsi per un nuovo mandato presidenziale (è già al secondo mandato) ha cercato di garantisti il mantenimento del potere, influenzando l’elezione del parlamento. Solo che influenzare le elezioni non è esattamente una pratica democratica.

Come democratica non è certamente nemmeno la repressione messa in atto nelle ultime settimane dal presidente russo, che ha spesso raggiunto livello di violenza degni di una dittatura: arrestare ogni voce “fuori dal coro” e critica nei confronti dell’operato del presidente non è certo un incentivo al dibattito democratico.
Gli osservatori internazionali hanno rinunciato ad entrare in Russia dopo essersi visti notevolmente limitare la propria libertà d’azione, al punto da rendere inutile la missione istituzionale.
Recentemente è stato inoltre denunciato che diversi giornalisti, scrittori ed intellettuali schierati contro Putin avevano ricevuto a casa propria visite “inaspettate” (ed a volte piuttosto violente) delle forze dell’ordine.

I risultati dei primi exit poll (sulle quali resta l’ombra di brogli, denunciati sia dall’opposizione che da osservatori esterni) annunciano un Putin vincente (con oltre il 60% dei voti, risultato prevedibile) e, dato curiso (ci si aspettava da più parti il contrario), un’alta affluenza alle urne.

La società internazionale che fà?

Secretary of Defense Rumsfeld and President Musharraf, 2002 by Helene C. Stikkel (020213-D-2987S-057 DOD) Il tema degli ultimi mesi, per chi non se ne fosse accorto, è quello della violenza e della repressione. A partire dal Myanmar, a fine settembre, quando stampa ed opinione pubblica si mobilitarono (insieme all’ONU tra l’altro) affinché la situazione tornasse sotto controllo, passando per il Pakistan dove la situazione non è certo paradisiaca, con il presidente e capo dell’esercito (fino a ieri) Musharraf ha sedato violentemente numerose proteste e supportato con la violenza (e chiudendo la bocca con gli arresti domiciliari alla maggior parte dei suoi avversari politici) la sua candidatura a presidente, terminando nelle Filippine con il tentato colpo di stato di ieri, il “virus” della violenza e della repressione sembra diffondersi con preoccupante rapidità.

La comunità internazionale, a parole impegnata dalla notte dei tempi per la difesa della democrazia (con tutti i dubbi che questa idea si porta dietro), della libertà d’espressione, al punto da intaccare in diversi casi anche il diritto di sovranità ed autodeterminazione dei popoli “oppressi”, come sta reagendo a questa situazione?

Dopo aver pesantemente attaccato verbalmente il Myanmar, minacciando sanzioni nel caso in cui la repressione avesse continuato sui toni dei giorni più caldi, si è lentamente defilata sotto le pressioni di Russia e Cina, lasciando cadere nel dimenticatoio, un po’ alla volta, la questione.
Ieri, di fronte al giuramento per il secondo mandato del presidente Musharraf, che nonostante abbia rinunciato alle cariche militari, non può certo vantarsi di aver vinto elezioni democratiche, si è levato un coro unanime di compiacimento ed auguri al “neoeletto” da parte dei vari capi di stato, a partire da quello degli Stati Uniti, George W. Bush, che ha espresso “fiducia” nei confronti di Musharraf.
A me pare onestamente una situazione un po’ assurda, ma d’altra parte il Pakistan è una pedina centrale nello scacchiere strategico statunitense della lotta al terronismo islamico (no, non è un lapsus), e pertanto deve essere appoggiato dalla comunità internazionale, che sia o meno una dittatura.

Il mondo si divide in “buoni” e “cattivi”, dove i “buoni” siamo noi, e tutti gli altri, sono “i cattivi”, da odiare e (possibilmente) combattere?

Dopo Ustica, Calipari

New York City - January 2006“Difetto di giurisdizione”. Questo è il motivo per cui la Corte d’Assise di Roma ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Mario Lozano, l’ex marine statunitense che il 4 marzo 2005 uccise Nicola Capilari e ferì la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena (appena liberata dai servizi segreti italiani dopo una lunga prigionia nelle mani di rapitori iracheni) rei di non essersi fermati (a detta delle autorità statunitensi) all’alt della pattuglia di cui Lozano faceva parte quella sera.

Nonostante le perizie balistiche abbiano sollevato sospetti sul rispetto delle regole d’ingaggio, nonostante il nome di Lozano sia stato reso noto alle autorità inquirenti italiane solo grazie ad un clamoroso errore da parte delle autorità militari americane, nonostante sia morto un cittadino inviato dal governo italiano in missione in Iraq, l’Italia avrebbe aderito ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU secondo la quale il personale inviato in Iraq è sottoposto alla giurisdizione dello stato d’invio.

Naturalmente questo toglie ogni possibilità di giungere ad una verità processuale (più o meno legata a Lozano, il quale, come al solito, è probabilmente solo l’ultima ruota del grande carro) su quanto successo quella notte a Baghdad. Ed è proprio quello che, guarda caso, volevano gli Stati Uniti, che contro questo processo si sono sempre battuti strenuamente (altro fatto curioso…).

“Sottoposti alla giurisdizione dello stato d’invio”. Mi sembra anche abbastanza normale, no? Chi meglio di coloro che hanno dato l’ordine di compiere una determinata azione, possono giudicare se questa azione è corretta o meno? Per lo stesso motivo, allora, perchè esiste il tribunale sui crimini di guerra dell’AIA? Se questa regola si applicasse ad ogni cittadino (e non siamo tutti uguali di fronte alla legge? Anche in ambito internazionale?), qualsiasi criminale di guerra non potrebbe che essere processato (sempre che ci sia l’intenzione di farlo) dal proprio governo. L’Iran fa lanciare un missile termonucleare su New York? Nessun problema, a Teheran faranno un bel processo a colui che ha schiacciato il bottone (e magari gli erigeranno anche un monumento, se è per quello). Non fa una piega questo ragionamento…
A questo punto mi chiedo: se l’opinione pubblica americana non avesse condannato le torture messe in atto dai soldati americani di stanza in Iraq, ci sarebbero mai stati i processi ai quali stiamo (quasi) assistendo?

La possibilità di lavarsi le mani in questo modo di tutto quello che accade in Iraq (ma suppongo valga anche per altri scenari di guerra) mi riempie ancora maggiormente di sdegno e ribrezzo per quest’azione di guerra unilaterale degli Stati Uniti, che hanno invaso l’Iraq indipendentemente dal volere dell’ONU (le cui redini sono comunque in mano agli Stati Uniti). Il Diritto internazionale, sul quale speravo di poter fare affidamento, nella (pia) illusione di vivere in un mondo libero, è solo carta da cesso. Inutile allora la moratoria contro la pena di morte: se agli Stati Uniti piace massacrare liberamente la gente, non verrà mai accettata…

E cosa dire, poi, del fatto che i cinque stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, l’allegra sagra de “La storia scritta dai vincitori, ora e sempre nei secoli dei secoli”) abbiano diritto di veto sulle decisioni di quest’ultimo, nonostante la stessa “Carta dell’ONU” preveda la “sovrana uguaglianza di tutti i suoi membri“? Tra gli obiettivi dell’ONU ci sono:

  • a) mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
  • b) promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risorlvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare ad una rottura della pace;
  • c) sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati e l’autodeterminazione dei popoli;
  • d) promuovere la cooperazione economica e sociale;
  • e) promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;
  • f) promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;
  • g) promuovere il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo progressivo e la sua codificazione.

Gli Stati Uniti d’America hanno attaccato unilateralmente l’Iraq, uno stato sovrano, sulla base di documenti falsi. Hanno ucciso e torturato, perfino uomini dei propri alleati e l’anno sempre fatta franca giocando a proprio piacimento con il diritto internazionale e/o facendosene beffe. Hanno incaricato un’azienda privata americana di riscrivere completamente la normativa economica dell’Iraq, questo lo sapevate? E noi, in Italia ancora chiniamo la testa? E gli altri stati? Fa tutto davvero così schifo questo mondo??

Sono disgustato…