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FriendFeed sta sfondando?

La nascita di web applications più o meno sociali, non è certo una novità. Non molto tempo fà, ho scritto (male per altro) di Plurk, l’ennesimo tentativo di spodestare twitter dal trono sul quale i blogger lo hanno posto. Spesso i nuovi social network nascono, fanno “il botto” e poi rapidamente muoiono, tornando nell’oblio da cui sono venuti (portandosi per altro dietro un carico di dati legati alle persone che vi si sono iscritti non sempre privi di valore).

Per FriendFeed invece, nonostante sia piuttosto giovane, le cose sembrano prendere una piega diversa: ha già raccolto l’adesione di numerosissimi esponenti di spicco della “blogopalla”, che ne stanno facendo un uso intensivo (tardando per altro a far nascere polemiche a riguardo, buon segno), rendendolo già piuttosto interessante per un nuovo iscritto.

I motivi del suo (possibile) successo sono diversi, ma quello principale è a mio parere l’approccio, che si discosta nettamente rispetto a molti altri social networks: non più la necessità di registrarsi, inserire montagne di contenuti, linkare “friends”, e poi dover mantenere aggiornato un account di un network che verte su un argomento che se anche scatenasse il nostro entusiasmo, difficilmente troverebbe lo stesso apprezzamento in tutta la folta schiera di amici che abbiamo linkato. In questo modo, infatti, la frequenza di aggiornamento si riduce, l’interesse medio per il social network proporzionalmente viene meno e presto o tardi la “bellissima piattaforma proposta” cade nel dimenticatoio.
FriendFeed propone un approccio diverso (degno una volta tanto di prendere davvero la “certificazione web-2.0”): integrazione ed aggregazione di moltissimi altri servizi già esistenti, consentendo di tenere sotto controllo, in un’unica paginata, tutta la vita “web sociale” che ci circonda, fornendo per altro una serie di funzionalità aggiuntive, quali la possibilità di commentare ed “apprezzare” azioni (di qualsiasi natura) di altri utenti.
Da questo punto di vista, potrebbe assomigliare per certi versi a Google Reader (del qual per altro aggrega le Shared Pages degli utenti), ma con un aspetto più spiccatamente sociale. Ho perfino letto da qualche parte che potrebbe prenderne il posto, anche se questa eventualità mi lascia piuttosto dubbioso: sono molto più propenso a ritenere che lo sprone “sociale” di FriendFeed gioverà a Google Reader, che ha proprio in questo aspetto una carenza piuttosto evidente (soprattutto nel vincolo con l’account Google Talk), facendogli fare un salto in avanti (sia questo nella direzione dell’eliminazione dell’aspetto sociale o del suo potenziamento ed allargamento).

Molto interessante la funzionalità degli “amici immaginari”, che consentono di sostituire un utente non registrato inserendo manualmente i feed e gli account ad esso relativi, in modo da poter sopperire alla sua mancanza sulla piattaforma (pecca, sotto questo punto di vista, nel segnalare la presenza di un account reale che riporta gli stessi dati che vengono inseriti o la possibilità di aggiungere feed ad utenti già esistenti, anche se solo localmente); in un certo senso questa possibilità va contro l’interesse stesso di FriendFeed (al quale gioverebbero invece le registrazioni), ma lo staff deve avere molta fiducia nel nuovo portale, al punto da potersi permettere di attendere un ritorno nel medio termine anziché immediato.

Altro aspetto interessante, è quello di consentire l’allargamento della propria schiera di conoscenze tramite la visualizzazione delle attività degli amici di amici (spesso interessanti tanto quanto gli amici stessi) e l’assoluta mancanza di “punteggi” (che hanno invece fatto in parte la rovina di Plurk).

Inutile dire che non tutte le ciambelle riescono al primo colpo con quattro o cinque buchi, che non è tutto oro ciò che luccica, che si inciampa sempre in qualcosa: la piattaforma attualmente coperta da FriendFeed presenta alcune sensibili pecche, su tutte (almeno personalmente) la mancanza del supporto per Anobii.com.
Ho naturalmente già inviato un suggerimento allo staff in questo senso e mi hanno prontamente (e diplomaticamente) risposto che “terranno conto del suggerimento”. Almeno hanno risposto, ulteriore segno di interesse, apertura e serietà 🙂

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Plurk o Twitter, è questo il dilemma?

il passero ferito -trilussa-I downtime di Twitter degli ultimi tempi (ad oggi non è ancora tornato disponibile il servizio di messaggistica tramite Jabber) ha cominciato nelle ultime ore a sortire i primi effetti, vale a dire il tentativo di trovare “via alternative” al microblogging. La via che si è maggiormente concretizzata, almeno per quel che riguarda “i vertici” della blogopalla  italica è Plurk.
Il funzionamento del nuovo servizio non è dissimile da quello di Twitter, ma l’interfaccia e l’interazione con l’utente lo sono piuttosto pesantemente: quasi interamente basato su Ajax infatti, Plurk consente il tracking di eventuali “thread”, l’aggiornamento automatico della timeline e via dicendo (anche se non ho trovato, paradossalmente, uno strumento di ricerca comodo dei “friends”).

La mia considerazione su questo “nuovo servizio” non è esattamente positiva, per una paio di ragioni che vado ad elencare.

  1. Mi sfugge (tuttora) l’utilità del nanoblogging. Twitter è stato la bandiera di questo genere di comunicazione per molto tempo (e da questo punto di vista Plurk non è differente) e ben viene sintetizzata la sua utilità dalla battuta che formulò qualcuno non troppo tempo fà: “non sei nessuno se non hai mai scritto su twitter di essere al cesso”. La mia impressione è che il nanoblogging rappresenti l’estrema perversione comunicazionale di una certa categoria di blogger. Twitter genera per sua natura una certa involuzione, in quanto mette in comunicazione costante un (seppur ridottamente) ristretto nucleo di persone, escludendo de facto (anche se non volontariamente) gli altri. Mi è capitato svariate volte che qualcuno mi chiedesse “ma come, non hai letto su Twitter?” e di dover trattenere male parole a bruciapelo.
  2. Secondariamente, mi lascia piuttosto perplessa la scelta di Plurk a livello di interfaccia: Twitter con la sua interfaccia estremamente semplice (un campo di testo ed una timeline), forniva una via d’accesso al nanoblogging sorprendentemente efficace. Centoquaranta caratteri, terza persona, invio e il gioco é fatto.
    La complessità e la quantità di funzioni che invece Plurk offre, che potranno forse divertire qualcuno, allontanano paradossalmente l’utente dalla reale utilità del servizio, l’invio del “nanomessaggio”. Ci si perde tra i thread, il selettore della tipologia del messaggio, gli update, la timeline scorrevole e via dicendo, perdendo (secondo me) di vista il contenuto del messaggio da inviare.

Sintetizzando: se non ero convinto dell’utilità di Twitter se non come gioco perverso dei blogger (del quale non nascondo di far, seppur sporadicamente, uso anche io, intendiamoci), lo sono ancora meno di Plurk, che segue secondo me una via sbagliata che conduce all’eccellenza dell’interfaccia a discapito della reale comunicazione.

Mi sbaglierò…