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Buongiorno, opposizione!

Walter Veltroni in Trento Poco più di un mese è durato l’idillio tra il Partito Democratico di Walter Veltroni e la maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi, con la quale era stato aperto un “periodo di dialogo”. Sembra infatti che nel Partito Democratico abbiano alla fine deciso di “arrabbiarsi” (mi lascia molto perplesso il fatto che ci sia bisogno di deciderlo), uscire dall’ombra e di passare ad una fase di reale opposizione. Nel frattempo, il Cavaliere, ha avuto modo di farsi bello con misure demagogiche, inefficaci se non addirittura controproducenti, prolungando la “luna di miele” del Governo a beneficio delle imminenti settimane, in cui pensa di far approvare un pacchetto di provvedimenti che lo salveranno dai pericolosi processi in cui è attualmente coinvolto (disse una volta a Montanelli “Scendo in politica per non finire fallito o in carcere”, mai obiettivo fù meglio raggiunto).

In attesa che il Partito Democratico vesta gli abiti del vero oppositore (l’unico ad avere realmente i numeri per fare un’opposizione degna di cotanto nome), l’unica opposizione fino a ieri sembrava essere quella di Antonio Di Pietro, la cui Italia Dei Valori si batte in parlamento, con la ferocia che i suoi 29 deputati e 14 senatori le consentono. Da oggi invece, pare che la maggioranza di Governo abbia una nuova forma di “opposizione interna”, forse più assimilabile ad un “rimorso di coscienza”: la rappresentanza parlamentare del Movimento Per le Autonomie ha infatti deciso ieri all’unanimità di non poter votare la fiducia al Governo sul taglio dell’ICI in quanto la copertura finanziaria per questo provvedimento passa da tagli alle infrastrutture del mezzogiorno. Tagli al Nord mai, tagli al Sud men che meno, alla fine i nodi vengono al pettine (se di nodo si può parlare, con 8 deputati e ancor meno senatori) …

Un paese razzista (o leghista?)

LeghistiIl mattino ha l’oro in bocca, ed i tiepidi raggi che questa mattina baciano gli abitandi della “Verde Padania” portano con se le prime riflessioni ed i primi bilanci post-elettorali. Dopo lo shock della debacle della Sinistra Arcobaleno (perdere 10 punti percentuale non è attribuibile al solo PD, siamo seri), l’analisi si sposta sul tema chiave di queste elezioni: il risultato elettorale ottenuto dalla Lega, che ha proiettato Berlusconi al Quirinale.

Purtroppo il discorso è semplice: demagogia a parte, la Lega ha da sempre un orientamento politico piuttosto chiaro, mutato davvero poco, per altro, nel tempo. Si tratta di un partito profondamente razzista (basta pensare a Salvini, che su Radio Padania che dice “Purtroppo è più facile derattizzare i topi che debellare gli zingari”), che fa di false radici e di valori inattuati la propria bandiera, ed il fatto che abbia ottenuto un risultato elettorale così importante (soprattutto in Lombardia e Veneto, dove ha toccato il 25%) la dice lunga non tanto sulla voglia del nord di secedere da “Roma Ladrona”, ma soprattutto sul razzismo latente che impregna come una spugna la nostra società.

E posso parlare con cognizione di causa, visto che intorno a me posso individuare almeno un paio di persone che sono decisamente “di sinistra” come ideali, ma che in fatto di razzismo, immigrazione ed integrazione la vedono esattamente come le truppe di Borghezio. I motivi che hanno spinto a questo problema (perché di un problema si tratta, ne converrete) sono sicuramente da ricercare indietro nel tempo (non è dissimile da quello che accadeva 30 anni fa con i “terroni” e che tra l’altro non si è ancora estirpato), sicuramente è condiviso con altri paesi europei e non, ma è altrettanto sicuramente oggetto di una strategia del terrore e dell’insicurezza, attuata (con grande efficacia) dalla Destra negli ultimi anni e colpevolmente assecondata da una sinistra da un lato incapace di introiettare secondo i propri schemi storici dei valori presenti tra le priorità dei cittadini e anzi colpevole di reazioni “dissennate” come quella di Veltroni contro i rumeni ed i rom solo pochi mesi fa.

Alla Lega va dato atto di aver avuto la capacità di parlare (per anni in realtà) alla pancia dei cittadini del nord del paese (e non solo) fomentando a proprio uso e consumo la xenofobia di cui sopra. Sorprende in particolare la presenza ai banchetti “verdani” di giovani e giovanissimi attivisti, dimostrazione purtroppo palese delle conseguenze drammatiche che una sbagliata politica di integrazione provoca: l’ulteriore aumento di xenofobia, in un circolo vizioso che non può che portare dritto come un fuso a leggi razziali e pulizia etnica.
Potremmo sperare in una posizione più “moderata” da parte del Partito delle Libertà, ma la presenza di “molta destra” (come diceva ieri pomeriggio La Russa su Rai3) all’interno del partito, ed i numeri di camera e senato, che decretano l’impossibilità, per Berlusconi, di governare senza la Lega (60 seggi alla camera e 25 al senato non lasciano margini al Cavaliere) fanno rabbuiare rapidamente l’orizzonte.

Il popolo, in ogni caso, sarà contento: panem et circenses non mancheranno…

Perchè alla fine (forse) voterò PD

Walter Veltroni speech in Treviso La campagna elettorale, per coloro che come me si trovano in una posizione “intermedia” tra due diverse formazioni politiche, è sempre un doloroso rimuginare e ripensare agli stessi argomenti, tentando (spesso inutilmente) di trovare il discriminante che consenta di scendere una delle due chine. E’ d’altra parte una storia che si ripete da anni e continuerà a ripetersi fintanto che “facce” e “metodi” resteranno questi.

In ogni caso, però, ponderate bene la scelte possibili (non ci sono appelli, soprattutto stavolta), considerate le eventuali conseguenze (combinando risultati possibili e voti, in una matrice nxn da far venire i brividi), alla fine bisogna decidere, e io ho (quasi, visto che la campagna elettorale non è ancora conclusa) deciso: probabilmente voterò per il Partito Democratico.
Le motivazioni che mi spingono a questa scelta (considerate anche tutte quelle che spingevano dall’altra parte, altrettanto numerose), sono le seguenti:

  • Continuità con il governo Prodi: a differenza di ciò che vanno dicendo quasi tutti i partiti (compreso il Partito Democratico, in alcuni frangenti), io non trovo negativa l’esperienza del governo Prodi. Sul fronte sociale e (soprattutto) sul fronte economico sono state fatte ottime cose e chi potrebbe garantire una continuità vera con il governo uscente se non il partito che ha al suo interno la quasi totalità dei deputati, senatori e ministri che
    ne costituivano la spina dorsale?
  • Il programma della Sinistra Arcobaleno è interessante e ampiamente condiviso dal sottoscritto, ma con quali numeri potrebbe essere effettivamente realizzato? Con una soglia di sbarramento al Senato dell’8% su base regionale, su quanti senatori potranno contare? Probabilmente meno di quelli che vengono decisi (considerando per di più le modalità con cui vengono eletti) quelli degli italiani all’estero…
  • Sono convinto che la sinistra italiana abbia bisogno di un forte rinnovamento. La nascita della Sinistra Arcobaleno è in sé un segnale forte in questa direzione, ma la scelta di Bertinotti come candidato premier è in pesante controtendenza. Un passo è stato fatto, ma siamo ancora troppo lontani dalla meta…
  • Mi lascia perplesso (e piuttosto incazzato per la verità) l’appoggio che il Partito Democratico continua a dare al gruppo dei Teodem (tra cui il loro massimo esponente, la senatrice Binetti). Faccio affidamento, sotto questo aspetto, alle correnti laiche che sò persistere all’interno del Partito Democratico affinché venga loro impedito di nuocere, dettando legge sull’azione di Governo. Per di più la Binetti sarà candidata alla camera dove la sua posizione dovrebbe essere ininfluente.
  • Sono convinto che se si vuole cambiare qualcosa, non si possa farlo che “dal di dentro”. Criticare e sbraitare puntando il dito non è mai servito a granché, se non ad “alzare i toni dello scontro”. Oltretutto sarà molto più difficile tentare di imporre una strada “laica” e “di sinistra” al Partito Democratico se questo perderà le elezioni, perché questo lo poterà probabilmente a proseguire con rinnovato vigore la “rincorsa al Centro”, apparentemente sempre più indispensabile per governare.
  • Ed infine, ancora una volta, nonostante trovi questa argomentazione sbagliata, nonostante vada dicendo da tempo che non si fanno campagne elettorali “contro” ma “per” (e su questo frangete va dato atto a Veltroni del grande impegno profuso), perché è il “male minore”

Sono conscio che farò parte di quella fetta di elettorato particolarmente “esigente” dal Partito Democratico, quale che sia il risultato finale delle elezioni del 13 e 14 aprile.

Campagna elettorale howto: recuperare il pallino

Scrivevo qualche giorno fa che Berlusconi era ignorato da Veltroni in campagna elettorale, che nonostante il Cavaliere tentasse in tutti i modi di alzare i toni, Veltroni faceva (correttamente) orecchie da mercante, proseguendo sul suo cammino, che Veltroni non poteva fare campagna elettorale migliore, alla luce dell’esperienza delle ultime campagne elettorali in cui si è consentito al Cavaliere di guidare le danze portando i p0litici della coalizione di centro-sinistra nelle solite trappole demagogiche che tanto bene riescono a Berlusconi.

Bene, ecco una lezione di politica, di quella con la “p” maiuscola. Ecco come il Cavaliere ha riportato su di se l’attenzione dei media, costretto Veltroni alla replica, recuperato il possesso palla:

Notevole, davvero notevole.

Candidati PD: non mancano i teodem

teodem-pd.jpgSono state presentate ufficialmente candidature a Camera e Senato (seppure i documenti presentati dal Corriere sembrerebbero ancora incompleti in alcuni punti) del Partito Democratico.

Come si può facilmente immaginare, ho immediatamente scorso l’elenco dei candidati (cominciando dal Senato), e dopo un primo spunto di stupore, ho scovato il nome: la Binetti c’è ed è candidata alla Camera dei Deputati, in Lombardia II.
Naturalmente questo significa banalmente costringermi a votare a sinistra del Partito Democratico (niente contro i cattolici, ci tengo a precisare, ma non posso condividere nemmeno turandomi il naso le posizioni omofobe della dott. Binetti), ma mi coglie alla sprovvista su un aspetto a cui non avevo pensato: la camera cruciale per la sopravvivenza del prossimo governo sarà molto probabilmente (ancora una volta) il Senato. Veltroni ha quindi pensato di tenersi “margini di manovra” con i teodem (di cui la Binetti è degna esponente).

Mossa sagace ed interessante in prospettiva di governo, ma non sufficiente a fare la chiarezza necessaria per il mio voto. Pazienza.

Il programma del Partito Democratico

logo-elettorale-pd.jpgDopo aver dato un’occhiata al programma dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, è ora il momento di dare un’occhiata da vicino ai 12 punti lanciati dal Partito Democratico per promuovere la candidatura a premier di Walter Veltroni (con il quale per di più Antonio di Pietro farà coro), in attesa che anche Sinistra Democratica ed il Partito del Popolo delle Libertà (e degli amici di Berlusconi di Arcore della Brianza…) rendano noti i propri.

Come già ampiamente battuto della cronaca, il programma del Partito Democratico si articola su 12 punti tematici, che vanno a toccare i più scottanti temi dell’attualità (politica e non).

Vale la pena fare una breve precisazione prima di cominciare a scrivere: come tutti i programmi, alcuni punti rimangono in sospeso (a volte volontariamente), e si prestano quindi a critiche di vario genere, finanche a quelle demagogiche. Non è assolutamente mia intenzione fare della contro-propaganda spicciola (anche perché non essendo un candidato, mi gioverebbe fino ad un certo punto), ma l’obiettivo è quello di esprimere alcune mie personali considerazioni sui punti sollevati dal programma del PD (in questo caso, seguiranno quando disponibili quelli degli altri principali partiti).

Vediamo insieme i 12 punti:

  1. Modernizzare l’Italia. Si parla di infrastrutture e qualità ambientale. La proposta è quella di eliminare la struttura a “tre fasi” dell’attuale normativa di valutazione d’impatto ambientale delle opere, riducendola ad un solo passaggio della durata massima di tre mesi. Questo darebbe senza dubbio una forte spinta a tutti quei progetti infrastrutturali che per un motivo o per l’altro sono rimasti fermi negli ultimi anni (dalla Tav, al ponte sullo stretto, ad alcune autostrade), anche se i punti dichiaramente citati dal programma parlano di impianti di produzione di energia rinnovabile (va di moda…), rigassificatori utili alla liberalizzazione dell’approvvigionamento di metano, manutenzione alla rete idrica e impianti di smaltimento dei rifiuti (compresi i tanto criticati termovalorizzatori).
    La mia paura è che venga caricata di una eccessiva responsabilità una commissione tecnica incaricata della valutazione: non sarebbe naturalmente un problema non fosse che, abituati ai meccanismi della politica, si finirebbe con il far decidere a quattro (strapagati) “cuggini” sull’impatto ambientale di interventi potenzialmente distruttivi per l’ambiente.
    Notevole in ogni caso l’esplicito riferimento all’intenzione di completare i lavori della Tav: si tratta di una presa di posizione coraggiosa e piuttosto scomoda politicamente e (al di la che sia condivisa o meno) dà un segnale positivo sulla “voglia di fare” che anima questo programma.
  2. Crescita del mezzogiorno. Anche qui, infrastrutture, servizi idrici e ambientali. Il sud Italia è spesso oggetto di “progetti” e “programmi” che poi non sempre hanno visto realmente un’applicazione pratica. Si tratterà in questo caso dell’ennesimo punto “da elenco” o c’è realmente dietro un’idea programmatica di intervento? Non dimentichiamo che i “soldi a pioggia” non hanno mai portato giovamento, al sud, se non alle tasche di qualche simpatico criminale.
  3. Riduzione della spesa pubblica. Veltroni ed il PD promettono una riduzione della spesa pubblica pari a 2.5 punti del PIL entro 3 anni. Per fare questo, pensano ad una riorganizzazione generale della pubblica amministrazione, l’eliminazione di parte delle sedi periferiche della pubblica amministrazione (accorpamento di tutte le sedi a livello provinciale ed abolizione delle province delle grandi aree metropolitane), degli enti inutili, delle sovrapposizioni di incarichi.
    L’utilizzo del patrimonio demaniale è già un notevole passo avanti rispetto alla prassi attuale, che vede il costante acquisto di nuovi edifici (da parenti, amici e conoscenti) e lo stato d’abbandono di altrettanti edifici di proprietà statale.
    Quello dell’abbattimento della spesa pubblica (detta anche “costi della politica” in alcuni casi) è ad ogni modo uno dei punti chiave di un po’ tutti i programmi elettorali. Il libro “La Casta” (che sto per altro leggendo proprio in questi giorni) ha dato un forte risalto all’annosa questione del clientelarismo della politica, mettendo per altro in luce un malcontento diffuso nella popolazione e costringendo di fatto i politici a promettere interventi. A seconda di chi salirà al Governo, vedremo probabilmente azioni più o meno incisive, ma non facciamoci illusioni: la macchina della politica è talmente complessa e mastodontica che non sarà facile ottenere risultati apprezzabili in una legislatura.
  4. Riduzione delle tasse. Il governo Prodi ci ha messo la faccia (e ci ha rimesso le palle) e tutti ora dicono di voler ridurre le tasse. Da parte del Partito Democratico quantomeno vediamo l’eredità del recente Governo, nella forma di un chiaro apprezzamento degli sforzi fatti nella lotta all’evasione fiscale e nel risanamento della finanza pubblica (cosa che probabilmente non vedremo a Destra). Il Partito Democratico si propone proseguire il lavoro fatto, riducendo la pressione fiscale fin da subito (cosa che il governo Prodi era in procinto di fare, per quel che sappiamo), con particolare attenzione ai lavoratori dipendenti. Interessante da questo punto di vista la precisazione di D’Alema a Ballarò, ieri sera: non serve a nulla detassare solo gli straordinari, perché questo non farebbe che incentivare le aziende ad assumere meno ed incrementare gli straordinari, con evidenti conseguenze anche sul piano della sicurezza sul lavoro. Si pensa così ad una molto più semplice riduzione della detrazione dell’IRPEF.
    L’importante sarà trovare il modo giusto perché la detassazione giovi non solo alle imprese ma anche ai lavoratori: la reintroduzione almeno parziale del meccanismo della scala mobile (che nel programma del Partito Democratico non è prevista) potrebbe essere parte della risposta.
  5. Incentivo dell’occupazione femminile. Ecco un punto di reale novità del programma del Partito Democratico. L’idea di investire fortemente nell’incremento dell’occupazione femminile, con l’intento di dare vita ad un circolo virtuoso potrebbe anche funzionare (non ho i parametri numerici per giudicare la fattibilità di questa proposta), e potrebbe portare notevoli ricadute anche su coloro che non ne sono direttamente interessati (maggiore occupazione significa più lavoro, più produzione, più richiesta nuovamente più lavoro).
  6. Rilancio dell’edilizia convenzionata. Investimento statale nell’edilizia, con capitali etici e controllati pubblicamente, per l’aumento della disponibilità di case in affitto, con un canone d’affitto da fissare tra i 300 ed i 500 euro, più tassazione del reddito da affitto ad aliquota fissa e detraibilità di parte del canone d’affitto.
    L’idea, seppur certo non originale ne innovativa, è buona. Esperienza insegna che più che le sovvenzioni quello che manca è il controllo di quello che viene realmente fatto sul territorio: non è la prima volta che mi sento dire che “c’è da pagare qualcosa in più, a parte, perché sono immobili ad edilizia convenzionata”. Trovare una soluzione fattibile per il controllo di quello che accade realmente (far fare da tramite allo Stato? Deposito e verifica a campione dei contratti?) potrebbe portare ancora più giovamento di un ulteriore investimento, sicuramente lodevole.
  7. Incremento demografico. L’idea in sè del sostegno alla famiglia come via per arrivare alla ripresa dell’incremento demografico non è certo una novità, e gli scarsi risultati ottenuti dalle ultime legislature la dicono tutta sull’efficacia che questi provvedimenti hanno avuto. La proposta del Partito Democratico, che promette la sostituzione degli “assegni familiari” con una “dote fiscale” per il figlio, allargata anche ai lavoratori autonomi, ed un sensibile aumento dei servizi offerti alle famiglie (soprattutto nei primi anni di vita dei figli, con l’aumento della capienza degli asili nido) è l’ennesima strada di cui si fatica a vedere uno sbocco. Non che l’idea non sia buona, ma sà di “già tentato”…
  8. Nuovi campus universitari. La proposta del Partito Democratico è di realizzare 100 nuovi campus universitari entro il 2010: luoghi che serviranno ad aggregare, formazione ed internazionalizzazione per gli studenti, oltre che “centri di sapere” per le comunità locali. Quello che purtroppo sfugge a Veltroni e soci è che di università ce ne sono fin troppe, non ne servono di nuove. Quello che invece serve è una promozione seria della qualità della formazione, oltre che l’introduzione di un reale valore meritocratico per atenei e studenti. Su questo aspetto, a mio avviso, il programma presentato dal PD è completamente fuori target.
    Magro e fin troppo sintetico lo spazio dedicato alla ricerca (appena due righe fumose e vaghe), vero centro nevralgico della crescita del paese in ambito scientifico. L’emorragia di cervelli continua imperterrita da anni ormai, le aziende non fanno più ricerca da un pezzo (ne vedono convenienza nel farlo) e le università hanno pochi risicati mezzi per farlo, eppure nel programma del PD troviamo appena due righe, sul tema. Eloquente.
  9. Precarietà e sicurezza sul lavoro. La strage della Tyssen ha toccato i sensibili animi degli italiani, che si sono finalmente resi conto dell’enorme problema della sicurezza sul lavoro (ma non del lavoro nero, grande piaga del Nord Italia, pazienza) e non si poteva che attendersi uno spostamento “verso il centro” di questo importante tema, da sempre bandiera della sinistra più estrema.
    L’idea di istituire un’agenzia nazionale per la sicurezza sul lavoro che incentivi, elargendo premi sotto forma di sgravi fiscali, le aziende ad investire nella sicurezza sul posto di lavoro è sicuramente buona, ma ancora una volta si va a mancare (di poco) il problema principale: l’applicazione delle norme esistenti soprattutto tramite l’incremento del personale preposto ai controlli (ad oggi decisamente scarsi). Molto interessante anche l’idea di introdurre un salario minimo nazionale da concertare tra aziende e sindacati (il programma parla di un obiettivo di 1000 euro, decisamente più alto di numerosi contratti “atipici”). C’è solo da ricordarsi che un salario ha valore proporzionalmente al costo della vita: 1000 euro a Napoli non sono 1000 euro di Milano (esperienza personale)…
    L’aspetto di questo punto che mi lascia maggiormente perplesso, però, è il terzo, quello legato alla stabilizzazione dei contratti dei giovani. L’idea (condivisibile) del PD è quella di far costare maggiormente i contratti atipici, incentivando così l’introduzione di contratti più stabili: come però l’allungamento del periodo di prova e l’incentivazione dell’apprendistato (notoriamente il mezzo per sottopagare i minori di 25 anni) possa giovare a questo processo, mi sfugge…
  10. Sicurezza. E’ senza dubbio il tema più caldo che il programma del Partito Democratico deve affrontare, memore anche delle pesanti dichiarazioni contro i rumeni che Veltroni aveva rilasciato non molti mesi fa. Sono anni che dico che il tema della sicurezza non deve essere solo appannaggio della destra (che ne ha fatto un cavallo di battaglia) ma deve essere fatto proprio dalla sinistra e rielaborato alla luce dei suoi valori fondanti di accoglienza ed integrazione.
    Purtroppo la linea che sceglie di seguire il programma del PD non è esattamente questa, ma tende maggiormente alla drastica “tolleranza zero” che ha già dato abbondantemente prova di essere quella sbagliata (pensiamo solo ai danni provocati dalla riforma Bossi-Fini sull’immigrazione). Mi auguro che il Partito Democratico abbia in mente una diversa sintesi della questione, che porti all’auspicata “certezza della pena” senza ledere e ulteriormente limitare i già intaccati diritti costituzionali dei cittadini italiani e stranieri.
    Condivisibile, invece, è la proposta di “mobilitare” personale inattivo della pubblica amministrazione a supporto delle sedi di polizia in modo da consentire una maggior presenza di agenti per le strade, con un ipotizzabile incremento della sensazione di sicurezza da parte dei cittadini, oltre che una ricaduta anche sull’aspetto della riduzione dei costi della pubblica amministrazione.
  11. Giustizia e legalità. L’obiettivo di questo punto del programma è quello di riportare la politica e la pubblica amministrazione in un contesto di trasparenza e legalità che da anni risuggono, applicando alcuni principi già presenti nel Codice Etico del Partito Democratico (ed in verità anche negli statuti di numerosi altri partiti, presenti e passati) alla sfera della pubblica amministrazione nazionale e locale.
    Merito dell’introduzione di questo genere di proposte va senza dubbio dato al libro “La Casta” (che tra l’altro sto leggendo proprio in questi giorni), che ha contribuito a (ri)sollevare il problema, portando alla luce quantomeno sotto i riflettori dei grandi media un sentimento ampiamente diffuso tra la popolazione. Si tratta oltretutto anche di un mezzo per tornare a far avvicinare il popolo alla politica, i cui risultati però non potranno che essere visibili sul lungo-lunghissimo termine.
    Interessante l’accenno al nodo cruciale delle intercettazioni telefoniche, che (sebbene bisognose di una regolamentazione) vengono chiaramente definite strumento fondamentale per il contrasto di numerosi reati (aggiungo io, sopratutto quelli in cui l’immagine pubblica ha una forte ricaduta, come quelli di matrice politica).
  12. Banda larga e tv di qualità. L’ultimo punto del programma riguarda due aspetti fondamentali della comunicazione: la banda larga e la televisione. Per quel che riguarda la banda larga, è interessante (e merita un approfondimento) l’idea di far rientrare tra i diritti dei cittadini quello all’accesso alla rete, paragonandolo all’accesso all’acqua ed all’energia elettrica. Di difficile attuazione (a meno di interventi davvero incisivi sul versante delle liberalizzazazioni) vedo la possibilità che sia un governo a farsi carico della realizzazione (se non sotto forma di incentivi) dell’infrastruttura di rete mancante in Italia, soprattutto tenendo presente che l’ultima gara nazionale per il WiMax ha visto la partecipazione dei soliti colossi del settore, che hanno così tagliato la possibilità di utilizzare questa tecnologia per aumentare efficacemente la copertura a livello locale, facendo leva su realtà strettamente legate al territorio.
    Il punto invece relativo alla “televisione di qualità” altro non è che il solito “conflitto di interessi“: citando direttamente il programma: “occorre correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del sistema“. Viste le polemiche all’interno dell’Unione su questo punto del programma durante l’ultima legislatura, che ne hanno di fatto bloccato la realizzazione, nutro seri dubbi che questo possa essere fatto unilateralmente da parte del Partito Democratico. La linea di principio è buona, bisognerà vedere cosa ci aspetta all’atto pratico…
    Interessante anche l’idea di istituire un fondo pubblico per la promozione dei programmi di qualità. Solleva però un dubbio: essendo la Rai di proprietà del governo (o quasi), ed essendo sovvenzionata tramite soldi pubblici, dove sta la differenza rispetto al costringere la Rai a trasmettere programmi “di qualità”, cosa mai riuscita negli ultimi anni?

Nel complesso, quello del Partito Democratico mi è sembrato un discreto programma, qua e la anche originale. Va prestata estrema attenzione ad alcuni punti estremamente delicati, e soprattutto a quelli descritti in modo maggiormente fumoso, perché all’atto pratica potrebbero risultare drasticamente diversi dalle aspettative dell’elettorato, se mal interpretati.

Purtroppo quello di cui temo pagherà le conseguenze il Partito Democratico (e in realtà di riflesso anche parte dei suoi avversari) sarà la cronica mancanza di capacità di comunicazione del centro-sinistra ulivista, che non è stato in grado (neppure stavolta) di comunicare i punti del programma dell’Unione che sono stati realizzati (o quantomeno avviati), lasciando così ricadere l’attenzione su quelli che sono stati invece rimandati o (volutamente) dimenticati in questi due anni di legislatura.
L’impressione da parte dell’elettorato è quella di una inaffidabilità delle promesse fatte in questi documenti, indipendentemente dallo schieramento politico. Sarebbe ora che parlassero i fatti e che chi è preposto a farlo ne renda pubblica l’attuazione…

In sintesi, il programma del Partito non mi dispiace, anche se non lo condivido appieno. Rimane però il nodo cruciale delle candidature. Chi ha orecchie per intendere…

Varato il Codice Etico del Partito Democratico

partito-democratico.jpgLeggo dal blog di Gad Lerner che ieri la commissione preposta (di cui lo stesso Gad fa parte) ha approvato il Codice Etico del Partito Democratico.

Sei punti, all’insegna di grandi valori:

  1. Rispetto della Costituzione, della carta dei diritti umani, delle libertà fondamentali.
  2. Laicità dello Stato e della politica (dimenticando di avere i teodem tra le proprie fila).
  3. Confronto democratico (dimenticando di aver negato le primarie a Radicali e Italia dei Valori).
  4. Diritti e le libertà si impongano sul razzismo e sulla violenza (dimenticando le parole di Veltroni contro rumeni e rom).
  5. L’uguaglianza di genere (dimenticando l’uguaglianza degli omosessuali).
  6. Meritocrazia.
  7. Ripudio del conflitto di interessi, sia questo personale, familiare o economico.
  8. Trasparenza dell’azione politica (dimenticandosi dei segreti di stato imposti dal recente governo Prodi).
  9. Contenimento dei costi della politica.
  10. Promozione dell’informazione libera e corretta.
  11. Esclusioni dall’azione politica di tutti coloro che sono anche solo sotto inchiesta giudiziaria (dimenticandosi che tra Ds e Margherita, un paio di parlamentari nell’elenco di Grillo c’erano…)

A parte qualche incoerenza interna (la voce 8 del punto 4, che parla di “rispetto dei segreti interni al partito”, sebbene comprensibile pare un po’ in conflitto con i principi di trasparenza espressi in precedenza) ed a parte le palesi incoerenze con il recente passato e presente del partito stesso (segnate in rosso nell’elenco qui sopra), questo codice etico pone solide basi per il buon andamento del neonato partito. Certo non fa ben sperare sapere che anche lo statuto dei Ds (come quello di quasi tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento) prevedesse già alcuni di questi punti e fosse bellamente ignorato da anni.

Purtroppo le recenti mosse pubbliche del Partito non mi hanno propriamente convinto. Non sono orientato a dare a Veltroni il mio voto alle elezioni del prossimo aprile, ma non chiudo la porta: se Walter sarà in grado di dimostrare con i fatti il rispetto di quanto scritto in questo splendido Codice Etico, il mio voto potrebbe anche arrivare.

Purtroppo ho dei forti dubbi :/

Alla fine, si vota

Le escluse E’ un po’ che non “bloggo” di politica. Non (solo) perché la disillusione verso gli ambienti della politica abbia attanagliato anche il mio (debole) cuoricino, ma anche (soprattutto) perché l’interesse medio del dibattito politico, tra le consultazioni del Presidente Napolitano e quelle di Marini, ha rasentato lo “zero kelvin”:
dx: Elezioni
sx: No
dx: Elezioni!
sx: No!
dx:
sx:

Oggi, finalmente, il verdetto finale: i numeri per formare un governo per le riforme non ci sono, quindi si vota, il 13 e 14 aprile. Onestamente la cosa mi lascia piuttosto indifferente: la legge elettorale fa schifo, andrebbe cambiata, ma se la sono voluta (‘mo pare pure che infondo gli piaccia…) e se la terranno, tanto in ogni caso la stabilità di una coalizione di governo “pro Berlusconi” non sarebbe dissimile da quella che sosteneva il governo Prodi fino a questa mattina.
Inoltre, andare a votare impedirà di attuare la porcata che qualche politico aveva in mente: reintrodurre il fantasma della Democrazia Cristiana sotto le mentite spoglie delle “larghe intese per le riforme”. Su questo punto devo ringraziare Romano Prodi, che a costo di complicare il dialogo politico ha portato la crisi di governo in Parlamento, rendendola di fatto ufficiale.

Nel frattempo, assistiamo forse alla prima “mezza marcia indietro” di Veltroni, che al Corriere afferma si che il Partito Democratico è intenzionato a “correre da solo”, come aveva annunciato qualche tempo addietro (sollevando non poche critiche), ma solo al Senato. La cosa divertente è che Casini, durante una puntata di Porta a Porta di qualche tempo fà, aveva già dato questa anticipazione, parlando di non meglio identificati “uccellini spifferatori”. L’esponente del Partito Democratico presente in studio (di cui non ricordo, come al solito, il nome), aveva vagamente negato senza negare, con i soliti giri di parole che usano fare i politici quando sono colti in fallo. Avanti di questo passo, non arriviamo a metà campagna elettorale che siamo di nuovo punto e a capo, “uniti contro Silvio”.

Non abbiamo imparato nulla nemmeno stavolta… 

Dove sono finiti i DS?

Oak leaf | Foglia di querciaC’era una volta un partito di sinistra che si chiamava “Democratici di sinistra”. I valori su cui si fondava, erano chiaramente descritti nello statuto:

Costituiti sul convergere di differenti tendenze culturali e politiche che si rifanno ai valori democratici e antifascisti fondativi della Repubblica italiana, al pensiero socialista – nella pluralità delle esperienze storiche riconducibili alla tradizione democratica e riformista del PCI, del PSI e del movimento operaio italiano –, al pensiero laico e repubblicano, al pensiero cristiano sociale, al pensiero ecologista, aperti all’incontro con culture e movimenti che hanno messo al centro della loro azione i diritti umani e il valore delle differenze, il personalismo comunitario e la salvaguardia dell’ambiente, i Democratici di Sinistra assumono queste tendenze consapevoli della necessità della loro continua rielaborazione a confronto con le sfide della modernizzazione e del mondo che cambia e si uniscono per contribuire alla costruzione di una società aperta e plurale, libera e solidale, giusta e sicura.

Il suo ultimo segretario, Piero Fassino, li ha guidati verso la fusione con un altro partito (dimensionalmente parlando alquanto inferiore), “La Margherita”, centrista e profondamente legato alla Chiesa.

Ora esiste il Partito Democratico, profondamente centrista, legato alla Chiesa, disposto persino a “correre da solo” alle elezioni, o disposto ad un “governo istituzionale” che consenta di uscire da questa crisi di governo e coinvolga l’UDC e (forse) Forza Italia, la bandiera del populismo più becero, che si fa largo (insieme a tutta la sua coalizione) a suon di menzogne, come hanno abbondantemente dimostrato oggi in Parlamento. Un partito, il PD, che rinnega di fatto molti dei valori sui quali si fondavano i Democratici di Sinistra.

Si era detto che i Democratici di Sinistra non sarebbero “morti”. Che il Partito Democratico sarebbe rientrato nelle forze socialiste d’europa. Cosi non è, quindi i Democratici di Sinistra devono essere altrove.

Dove? Davvero tutti gli elettori che erano parte dei Democratici di Sinistra oggi si ritrovano in quello che il Partito Democratico sta facendo?

Ma che partito è!

cancellazioni Non sarà certo la prima volta che parlo di Partito Democratico. Anzi, direte voi (giustamente). D’altra parte si sono proposti come “parte principale” sul palco della politica italiana e continuano a fornire spunti su spunti per parlarne, quindi una volta sfatato il fatto che la politica ci riguarda tutti (e tutti i giorni), io ne parlo, punto.

Stavolta l’occasione per parlarne è una diatriba che va avanti, sulle pagine di diverse testate giornalistiche (Il Foglio, La Stampa e Repubblica) ormai da alcuni giorni.
Ad una lettera della senatrice Paola Binetti, di cui ormai tutti si sono fatti una cultura, ha eletto “Il Foglio” a “sua testata di riferimento” (probabilmente perché disposta a pubblicare i suoi vaneggiamenti su presunti miracoli in parlamento da lei invocati), ha risposto pochi giorni fa Eugenio Scalfari, con una splendida lettera apparsa sulle colonne di Repubblica. Le posizioni espresse dalla Binetti però (nonché il recente suo voto contro il Governo e contro i provvedimenti dell’Unione Europea, per il quale tra l’altro non è stata neppure ripresa dal partito), e soprattutto l’ennesima affermazione secondo la quale “i gay sono malati”, non potevano lasciare indifferenti gli ex membri dei Democratici di Sinistra oggi nel Partito Democratico (e cavolo, almeno questo!), ed ecco allora apparire, pochi giorni addietro, un interessante spunto di Veltroni. In particolare, trovo significativo un passaggio:

Nella campagna elettorale per l’elezione diretta del segretario del Pd ho preso pubblicamente un impegno che intendo onorare. Ho detto che il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione, tanto più se violenta, correlata con l’orientamento sessuale delle persone.

[…]

Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto nel 2006 da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge nazionale dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

L’onorevole Veltroni ci vorrà allora spiegare come mai il partito di cui è Segretario Nazionale ha votato contro un provvedimento che mirava proprio all’eliminazione di una fonte di discriminazione (la possibilità legale di avere un legame anche tra persone non sposate) nella città di cui lui è sindaco.

Fatti a parte, le parole di Veltroni nella lettera sono pienamente condivise dal sottoscritto, che avrebbe preferito (sempre sui fatti si ricade, dannazione) una posizione più chiara e netta nei confronti delle azioni della senatrice Binetti (che afferma persino di “non aver pensato troppo alle conseguenze delle sue azioni” in occasione del voto in questione), così come la “sinistra radicale” fece con i “dissidenti” Rossi e Turigliatto (più o meno a ragione, è un altro discorso).

binetti.jpgChe partito è un insieme politico in cui non c’è chiarezza di vedute nemmeno su questioni di questa delicatezza, che (come afferma Veltroni) verranno comunque portate avanti dal Partito e non trovano l’appoggio nemmeno dei senatori stessi del partito?

Dopodichè, poteva a questo punto non arrivare l’ennesima replica della senatrice? Certo che no, ed ecco che Adnkronos riporta la replica, in cui la senatrice afferma di avere, come neuropsichiatra, un’esperienza decennale nella cura degli omosessuali. Inoltre la Binetti ricorda come fino a poco tempo fà (guarda un po’) la “bibbia degli psichiatri, il Dsm4, riportava l’omosessualità tra i disturbi mentali.

Ora, non essendo io uno psichiatra (per quel che ne sò, anche l’omofobia potrebbe essere un disturbo mentale) e quindi non avendo voce in capitolo sulla lunga esperienza della Binetti in questo campo (da quel che posso vedere ha passato molto tempo ad insegnare, e questo mi fà tornare in mente un vecchio motto che tacerò per non rincarare ulteriormente la dose), mi affido alla replica del prof. Nozzoli, proprio da La Stampa, di cui riporto un breve passaggio:

Da vecchio pedagogista, quindi senza alcuna pretesa di confutare le tesi scientifiche (“scientifiche”?) della dottoressa Binetti, mi permetto di esprimere una opinione molto amara, perché essa rimanda al ricordo storico di quando un noto endocrinologo cattolico come Luigi Gedda teorizzò la superiorità della razza ariana, aderendo alla campagna antiebraica. Dalla quale derivarono quelle leggi razziali del 1938 che restano la vergogna somma di Casa Savoia, assieme alla guerra.

Vale inoltre la pena dare una rapida occhiata ai post sul blog Bioetica (questo e questo) segnalati dallo stesso Nozzoli, perché valgono davvero la lettura.

Purtroppo tutto questo non farà cambiare idea alla nostra simpatica senatrice: aspettiamoci nuove incredibili avventure, dentro e fuori il Parlamento…