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“Un si preliminare”

Mi sto sentendo male dalle risate… un sì preliminare…

(ANSA) – NEW YORK, 4 SET – Microsoft segna un punto a proprio favore nei confronti di Ibm e ottiene il via libera preliminare al suo Office Open Xml come modello di creazione e archiviazione di documenti nel formato elettronico.

Eh si, proprio un punto a suo favore. Puntavano al FastTrack e gliel’hanno bocciato. Proprio proprio a suo favore non lo direi. A meno che non si guardi ai sistemi operativi che cercano di vendere, e allora potremmo pensare al masochismo….

L’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione (Iso) ha rilasciato i dati del voto degli enti associati sulla ratifica di ISO/IEC DIS 29500 (formati file Ecma 376 Office Open XML) in base ai quali 51 componenti, pari al 74% dei legittimati a esprimere un parere, hanno formulato un sostegno senza riserve allo standard promosso dal gruppo di Redmond.

Già. 74% di voti. Guarda un po’ è stata la votazione più numerosa della storia. Guarda un po’ hanno votato “si senza riserve” tutti o quasi quegli Stati più o meno del terzo mondo dove l’informatica praticamente non esiste. Guarda un po’ le pressioni di Microsoft sugli enti di normazione nazionali per influenzarne il voto sono ormai di dominio pubblico… però è una bella cosa! 74%!

L’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (Uni), che è l’associazione coinvolta nel procedimento per quanto riguarda l’Italia e che ha messo in piedi un’apposita commissione composta da 85 esperti, ha espresso per il momento un giudizio di astensione.

85 esperti. Prima delle votazioni su questo standard, quanti erano? Ve lo siete chiesti? Pochi, pochissimi… ma guarda un po’!

Microsoft, che si sta da tempo misurando con Ibm che spinge in difesa del proprio formato OpenDocument

OpenDocument un formato IBM? Ah si? Pensavo fosse standard ISO! Ma tu guarda un po’ che idee balenghe che mi faccio…

accede alla terza fase del complesso processo durante la quale, considerando i rilievi tecnici avanzati per migliorare il modello oggetto d’esame, tutte le associazioni dei singoli paesi dovranno riunirsi e discutere la questione in una riunione convocata per il 25 febbraio 2008.

Non c’era nessun vincolo di accesso. Il primo passaggio del FastTrack è stato semplicemente bocciato, dovranno ritentare dopo aver messo le mani in quello che definivano “un ottimo formato”.

Si tratta di un ‘ballot resolution’, secondo la terminologia Iso, che richiederà “un po’ di tempo”, spiega Andrea Valboni, responsabile tecnologico di Microsoft Italia. E’ un passaggio che potrà richiedere tutto il 2008 per le discussioni e gli approfondimenti del caso prima di una decisione finale.
“Il parere preliminare è importante – aggiunge – perché registra un’adesione rilevante”. Da un punto di vista pratico, l’approvazione definitiva Iso su Office Open Xml significa che Microsoft “rinuncia alla proprietà del prodotto, accettando la condivisione e spostando la propria attenzione sui servizi”, cioé sui software che possono essere di supporto allo standard di creazione e archiviazione di documenti nel formato elettronico. (ANSA)

Mi pare di aver già sentito queste parole in altri ambiti… opensource? Peccato che Microsoft cerchi di fare suo un concetto comune, stravolgendolo e cercando di comprare a suon di dollari quello che non può ottenere forzando la mano da monopolista…

OpenXML: fallisce il primo round del FastTrack

ooxmlspec.pngE’ ufficiale. L’ISO ha bocciato il Fast Track di approvazione di OpenXML.

Sembra che alla fine la ragione abbia vinto sul denaro e sulle manovre più o meno alla luce del sole, volte a portare a casa uno standard che tale non è. Sull’argomento si è discusso diverse volte, la comunità opensouce si è mossa con particolare vigore (anche se, come al solito, solo in parte). Probabilmente, buona parte del lavoro fatto Microsoft se l’è giocato con i recenti scandali venuti a galla, relativi alle pressioni che BigM avrebbe esercitato su molti degli enti di normazione nazionali (qualche informazione aggiuntiva la potete trovare sul sito http://www.noooxml.org).

Proprio per questo motivo, mi unisco accoratamente all’appello di Mimmo Cosenza affinchè vengano riviste e ripensate le regole che determinano la partecipazione ai voti dell’ente di normazione italiano: speriamo che cose del genere non possano più capitare, quanto meno che non possano farlo in Italia.

Ora, esattamente come successe dopo il rifiuto della brevettabilità sul software da parte del Parlamento Europeo, ci sarà da capire come reagirà Microsoft, quali pedine muoverà ed in che direzione. Non credo che a Redmond decidano di lasciar semplicemente perdere. Microsoft in questa campagna ha dimostrato di sapersi muovere dietro le quinte con efficacia (anche se in parte lo si sapeva già), e bisognerà che l’intera comunità del software libero tenga gli occhi bene aperti sotto questo profilo.

In ogni caso, i miei più sentiti complimenti per il coraggio espresso nel voto (negativo), andranno alle seguenti nazioni (i dati non sono ufficiali, perchè non sono pubblici, ma derivano da quelli pubblicati da noooxml.org): Brasile, Canada, Cina, Daniimarca, Repubblica Ceca, Ecuador, Francia, India, Iran, Irlanda, Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Norvegia, Filippine, Sud Africa, Tailandia, Gran Bretagna.

La stessa lista, tra l’altro, solleva un ulteriore problema, che sicuramente si riproporrà sovente negli anni a venire: guardate un po’ l’elenco dei paesi che hanno votato ‘Si’ allo standard OpenXML (sempre secondo le indiscrezioni prima citate):

YES: Armenia, Azerbaijan, Bangladesh, Barbados, Belarus, Bosnia and Herzegovina, Congo, Costa Rica, Côte-d’Ivoire, Croatia, Cuba, Cyprus, Egypt, Fiji, Jamaica, Jordan, Kazakhstan, Lebanon, Morocco, Kuwait, Nigeria, Pakistan, Panama, Qatar, Romania, Russia, Saudi Arabia, Serbia, Sri Lanka, Syria, Tanzania, Ukraine, United Arab Emirates, Uzbekistan

YES with comments: Austria, Bulgaria, Colombia, Germany, Ghana, Greece, Kenya, Malta, Poland, Portugal, Singapore, Switzerland, Tunisia, Turkey, Uruguay, USA, Venezuela

A parte un pugno di stati (tra cui USA, Germani, Austria, Svizzera e Russia), sono tutti paesi piuttosto poveri, soprattutto poco rilevanti nel campo dell’informatica. Questi stati sicuramente possono essere manovrati facilmente, e saranno un osso duro da tener presente alle prossime occasioni, in particolare nelle votazioni di ballottaggio che si terranno una volta che i “comments” fatti presente a Microsoft verranno “risolti: previsione, febbraio-marzo 2008.

Ma nel frattempo, una serata di baldoria ci vuole. Viva la libertà. Festa!

Standard OpenXML?

Punto-Informatico da oggi notizia che sembrerebbe esserci stato un primo passo, da parte della ISO, verso la standardizzazione ufficiale di OpenXML.
Ci tengo a ribadire, prima ancora di cominciare il discorso, che non ho nessuna particolare antipatia nei confronti ne di Microsoft, ne dell’ISO, ne tantomeno di OpenXML in se per se (visto che poi qualcuno cercherà comunque di mettermi in bocca questi concetti, vedo di essere chiaro sin da buon principio).
Le mie obiezioni in materia sono diverse, non ultimo, il fatto che esiste già uno standard documentale funzionante e standardizzato (si chiama ODF) per cui non vedo la necessità di averne un secondo. E’ sufficiente che Microsoft integri (esiste già, lo ha commissionato lei stessa) il convertitore ODF-OpenXML nelle proprie suite per l’ufficio, ed il gioco sarebbe risolto.
Invece no. Si spinge uno “standard” composto da 6000 pagine, in un orribile balletto “politico” che mi ricorda un po troppo da vicino il discorso fatto con i brevetti software.
Ha senso uno standard i 6000 pagine? Lo si può definire standard? Uno standard dovrebbe avere come fine ultimo la garanzia dell’interoperabilità, la costituzione di un’interfaccia chiara ed implementabile per tutti gli operatori che vogliono usare quello standard. 6000 pagine sono “chiare ed implementabili”? Che bisogno c’è di 6000 pagine di testo, quando lo standard ODF ne prevede forse un centesimo?
Soprattutto, che senso ha portare avanti uno standard bacato ancora in fase di progettazione (qualcuno quelle 6000 pagine se le è lette ed ha scoperto che il calendario gregoriano è gestito in modo scorretto)?
Microsoft è davvero intenzionata a lasciar usare lo “standard” royalty-free oppure (come capitato con i .doc) comincerà a pretendere un balzello per ogni documento esportato in quel formato?
Se poi intendono implementare il loro stesso standard come hanno fatto con gli altri standard “de jure” o “de facto” che siano (HTML? CSS? Javascript?), penso che aggiungeremo un ulteriore livello di incompatibilità tra i vari applicativi per l’ufficio, come se non ce ne fossero già a sufficienza…

Mi chiedo se capiranno mai…

La notizia riportata questa mattina da Punto Informatico non è certo una di quelle che destano scalpore, per coloro che seguono con un minimo di continuità le vicende legate al software in ambito europeo. La Commissione Europea si è piu volte pronunciata in materia di concorrenza nei confronti di Microsoft, e questo non è che l’ultimo (in ordine temporale, non in assoluto) step di un lungo cammino che è cominciato nell’ormai lontano 2004.

Stavolta a Microsoft viene contestato il non aver rispettato le indicazioni già date dalla Comunità Europea, secondo le quali i protocolli che Microsoft sottopone (negli USA) a brevetto e per l’uso dei quali richiede il pagamento di una licenza, non sono sufficientemente innovativi da poter prevedere questo genere di retribuzione.

La risposta di Microsoft, già allora, fu la presentazione di una documentazione di 1500 pagine. Questo mi ricorda da vicino la richiesta di standardizzazione del formato OpenXML (Open per modo di dire), della modesta dimensione di 6000 pagine (come riportatoci da Leon Shiman, consulente del governo del Massachusetts, nell’ambito dell’incontro “Milano chiama Boston“. Sembra diventare un’abitudine standard da parte di Microsoft, quella di proporre una voluminosa documentazione all’ultimo minuto. Anche io, nel mio piccolo, mi sono imbattuto in questo atteggiamento del “braccio politico” di Redmond. Ora la mia domanda è: perchè? Pensano forse che nessuno si prenda la briga di leggere il malloppo, e tralasci, avvallando? Forse non si sono resi conto che i tempi sono cambiati…

Colgo inoltre l’occasione di questo post, per esporre un ulteriore considerazione. Ho acquistato il numero di Marzo della rivista “PcWorld” in quanto vi ci trovo il primo articolo da me scritto a nome di OpenLabs (il tema è quello di Drupal-5.0) nell’ambito di una collaborazione tra l’Associazione e la rivista, e ci ho trovato la solita campagna pubblicitaria “Get the Facts” (che ormai da tempo ci assilla) in cui Microsoft annuncia come la Borsa di Londra abbia scelto Windows 2003 Server per i propri sistemi. Niente da ridire sulla scelta, comprendo perfettamente le ragioni esposte dal responsabile nell’articolo riportato dalla pubblicità, ma mi chiedo quanto Microsoft abbia taciuto del reale rapporto di cui lo stralcio viene riportato. Novell ha infatti mostrato come la pubblicità citata sia di fatto ingannevole. Perchè non interviene qualcuno? Non chiedo che Microsoft non faccia pubblicità ai propri prodotti, ci mancherebbe altro. Ma quantomeno bisogna essere leali.

D’altra parte, il fatto che la Commissione stessa annunci che è di fatto la prima volta che si trova di fronte ad un’azienda che non rispetta le decisioni dell’AntiTrust europeo, la dice lunga in merito.