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Solidarietà ad Alessandro Ronchi

censoredAlessandro Ronchi, attivista dei verdi e blogger, ha recentemente fatto presente uno sgradevole fatto (che guarda un po’, per l’ennesima volta vede coinvolta la Lega Nord): a seguito di un commento (apparentemente contenente “minacce di morte”) lasciato ad un suo post nel quale Ronchi denunciava la natalizia campagna razzista di Pini, sarebbe stato (non v’è certezza al momento) denunciato alla Postale.

Ora, al di la del fatto che “la responsabilità penale è personale” (ma si sà, non si può pretendere più di tanto…), quella dei commenti è una questione piuttosto “in voga”, sfruttata soprattutto da coloro che cercano di “vendicarsi” di un post poco positivo nei loro confronti, o semplicemente tentano di imbavagliare un blogger.
E’ importante che si faccia finalmente chiarezza su questo aspetto, costringendo se necessario i blogger alla cancellazione dei commenti incriminati, ma mettendo chiaramente in luce il fatto che un cittadino non può essere ritenuto responsabile di quello che viene detto (o scritto in questo caso) da terzi.

Se qualcuno arrivasse a casa vostra, e sui muri esterni scrivesse con lo spray qualche “minaccia di morte”, sareste forse ritenuti responsabili per la scritta? O per non averla “cancellata mentre non eravate presenti”? Cito un passaggio del post di Ronchi, che trovo particolarmente divertente:

Mi aspetto però che per coerenza Pini proceda a denunciare tutti i gestori di autogrill, tutti i parroci e tutte le amministrazioni che hanno panchine nei parchi pubblici, che a differenza di me non rimuovono quotidianamente le scritte offensive.

Dubito che questo porterà una maggiore sicurezza nel nostro paese, ma certamente garantirà una maggiore pulizia degli spazi pubblici. Forse così Pini avrà ottenuto almeno un risultato.

Ad Alessandro Ronchi va naturalmente tutta la mia solidarietà in questo momento, che tenderei però a non drammatizzare: qualunque italiano può sporgere denuncia quando vuole e per quel che vuole: ma un conto è denunciare, un conto è che la polizia dia seguito alla denuncia, un ulteriore conto è che si arrivi alla conclusione che il denunciante si aspettava…

Onorevole Dini, non è questo il modo giusto!

Palazzo Chigi Lamberto Dini, da parecchio tempo ormai nell’occhio del ciclone per il suo “antagonismo” nei confronti del Governo (nelle file della cui coalizione è stato eletto), ha reso noti quest’oggi, tramite una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera, i sette punti del programma da lui proposto, minacciando il voto contrario nel caso in cui non fosse accettato nella sua interezza. Questa lettera giunge al termine di un acceso scambio di dichiarazioni con Romano Prodi, che aveva replicato alle minacce lanciate pochi giorni fà dal senatore dei Liberaldemocratici.

Se poi andiamo a scorrere i sette punti del programma proposto da Dini, scopriamo che sono anche piuttosto ragionevoli: alla fine il tutto si riduce sostanzialmente al problema dei costi della politica (e della macchina statale in senso più ampio) e della necessità di ridurre il debito pubblico, posizioni che mi trovano assolutamente concorde.
Il problema di fondo sta nel metodo. Prima di tutto, minacciare porta sempre dalla parte del torto, a prescindere: se passa il messaggio che Dini ed i suoi 3 accoliti, forti della propria presunzione, definiscono le priorità di un governo alla facciazza degli altri circa 150 senatori della coalizione, questo non è altro che un sinonimo della naturale fine del Governo, e allora tanto vale dirlo subito chiaro e tondo, senza fare giochi di questo genere che certo non giovano all’Italia.
Secondariamente, se Dini non mette nemmeno in preventivo l’idea che le sue proposte siano oggetto di dibattito, significa che si ritiene di fatto infallibile, e non mi sembra una gran cosa, per un politico. Il dibattito è fondamentale non solo con l’obiettivo di trovare un punto di mediazione (che è proprio il punto sul quale Dini non vuol transigere, pare), ma anche con l’obiettivo di migliorare, mettendo a confronto idee diverse, una propria posizione, magari con soluzioni alle quali non si aveva pensato. Questa chiusura di Dini, da questo punto di vista, è forse ancora più difficile da tollerare, per quel che mi riguarda, dei modi con cui viene espressa.

L’impressione che ricavo da tutta la vicenda, è che Dini ed i Liberaldemocratici stiano cercando di acchiappare voti, giocando sporco. Non è molto dissimile dalla sensazione che avevo fino a poco tempo fà (poi sono sostanzialmente ammutoliti) con l’Udeur e con alcune uscite dell’Italia dei Valori, che hanno messo i bastoni tra le ruote a suon di minacce e strappi anziché tramite la discussione, dentro e (soprattutto) fuori il Parlamento.