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Milano: soli nella morsa del gelo

centrale-milano-neveMi chiedo a cosa serva che la Protezione Civile dirami l’allerta neve giorni prima, quando Milano (con particolare riferimento all’amministrazione cittadina) si comporta come capitato quest’oggi. Con l’aggravante che la neve aveva cominciato a cadere copiosa sin da ieri notte, lasciando quindi tutto il tempo della giornata festiva per rendersi conto della situazione che andava creandosi e consentendo di prendere adeguate misure precauzionali sia a livello organizzativo che logistico.

Invece nulla, Milano ha reagito come al solito quando era mai troppo tardi, o per essere più precisi non ha reagito, lasciando i cittadini in balia degli eventi.

Il sale da spargere sulle strade, tanto per cominciare, era finito alcuni giorni addietro, e nonostante le chiare previsioni metereologiche, si è richiesto “urgentemente” a Savona l’invio di 4 camion carichi di sale solo nella notte di oggi. Inutile dire che la quantità richiesta (o disponibile) era comunque insufficiente e di sale, sulle strade e sui marciapiedi, non ce n’è.
Anche i mezzi spazzaneve sono risultati assolutamente insufficienti: ne ho incontrati giusto tre in tangenziale, alle 9 del mattino e per puro caso. In centro a Milano (la foto allegata fa riferimento al piazzale della Stazione Centrale alle 13:00) la condizione è tutt’ora generosamente definibile “critica”.

Inutile dire che i mezzi pubblici erano completamente bloccati: ci sono volute oltre 4 ore per riuscire a riattivare la circolazione di autobus, filobus ma soprattutto tram e metropolitane. La questione diventa quasi ridicola se si pensa che il sindaco Moratti aveva suggerito nella prima mattinata ai cittadini milanesi di optare proprio per l’uso dei mezzi pubblici, sconsigliando la circolazione privata.

Appare alla luce di tutto ciò ancora più illogica, soprattutto pensando che bastava guardare fuori dalla finestra ieri mattina per rendersi conto di cosa sarebbe successo oggi se non si fosse corso ad adeguati ripari, la scelta di non chiudere le scuole, costringendo ad uscire di casa quei genitori che avrebbero magari potuto prolungare di 24 ore le proprie ferie invernali, restando tranquillamente a casa e agevolando la circolazione automobilistica, notoriamente critica in questi casi (bastano due goccie d’acqua per mettere la circolazione di Milano in ginocchio, figuriamoci mezzo metro di neve).

In tutto questo tempo, l’amministrazione pubblica è rimasta in silenzio, con la chicca del sindaco Moratti che ancora non è arrivata in commissione trasporti (per spiegare cosa sia accaduto stamattina a Milano), causa “neve”.

Solo la giornata festiva del 6 gennaio ha salvato Milano da una seconda giornata come quella di oggi. Le condizioni del tempo nel frattempo non accennano a migliorare: cosa dobbiamo aspettarci per domani?

Ecopass: tempo di bilanci

Smog Avevo aperto l’anno con qualche post riguardo l’introduzione dell’Ecopass a Milano. Non ho mai nascosto di essere piuttosto critico nei confronti dell’iniziativa del Comune di Milano che a mio parere, oltre a rappresentare una vessazione per i cittadini non-milanesi che nel capoluogo lombardo si recano per lavoro, è tecnicamente miope (per dettagli, rimando al post originale).

Ora, a quasi un anno di distanza, la sperimentazione volge al termine (si concluderà a gennaio 2009) e come ogni esperimento che si rispetti, è necessario verificarne gli effetti ed i risultati, confrontandoli con obiettivi ed aspettative dichiarati.

Cominciamo dalle fonti istituzionali: le notizie che periodicamente il Comune dirama tramite il sito web dedicato all’ecopass, sembrano confortanti: al 30 settembre 2008 infatti risultano 22.000 veicoli in meno ogni giorno, nuove corse di autobus e tram, un incremento nell’uso del trasporto pubblico da parte di ben 40.000 persone, addirittura una significativa riduzione degli incidenti stradali. Dati oltretutto confermati ampiamente dalla relazione sui primi 9 mesi di sperimentazione pubblicata sul sito comunale. A partire da questi dati, la sperimentazione potrebbe sembrare un successo al di là di ogni ragionevole aspettativa, eppure proprio questa nettezza nei dati potrebbe far sorgere qualche dubbio? Curioso anche come vengano sempre fatti raffronti con la media dei 5 anni precedenti e non con i dati dello scorso anno.
Il bollettino di settembre a pagina 13, da questo punto di vista, mostra dei dati che non sono proprio così idilliaci: le rilevazioni delle (tre due) centraline di controllo dell’inquinamento di Milano indicano che i valori di pm10 nell’aria sono incrementati, e non scesi, rispetto a 365 giorni prima, passando rispettivamente da 28 a 32 microgrammi per metro cubo al Verziere e da 35 a 37 in Città Studi, per una media mensile che si incrementa da 33 a 34 microgrammi/metro cubo, invertendo di fatto una tendenza positiva rilevabile confrontando questi dati con quelli delle rilevazioni del 2006. Si riducono invece le concentrazioni in provincia (dati sottostanti) dove per altro l’ecopass non è in funzione (e quindi paradossalmente dovrebbero essere aree soggette a maggior traffico di interscambio). La stessa tendenza è confermata anche dai rapporti di agosto (pagina 7), luglio (pagina 15), giugno (pagina 15)… Giunto a questo punto, sono andato a farmi un bel grafico dei dati delle rilevazioni, confrontando 2007 e 2008 (quelle del 2006 non fanno riferimento alle stesse centraline di rilevazioni, quindi le ho escluse), ed il risultato lo potete vedere nel grafico qui accanto. Si direbbe che dopo un iniziale calo del livello degli inquinanti (dato probabilmente dalla novità dell’ecopass) a metà anno i livello di inquinamento sono tornati pari se non superiori a quelli del 2007.

Qualcuno (Motocivismo.it) si è poi anche preso la briga di andare a prendere i dati parziali degli ultimi 30 giorni direttamente dal sito dell’ARPA e ne ha tracciato un grafico dettagliato, disponibile all’interno del documento di analisi che hanno preparato (che vale davvero la pena di leggersi), che mostra come la tendenza non si sia in alcun modo invertita negli ultimi tempi.

All’efficacia tecnica del provvedimento (messa in dubbio dai dati di cui sopra) oltretutto si aggiunge il problema dei ricavi: durante le prime conferenze stampa, era stato dichiarato di aspettarsi un ricavo economico di circa 24 milioni di euro, ma gli ultimi dati non toccano i 9 milioni di euro ed è difficile immagianare che i mesi di dicembre e gennaio consentano un incasso pari a quello dei 9 mesi precedenti… considerando che il solo costo di gestione del sistema è di 7 milioni di euro, l’unica parte a poter essere tagliata è quella degli investimenti nel trasporto pubblico, come si era largamente previsto a gennaio.

Insomma, alla fine della fiera, a poco meno di 2 mesi dal termine della sperimentazione, il bilancio dell’Ecopass è tutt’altro che positivo. Cosa farà ora il Comune di Milano, secondo il quale si tratterebbe invece di un successo senza precedenti?

Allarghiamo Milano?

milanoE così si è deciso di aumentare (ancora) l’indice di edificabilità di Milano, unica alternativa in realtà al rendere edificabili intere zone visto che di zone non edificabili, a Milano, non ce ne sono quasi più.

Questo significherà, essenzialmente, costruzioni più dense, più alloggi (per 700.000 cittadini, all’incirca), meno verde, meno vivibilità; secondo i politici anche molti più cittadini, ma consentitemi una considerazione: cosa ci fa pensare che la tendenza in atto da oltre trent’anni (ovvero proprio relativamente a questo periodo di edificazione selvaggia) e che ha visto calare il numero di cittadini da 1.700.000 a meno di 1.300.000, si inverta con questi nuovi interventi?
Mi si spiegherà, inoltre, a che scopo attirare ulteriori cittadini in una città che ha nell’inquinamento e nel traffico i suoi problemi maggiori, a costo di renderla ancora più invivibile di quanto già non lo sia (provate a cercare “ampi” spazi verdi a Milano…)

Non sarà mica che l’incremento dell’indice di edificabilità serve a far contenti agli immobiliaristi della zona, colpiti anche loro dalla crisi degli alloggi e dalla discesa del mercato delle case, già ampiamente ringraziati della propria fedeltà con i primi appalti per l’Expo? Nomi come Ligresti o Pirelli dicono niente, eh?

Questo weekend è Linux Day!

Ebbene sì. E’ passato un altro anno ed è nuovamente ora di Linux Day. Gli organizzatori delle varie edizioni del territorio italico se ne sono ampiamente resi conto (siamo in ballo da mesi con l’organizzazione, sigh), ma sarà utile ricapitolare ancora una volta di cosa si tratta, ad uso e consumo dei poveri alienati (;]) che ancora non lo sanno.

Il Linux Day è una manifestazione patrocinata dalla Italian Linux Society ed organizzata su tutto il territorio nazionale dai Linux User Group, le associazioni che promuovono e sostengono la diffusione di Linux e del software libero vicino a voi.

La manifestazione di Milano si svolgerà nella splendida sede di Villa Ghirlanda, Via Frova 10, Cinisello Balsamo organizzata dai vari gruppi attivi sul milanese (tranne OpenLabs, che ha un suo chapter organizzato al Parco Trotter), tra cui LIFOS (della quale mi onoro di essere il presidente) che si è occupata delle relazioni con il Comune di Cinisello Balsamo (che offre la sede, paga le spese, patrocina la manifestazione e partecipa attivamente con numerosi interventi, soprattutto nel convegno dedicato all’uso del software libero nella Pubblica Amministrazione).

Come lo scorso anno, il programma della due giorni (a Milano in effetti, storicamente, usiamo l’intero weekend) si preannuncia ricco ed interessante: sabato mattina si terranno i seminari dedicati alla Pubblica Amministrazione (come detto), durante il quale, prima delle conclusioni del Consigliere Regionale Marcello Saponaro, Lombardia Informatica annuncerà il supporto per Linux dalla CRS (Carte Regionale dei Servizi) ed alle Scuole, durante la quale insieme al Comune di Cinisello Balsamo tireremo le prime conclusione del progetto che vede LIFOS ed il settore socio educativo impegnati nella migrazione a Linux delle scuole pubbliche elementari e medie cinisellesi.

Al sabato pomeriggio, da un lato si terrà il convegno dedicato all’introduzione a Linux (nel quale interverranno i vari gruppi milanesi, con una panoramica volta a guidare i nuovi utenti di Linux dalla scelta consapevole dell’hardware alla selezione del software da installare), dall’altro un convegno dedicato all’uso di Linux nell’Impresa, durante il quale aziende come Red Hat, IBM o Funambol, insieme da aziende locali e da liberi professionisti, analizzeranno le prospettive future di Linux nel mondo del business.

Nella notte di sabato (19:00 – 0:00) ci sarà la Linux Night, presso la sede di Ada Stecca, (Vicolo De Castilla, 21, Quartiere Isola [MM Gioia]), alla quale, inutile dirlo, siete tutti invitati.

Domenica mattina, si comincia subito forte, con l’intervento di Paolo Attivissimo, seguito a distanza ravvicinata da quello di Christian Biasco e dalla presentazione del libro Il computer sostenibile di Giovanna Sissa.
Al pomeriggio, una sessione tecnica durante la quale cercheremo di proporre interventi interessanti anche se di livello tecnico un po’ più elevato (tra gli altri, Vincenzo Ampolo ci parlerà di OpenMoko).

Un programma davvero degno di nota, che diventa persino difficile descrivere per noi che lo abbiamo messo in piedi e che mi auguro sinceramente sia di gradimento del pubblico che parteciperà.

A fare da degno corollario a tutta la manifestazione, il gruppo studentesco universitario POuL si occuperà dell’Install Fest, durante la quale potrete ricevere un concreto aiuto all’installazione di Linux sui vostri computer, anche mantenendo attiva l’installazione di Windows. Inutile suggerire un bel backup di tutti i dati, prima di queste delicate operazioni, vero? 😉

Infine (ma non in ordine di importanza), và detto che l’ingresso alla manifestazione è assolutamente libero e gratuito (la registrazione è suggerita), quindi… non prendete impegni per sabato e domenica!! 😉

La Milano dell’Expò resta a piedi

photo(3)Altrove il guasto alla Metropolitana 2 che ieri ha paralizzato Milano sarebbe potuto passare quasi inosservato. Sono cose che succedono, d’altra parte: il primo treno della giornata, 6:15, alla fermata di Piazza Udine, strappa i cavi dell’alimentazione, interrompendo il servizio e dando il via a 14 ore di blocco totale (entrambi i sensi della metropolitana sono rimasti fermi tra le fermate di Caiazzo e Cascina Gobba).  Mezzi sostitutivi intasati, pesanti ripercussioni sulla circolazione automobilistica, migliaia di persone a piedi dirette verso il centro e la Stazione Centrale.

Sarebbe potuto passare inosservato, sono cose che succedono: la linea 2 della metropolitana milanese è attiva (proprio partendo dalla tratta interessata dal guasto) dal 1969 e dopo quasi 40 anni di servizio, un guasto del genere può essere comprensibile (pur se non giustificabile).

Sarebbe potuto passare inosservato, ma non a Milano. Non nella città che ospiterà l’Expò 2015, non nella città che ha adottato l’Ecopass proclamando a gran voce investimenti in infrastrutture e mezzi pubblici che non solo non si sono ancora tangibilmente visti, ma di cui per di più nessuno pare più ricordarsi, non nella città che da anni colpevolmente mantiene un servizio di mezzi pubblici fortemente inadeguato alle reali necessità (basti pensare che in tutta la zona nord-est della città non esiste un parcheggio di interscambio in grado di assorbire anche solo una minima parte della massa di cittadini che ogni giorno entrano in città), non nella città che ha nuovamente bloccato l’avvio dei lavori per la quinta linea metropolitana, la M4 Lorenteggio – Linate (colpevole probabilmente di raggiungere l’ormai odiato areoporto di Milano Linate) mentre sono partiti e procedono i lavori della linea M5 Garibaldi FS – Bignami, che ricalcano in gran parte il percorso della metrotranvia leggera, con capolinea a Cinisello Balsamo, già da anni in fase di realizzazione e che sarà inaugurata verosimilmente il prossimo anno.

In una città come Milano, un guasto per incuria e scarsa manutenzione come quello che ne ha paralizzato la circolazione ieri non è ammissibile: non perché Milano sia il cuore pulsante dell’industria e dell’economia italiana (non ci credo), ma perché ormai Milano si è rotta le suddette di promesse mai mantenute, di interventi demagogici e raffazzonati, di caccia ai rom contrapposta a interventi concreti praticamente nulli sul piano della vivibilità, dei servizi al cittadino. Per non parlare dei “derivati“, voluti dal sindaco Albertini, che potrebbero ora aprire una voragine nel bilancio comunale (altro argomento di cui non si parla…).

Milano và verso l’Expò ed a quanto pare ha intenzione di andarci a piedi…

Così si muore a Milano

Vignetta di "Mak", via Macchianera.net

Sono passate poco più di 50 ore dalla morte di Abdoul “Adda” Guiebre, il ragazzo ucciso sabato mattina presto a sprangate a poco più di 500 metri dalla Stazione Centrale di Milano. Un ragazzo italiano di Cernusco sul Naviglio, seppur nato in Burkina Faso e con la pelle scura, ucciso a sprangate, come un animale, da Fausto e Daniele Cristofori, padre e figlio, rispettivamente 51 e 31 anni, proprietari del bar Shining, poco lontano dal luogo dell’aggressione, in via Zuretti. Ucciso per il presunto furto di un pacchetto di biscotti, o forse “dell’incasso”, forse per difendere il padre (da chi, da cosa, se i “ladri” stavano scappando?) come sostiene il figlio, Daniele, che pare essere l’autore materiale dell’omicidio. Ucciso mentre gli urlavano “sporco negro” ed altre frasi di analoga simpatica goliardia.

Fortunatamente ci pensano il pm Roberta Brera ed il presidente del consiglio Silvio Berlusconi a spiegarci che di razzismo, in questo episodio, non ce n’è nemmeno l’ombra, al punto che il fermo dei due assassini è stato convalidato con la sola accusa di omicidio volontario aggravato da “futili motivi”. Niente aggravante razziale. C’è persino chi ha parlato di “eccesso di legittima difesa”

In effetti, come abbiamo fatto a non pensarci: a chi di noi candidi bianchi ariani milanesi non è già capitato di essere inseguiti da un gestore di un bar (che come ci raccontano, pare tratti male gli immigrati già da diverso tempo, ma sono dettagli) e dal figlio, su un furgoncino, armati di spranga, e di essere colpiti a morte mentre ci gridano “sporco negro”? Sono cose che succedono a Milano; a tutti: bianchi, neri, asiatici, uomini, donne, bambini, direttori d’azienda, petrolieri ed operai.

E’ una città pericolosa, Milano, anche se negli ultimi anni i furti e le violenze sono decisamente diminuiti, come segnalano le statistiche stilate dalle forze dell’ordine. Ci si chiede dove siano i militari, che avrebbero dovuto “rendere sicure le nostre città”, in questi casi. O forse devono rendere sicuri solo i sonni dei milanesi bianchi, che “tanto dei negri chi se ne frega”?

Si muore nell’indifferenza della città, visto che al presidio del Leoncavallo c’erano si e no un centinaio di persone, alla fiaccolata di Cernusco poco più di mille (su una città che con il suo interland fà quasi quattro milioni di abitanti). Si muore mentre la gente trattiene la frase “poteva starsene al suo paese”, giusto perché al suo paese, Adda, c’era.

Si moriva da immigrati, qualche mese fà, magari sul lavoro, poi scaricati in qualche fosso, sperando che nessuno risalga a chi dava lavoro in nero. Si muore da “negri”, oggi, ammazzati a sprangate per il furto (forse) di un pacchetto di biscotti sotto gli occhi degli abitanti della quartiere della Stazione Centrale. Si muore per “futili motivi” mentre ti urlano insulti razzisti.. Come moriremo a Milano, dopodomani? Magari da bianchi, “ariani”, colpevoli di non aver teso il braccio destro al passaggio di sua eccellenza il cavalier di gran croc Silvio Berlusconi e dei suoi degni compari?

A Milano si muore. E si continuerà a morire.

Color grigio Milano

[Fonte: Urbanità 2 – Nazione Indiana]

Non bisognerebbe mai fare una vacanza all’estero con i propri figli. È quello che sto pensando ora, di ritorno dalla Germania. Mai. È frustrante. Come faccio ora a spiegare alle mie due bambine perché ho deciso di farle crescere in una città come Milano?

Aprile è il più crudele dei mesi

Ciao Gianni,

sono anni che vado blaterando di posti vivibili, di città a misura d’uomo e non dei profitti del Ligresti di turno…. Ho vissuto tanti anni tra Lussemburgo e Bruxelles, entrambe a loro modo verdi, vivibili, accoglienti, umane.
Oggi, proprio mentre il freddo attanaglia al nostra (amata?) città meneghina e guardando fuori dalla finestra dell’ufficio è tutto ancora più grigio e cementato del solito, senza più il sole estivo a raccogliere quei pochi colori che alla nostra Milano restano, leggo il tuo pezzo su Nazione Indiana.

Mi dico allora che bisognerebbe agire, bisognerebbe cambiare, bisognerebbe. A volte mi dico che l’adolescenza non devo averla ancora portata a conclusione, se penso ancora di cambiare il mondo, eppure che altro potremmo fare? Quando l’odio razziale si appropria della nostra società sotto i nostri occhi, la società è controllata dalla paura e dai media irresponsabili (quando mai capiremo e gestiremo come tale “quarto potere”?), quando per uscire dalla crisi economica continuiamo ad acquistare auto più grosse e più potenti, che altro potremmo fare se non tentare di cambiare, che già la speranza è un lumicino, per di più fievole?
Hai qualche idea, Gianni? Una qualsiasi: a me non ne restano più…

Con affetto

Giacomo