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Questo weekend è Linux Day!

Ebbene sì. E’ passato un altro anno ed è nuovamente ora di Linux Day. Gli organizzatori delle varie edizioni del territorio italico se ne sono ampiamente resi conto (siamo in ballo da mesi con l’organizzazione, sigh), ma sarà utile ricapitolare ancora una volta di cosa si tratta, ad uso e consumo dei poveri alienati (;]) che ancora non lo sanno.

Il Linux Day è una manifestazione patrocinata dalla Italian Linux Society ed organizzata su tutto il territorio nazionale dai Linux User Group, le associazioni che promuovono e sostengono la diffusione di Linux e del software libero vicino a voi.

La manifestazione di Milano si svolgerà nella splendida sede di Villa Ghirlanda, Via Frova 10, Cinisello Balsamo organizzata dai vari gruppi attivi sul milanese (tranne OpenLabs, che ha un suo chapter organizzato al Parco Trotter), tra cui LIFOS (della quale mi onoro di essere il presidente) che si è occupata delle relazioni con il Comune di Cinisello Balsamo (che offre la sede, paga le spese, patrocina la manifestazione e partecipa attivamente con numerosi interventi, soprattutto nel convegno dedicato all’uso del software libero nella Pubblica Amministrazione).

Come lo scorso anno, il programma della due giorni (a Milano in effetti, storicamente, usiamo l’intero weekend) si preannuncia ricco ed interessante: sabato mattina si terranno i seminari dedicati alla Pubblica Amministrazione (come detto), durante il quale, prima delle conclusioni del Consigliere Regionale Marcello Saponaro, Lombardia Informatica annuncerà il supporto per Linux dalla CRS (Carte Regionale dei Servizi) ed alle Scuole, durante la quale insieme al Comune di Cinisello Balsamo tireremo le prime conclusione del progetto che vede LIFOS ed il settore socio educativo impegnati nella migrazione a Linux delle scuole pubbliche elementari e medie cinisellesi.

Al sabato pomeriggio, da un lato si terrà il convegno dedicato all’introduzione a Linux (nel quale interverranno i vari gruppi milanesi, con una panoramica volta a guidare i nuovi utenti di Linux dalla scelta consapevole dell’hardware alla selezione del software da installare), dall’altro un convegno dedicato all’uso di Linux nell’Impresa, durante il quale aziende come Red Hat, IBM o Funambol, insieme da aziende locali e da liberi professionisti, analizzeranno le prospettive future di Linux nel mondo del business.

Nella notte di sabato (19:00 – 0:00) ci sarà la Linux Night, presso la sede di Ada Stecca, (Vicolo De Castilla, 21, Quartiere Isola [MM Gioia]), alla quale, inutile dirlo, siete tutti invitati.

Domenica mattina, si comincia subito forte, con l’intervento di Paolo Attivissimo, seguito a distanza ravvicinata da quello di Christian Biasco e dalla presentazione del libro Il computer sostenibile di Giovanna Sissa.
Al pomeriggio, una sessione tecnica durante la quale cercheremo di proporre interventi interessanti anche se di livello tecnico un po’ più elevato (tra gli altri, Vincenzo Ampolo ci parlerà di OpenMoko).

Un programma davvero degno di nota, che diventa persino difficile descrivere per noi che lo abbiamo messo in piedi e che mi auguro sinceramente sia di gradimento del pubblico che parteciperà.

A fare da degno corollario a tutta la manifestazione, il gruppo studentesco universitario POuL si occuperà dell’Install Fest, durante la quale potrete ricevere un concreto aiuto all’installazione di Linux sui vostri computer, anche mantenendo attiva l’installazione di Windows. Inutile suggerire un bel backup di tutti i dati, prima di queste delicate operazioni, vero? 😉

Infine (ma non in ordine di importanza), và detto che l’ingresso alla manifestazione è assolutamente libero e gratuito (la registrazione è suggerita), quindi… non prendete impegni per sabato e domenica!! 😉

La Milano dell’Expò resta a piedi

photo(3)Altrove il guasto alla Metropolitana 2 che ieri ha paralizzato Milano sarebbe potuto passare quasi inosservato. Sono cose che succedono, d’altra parte: il primo treno della giornata, 6:15, alla fermata di Piazza Udine, strappa i cavi dell’alimentazione, interrompendo il servizio e dando il via a 14 ore di blocco totale (entrambi i sensi della metropolitana sono rimasti fermi tra le fermate di Caiazzo e Cascina Gobba).  Mezzi sostitutivi intasati, pesanti ripercussioni sulla circolazione automobilistica, migliaia di persone a piedi dirette verso il centro e la Stazione Centrale.

Sarebbe potuto passare inosservato, sono cose che succedono: la linea 2 della metropolitana milanese è attiva (proprio partendo dalla tratta interessata dal guasto) dal 1969 e dopo quasi 40 anni di servizio, un guasto del genere può essere comprensibile (pur se non giustificabile).

Sarebbe potuto passare inosservato, ma non a Milano. Non nella città che ospiterà l’Expò 2015, non nella città che ha adottato l’Ecopass proclamando a gran voce investimenti in infrastrutture e mezzi pubblici che non solo non si sono ancora tangibilmente visti, ma di cui per di più nessuno pare più ricordarsi, non nella città che da anni colpevolmente mantiene un servizio di mezzi pubblici fortemente inadeguato alle reali necessità (basti pensare che in tutta la zona nord-est della città non esiste un parcheggio di interscambio in grado di assorbire anche solo una minima parte della massa di cittadini che ogni giorno entrano in città), non nella città che ha nuovamente bloccato l’avvio dei lavori per la quinta linea metropolitana, la M4 Lorenteggio – Linate (colpevole probabilmente di raggiungere l’ormai odiato areoporto di Milano Linate) mentre sono partiti e procedono i lavori della linea M5 Garibaldi FS – Bignami, che ricalcano in gran parte il percorso della metrotranvia leggera, con capolinea a Cinisello Balsamo, già da anni in fase di realizzazione e che sarà inaugurata verosimilmente il prossimo anno.

In una città come Milano, un guasto per incuria e scarsa manutenzione come quello che ne ha paralizzato la circolazione ieri non è ammissibile: non perché Milano sia il cuore pulsante dell’industria e dell’economia italiana (non ci credo), ma perché ormai Milano si è rotta le suddette di promesse mai mantenute, di interventi demagogici e raffazzonati, di caccia ai rom contrapposta a interventi concreti praticamente nulli sul piano della vivibilità, dei servizi al cittadino. Per non parlare dei “derivati“, voluti dal sindaco Albertini, che potrebbero ora aprire una voragine nel bilancio comunale (altro argomento di cui non si parla…).

Milano và verso l’Expò ed a quanto pare ha intenzione di andarci a piedi…

Così si muore a Milano

Vignetta di "Mak", via Macchianera.net

Sono passate poco più di 50 ore dalla morte di Abdoul “Adda” Guiebre, il ragazzo ucciso sabato mattina presto a sprangate a poco più di 500 metri dalla Stazione Centrale di Milano. Un ragazzo italiano di Cernusco sul Naviglio, seppur nato in Burkina Faso e con la pelle scura, ucciso a sprangate, come un animale, da Fausto e Daniele Cristofori, padre e figlio, rispettivamente 51 e 31 anni, proprietari del bar Shining, poco lontano dal luogo dell’aggressione, in via Zuretti. Ucciso per il presunto furto di un pacchetto di biscotti, o forse “dell’incasso”, forse per difendere il padre (da chi, da cosa, se i “ladri” stavano scappando?) come sostiene il figlio, Daniele, che pare essere l’autore materiale dell’omicidio. Ucciso mentre gli urlavano “sporco negro” ed altre frasi di analoga simpatica goliardia.

Fortunatamente ci pensano il pm Roberta Brera ed il presidente del consiglio Silvio Berlusconi a spiegarci che di razzismo, in questo episodio, non ce n’è nemmeno l’ombra, al punto che il fermo dei due assassini è stato convalidato con la sola accusa di omicidio volontario aggravato da “futili motivi”. Niente aggravante razziale. C’è persino chi ha parlato di “eccesso di legittima difesa”

In effetti, come abbiamo fatto a non pensarci: a chi di noi candidi bianchi ariani milanesi non è già capitato di essere inseguiti da un gestore di un bar (che come ci raccontano, pare tratti male gli immigrati già da diverso tempo, ma sono dettagli) e dal figlio, su un furgoncino, armati di spranga, e di essere colpiti a morte mentre ci gridano “sporco negro”? Sono cose che succedono a Milano; a tutti: bianchi, neri, asiatici, uomini, donne, bambini, direttori d’azienda, petrolieri ed operai.

E’ una città pericolosa, Milano, anche se negli ultimi anni i furti e le violenze sono decisamente diminuiti, come segnalano le statistiche stilate dalle forze dell’ordine. Ci si chiede dove siano i militari, che avrebbero dovuto “rendere sicure le nostre città”, in questi casi. O forse devono rendere sicuri solo i sonni dei milanesi bianchi, che “tanto dei negri chi se ne frega”?

Si muore nell’indifferenza della città, visto che al presidio del Leoncavallo c’erano si e no un centinaio di persone, alla fiaccolata di Cernusco poco più di mille (su una città che con il suo interland fà quasi quattro milioni di abitanti). Si muore mentre la gente trattiene la frase “poteva starsene al suo paese”, giusto perché al suo paese, Adda, c’era.

Si moriva da immigrati, qualche mese fà, magari sul lavoro, poi scaricati in qualche fosso, sperando che nessuno risalga a chi dava lavoro in nero. Si muore da “negri”, oggi, ammazzati a sprangate per il furto (forse) di un pacchetto di biscotti sotto gli occhi degli abitanti della quartiere della Stazione Centrale. Si muore per “futili motivi” mentre ti urlano insulti razzisti.. Come moriremo a Milano, dopodomani? Magari da bianchi, “ariani”, colpevoli di non aver teso il braccio destro al passaggio di sua eccellenza il cavalier di gran croc Silvio Berlusconi e dei suoi degni compari?

A Milano si muore. E si continuerà a morire.

Color grigio Milano

[Fonte: Urbanità 2 – Nazione Indiana]

Non bisognerebbe mai fare una vacanza all’estero con i propri figli. È quello che sto pensando ora, di ritorno dalla Germania. Mai. È frustrante. Come faccio ora a spiegare alle mie due bambine perché ho deciso di farle crescere in una città come Milano?

Aprile è il più crudele dei mesi

Ciao Gianni,

sono anni che vado blaterando di posti vivibili, di città a misura d’uomo e non dei profitti del Ligresti di turno…. Ho vissuto tanti anni tra Lussemburgo e Bruxelles, entrambe a loro modo verdi, vivibili, accoglienti, umane.
Oggi, proprio mentre il freddo attanaglia al nostra (amata?) città meneghina e guardando fuori dalla finestra dell’ufficio è tutto ancora più grigio e cementato del solito, senza più il sole estivo a raccogliere quei pochi colori che alla nostra Milano restano, leggo il tuo pezzo su Nazione Indiana.

Mi dico allora che bisognerebbe agire, bisognerebbe cambiare, bisognerebbe. A volte mi dico che l’adolescenza non devo averla ancora portata a conclusione, se penso ancora di cambiare il mondo, eppure che altro potremmo fare? Quando l’odio razziale si appropria della nostra società sotto i nostri occhi, la società è controllata dalla paura e dai media irresponsabili (quando mai capiremo e gestiremo come tale “quarto potere”?), quando per uscire dalla crisi economica continuiamo ad acquistare auto più grosse e più potenti, che altro potremmo fare se non tentare di cambiare, che già la speranza è un lumicino, per di più fievole?
Hai qualche idea, Gianni? Una qualsiasi: a me non ne restano più…

Con affetto

Giacomo

E fu la volta delle retate

La 90..o una gabbia?! Ieri a Milano ci sono state delle retate. La polizia locale, accompagnata e supportata dai controllori dell’ATM, ha effettuato controllo a tappeto sulle circolari 90 e 91, alla ricerca di immigrati clandestini. I viaggiatori stranieri trovati non in possesso di un regolare permesso di soggiorno sono stati caricati su cellulari e portati via (presumibilmente in questura per essere poi rilasciati in possesso di un “foglio di via”).

Tralasciando le considerazioni sulla legittimità dell’azione intrapresa, tralasciando il fatto che iniziative simili non fanno che contribuire ad alimentare il clima di razzismo, persecuzione e xenofobia che sempre più vediamo dilagare tra le fila della popolazione italica, tralasciando perfino il fatto che è la stessa legge Bossi-Fini a “generare clandestinità”, come più volte ribadito da fonti più autorevoli del sottoscritto, la considerazione che voglio fare riguarda il risultato che tramite questa iniziativa si vuole raggiungere.

Se l’obiettivo è colpire i criminali, mi viene piuttosto difficile credere che si pensi di trovarli in pieno pomeriggio su linee urbane stracariche come le 90 e 91, nonostante il vicesindaco De Corato vada dicendo diversamente. Per di più, le modalità non sono certo da caccia al criminale: se il problema sono scippatori e borseggiatori, perché controllare i documenti e non avviare una presenza costante sui mezzi pubblici, in attesa che venga compiuto il reato (o per dissuaderlo)? Magari tenendo d’occhio anche gli italiani, che proprio degli stinchi di santo non sono?

Il reale risultato che si ottiene, invece, è di (tentare di) rimandare a casa dei clandestini lavoratori, non i criminali; clandestini lavoratori di cui abbiamo bisogno, perché rappresentano quasi il 6% del PIL (per quanto poco questo indicatore valga), clandestini lavoratori generati solo ed esclusivamente dalla Bossi-Fini, visto che sono irregolari per colpa di un decreto flussi profondamente inadeguato alla realtà del paese.

Si continua ad accanirsi sui clandestini per cercare i criminali (quando sui criminali siamo proprio noi italiano a poter far scuola) generando, senza ottenere alcuna miglioria significativa, odio, discriminazione e persecuzione.

Live from Fa La Cosa Giusta!

Trovo finalmente il tempo di postare live da Fa La Cosa Giusta!, dove mi trovo per conto del Lifos. Da stamattina infatti è stato tutto un correre per abilitare portatili su portatili ad accedere alla wireless dedicata agli espositori, che per altro sta avendo problemi di carico non indifferenti, come potevamo facilmente prevedere.

In ogni caso, l’atmosfera in fiera è sempre molto buona: la gente sorride, gli espositori sono gentili e cordiali, il mangiare buono ed il bere pure e per di più l’acqua è gratis. Meglio di così…

Allo stand del Lifos, oggi, eravamo in “pochi”: io, Giovanni e Lorenzo, più Fausto stamattina. Si è fermata più gente del previsto a fare domande, oltre le sei scolaresche di questa mattina: piuttosto significativo il fatto che a domanda “qualcuno conosce il termine software libero” non si alzi mai nessuna mano, mentre ai nomi “firefox” e “openoffice” le orecchie si drizzano subito… un ottimo indice di valutazione delle campagne pubblicitarie (e del valore intrinseco) di queste applicazioni…

Adobe spiega Flex ed AIR a Milano

AdobeSono stato invitato a partecipare ad un seminario di Adobe sulle nuove tecnologie di Flex ed AIR, che come molti sapranno stanno lentamente prendendo la via dell’opensource (più marcatamente per Flex, un po’ più lentamente per AIR, ma l’andazzo è quello buono).

Naturalmente (anche perché ho degli interessi professionali in materia) ho accettato l’invito e questa sera (dalle 18:30) sarò presso la sede di Burson-Marsteller, in Via Amedei, 8 a Milano, ad ascoltare Enrique Duvos (Product Specialist ed Evangelist di Adobe Systems).

Se poi troverò il tempo nei prossimi giorni, cercherò di riportare impressioni e considerazioni che dovessero emergere dal seminario.

L’idea di fondo, in ogni caso, è buona ed interessante. Vediamo se almeno in questo caso gli interessi commerciali sapranno lasciare sufficientemente il posto all’interoperabilità necessaria a dare al prodotto in questione il meritato successo… Ormai la lezione impartita da internet dovrebbe essere stata sufficientemente appresa, no?

Ancora, sempre, nomadi

nomadi Il campo nomadi della Bovisasca è da mesi “sotto sgombero” (più o meno quotidianamente). Questa mattina la polizia ha circondato il campo, “convinto” gli ultimi occupanti ad abbandonare le proprie “abitazioni” e raso al suolo ciò che restava del campo.

Niente di sconcertante, ci mancherebbe altro: il campo nomadi lì non è previsto (probabilmente darà anche fastidio alla “popolazione indigena”) e pertanto viene “rimosso”. Tutto limpido, pulito, legale. Eppure, il problema continua a riproporsi, tale e quale, ad intervalli di tempo regolari: ora Opera, ora la Bovisasca, domani chissà.

Gli sgomberi non hanno mai risolto il “problema” dei nomadi, siamo seri. Vengono allontanati, si rifugiano in qualche luogo isolato, ricostruiscono il campo che sarà poi raso al suolo tra qualche settimana, in un circolo vizioso dal quale non sembra esserci via d’uscita. Tutto questo perché non si dà una valida alternativa a questa gente: non si individua un posto dove sia loro concesso stabilirsi (men che meno trovargli casa, naturalmente). Repressione, repressione, repressione, sempre e solo repressione e mai nessun risultato.

E nonostante la “linea dura” vada ormai avanti da anni, in Comune non sembrano ancora aver capito che stanno solo sprecando risorse (che potrebbero essere impegnate nell’integrazione di questa gente, per esempio) lottando contro i mulini a vento.
Non è diverso da quello che capita con le droghe leggere: repressione, repressione, criminalizzazione senza alcuna valida alternativa, senza informazione, senza atteggiamento costruttivo.

E c’è chi ci crede ancora…

Expo 2015: alla fine ha vinto Milano

Il giorno delle votazioni è arrivato e l’Expo 2015 si terrà a Milano: la battaglia è stata dura, l’impegno realmente importante, ma alla fine ha vinto la linea del sindaco meneghino Letizia Moratti, pur con tanti onori a Smirne, la città Turca al ballottaggio con Milano per ospitare l’evento.

Per Milano si tratta di una “vittoria” davvero importante: in primo luogo per l’indotto che una simile manifestazione dovrebbe portare, in secondo luogo per via dei pesanti(ssimi) investimenti in risorse che il Comune di Milano ha già messo in campo (rischiando per altro di gettare al vento una importante quantità di denaro se le cose non fossero andate per il verso giusto).

Ovvia e banale la polemica sollevata da Berlusconi: siamo in campagna elettorale e il candidato premier della Casa delle Libertà, in una tipica espressione del suo “fair play”, ha negato i meriti del governo nella vittoria. Sarebbe stato molto più cavalleresco (non “cavalieresco”) tacere e congratularsi con tutti gli attori che hanno spinto la candidatura di Milano, ma d’altra parte ogni occasione è buona per tentare di strappare qualche voto, indipendentemente dalle conseguenze che questo porterà…

Spero vivamente che questo appuntamento sproni il Comune di Milano ad una più “collegiale” e “bipartisan” gestione dell’evento: non vorrei che per i prossimi anni si facciano cose che saranno distrutte dalla giunta successiva e viceversa. Per poter far questo però, sarà necessario dare un colpo di spugna al clima di “battaglia” che la destra va promuovendo ormai da diversi anni e che non ha sortito altro risultato che una profonda spaccatura nel sistema politico e sociale italiano…

Ecopass: ora cominciano a preoccuparsi

Traffico Avevo cominciato a sbraitare contro l’Ecopass il giorno della sua entrata in vigore. Avevo continuato facendo notare che non stava servendo a niente, dati alla mano. Ora, pare che se ne siano accorti anche in Comune, con Forza Italia preoccupata perché “l’obiettivo non è stato centrato”. L’assessore alla Mobilità Croci parla di un “assestamento previsto”, ma mi domando se sia intelligente spendere una barcata di soldi per ottenere, al netto dell’assestamento dichiarato dell’assessore Croci, una riduzione del traffico del 17% (l’8% appena fuori dai bastioni) e 19% del pm10 in meno (posto che comunque siamo abbondantemente fuori dalle norme imposte dell’Unione Europea) rispetto al periodo “pre-ecopass”, ma con un bell’incremento tra il 9 e l’11% rispetto a gennaio (facendo due conti, da qui a maggio siamo punto e a capo).

Tutto questo considerando che le multe “staccate” dall’entrata in vigore dell’Ecopass sono oltre 160 mila, 5000 al giorno (di cui pare una certa quantità da rivedere, perchè il sistema non distingue una “C” da una “G”, ma ora siamo in campagna elettorale…) e che tutti questi bei dati rincuoranti per i cittadini interessati ai propri polmoni si riferiscono a meno del 5% del territorio (comunale!) e che noi simpatici abitanti delle periferie abbiamo ottenuto solo e semplicemente aumento dello smog, del traffico e dei costi.

Ovviamente Croci ha subito trovato un capro espiatorio: «ormai oltre il 50% delle emissioni è causato dagli Euro 4 diesel, oggi esenti».  E ci mancava altro: le caldaie degli abitanti non emettono pm10! Non si poteva mica stanziare il totale del costo del progetto Ecopass per cambiarle tutte (a gratis probabilmente), e guadagnare anche in consumi energetici, vero?

Ad ogni buon conto, la sperimentazione (perché alla fine della fiera, di questo si tratta) si concluderà molto probabilmente entro giugno, visto che a maggio il Tar discuterà del ricorso presentato da oltre 1000 persone tra milanesi ed abitanti della provincia, che ne chiede proprio la sospensione. A quel punto voglio proprio vedere chi rimborserà i milanesi…