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La proposta Di Pietro

IMG_1957 (Modificata).JPG Che il mondo dei mass media italiani abbia bisogno di una radicale riforma, non lo scopriamo certo oggi. Appiattimento dei palinsesti televisivi, giornali di discutibile qualità che stanno in piedi solo grazie alle sovvenzioni pubbliche all’editoria, giornalisti incompetenti ed arroganti un po’ ovunque, interi imperi mediatico-pubblicitari in mano ad aziende private: insomma una vera catastrofe.

Un’idea su come correre ai ripari, l’ha proposta ieri dal suo blog Antonio Di Pietro (che io non posso in alcun modo vedere in italiano, sic), articolandola su quattro punti (dopo che questi stessi punti si trovano in realtà da tempo all’interno del programma dell’Italia dei Valori):

  1. Una sola televisione pubblica, senza pubblicità
  2. Limitazione della proprietà per i concessionari privati ad una Rete
  3. Eliminazione dei finanziamenti pubblici all’editoria

Si tratta sicuramente di misure molto drastiche, che condivido per altro solo in parte.

Innanzi tutto, mi lascia perplesso di una singola televisione pubblica: se il livello fosse quello di Rai1, otterremmo uno splendido fallimento della Rai (per quanto mi riguarda…) ed un incremento dello share pari a zero. Non capisco la necessità di ridurre il numero delle reti pubbliche, che si differenziano piuttosto bene tematicamente (almeno su Rai Tre, di tanto in tanto, qualcosa di interessante lo si trova!).
Completamente d’accordo invece sulla questione della pubblicità: meglio il denaro pubblico che lo scempio che si sta facendo con la pubblicità sulle reti pubbliche. Magari non tutte, ma almeno una delle reti dovrebbe essere una rete di informazione: telegiornali ogni 2, 3 ore, tramissioni di approfondimento nel mezzo, condotta seriamente e senza pubblicità di alcun genere. Prima di reintrodurre il canone, però, aspetterei di vedere i risultati della riforma: convincere gli italiani a pagare volentieri, visto l’attuale livello medio della televisione, lo vedo alquanto difficile…

Mi trovo d’accordo con Di Pietro anche sulle concessioni ai privati: la televisione è un mezzo mediatico estremamente verticale, in grado di manipolare pesantemente l’opinione pubblica, e per tanto da tenere fortemente sotto controllo nella sfera pubblica, figuriamoci in quella privata. Limitare ad una singola rete le concessioni dei privati, non farà del male a nessuno, fatta eccezione per Silvio Berlusconi, che sarà costretto a cedere due delle sue reti: d’altra parte che che ne dica il Cavaliere, la legge italiana non deve essere fatta a suo uso e consumo, quindi soprassederemo al suo disappunto ed agli strepiti di “cavaliericidio”. La cosa importante però, in questo scenario, sarebbe controllare che l’indipendenza delle reti sia reale, e non che queste siano semplicemente consegnate a qualche tirapiedi o prestanome di turno…

Carina l’idea di eliminare i finanziamenti pubblici all’editoria, ma l’onorevole Di Pietro dimentica che in mancanza di finanziamenti pubblici, il potere della pubblicità sui giornalisti diventerebbe ancora maggiore, pregiudicandone definitivamente la già scarsa obiettività. Siamo sicuri che sia un bene? E’ necessario promuovere anche su questo fronte la meritocrazia (attenzione, non l’imposizione di argomentazioni gradite al governo!), ed è assolutamente fondamentale trovare un meccanismo che la metta in luce (e non solo in questo settore).

In sé, in ogni caso, i tre punti proposti da Di Pietro segnano quantomeno un aumento dell’interesse sull’aspetto dell’indipendenza dei media (che in parte si rigollega a quel conflitto d’interessi che da tanto tempo si dice di voler risolvere), e questa è una nota positiva. Il programma nel quale si inseriscono (almeno così come viene riassunto per punti sul sito dell’Italia dei Valori) mi sembra un po’ demagogico ma accettabile: mi piacerebbe sapere come intendono realizzare alcune delle voci esemplificative degli 11 punti di programma…

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I problemi dei mass media?

Throw Away Your Television Dalle pagine di questo blog, capita spesso di leggere poco costruttive ed a volte incivili invettive contro i giornalisti. Sono però anni che mi dico che dovrei fermarmi un attimo a riflettere sui meccanismi che portano a questi risultati cosi, a mio avviso, scarsi e deludenti. Il problema è che non essendo vicino a nessun giornalista in particolare, fatico molto a comprendere parte dei meccanismi (e sicuramente ce ne sono) che governano la produzione dei giornalisti (i loro articoli) e ne determinano la qualità; su questo specifico aspetto, lancio un appello: se qualcuno di voi, miei pochi miseri lettori, è o conosce un giornalista disposto a fare quattro chiacchiere sull’argomento con il sottoscritto davanti ad una buona birra, sarei veramente felice di potergliela offrire (astenersi perditempo :P).

In ogni caso, il principale problema dei mass media per quel che riguarda le tematiche che vengono trattate e lo spazio che si va assegnando loro, secondo il mio modesto parere, è quello di dover rispecchiare la società alla quale si relazionano.
Se il pubblico della televisione vuole vedere il Grande Fratello, beh è quello che andrà in onda. Se il pubblico vuole avere notizie sull’ultima trombata della velina, o un approfondimento di 2 ore sul perché quel singolo episodio fosse fuorigioco o meno, allora la televisione si adatterà e provvederà a trasmettere quello che il pubblico chiede.
Un discorso analogo, naturalmente, vale per i mass media su carta stampata: viene dato maggior risalto alle notizie che in qualche modo fanno vendere più copie (anche se in questo caso c’è la forte concorrenza dei giornali scandalistici a ridurre il capo dei temi trattabili “con successo”).

Rimane il problema di comprendere con quali sistemi viene valutato il “volere del pubblico”: l’auditel e la statistica sono ancora dei parametri applicabili e veritieri? Il successo di La7 (che è particolarmente attenta al livello culturale dei suoi “prodotti”) e l’incremento recente dello share di Rai3 rispetto alle altre emittenti statali, dice che forse cosi non è…

Tutto sembrerebbe quindi legato irrimediabilmente alla pubblicità: i giornali e la televisione si sostentano con i proventi della pubblicità, e quindi i loro guadagni sono strettamente vincolati allo share, non alla qualità dei programmi. Non è proprio possibile formulare una controproposta economica che porti all’indipendenza delle redazioni dai problemi prettamente economici? Ad esempio, degli stanziamenti statali per le 5 reti che producono programmi di qualità migliore (rimane ovviamente da definire, e non è poco, cosa sia migliore)?

Oltre a questo problema, quello della tipologia degli argomenti trattati e del peso che viene dato loro sul palinsesto (contiamo che trasmissioni come Voyager o L’Isole dei Famosi hanno pero maggiore di Report o Geo&Geo, in palinsesto), rimane il problema delle notizie gonfiate, della continua e pressante ricerca dello scoop a tutti i costi, anche a costo di mentire, di parlare a metà, di non essere precisi e veritieri, ma in questo caso, gli unici che possono fare qualcosa, sono i giornalisti stessi, quindi non posso che fare appello alla loro coscienza.

Risposta da mamma Rai

Qualche giorno fa’, avevo aderito all’iniziativa promossa da g10co, scrivendo la seguente lettera a “mamma Rai”, riguardo al nuovo servizio RaiTV.

Salve,

ho visitato il nuovo sito http://www.rai.tv. Utilizzo come sistema operativo GNU/Linux e mi è stato impossibile fruire dei contenuti video poichè essi utilizzano la tecnologia ActiveX.

http://www.rai.tv è un servizio pubblico, dovrebbe essere accessibile da chiunque utilizzando qualsiasi sistema operativo. Così come è possibile vedere i programmi televisivi della Rai con qualsiasi televisore, indipendentemente dalla marca o dalle specifiche caratteristiche tecniche.

La scelta di utilizzare ActiveX danneggia il servizio http://www.rai.tv stesso perchè preclude l’accesso non solo agli utenti GNU/Linux, che sono in aumento, ma anche agli utenti Windows che utilizzano il browser Firefox.
Il plugin proposto
(http://www.iol.ie/~locka/mozilla/plugin.htm#download) infatti non è disponibile per le ultime versioni di Firefox, costringendo perciò gli utenti ad utilizzare versioni vecchie, ritenute ormai insicure del browser.

La scelta di utilizzare ActiveX è in contrasto con le direttive di accessibilità promosse dal W3C (http://www.w3.org/TR/WAI-WEBCONTENT/).

In sostanza la scelta di utilizzare ActiveX limita l’accessibilità ad un servizio pubblico, un servizio che tutti contribuiscono a pagare – anche chi utilizza il sistema operativo GNU/Linux – e di cui tutti devono poter usufruire – anche chi utilizza il sistema operativo GNU/Linux -.

Io Giacomo Rizzo chiedo perciò che tutti i contenuti multimediali presenti su http://www.rai.tv siano resi disponibili attraverso tecnologie e formati accessibili anche con il sistema operativo GNU/Linux e il browser Firefox.

Rivendico il diritto ad usufruire di un servizio pubblico attraverso le tecnologie che ritengo più sicure.

Giacomo Rizzo
Cinisello Balsamo (MI)

Oggi, mi è arrivata la risposta da “mamma RAI”, che non posso che applaudire, felice.

Prendendo spunto dalle segnalazioni e proteste di tutti voi utenti Internet relativamente alla accessibilità dei contenuti audio/video sul portale Rai.Tv , comunichiamo che l’ultima versione di prodotto già disponibile on line all’indirizzo http://www.rai.tv , ha introdotto alcune variazioni tecniche:

1. L’uso di ActiveX viene limitato (tramite riconoscimento di userAgent) alle pagine web presentate agli utenti su piattaforma Windows/Explorer (per i quali non ci risultano problematiche relative alla fruizione)
In tutti gli altri casi la gestione tramite ActiveX è stata eliminata, consentendo la fruizione dei video attraverso i player WindowsMedia, RealOne e FlashVideo.
E’ opportuno segnalare che questa gestione comporterà alcune modeste limitazioni, e cioè:
– le pagine di fruizione dei video utilizzeranno una barra dei comandi non omogenea rispetto ai differenti player
– nelle pagine di fruizione relative ai canali definiti come “WebTv” (Tric&Trac, Zoom, Stracult, ecc.), non viene gestita la riproduzione in sequenza automatica della playlist proposta. Quindi al termine della esecuzione di ogni video, si dovrà selezionare la prossima ‘traccia’ e richiederne il play.

2. Per ridurre la necessità di upgrade del Flash Player, sono stati modificati alcuni programmi ActionScript (flash) in modo da avere una compatibilità del codice con versioni di Flash Player a partire dalla 9.0.28 (precedentemente il sistema richiedeva la 9.0.45) .

3. Rispetto alla disponibilità di contenuti video nei vari formati di codifica, su Rai.Tv sono attualmente pubblicati contenuti digitalizzati in WindowsMedia o RealOne o FlashVideo. Si stanno al momento valutando tutte le opzioni tecnologiche per estendere il numero di possibili fruitori.

Concludiamo dicendo che siamo attentissimi alle segnalazioni di tutti gli utenti web, e che gli interventi descritti rappresentano solo il primo passo di un percorso che vorremmo sempre più condiviso con voi utenti stessi

Cordiali saluti

Silenzio e riticenza: questi i nostri media

Ormai al silenzio mediatico ci stiamo abituando.

Le persone che mi stanno vicine, non si stupiscono nemmeno piu quando riporto loro l’ennesimo caso di censura mediatica. Il mondo della televisione italiana (praticamente “il media” per oltre 30.000.000 di italiani) è molto peggio di quello della prostituzione. Non solo per denaro, anche per potere o per semplice ricatti, ma alla fine quello che non deve passare non passa.

Il mondo di internet sta cercando, in qualche modo, di cambiare questo stato delle cose, ma l’informazione su internet (e lo stesso accesso alla rete) rimane un privilegio di pochi (pochissimi) eletti. Qui si entrerebbe nel campo del “digital divide”, e non è il caso (stavolta) addentrarvici.

Il mio intento invece è quello di fare “informazione”, nel mio piccolo. Di segnalare un interessantissimo documento della BBC che riguarda Chiesa e pedofilia, coinvolgendo in prima persona anche il cardinale Joseph Ratzinger, noto anche come papa Benedetto XVI, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda, rinnovando il Crimen Sollicitationis (di cui si parla ampiamente nel video che riporto), documento vaticano che vieta ai cattolici di denunciare e testimoniare reati sessuali da parte di esponenti della Chiesa, pena la scomunica. Un video di una mezz’oretta, davvero interessante, pubblicato non da un pinco pallino qualsiasi, ma dall’autorevolissima BBC, che non ha trovato alcuno spazio sui media nazionali. Strano eh? Beh, trova spazio (anche) qui.

[google 3237027119714361315]

Altra notizia da dare, è quella della condanna dello Stato Italiano (della quale potete trovare alcuni riferimento in questo articolo di Matteo Flora) per i fatti del G8 di Genova, anche questa passata assolutamente in sordina. Il 4 maggio infatti, il Ministero dell’Interno è stato condannato dal giudice Angela Latella, del tribunale di Genova, in relazione al pestaggio dell’attivista della rete Lilliput Marina Spaccini da parte di due polizziotti, il pomeriggio del 20 luglio 2001, in Via Assarrotti. La Spaccini, pacifista cinquantenne che si trovava tra quelle persone con le mani dipinte di bianco ad urlare “Non violenza!”, non vedrà altro che un misero risarcimento (5000 euro), ma il fatto è di quelli che lasciano il segno; viene infatti condannato il pesante velo di omertà che ha coperto i fatti del G8, vengono condannate le reticenze ed i depistaggi. Un estratto della sentenza:

Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un’iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l’ordine pubblico gravemente messo in pericolo.

E non finisce qui: perché un’altra notizia che è passata in assoluto silenzio (fatta eccezione per alcuni paragrafetti sull’Unità ed il Corriere) è quella della condanna in appello a 2 anni per Marcello Dell’Utri (braccio destro di Berlusconi) e Vincenzo Virga per tentata estorsione. Marco Travaglio, come al solito, non si tira in dietro quando c’è da parlare, ed ecco il suo articolo che spiega sicuramente meglio di quanto non potrei farlo io le implicazioni ed il silenzio che circondano questa condanna.