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La mia opinione sul “No Cav Day”

http://www.flickr.com/photos/coundown/2653879062/La polemica sul ribattezzato “No Cav Day” ferve. Come accadde ad esempio per i V-Day ed altre manifestazioni di piazza, attacchi giungono indiscriminatamente da tutti i fronti: mass media (televisioni, radio e giornali), governo, partiti, tutti. Come spesso accade, l’informazione che passa è superficiale e massimalista, mentre a me piace ascoltare prima di pronunciarmi. Così, visto che a Piazza Navona non potevo andare (a prescindere dai contenuti), mi sono andato a guardare i video (Guzzanti #1, Guzzanti #2, Grillo #1, Grillo #2, Travaglio, Camilleri, Ovadia, Di Pietro, D’Arcais) gentilmente messi a disposizione da RaiNews24 su YouTube (facendo per altro le tre di notte), che invito tutti i lettori che non l’avessero già fatto a vedere, perché è il miglior modo per farsi un’idea dell’oggetto del contendere, senza la quale è anche inutile argomentare.

Ciò premesso, passiamo alle considerazioni: di alcuni interventi non condivido né i toni, né i modi. In alcuni casi neppure le vittime degli attacchi stessi, anche se nel caso del papa e di Napolitano, qualche appunto sarebbe da fare: al papa è corretto far notare (forse con più moderazione) che alcuni aspetti di intolleranza sociale vedono una discreta parte di responsabilità della Chiesa che ha passato gli ultimi due anni a contrastare ad esempio il movimento omosessuale, conducendo addirittura in alcuni casi (vedi il referendum sulla fecondazione assistita) manovre di vera antipolitica con l’obiettivo di ottenere quello stesso astensionismo che oggi viene additato con il nome di “distacco dalla politica”; a Napolitano va assolutamente ricordato (anche in questo caso, con maggior moderazione indubbiamente, ma con sufficiente fermezza) il suo ruolo di garante costituzionale, soprattutto quando si piega a firmare decreti legge come quelli che in questo momento sono sul suo tavolo in nome di un fantomatico dialogo che la fazione preponderante decisamente vuole unilaterale (“chi non è d’accordo con me, significa che non vuole dialogare”).

Non condivido, dicevo, toni, modi, vittime. Eppure qualcuno mi deve spiegare dove sta l’errore sui temi. Dove sta l’errore nel denunciare il controllo dei media (come hanno fatto la Guzzanti e Travaglio), le leggi ad personam più o meno nuove (come hanno fatto un po’ tutti, a turno), le ondate razziste, le responsabilità morali e politiche di un’opposizione che dorme (per non dire peggio)?
No, l’errore non è nei temi, l’errore è ancora una volta sui modi. Modi che catalizzano l’attenzione dei mass media, distogliendo l’attenzione dal messaggio. E allora si parla e si discute dell’attacco al papa ed a Napolitano, anziché dei contenuti della manifestazione contro il Governo, anziché del boicottaggio del principale partito di centrosinistra, lasciando alla fine la vittoria nelle mani del contestato, Silvio Berlusconi, uscito non solo intonso, ma rafforzato nell’opinione pubblica che da sempre preferisce la vittima al carnefice.

C’è allora da chiedersi quale sia il valore reale della benefica agitazione sociale portata avanti da Beppe Grillo, da Marco Travaglio e da Sabina Guzzanti. Uno spettacolo comico divenuto quasi senza intenzioni movimento politico, capace di raccogliere attorno a se forze e voti che l’intero sistema (seppur ormai in decadenza) della Sinistra italiana non disdegnerebbe. Un mix di politica (quella di Piazza Navona, come giustamente sottolineava Di Pietro) ed antipolitica (quella di alcune invettive generaliste e populistiche) che miete successi oggi più che mai, nutrendosi della profonda crisi tra cittadini e potenti, spesso più ai danni della sinistra che della destra, che anzi dell’antipolitica e degli istinti più bassi ha fatto ragion d’essere.

Spetterebbe ai movimenti di sinistra (o di centro-sinistra se vogliamo allargare l’orizzonte) dare una risposta a questo messaggio, al bisogno di politica seria, di movimento, di azione. Invece la Sinistra, sconfitta alle elezioni, è tutt’ora incapace di reagire, di risollevarsi mentre il Partito Democratico non trova di meglio da fare che dissociarsi dal popolo, dal suo stesso elettorato e persino intimare a Di Pietro di fare lo stesso, pena la rottura.

E così Di Pietro diviene nella parcezione di alcuni, un politico “di sinistra”, qualcosa che non è mai stato. Di Pietro infatti non è un uomo di sinistra, ma soltanto un politico che fa di cose basilari una bandiera; cose basilari come giustizia, coerenza, trasparenza, rispetto per la costituzione e per i cittadini. Cose basilari, appunto, che dovrebbero costruire le fondamenta sulle quali costruire i programmi politici ed elettorali sui quali poi chiedere l’approvazione del popolo.

Invece no, si tratta di valori che vengono sistematicamente calpestati nel nome di interessi personali e particolari: si torna ai tempi della Rivoluzione Francese, con l’unica differenza che questa volta il popolo non è rivoluzionario, ma un branco di pecore addormentate.

Negli altri paesi non è così.

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La buona occasione per chiudere “Che tempo che fà”

La polemica nata dopo l’intervento di Travaglio a “Che tempo che fà”, sabato sera, non mi ha colto di sorpresa. Ne più ne meno di quanto accadde durante gli ultimi cinque anni del “Berlusconi 3”, si tenta di asservire la televisione (con le buone o con le cattive) al potere del Governo. Quella volta pagarono Biagi, Luttazzi e Santoro, oggi pagheranno Fazio (per il cui caso l’Agcom ha già avviato le procedure per la sanzione) e Santoro, visto che Biagi (purtroppo) ci ha lasciati e Luttazzi “si è portato avanti” con lo scandalo “Ferrara nudo”. A Fazio mancano poche puntate, per questa stagione, ed al massimo gli impediranno di terminare con gli ultimi due “speciali”. Santoro invece dovrebbe averne ancora parecchie di fronte, vedremo cosa succederà e (soprattutto) quanto resisterà.

Il destro per colpire “Che tempo che fà” l’ha offerta Marco Travaglio, che ha avuto la colpa di far presente (tra le altre sacrosante cose dette) che il nome di Schifani compare su un libro del noto scrittore (ed eroe antimafia) Lirio Abbate, citato in quanto sarebbe stato coinvolto da testimonianze di pentiti in alcuni rapporti avuti con esponenti della Mafia. Nulla di ingiurioso (seppur un po “forte”): una richiesta di pubblico chiarimento da parte di colui che ricopre la seconda carica dello stato, mica noccioline, e che risulta aver incontrato, almeno una volta nella vita, figure legate alla mafia (a me per esempio non è mai capitato!).
Travaglio ha poi spiegato, il giorno dopo, la sua affermazione, dichiarando quanto segue (riporto da Il Messaggero):

Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa minacciato dalla mafia, e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D’Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia. A Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile

Naturalmente le condanne sono piovute unanimi da tutti i fronti (come al solito), compreso il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. Singolare eccezione Antonio Di Pietro (che ha cos’ fatto alzare il mio personale gradimento nei suoi confronti una volta di più).

Tornando al caso, va detto che in questi anni Fazio ha fatto cultura, mantenendo le distanze da tutti i suoi ospiti, cercando sempre di restare corretto ed imparziale, lasciando parlare tutti (come scritto per altro nella nostra Costituzione, il cui vilipendio è premiato con l’elezione in parlamento, pare). Vederlo costretto a scuse (che non condivido minimamente) domenica sera è stato demoralizzante, quasi doloroso. Mi torna in mente un intervento in diretta di Gad Lerner…

Tornano i tempi bui della censura in televisione. Prepariamoci, perché stavolta l’assalto coinvolgerà anche la Rete…

Travaglio al V2-Day

Ieri a Torino non c’ero. Alberto mi aveva invitato, poi la stanchezza accumulata nelle ultime settimane mi ha spinto a concedermi (finalmente) una mattinata di riposo. In parte, di non essere andato, me ne sono pentito. A contribuire al pentimento, di sicuro, l’intervento di Marco Travaglio, che consiglio a tutti di ascoltare: ecco la prima parte, in attesa della seconda.

La denuncia ad un giornalismo asservilito al potere (e non sempre solo quello politico) è partita diverse volte anche da queste pagine, quindi non posso esimermi dal dare risalto, in questa occasione, alla campagna lanciata da Beppe Grillo.

Mi chiedo se sono ancora in tempo a firmare per i referendum…

La presentazione di “Mani sporche”

Mani sporche Avevo comprato il libro un paio di giorni fa’, proprio in previsione della serata di oggi, presso la Camera del Lavoro di Milano, in Corso di Porta Vittoria al 43, durante la quale ci sarebbe stato l’incontro con gli autori (Travaglio, Barbacetto e Gomez), e con la partecipazione di Gad Lerner e del magistrato Davigo.

Oltre ad essere una ghiotta occasione per un appassionato di libri e di politica come il sottoscritto, oltre a poter ragionevolmente prevedere una serata piacevole (visto lo stile dei tre autori del libro), era un’occasione per incontrare dal vivo alcuni dei personaggi dei quali poi si legge in giro per i mass media italiani.

La sala era completamente piena: ci saranno state 300 persone. La presentazione in se ha ricalcato su per giù quello che mi aspettavo: sia gli autori che gli ospiti hanno fatto qualche excursus su politica, economia e magistratura per dare un’idea di massima di quella che è la (catastrofica) situazione italiana e che il libro, nelle sue 900 pagine, descrive.

Il panorama tracciato è piuttosto desolante: una politica debole e succube dei poteri mediatici e (soprattutto) economici, e con continue ingerenze nella magistratura. Gli esempi sono parecchi e sarebbe inutile riportarli tutti in queste poche righe.

Particolarmente interessante ho trovato l’intervento di Davigo (che ha tra l’altro dimostrato interessanti doti comiche), che portando come esempio i casi Telekom Serbia, dossier Mitrokhin e più recente, lo scandalo che ha sconvolto il Sismi dopo il caso Abu Omar, ha sottolineato come nei posti “di potere” ci vadano sempre più spesso gli stupidi, le mezze calzette. E se a dirlo è un magistrato serio come Davigo, c’è da crederci…
Relativamente alle scalate del 2005, un episodio divertente raccontato da Davigo riguarda Massimo d’Alema, il quale, avendo saputo che erano in corso interecettazioni telefoniche, avverì della cosa Ricucci: per telefono.

Molti accenni poi sono stati fatti al recente “caso Verzaschi”, che vede ancora una volta coinvolti l’UDEUR di Mastella ed il suo entourage, il quale dopo essersi dimesso per “motivi personali” dalla carica di sottosegretario alla Difesa, è stato arrestato tre giorni dopo con l’accusa di concussione e corruzione. Naturalmente Mastella non ha commesso alcun reato, ci mancherebbe altro, ma è curioso come tra intercettazioni, indagini, magistrati e compagnia bella, una volta su due ci sia di mezzo anche lui. Forse farebbe meglio a cambiare giro di amicizie…

Ho trovato poi molto interessante (e valido spunto di riflessione) una frase di Gomez:

L’indipendenza è bellissima, garantita dalla costituzione. Purtroppo mancano sempre più gli uomini liberi

Estremamente interessante è stato poi l’intervengo di Gad Lerner. Personaggio che stimo moltissimo, anche perchè mi impartì una delle mie prime vere lezioni di giornalismo quando, ero ancora piccolo, si dimise dalla direzione del TG1, ho scoperto stasera essere parte del comitato che redigerà il Codice Etico del Partito Democratico.
Questo in se mi fa ben sperare per il Partito Democratico, ma mi spinge anche a scrivergli una mail (alla redazione della quale però voglio lavorare ancora per qualche ora) e che pubblicherò su queste pagine, sperando in una risposta.

Particolarmente interessante, dell’intervento di Lerner, ho trovato la notizia che redigendo le bozze del codice etico, si sono resi conto di come molti dei principi che avrebbero voluto inserirvi sono in realtà già presenti negli statuti dei principali partiti. Ad esempio la proposta di Beppe Grillo di limitare a due legislature il mandato dei parlamentari era già presente nello statuto dei DS, ma mai applicata.

Sicuramente la serata mi ha fatto venire voglia di leggere questo libro, nonostante l’impegno che porterà (non solo per il numero di pagine, ho ragione di credere).

Lunedi appuntamento a Milano

Immagine di Mani sporcheLunedi sera, ore 21:00, appuntamento con Marco Travaglio alla camera del lavoro di Milano, in Corso di Porta Vittoria 43. L’occasione è quella del “dibattito pubblico sui temi della giustizia” tra gli autori di Mani Sporche (Travaglio, Barbacetto e Gomez) e Gad Lerner e Piercamillo Davigo.

Io ho naturalmente intenzione di andarci, e proprio per questo ho acquistato oggi pomeriggio il libro in questione. Inutile tentare di leggerlo entro lunedì (anche perché con le sue 914 pagine non è esattamente un libro “smilzo”), ma sentirne parlare a Travaglio Barbacetto e Gomez lunedi sera aiuterà sicuramente ad apprezzare maggiormente il lavoro pubblicato.

Se qualcuno fosse intenzionato ad andarci, mi contatti pure, che magari ci mettiamo d’accordo per fare un salto insieme 🙂