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Terremoto Udeur

Clemente Mastella Ho aspettato a lungo, prima di cominciare a scrivere su questa pagina bianca virtuale. Non perché non avessi nulla da dire (quando mai, eh? :P) ma per due diverse ragioni molto chiare, vista la gravità della faccenda: da un lato il fatto che ad essere coinvolto nella notizia è il ministro della giustizia Clemente Mastella, che numerose volte si è rivelato irritabile (non è necessariamente un difetto, ma un dato di fatto) e richiede quindi massima cautela e di ponderazione nelle parole, dall’altro perché il rapido susseguirsi degli eventi mi ha spinto ad attendere un calmarsi delle acque (almeno parziale), un delinearsi della situazione (che è molto variata nelle ultime ore) per cercare di fare prima di tutto chiarezza, e solo in seguito mente locale su quanto accaduto.

Cerchiamo in primo luogo di riassumere i fatti accaduti (oggi), in modo da delineare un quadro della situazione: la giornata si è aperta con la notizia del provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio regionale della Campania (carica dalla quale non ha rassegnato dimissioni e che continuerà quindi a ricoprire dal suo domicilio) nonché moglie del Guardasigilli e leader dell’Udeur Clemente Mastella. A seguito della notizia (voci di corridoio fanno supporre che in realtà fosse già stata resa nota alla famiglia Mastella nella tarda serata di martedi), il ministro della giustizia si presenta in aula alla Camera dei Deputati e pronuncia un intervento di fuoco (del quale è disponibile una breve registrazione) nei confronti della magistratura, al quale il parlamento risponde con un corale e scrosciante applauso, proveniente indistintamente dai banchi della maggioranza e dell’opposizione: Mastella parla di “tiro al bersaglio”», di “ostinata caccia all’uomo”, condotta da “frange estremiste che si nascondono tra le toghe”, ed infine rassegna le sue dimissioni dall’incarico di Guardasigilli (per “senso dello Stato”), le quali sono respinte dal premier Romano Prodi dopo un breve incontro a Palazzo Chigi con il leader dell’Udeur il quale, al termine dell’incontro stesso, ringrazia per la fiducia accordatagli ma non fa sapere se ritirerà le dimissioni o meno (da Palazzo Chigi, in serata, una nota fa sapere che la decisione verrà presa da Mastella “alla fine di questa breve riflessione”). Nelle ore immediatamente successive, si viene a sapere che gli indagati sono decisamente più numerosi di quelli che erano inizialmente trapelati, e coinvolgono una ventina di esponenti dell’Udeur campano; tra questi, sono presenti anche il consuocero di Mastella, Carlo Camilleri (colpito ieri sera da un malore e per questo piantonato dagli agenti in ospedale, dove è ricoverato) e, si apprende in serata, lo stesso Clemente Mastella, al quale sono contestati sette diversi reati, che vanno dal concorso esterno in associazione a delinquere, al concorso in abuso d’ufficio, al concorso in concussione, al concorso in falso.
L’origine delle 23 istanze di custiodia cautelare, emesse dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e che portano al terremoto che decapita letteralmente la sezione campana dell’Udeur, è un presunto atto di concussione nei confronti di Bassolino, il quale sarebbe stato costretto a designare a capo dell’Asi di Benevento un prescelto di Mastella.

Ora, riassunti i fatti (spero di non aver riportaro scorrettezze, le mie fonti sono semplicemente le testate giornalistiche online, non avendo altre fonti “fidate” sottomano), qualche considerazione.
Se la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha deciso di emettere quegli ordini di custodia cautaleare, potendo immaginare il terremoto politico che queste avrebbero provocato, possiamo supporre ragionevolmente che abbiano qualcosa di concreto in mano su cui basare non solo le ordinanze, ma anche la resistenza nel difficile periodo che oggi ha inizio. Mastella in aula ha parlato di una specie di congiura ordita contro di lui (la moglie dice “perchè sono cattolici”), ma è onestamente difficile credere che un’intera procura abbia potuto escogitare e falsificare atti pubblici senza che nessuno ne denunciasse l’operato (poi tutto è possibile, ma…).
Oltretutto non è la prima volta che Mastella si trova nell’occhio del ciclone a causa di parentele e/o amicizie discutibili, o direttamente indagato come accadde con De Magistris, prima che il caso gli fosse sottratto per provvedimento dello stesso Mastella. Questo naturalmente non implica la colpevolezza del (ex?) ministro, ma solleva una serie di dubbi ai quali è difficile rimanere sordi e sui quali è bene che la magistratura (nel cui operato e generale integrità è fondamentale che si creda) faccia luce. Gli attacchi rivolti da Mastella alla magistratura, durante il suo discorso in aula sono di una gravità assoluta: mi auguro sinceramente che siano dovuti ad una situazione di profondo stress del ministro e che lui stesso possa provvedere quanto prima (quando rientrerà dalla sua “breve riflessione”) a chiarire e mitigare.

Un’ultimo punto sul quale vorrei dire due parole, è quella delle intercettazioni ai parlamentari, citate ancora oggi dal ministro alla Camera. Posso condividere che le intercettazioni (di qualsiasi cittadino si stia parlando) non debbano essere rese pubbliche fino a quando sono sottoposte al segreto istruttorio; è cosa sacrosanta. Il diritto alla privacy deve valere per tutti e deve valere soprattutto su questioni delicate (e sulle quali è difficile richiamare il diritto all’oblio) come quelle legate ad indagini della magistratura non ancora giunte a sentenza definitiva. Ci si renderà conto d’altra parte che l’informazione, chiave di volta dell’epoca in cui viviamo, difficilmente si combina come vorremmo con la privacy, sotto questo profilo: è altrettanto sacrosanto infatti che i cittadini vengano informati dell’inserimento nel registro degli indagati di quei politici sui quali sarebbero, presto o tardi, chiamati ad esprimere un voto. A mio modesto parere, avviandosi alla carriera politica, si rinuncia di fatto a parte della propria privacy (ma questo è un altro discorso).
Quello che però non posso assolutamente condividere, è l’interdizione all’intercettazione dei politici in quanto tali. Un provvedimento del genere infatti violerebbe banalmente un diritto costituzionale italiano e uno dei diritti fondamentali dell’uomo: l’uguaglianza di fronte alla legge.

Prodi ha le palle

Prodi Si può dire di tutto di Prodi, salvo che non ha le palle. Si può dire che ha fatto una politica di destra, che non ha saputo incollare a sé la propria maggioranza, che è “attaccato alla poltrona” (e a che scopo?), ma con il discorso di ieri sul futuro del Governo, ha davvero messo in mostra gli attributi; pianificare con tanto ottimismo i prossimi passi dell’esecutivo, includendo anche “la riforma della pubblica amministrazione” e “della magistratura” sono obiettivi che normalmente vengono spalmati su 5 anni, non su 3, ed è importante che Prodi li abbia ben chiari in mente, perché dopo 2 anni di sofferenze è venuto il momento di raccogliere i frutti (e non lasciare che a raccoglierli siano altri!).

Dopo aver ascoltato il discorso, ammetterò, mi è tornata un po’ della fiducia che negli ultimi tempi era andata scemando, a fronte di una serie di provvedimenti piuttosto discutibili (vedi la legge espulsioni) o alcune manovre interne alla maggioranza (da Dini alla Binetti, da Mastella alle uscite del Partito Democratico, alla campagna acquisti dell’ex primo ministro, più o meno efficace, più o meno palese, più o meno sotto inchiesta).
E’ necessario ricordare (e lo dico prima di tutto a me stesso) che un Governo nasce per durare 5 anni, e quindi è su questo periodo che ne va valutato l’operato: non ha nessun senso abbaiare alla luna reclamando la realizzazione completa del programma in meno della metà del tempo (anche se quando si comincia qualcosa, poi andrebbe portata avanti…).

Questa mattina, ascoltando Radio Popolare, mi sono trovato di fronte ad una considerazione (presentata da un ascoltatore) alla quale non avevo pensato: Prodi viene dalla Democrazia Cristiana, fautrice e promotrice della politica dei “due tempi”: prima soffrire, poi vedere i risultati. Mi chiedo: c’erano alternative a questa politica? Con la situazione in cui versa(va) l’Italia 2 anni fà, era possibile uscirne in tempi accettabili senza una politica di questo tipo?