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Astronomia ed OpenSource

Questa sera ero ospite del Gruppo Astrofili Cinisello Balsamo nell’ambito dello scambio culturale che ha dapprima portato il loro presidente a parlare presso OpenLabs, poi noi in visita all’osservatorio di Castione della Presolana.

Questa sera toccava a me parlare a loro, esponendo il mondo dell’opensource e la filosofia ad esso collegata. Per l’occasione avevo preparato alcune slides mettendo insieme altre due presentazioni e rendendo il tutto un po’ più uniforme e gradevole.

Nel complesso, non posso che ritenermi soddisfatto. Il Gruppo era molto più interessato di quello che potessi immaginarmi, e anche piuttosto competente (alcune persone usano addirittura già Ubuntu e mi hanno chiesto qualche dritta).

Sono tra l’altro emersi un paio di progettini che potremmo decidere di portare avanti in collaborazione tra i due gruppi. Meglio di cosi… 🙂

Una diversa territorialità

Ieri ero presenta al greenCamp, organizzato dai Verdi presso Palazzo Ducale, a Genova. Al di la della mera cronistoria di quanto accaduto, il cui senso sarebbe davvero dubbio, forse vale la pena esprimere un paio di considerazioni.

Il punto forte della manifestazione è stato sicuramente la sua collocazione politica. L’idea di inserire una “non conferenza” (quale dovrebbe essere un barCamp) in un evento formale come un convegno di matrice politica è sicuramente un’idea interessante ed un atto di coraggio da non sottovalutare. Sono contento che si sia trovata la forza di farlo e che l’idea sia piaciuta anche “ai piani alti“.

Il punto debole della manifestazione è stato un derivato dal suo punto forte. Proprio per via della collocazione politica particolare, si è trattato di un barCamp piuttosto strutturato (addirittura finendo con il rispettare una precisa scaletta, in quanto nessuno si faceva avanti per proseguire con il proprio intervento dopo averne sentito un’altro) e questo ha portato a “saltellare” tra argomenti anche particolarmente diversi e slegati tra di loro (si aprivano filoni di discussione che però poi non avevano seguito e si passava quindi ad un altro filone completamente slegato dal precedente). Sicuramente gli organizzatori faranno tesoro di questa esperienza, tanto quanto i partecipanti stessi, che si troveranno maggiormente a loro agio ad un altro barCamp, magari organizzato in un ambito meno “formale”.

Una ulteriore nota va fatta pervenire in qualsiasi modo agli organizzatori: ragazzi, almeno un cartello, una freccina, ad indicare dove stava il barCamp, valeva la pena metterla… Nel seminterrato i cellulari non prendevano e noi abbiamo vagato per Palazzo Ducale almeno 30 minuti prima di immaginare che il barCamp potesse stare al piano 0 (ovvero il -1) insieme agli workshop…

Al di la del barCamp in se, comunque,  mentre pensavo a cosa dire (ovviamente non sapevo di dover intervenire fino a 2 ore prima dell’evento, di cui si erano occupate altre persone in Associazione :P), mi sono balenate in mente una serie di idee alle quali, ripensandoci, trovo comunque utile dare un seguito al di la del mero intervento di Genova (che comunque non le ha viste rientrare nel poco tempo a mia disposizione).

In particolare, mi interessa approfondire il discorso della “territorialità” (vista, presa, presenza sul “territorio” e significato del termine “territorio” stesso) legato alle associazioni del panorama del Software Libero, piuttosto atipiche sotto questo profilo.
Infatti se la territorialità tipica dell’associazionismo spicciolo (quindi quello politico, ad esempio, o legato al volontariato) ha una connotazione territoriale molto geografica (gruppi che si riconducono ad un quartiere, una via, o addirittura un condominio), esiste una “diversa territorialità” che è quella del Web. In questo ambiente, le persone si incontrano per interessi comuni, più che per “geografia comune”: esiste allora un “luogo blogsfera” (proprio quel non-luogo che si definisce autoreferenziale in una ormai annosa quanto inutile diatriba), esiste un “luogo YouTube” (che raccoglie i visitatori dell’omonimo sito-community), un “luogo del.icio.us) e perché no, anche un “luogo Second-Life”. In questa “geografia degli interessi” le persone si incontrano virtualmente come prassi, e si emozionano nel momento dell’incontro fisico. Esattamente l’opposto di quello che accade nel mondo fisico: come dicevo a gizm0 (che ho incontrato proprio al greenCamp di Genova), se da una parte si dice, al primo incontro standard (in questo caso, fisico) “Ciao gizm0! Che figo ho visto il tuo sito web!”, dall’altra parte si dice “Ciao gizm0, che figo, ti ho incontrato di persona!”.
Si tratta di due realtà diverse, con le quali siamo ormai abituati a convivere (al punto che sono ormai anni e anni che si (s)parla di “vita nel cyberspazio”.

Nel panorama dell’associazionismo legato al software libero però (almeno per quella che è l’esperienza legata all’Associazione Culturale OpenLabs) ci sono dei richiami ad entrambe le realtà, con un miscuglio di caratteri davvero strano e che merita di essere analizzato attentamente (imho). L’area di azione dei LUG (o simili, visto che OpenLabs non è [solo] un LUG) è piuttosto ristretta geograficamente: proprio per loro connotazione caratteriale, i LUG nascono in un comune, provincia o comunque in una zona geograficamente delimitata come punto di aggregazione fisica di una serie di persone che condividono una stessa passione/interesse nei confronti di Linux e del software libero in senso più ampio (quindi caratterizzati da una territorialità prettamente fisico/geografica).
D’altro canto, i LUG sono formati da utilizzatori di software, che oggi significa (nella quasi totalità dei cosi) anche utilizzatori della rete e degli strumenti che questa mette a disposizione (mailing-lists, siti web, wiki e via dicendo), che le danno quindi anche una caratteristica territorialità “virtuale”, proprio come una comunità web.
Quella più forte delle due però (quindi quella che poi ne caratterizza maggiormente l’aspetto territoriale) è quella “online”. Se infatti lo stesso gruppo trovasse sede due o tre quartieri “più in la”, non cambierebbe nulla, perché il numero di gruppi sul territorio italiano è tale da non riuscire a coprirlo in maniera cosi capillare (fortunatamente, in un certo senso).

A questo punto, abbiamo gruppi che raccolgono “in un luogo relativamente vicino” persone che vengono da “tutta una vasta regione geografica” (la Provincia di Milano ad esempio). Ma il contatto con il territorio geografico allora? OpenLabs ad esempio non ha quasi nessun contatto con il territorio geografico più vicino alla propria sede. Non conosciamo gli inquilini dei palazzi limitrofi, non organizziamo incontri a loro dedicati, non ci facciamo vedere ne ci pubblicizziamo particolarmente.

Questo è senza dubbio un limite (e non voglio credere che sia solo legato ad OpenLabs) e quindi, in prospettiva, un ambito di miglioramento. Il succo del discorso sta nella domanda: “Come migliorare il contatto con il territorio geografico? Come entrare maggiormente in contatto con vie, quartieri, palazzi, senza snaturare la realtà che fa di OpenLabs un esponente di spicco del panorama del software libero italiano?”. Forse parte della soluzione l’abbiamo involontariamente trovata e compresa con la partecipazione alla manifestazione Fa La Cosa Giusta! di qualche mese fa a Milano. In quell’ambiente, non direttamente legato al mondo dell’OpenSource (come invece accade per la quasi totalità delle altre manifestazioni a cui un LUG normalmente partecipa), ci siamo trovati di fronte alla possibilità di entrare in contatto con persone “non interessate” dal Free Software in se, ma che si sono scoperte tali nel momento in cui, incuriosite dal pinguinone presente al nostro stand, si sono avvicinate per chiedere.

Le fiere di paese, potrebbero essere un modo “non convenzionale” di dare visibilità al mondo del software libero che può funzionare molto piu efficacemente di tutti i LinuxDay che vengono organizzati in Italia e che hanno nella ristretta cerchia dei “già interessati/incuriositi” il loro target principale.

In questo specifico esempio, il problema della territorialità più spicciola (vie, quartieri, palazzi) ovviamente rimane, ma una bancarella al mercato rionale non potrebbe fare al caso? O andare a distribuire cd in quelle realtà locali per eccellenza (biblioteche, centri culturali, negozi, parchi)?

Potrebbe essere una strada interessante per diffondere il software libero, sulla quale invito “tutti i miei lettori” (me stesso?) a riflettere ulteriormente, ed eventualmente approfondire in una sede opportuna (se c’è interesse, potremmo organizzare anche un barCamp tematico presso la sede di OpenLabs :P)

Discussione sulla GPLv3…

Questa mattina, in Associazione, abbiamo discusso di GPLv3, grazie al prezioso contributo di Cristian Rigamonti, socio storico di OpenLabs e “nostro inviato” (lui non lo sa però :P) presso la Free Software Foundation. L’intervento di Cristian, che ha analizzato la 3a bozza della GPLv3 uscita recentemente, chiarendo un po della sua storia e le principali differenze rispetto alla versione 2, è bastato a dissipare tutti (o quasi) i dubbi che ancora aleggiavano, complice la poca informazione che si legge a riguardo, sulla nuova GPL.

Innanzi tutto, condivido le motivazioni (che non conoscevo), che hanno portato alla necessità di sviluppare una nuova versione della GPL. La nuova normativa in materia di diritto d’autore (basata sul trattato WIPO, che ha dato origine al DMCA negli USA ed all’EUCD in Europa), e la necessità di difendere le 4 libertà fondamentali del software libero dagli attacchi portati da alcune applicazioni del DRM e dei brevetti (soprattutto software), rendono realmente necessaria una revisione della licenza. Voglio sottolineare che per la prima volta (non era infatti stato necessario/possibile con le versioni 1.0 e 2.0), la FSF ha deciso di portare avanti un lavoro realmente collaborativo, a cui ognuno può collaborare attivamente (la pagina linkata è ‘stet’, software javascript che consente di commentare in modo semplice e collaborato il testo, che verrà licenziato, e qui c’è sotto lo zampino burlone di Stallman, sotto GPLv3: si tratterà del primo software il cui solo scopo è quello di definire la licenza con la quale dovrà essere licenziato).

Decisione apprezzabile e democratica, quella di un lavoro maggiormente collaborativo, che ha portato sicuramente ad un rallentamento del processo di sviluppo, ma ad una nuova versione realmente “largamente condivisa” ed al pieno rispetto dell’idea del “do not harm” (“non fare cavolate”). Inoltre, si è sfruttata l’occasione per consentire una migliore internazionalizzazione (piu semplice applicabilità su territori diversi da quello degli USA) e compatibilità con altre licenze (davvero notevole lo sforzo profuso in questa direzione, a mio avviso ampiamente premiato dalla finalmente raggiunta compatibilità con la licenza Apache 2.0).

Non starò a dilungarmi piu di tanto sui cambiamenti introdotti dalla GPLv3, che Cristian spiega piu che ampiamente nelle sue slides, ma mi limiterò a dire che: la GPLv3 non è “contro il DRM”, ma contro specifiche applicazioni dello stesso, in particolare, quelle che non consentono l’applicazione delle 4 libertà fondamentali del software libero. Interessante anche la necessità di includere adeguate “note di installazione” che consentano all’utente di poter effettivamente godere di queste libertà (il caso TiVo insegna).

Altrettanto interessante il pragmatismo che la FSF (e Stallman) sono riusciti a tenere nell’affrontare lo spinoso problema dei brevetti software, cercando (ed a mio avviso ottenendo nella maggior parte dei casi) di difendere allo stesso tempo gli utenti del software libero e di non scoraggiare le aziende detentrici di brevetti dal contribuire al software libero. In particolare, molto interessante i due paragrafetti che sono stati inseriti in seguito agli accordi Microsoft-Novell, che porterebbero da una parte Novell a non poter piu distribuire quel codice (“terminazione” della licenza), oppure a rivedere l’accordo affinchè la “non ostilità” si applichi a tutti gli utenti di quello stesso software, indipendentemente dall’essere o meno clienti Novell (e, aggiungo, dall’essere o meno negli USA, unico paese civilizzato a consentire un obrobrio come la brevettazione delle idee).

Sono davvero contento del lavoro fatto, anche se qua e la (soprattutto in materia di brevetti non software) mi sarebbe piaciuta una posizione piu ferma e decisa, che so però non essere politicamente accettabile.

Riunione dei gruppi di Milano

Venerdi sera, presso la sede dell’Associazione, si è svolto un primo informale incontro tra esponenti di tutti i gruppi della provincia di Milano che si occupano di diffusione e promozione di GNU/Linux e del Software Libero ed OpenSource (ne ho contati 9, che sono quelli che avevo interpellato, se me ne sono perso qualcuno me lo si faccia presente! :P)

Purtroppo alcuni gruppi non si sono presentati, ma credo proprio che sia stato il poco preavviso (una settimana o poco piu) e il fatto di aver scritto direttamente alle persone anzichè formalmente ai gruppi stessi.  Mi auguro sinceramente che ai prossimi incontri ci possano essere tutti, in modo da allargare al massimo il consenso delle decisioni prese.

Le proposte che sono emerse da questa prima riunione sono essenzialmente tre, e vanno dalla rimessa in opera di milano.linux.it, all’organizzazione di un evento su DRM, Trusted Computing e Privacy, alla stesura condivisa di una riflessione sulla GPLv3 da portare poi come tavolo di lavoro alla LUG Conference di Cosenza.

I gruppi presenti (SemLUG, OpenLabs, POuL e LUG Bocconi) erano particolarmente entusiasti di lavorare insieme, e proprio questa bella atmosfera mi fa ben sperare. Vediamo un po cosa ne viene fuori 🙂

GPL-3-alpha3

E’ uscita la terza bozza della GPLv3.

Le modifiche sono molte, ma sicuramente la più importante è la rinnovata intenzione di mantenere un filo di compatibilità con la GPLv2 e la mitigazione delle clausole relative ai DRM. Sono assolutamente d’accordo con Linus Torvalds: il DRM non è male in quanto tale, ma è male nella sua attuale implementazione. Ma se l’implementazione è software, non possiamo scrivercela come ci pare? L’importate è che ci siano le specifiche? Non le abbiamo mai avute, per moltissimo dell’hardware in commercio… non sarà questo a fermarci…

Anche l’introduzione di aspetti che limitano l’uso di brevetti, mi trova assolutamente d’accordo. Sono profondamente contrario a brevetti e proprietà intellettuale, a 360°.

Sono molto contento. Ora attendiamo fiduciosi la quarta bozza (tra 2 mesi) e poi la release finale, e spariamo in bene 🙂

SCO contro Linux – Ultimo atto?

Dopo anni di querelle tra SCO ed IBM in materia di codice sorgente, la situazione comincia a chiarirsi, anche grazie all’emergere dei primi numeri reali.

SCO, per chi non fosse al corrente, aveva qualche anno fa dichiarato di possedere parte della “proprietà intellettuale” (orribile terminologia) del kernel di Linux e pretendeva per questo il pagamento di una licenza da parte di ogni utilizzatore del famoso kernel opensource. SCO, forte anche degli oltre 50 milioni di dollari che Microsoft avrebbe versato nelle casse del fondo d’investimento BayStar Capital nel 2003, è riuscita a tenere aperta la causa fino ad oggi, asserendo da un lato di possedere una “montagna” di codice sorgente che proverebbe la violazione da parte dei programmatori di Linux, dall’altra di non poter rivelare il contenuto di questo codice sorgente per motivi di proprietà intellettuale.

Secondario il fatto che SCO stessa abbia per anni distribuito sotto licenza GPL la propria distribuzione GNU/Linux chiamata Caldera.
Oggi emerge che il codice su cui SCO potrebbe vantare effettivamente qualche diritto, è composto da “ben” 326 righe di codice, essenzialmente composto da commenti (eh già, nel codice sorgente si inseriscono, per semplicità, anche commenti, anche se questi non vengono poi inclusi nell’applicativo compilato) e da semplici “header files” (files di definizioni), mentre la stessa SCO violerebbe il copyright di IBM, principale attore della querelle in quanto detentrice di numerosi diritti sullo Unix di cui SCO è proprietaria, per un totale di circa 700.000 righe dello stesso codice.

Sembrerebbe quindi volgere al termine questa vicenda, che inizialmente aveva preoccupato alcune delle grandi aziende che hanno investito in GNU/Linux (non ultima la stessa IBM) prima di rivelarsi un bluff, confermato dalla conferma di oggi.

Non tutto il male vien per nuocere però: questa esperienza è stata utile per verificare la solidità giuridica della licenza GPLv2. Il fatto che ne esca vincente, da maggiore forza alla licenza stessa ed a tutto il movimento software a cui da origine.

Era un plugin…

E’ quasi una settimana che bestemmio dietro a Gnome. Da quando ho aggiornato esd alla versione 0.2.37, Gnome ha preso a incastrarsi ad ogni avvio. Mi tocca riavviare esd per sbloccare il tutto.

Stasera, ho deciso che avrei corretto il problema, e cosi è stato. Creato un nuovo utente, e notato che tutto funzionava bene per lui, sono andato un po alla volta, per esclusione, a scoprire che il problema stava nella cartella .gconf, poi nella sottodirectory apps, poi in evolution, ed infine a scoprire che la cartella eplugins incastrava il tutto.

Non sono andato piu in la. Cancellata quella cartella, il sistema funziona a dovere, e ho solo dovuto riconfigurare i plugin abilitati.

Va bene cosi.

EDIT: rimangio tutto. Il problema sembrava risolto, non lo è.