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Rifare una macchina con rsync

E’ possibile “migrare” da una macchina all’altra usando rsync?

Si. Facendo attenzione all’hardware, alle partizioni, al /proc, /sys e /dev, all’accelerazione grafica, al suono e via dicendo, ma si.

Ora però, dopo 4 ore di lavoro su questo, vado a dormire.

Altri soldi per SCO…

[ oneOpenSource: SCO riceve un finanziamento da 100 milioni di dollari, nuove guerre legali? ]

Recentemente, come riportato dal blog Pettinix, SCO ha ricevuto un finanziamento dalla Stephen Norris Capital Partners (SNCP) di ben 100 milioni di dollari. La donazione farà uscire dalla bancarotta la società americana.Jeff Hunsake, presidente di SCO Group, dichiara che il finanziamento ricevuto farà tornare in vita la propria società. Ma SNCP ha già dei piani anche per quanto riguarda le cause legali intentate da SCO…

Sembrano i bambini con le automobiline a gettone… un altro gettone da 100 milioni di dollari, un altro giro di fud

Fermarsi un passo prima della meta

o-key.jpgPer conto dell’Associazione Culturale LIFOS, mi sono occupato negli ultimi giorni dell’attivazione del servizio di HomeBanking che consente la gestione e movimentazione del conto dell’Associazione.

Essendo la banca presso la quale abbiamo aperto il conto sociale (Banca Prossima) parte del gruppo “Intesa Sanpaolo” (il cui homebanking funziona senza problemi con Linux), mi aspettavo di non incontrare particolari problemi derivanti dall’uso di software libero.
Così, ricevuta la mia “O-Key” (un banale token RSA che tutto il gruppo Intesa Sanpaolo sta adottando), e dopo una serie di peripezie legate all’attivazione della stessa, scopro (a mie spese) che la funzione di “Primo accesso” non funziona manco a spingerla con Firefox e Linux. Provo quindi con una macchina Windows, e tutto fila liscio come l’olio.
Attivato quindi codice utente e codice pin, provo ad effettuare il login tramite Linux, e mi trovo di fronte ad un muro bianco, con in testa la scritta “Patti Chiari”.

Chiamo quindi il servizio clienti, e quando riesco finalmente a mettermi in contatto con un essere respirante, gli pongo la fatidica domanda: “Supporto per Linux e Firefox?”. Costui, gentilmente, mi spiega come il supporto sia disponibile per Firefox ma non per Linux, e che pertanto, se il mio problema non si presenta con Firefox su Windows, loro non possono farci niente. Risposta prevedibile, e prevedibile reazione mia: “Pazienza, sarò costretto a cambiare banca. Clic.”

Non domo, riprovo il login su Window, confermo cliccando il pulsantino nella pagina intitolata “Patti Chiari”, ed ecco il mio homebanking a disposizione. Colto da sagacia fulminante quanto effimera, tento nuovamente il login da Linux (niente pagina “Patti Chiari” stavolta, essendo già stata “accettata” tramite Windows), ed ecco magicamente apparire l’homebanking tanto “agognato”.

Ora, non sò cosa abbia quella paginetta inutile di tanto storpio da non funzionare con Linux ma non dare problemi su Firefox e Windows, ne sinceramente la cosa mi interessa particolarmente (un testo con un pulsante, mah), ma la domanda è: possibile che ci si fermi sempre ad un passo dalla meta?

Naturalmente ho scritto a Banca Prossima, facendo presente la questione, e fornendo quante più informazioni in mio possesso possibili al fine di risolvere il problema, ma a volte mi chiedo se di fronte a queste cose (così come davanti ai formati proprietari della pubblica amministrazione) non valga la pena, di tanto in tanto, di fare un po più il “duro” e lasciarli a bollire nel loro brodo, magari parlandone male a destra ed a manca…

Ancora di numeri e sistemi operativi

Secondo post in due giorni dedicati alle statistiche che periodicamente la società francese XiTi Monitor pubblica sul proprio sito web: dopo aver parlato, ieri, di browser web, oggi è il turno dei sistemi operativi.

Avevo già affrontato il discorso delle quote di mercato relative ai sistemi operativi qualche tempo fa, e concludendo proprio chiedendomi quali fossero le percentuali “assolute” del mercato. XiTi Monitor sopperisce a questa mia domanda con dati particolareggiati e molto interessanti. Una doverosa precisazione da fare sotto questo punto di vista, è legata alla natura stessa dei dati pubblicati: le statistiche vengono condotte sulla base di visite a siti web e quindi (soprattutto per i sistemi operativi) vanno presi con le pinze.

I dati, in ogni caso, non lasciano spazio a particolari interpretazioni: i sistemi operativi della Microsoft raccolgono un totale del 95% del mercato, come preventivabile. Relegati al ruolo di comparse Apple MacOS X (3,7%, più o meno equamente distribuiti tra piattaforma PPC ed Intel) e Linux (0,9%).

Dato però importante è quello delle variazioni su base annua, che vedono i sistemi operativi “alternativi” rosicchiare quote di mercato al colosso Microsoft (che d’altra parte non può far altro che, da buon monopolista, seguire l’andamento di un mercato dal proprio punto di vista completamente saturo): mentre i sistemi operativi Windows passano da 95,49% a 94,96% (stabilizzatosi poi sugli ultimi due mesi dell’anno), sia MacOS X che Linux guadagnano punti percentuale durante il 2007, rispettivamente 0,49% e 0,11%.

Sicuramente più interessante l’analisi delle variazioni all’interno della piattaforma Windows, con il (prevedibile) “balzo” di Windows Vista (rilasciato a fine gennaio al mass-market, ottiene un poco convincente 11,57% a dicembre) che però non va ad intaccare solamente le quote di Windows XP (che perde solamente l’8% delle quote di mercato, assestandosi a quota 83,7%) ma soprattutto i sistemi più vecchi (Windows 2000 perde più del 2%, Windows 98 l’1%, Windows ME lo 0,5% circa): che uno dei meriti di Windows Vista sia stato (perlomeno) quello di dare spunto per un rinnovo del parco macchine più datato?

Non hanno ancora capito…

Non hanno ancora capito. Eppure è facile, soprattutto se pretendi di lavorare “nel campo”… e invece, zero: Microsoft non ha ancora capito che “sicurezza di un sistema” e “numero di patch pubblicate” non sono due fattori direttamente proporzionali.
Ancora in questi giorni, è stata pubblicata sul blog di Jeff Jones una ricerca (condotta da un team di Microsoft, ndr) secondo la quale Vista è più sicuro di XP, relativamente al suo primo anno di distribuzione. E fin qui, nulla da obiettare: se non fosse stato questo il risultato, ci sarebbe seriamente da chiedersi che cazzo sono pagati a fare, a Redmond, o no?

La cosa che mi fa girare gli emenicoli, invece, è che la ricerca come al solito non si limita a fare un paragone tra i due sistemi controllati da Microsoft, ma cerca di menare qualche “picconata” alla concorrenza, ricadendo nella solita “figura di m”. Infatti dalla ricerca si evince che Vista (ma anche lo stesso XP) è decisamente più sicura di Red Hat Linux, Ubuntu 6.06LTS nonchè (naturalmente) Apple MacOS X. Tutto questo, basandosi sul matematico conteggio settimanale degli aggiornamenti “di sicurezza” (spero che abbiano almeno filtrato i soli aggiornamenti di sicurezza!).

A dimostrazione che la teoria di Microsoft non sta in piedi, ci pensa Secunia (“indipendente”, magico suono…). Qui troviamo la pagina dedicata alle vulnerabilità trovate in Windows Vista, mentre qui troviamo quella relativa a Ubuntu 6.06 LTS (se volete confrontare i dati anche di Apple MacOS X e RedHat Enterprise Linux 4 WorkStation, li trovate rispettivamente qui e qui).

Cominciamo dal numero di vulnerabilità rilevate. A parte il mese di dicembre (dove evidentemente, durante le feste ed a causa del freddo, gli analisti di sicurezza hanno concentrato i propri sforzi su Vista), le vulnerabilità rilevate su Windows Vista sono effettivamente numericamente inferiori a quelle di Ubuntu. Inutile dire che Ubuntu porta con se una quantità di software non indifferentemente maggiore di quella che si porta dietro Windows Vista: nella ricerca in effetti, si fa riferimento ad un “reduced software set” che tenga conto di questo “dettaglio”, peccato che poi le vulnerabilità conteggiate a Ubuntu 6.06 da Microsoft siano 224 contro le 134 rilevate da Secunia. Tralasciamo e proseguiamo.

Anche la tipologia delle falle rilevate è importante. Ci sono infatti falle che compromettono l’intero sistema, altre che invece possono portare al più al crash di una certa applicazione. Sotto questo profilo, possiamo rilevare che di falle dichiarate “estremamente”, in Ubuntu, non ce ne siano, mentre quelle “molto” critiche siano al 21%. Per Vista invece, di falle “estremamente” critiche, ce ne sono il 6%, al quale si deve aggiungere un 41% di falle “molto critiche”. Certo i numeri non sono dalla parte di Vista, dato che in totale, quel 47% di falle “estremamente e molto” critiche sono numericamente parlando solamente 8 falle, mentre in Ubuntu il 21% di falle “molto” critiche raggiunge le 28 unità.

Potrei dilungarmi ancora sulla possibilità di fruttare o meno da remoto una certa vulnerabilità (questione sulla quale, per inciso, dirò che Vista si comporta sorprendentemente bene), o sull’impatto di queste vulnerabilità sul sistema (aspetto sul quale invece Vista si rivela piuttosto sensibile), ma non lo farò così in dettaglio. Infatti, falle o non falle, pericolose o meno, alla fine il succo del discorso è che, a prescindere dal numero degli aggiornamenti, è importante la qualità del lavoro fatto (ossia: la patch risolve o meno il problema?). Sotto questo aspetto, il grafico presentato da Secunia è piuttosto eloquente: in Vista persiste, al 1 gennaio 2008, una vulnerabilità non corrette, mentre in Ubuntu tutte le falle segnalate sono state corrette, che siano più numericamente maggiori o meno di quelle di Vista.

Naturalmente il discorso potrebbe essere allargato anche a Red Hat Linux e Apple MacOS X, ma non era questo il mio intento: volevo semplicemente far vedere come a volte, fare demagogica propaganda per il gusto di farla cercando di affossare i propri avversari, non porta a grandi risultati. Se Jeff si fosse limitato a dire che Vista è più sicuro di XP, avrei anche potuto applaudirlo. Ma il marketing è marketing, e se lui non resiste alla tentazione di spalare palle sul conto degli altri “player” del mercato, io non farò sforzi per resistere alla tentazione di smontare le cose che dice…

PS: ahm… vale far notare che Vista è uscito il 30 gennaio 2007, e quindi è “in corso di diffusione”, mentre Ubuntu 6.06 è uscita (per l’appunto) a metà 2006 e quindi è già decisamente “diffusa”, o è colpire sotto la cintura?

Conferenza Linux in Bovisa

dscf1110.jpg Questo pomeriggio, per conto del POuL ed in collaborazione con la Terna Sinistrorsa dei campus di Leonardo e Bovisa, ero tra i relatori dell’incontro-conferenza su GNU/Linux che si è tenuto in L09 (bellissima aula) presso la sede del Politecnico di Milano di Bovisa.

La presentazione che ho fatto, è stata la solita, “Introduzione a Linux“, semplicemente ritoccata in qualche punto (ho appena fatto l’upload delle nuove slides), quindi niente di particolarmente eccezionale.

Sinceramente mi aspettavo parecchia meno gente delle 100-150 persone che sono arrivate: abbiamo letteralmente “fumato” gli 80 live-dvd di Polibuntu che erano stati preparati, lasciando parecchia gente (quasi metà sala) a bocca asciutta (e bisognerà provvedere a far pervenire all’ufficio della Terna in Bovisa i dvd mancanti quanto prima). Sono estremamente contento di come sono andate le cose; molto molto contento.

I miei personali complimenti vanno a Luca Endrizzi perl’organizzazione, a Vincenzo Ampolo che ha diviso con me “la scena”, ed a tutta la Terna di Bovisa per l’ottimo lavoro fatto.

Tre, 6120 e Linux

Nokia 6120 Classic Era un po’ di tempo che ci pensavo. Le mie spese telefoniche erano arrivate ad un punto tale da non essere più economicamente sostenibili, paragonate al servizio offerto. Tariffe vantaggiose, Vodafone ne offre parecchie, ma niente che facesse realmente al caso mio: cercavo una tariffa forfettaria, che mi consentisse di fare tutte quelle brevi chiamate quotidiane, e non sperperare denaro in scatti alla risposta, chiamate carissime verso gli altri operatori telefonici, e via dicendo.

Su consiglio di Elena e di Guido, ho analizzato le tariffe “Zero” di Tre, e definito che la tariffa Zero7 è tutto sommato quello che cercavo. L’impegno economico (55 euro al mese) non sono proprio spiccioli, ma considerando quello che spendevo fino a ieri con le ricariche, sarà un considerevole risparmio. In più, sottoscrivere una tariffa del genere per una durata di 23 mesi, mi da la possibilità di avere gratuitamente (senza pagare nulla sull’unghia) un telefonino in comodato d’uso gratuito. La scelta era piuttosto ampia, ma avevo già deciso un po’ di tempo fa di provare un Nokia, e dopo aver valutato la possibilità di prendere un E61, al quale purtroppo mancano il sintonizzatore radio (per me piuttosto importante) e una fotocamera integrata (sulla quale avrei anche potuto sorvolare), ho optato per un 6120 Classic, con l’opzione X-Series (che mi consente ad esempio di essere rintracciabile su Skype direttamente dal telefonino).

Inizialmente dubbioso per via di alcune recensioni pesantemente negative lette qua e la (una in particolare), alla fine ho deciso di tentare la sorte, e sinceramente non me ne pento. Il 6120 Classic è un buon telefono, pur non essendo il top di gamma (non ha connettività wi-fi, ad esempio, e la fotocamera è di “soli” 2 megapixel): il software (il mio primo Symbian) pare piuttosto ben fatto, i menu sono facilmente accessibili e ben configurabili. Note negative, i tasti un po’ troppo piccoli, una leggermente sottodimensionata (ad usarlo dura una giornata), e l’applicazione web di Tre che è stata linkata nel posto più comodo (per Tre) possibile da immaginare (ma era lo stesso con il tasto “Vodafone Live!” sul Sony Ericsson che avevo prima).

La rogna più grande di questi primi giorni è stata senza dubbio il tentativo di spostare la rubrica dal pc (o dall’altro cellulare) al Nokia. Infatti questo interpreta un file vcf come una singola scheda, quindi esportare la rubrica tramite un singolo file (cosa che ad esempio fa il Sony Ericsson) porta alla memorizzazione di un solo contatto, il primo. Per di più, il recente upgrade di OpenSync alla versione 0.34 ha “rotto” una serie di dipendenze, tra cui la gui di sincronizzazione (Multisync-GUI) che non compila più con la nuova versione (e non ho voglia di fare downgrades). Mi sono quindi trovato a dover giocare da riga di comando con syncml-obex-client e msynctool: quest’ultimo deve avere qualche rogna (immagino ancora legata alla nuova versione di OpenSync) perchè non riesce ad eseguire correttamente la sincronizzazione via bluetooth (Unable to find the conversion path), mentre il primo si è rivelato lo strumento giusto, una volta afferrata la rogna dei files vcf. Alla fin fine quindi è bastato suddividere un unico enorme vcf esportato da Evolution in tanti piccoli file, e poi passarli tramite –add al syncml-obex-client che ha pensato a trasferirli sul telefono.

Non si può quindi parlare di sincronizzazione con Evolution, al momento, ma non appena msynctool sarà a posto, non credo ci saranno difficoltà di sorta.