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Alberto Angela – Roma

Immagine di Una giornata nell'antica RomaHo terminato di leggere “Roma”, di Alberto Angela, già una decina di giorni fà. La mancanza di tempo che ha trascinato questa breve recensione fino al 5 luglio è la stessa che ne ha prolungato il periodo di lettura ben oltre le previsioni, portandolo addirittura oltre il mese (che per 240 pagine è davvero tanto).

Il libro in sé non è male: Alberto Angela, da buon divulgatore, ci guida con coinvolgimento lungo una giornata nell’antica Roma, spiegandone aspetti poco noti ed angoli misteriosi. Il metodo è originale ed interessante, il risultato forse a tratti più “pesante” dell’auspicabile, alle volte un po’ troppo “ispirato” al mondo della televisione. Tutto sommato accettabile e ben digeribile, anche se non condivido completamente alcuni commenti entusiastici lasciati su Anobii.com.

Un libro consigliato per “spezzare”, magari, tra un “La Casta” ed un “Shock Economy”, cercando rifugio in un passato lontano ma (scopriremo) alle volte molto più vicino di quanto immaginiamo…

Commento su Anobii.com:

Alberto Angela, da buon divulgatore, ci guida con coinvolgimento lungo una giornata nell’antica Roma, spiegandone aspetti poco noti ed angoli misteriosi. Il metodo è originale ed interessante, il risultato forse a tratti più “pesante” dell’auspicabile, ma tutto sommato accettabile e ben digeribile.

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Mauro Paissan – Il mondo di Sergio

Immagine di Il mondo di SergioQualche settimana fà, durante una delle puntate di “Che tempo che fà”, venne intervistato Mauro Paissan (giornalista e deputato per tre legislature, ha fatto parte della commissione di vigilanza Rai ed è componente, dal 2001, del Garante per la Privacy), che presentava il suo ultimo libro, “Il mondo di Sergio”. Il semplice fatto che fosse introdotto da Stefano Rodotà mi spinse a comprarlo, ed oggi, finito di leggere in un paio di settimane, sono qui a commentarlo.

“Il mondo di Sergio” è un libro al contempo “soffice” e angosciante. E’ soffice nei toni, nella pacatezza con cui Paissan racconta le vicende di Salvatore, Elvira e Sergio Piscitello: niente urla, niente strepiti, solo impressioni, fatti, vita comune, dolore. E’ angosciante, invece, nei contenuti: una famiglia lasciata sola di fronte ad un problema più grande dell’immaginabile, lasciata sola per 39 anni dalle istituzioni, dalla medicina, dalla scienza, dallo Stato, a combattere quotidianamente con il dolore.

Sergio è un ragazzo autistico. Nasce quando l’autismo non è ancora conosciuto approfonditamente, e la diagnosi tardiva porterà non pochi problemi, nel seguito della sua storia. Sergio è un ragazzo autistico e violento, le sue aggressioni ai genitori diventano piuttosto presto un fatto quotidiano, quasi ineluttabile. Sergio è un ragazzo capace di amore ed affetto, al contempo amato e seguito dai genitori, che alternano persino il lavoro (una la mattina, uno il pomeriggio) per poter accudire un figlio tanto sfortunato. Alla soglia dei 40 anni, Sergio viene ucciso dal padre, in un estremo atto d’amore, quando diviene chiaro e lampante il problema del “dopo di noi”, che affligge senza soluzioni le famiglie dei portarori di handicap così gravi. Il libro ci narra la vita quotidiana della famiglia Piscitello, i tentativi di trovare aiuto, soluzioni, cure, la solitudine in cui vengono costantemente rigettati da chi dovrebbe dare loro assistenza. Una storia che non è unica nel suo genere, ma coinvolge tante famiglie che, nel silenzio, trascinano il loro profondo ed angosciante dolore.

Questo libro vuole aprirci gli occhi sul mondo dell’handicap (prima ancora che su quello dell’autismo) e ci mostra come la nostra società sia ancora profondamente inadeguata, come la Giustizia non sia pronta a comprendere, come la medicina non sia pronta ad aiutare. Il dibattito politico su questi argomenti (che sfociano poi anche nell’eutanasia, se vogliamo) è spesso sterile, visto e gestito da “non coinvolti”, che spendono parole e tempo mentre dall’altra parte della barricata c’è gente che soffre.
Lo fa con toni pacati, senza dare giudizi e senza pretesa di convincere; è un modo di raccontare a cui non siamo più abituati, e che dovremmo forse ritrovare anche nel quotidiano.

Commento su Anobii.com:

Questo libro vuole aprirci gli occhi sul mondo dell’handicap (prima ancora che su quello dell’autismo) e ci mostra come la nostra società sia ancora profondamente inadeguata, come la Giustizia non sia pronta a comprendere, come la medicina non sia pronta ad aiutare. Il dibattito politico su questi argomenti (che sfociano poi anche nell’eutanasia, se vogliamo) è spesso sterile, visto e gestito da “non coinvolti”, che spendono parole e tempo mentre dall’altra parte della barricata c’è gente che soffre.

Una (lunga) domenica alla Fiera del Libro

Fiera Internazionale del Libro 2008 Portare il sottoscritto in una libreria è come accompagnare un bambino al negozio di caramelle. Se poi vado alla Fiera del Libro e per di più da solo, senza alcun controllo, le cose rischiano di mettersi davvero male. In realtà sono riuscito a contenere le pulsioni più basse e mi sono limitato ad acquistare 4 libri per me e uno per Laura.

Ma procediamo per ordine, cominciando dalla Fiera in sé: come era prevedibile, l’interesse medio per un visitatore “non del settore”, per quel che riguarda gli espositori, è praticamente nullo. Gli espositori sono quasi esclusivamente editori, molti dei quali piccoli e/o di nicchia, alcuni dei quali intenzionati a vendere libri in grande quantità (soprattutto gli espositori più grandi). Non è dissimile, per intenderci, dal recarsi in libreria, con la differenza che alla Fiera del Libro ci si trova immersi in una folla vociante dieci volte superiore a quella a cui siamo esposti andando quotidianamente in libreria. Insomma, roba che non fa per me.
La nota positiva, sotto questo profilo, è indubbiamente la quantità di gente presente in Fiera: davvero considerevole. Soprattutto ho notato la presenza di molti, moltissimi giovani, alle volte presenti anche agli incontri con gli autori. Un segnale positivo, in netta controtendenza rispetto a quello che da tempo si va dicendo sul mondo dei libri, e sul quale bisognerebbe probabilmente indagare più a fondo: che siano stati solo ed esclusivamente ragazzi portati “a spasso” dalle famiglie? La Fiera Internazionale del Libro è certamente una forma di spettacolarizzazione del mercato del libro, un evento che attrae (tra gli altri) migliaia di persone interessante poco o nulla all’argomento centrale dell’esposizione, quanto dalla “mondanità” dell’evento: una sorta di Smau della scrittura. Fiera Internazionale del Libro 2008Il problema è, come al solito, discernere le varie componenti della ressa presente: nelle sale, durante gli incontri con gli scrittori (gratuiti), raramente ho visto gente distratta o intenta a fare altro che non seguire l’intervento dell’autore, il che potrebbe individuare, nel pubblico di questi incontri, quella componente colta e/o interessata di cui sopra. A questo punto la cifra: agli incontri non erano mai presenti più di 500 persone, nonostante le sale (in particolare quella gialla) ne potessero contenere decisamente di più: se paragoniamo questo valore alle migliaia di persone che ho visto entrare in Fiera, direi che si torna abbondantemente all’interno delle statistiche che costantemente ci dicono che in Italia si legge poco, e sempre meno (solo cinque milioni di italiani leggono più di 7 libri l’anno).

Per quel che mi riguarda, l’aspetto indubbiamente più interessante della Fiera (e motivo che mi ha spinto alla sfacchinata di 400 chilometri ed all’estenuante giornata passata quasi sempre in piedi) è stato quello degli incontri con gli scrittori. Vedere in carne ed ossa persone che conosciamo quasi intimamente tramite la loro prosa, poterci alle volte persino parlare, avvicina moltissimo le persone alla lettura. Sentir descrivere dall’autore le intenzioni che lo hanno portato a certe scelte, a certe rinunce, a certi meccanismi narrativi, a certe strade professionali, cambiano il modo di vedere anche il singolo libro che si tiene in quel momento tra le mani (magari in attesa, perché no, di una firma con dedica, aspetto indubbiamente della spettacolarizzazione di cui sopra).
Avevo programmato la mia giornata in Fiera: la mattina visita ai padiglioni (tre più uno, benché piuttosto ampi), al pomeriggio una serie di interventi da seguire: Carlo Lucarelli, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ed infine Giorgio Faletti (dalle 20:00, sempre che mi restasse voglia, visto il mio atteggiamento a volte fin troppo critico nei confronti delle scelte narrative del noto autore). A questi si sono aggiunti, strada facendo, il doppio incontro con Clive Cussler, quello con il giudice Imposimato ed un intervento comico di Natalino Balasso (questi ultimi due organizzati da Ibs.it), scoperti al momento di andare a ritirare il biglietto d’accesso agli altri eventi già menzionati.

Immagine di Doveva morireIl primo incontro in ordine cronologico è stato quello con il giudice Ferdinando Imposimato che ho sorpreso, a discussione già in corso, presso lo stand di Ibs.it (vero punto d’attrazione di tutta la Fiera, complimenti). Il tema, naturalmente, il suo libro sulla vicenda Aldo Moro (della quale si è occupato professionalmente sin dal giorno successivo la scomparsa del noto politico) dal titolo “Doveva morire”. Imposimato ha una certa età, eppure vederlo ribattere con forza e veemenza alle domande del pubblico, andando a trattare tasti dolenti della storia italiana, lascia affascinati. Il suo libro (che ho già acquistato qualche tempo addietro, ma che non avevo portato in Fiera, altrimenti me lo sarei fatto autografare) sarà certamente uno dei prossimi libri in lettura.

Ho poi colto l’occasione per assistere, dalle 14:30 in poi, all’incontro con Natalino Balasso: assolutamente esilarante. Il tempo era poco e sono potuto rimanere poco più di un quarto d’ora, ma ne è decisamente valsa la pena. Subito dopo (praticamente ho attraversato la Fiera di corsa) è stata la volta di Clive Cussler (sala gialla, enorme e piena a metà), alle 15:00. Sapevo di potermi trattenere poco (alle 15:30 cominciava l’incontro con Carlo Lucarelli, quello a cui tenevo maggiormente, dall’altra parte della Fiera), sebbene confortato dal fatto che ci sarebbe stato un secondo incontro, più ravvicinato, alle 16:30 presso lo stand di Ibs.it, ma quando l’incontro è cominciato con un quarto d’ora di ritardo mi sono detto che sarei potuto rimanere davvero poco.Immagine di Il tesoro di Gengis Khan
Quando poi l’introduzione di Marco Buticchi (dovrò provare a leggere qualcosa di suo, a proposito) ha cominciato ad andare per le lunghe, ho deciso che avrei atteso almeno che Cussler cominciasse a parlare, prima di andarmene. La prima domanda a Cussler è stata fatta alle 15:20, ed io sono schizzato fuori per correre alla sala Rossa che mancavano cinque minuti all’inizio, arrivando ovviamente che la piccola saletta (per la quale non erano state previste prenotazioni a biglietto) era già piena. Occasione persa, tanta rabbia, torno da Cussler che la sua conferenza è quasi terminata.

A quel punto, altra corsa verso lo stand di Ibs.it, acquistata in gran fretta una copia di “Il tesoro di Gengis Khan”, sono riuscito a mettermi in coda tra i primissimi (il terzo per la precisione) per l’autografo. Cussler è stato assolutamente strabiliante: ha guardato ognuno dei suoi lettori negli occhi, ringraziandolo subito dopo avergli autografato la copia portagli. Sicuramente dimostra una grande esperienza nel trattare (e gratificare) i suoi lettori, ma la contentezza che ho visto negli occhi di questo anziano scrittore mi hanno lasciato qualcosa dentro. Grazie Clive.
Immagine di L'ottava vibrazione

In attesa che cominciasse l’incontro successivo, alle 18:30, ho colto l’occasione per appostarmi all’uscita della Sala Rossa, dove doveva ormai aver terminato la sua lettura il buon Carlo Lucarelli. Arrivato nelle vicinanze, me lo trovo praticamente di fronte, riuscendo a scambiarci due parole dalle quali scopro che il libro tra i suoi che mi è piaciuto di più è poi quello che a lui è più caro, “Almost Blue”. In mancanza d’altro (anche il suo ultimo libro, “L’ottava vibrazione”, era rimasto a casa), gli porgo il mio fido tacquino che ora riporta una piccola dedica a firma di uno dei più grandi giallisti italiani. Peccato non essere riuscito a seguire la lettura in sala, ci tenevo.

Immagine di La derivaFattesi le 18:00 girovagando per la Fiera (incrociando per altro Travaglio, Gomez, Santoro e la bella Beatrice Borromeo), entro nella Sala Gialla dove sarebbe cominciato l’incontro con Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella con una buona mezz’ora di anticipo, godendomi un interessante spezzone di discussione sulla diaspora ebraica.
Inutile dire che Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno riempito la sala dove ci trovavamo (oltre la metà in più di Clive Cussler, per altro). Dopo l’importante introduzione di Ferruccio de Bortoli, le domande sono state davvero tante, interessanti e (quasi tutte) pertinenti. Il nuovo libro dei dure giornalisti ed autori, “La deriva” (che io ho acquistato il giorno della sua pubblicazione, pur non avendo ancora avuto tempo e modo di leggerlo), deve essere il degno successore di “La casta”, a giudicare da quanto i due autori sono riusciti ad anticipare durante l’incontro. Più che la presentazione di un libro, in ogni caso, è stata una profonda discussione sulle problematiche che i due libri mettono in risalto, non diversamente da quanto accadde qualche tempo fà con “Mani Sporche”, di Travaglio, Gomez e Barbacetto.

Immagine di Pochi inutili nascondigliInfine, abbandonato con leggero anticipo (verso le 20:50) la Sala Gialla, mi sono presentato all’ingresso della Sala dei 500 dove avrebbe dovuto cominciare, alle 20:00, la presentazione del nuovo libro di Giorgio Faletti, “Pochi inutili nascondigli” (da me acquistato nella mattinata, tra mille perplessità), alla presenza dell’autore stesso e di Antonio Ricci. Ho scoperto troppo tardi (altrimenti sarei rimasto fino alla fine da Rizzo e Stella) che la “lectio magistralis” di Sgarbi che precedeva l’incontro con Faletti, era cominciata con quasi 45 minuti di ritardo. Siamo così riusciti ad entrare in sala solo alle 21:00, dopo un’attesa al caldo della folla e senza potersi sedere (ne cenare) di oltre un’ora.
La presentazione in sé è stata piuttosto divertente: a Faletti manca molto il teatro ed il palcoscenico, si vede e si sente a pelle (oltre che averlo lui stesso affermato più e più volte). Sul libro, purtroppo, nessuna novità: sette racconti, ricchi di quel dettaglio “sovrannaturale” che mi ha fatto amare ben poco gli ultimi due libri di Giorgio. Lo leggerò, naturalmente, ma senza troppa fretta.

Nel complesso, una giornata davvero “importante”: sia sotto il profilo della fatica, sia sotto quello della soddisfazione.

Leggere sarà presto illegale?

Il Mondo è un bel Libro...Che in Italia non si legga, non è certo una novità. A darcene una ulteriore conferma ci pensa la AIE (Associazione Italiana Editori) che pubblica i dati relativi alla percentuale dei nostri connazionali che hanno letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi: il 43%, un buon 1,6% meno del 2006.

Di questo passo, presto sarà talmente poco diffusa l’abitudine di leggere libri, che risulteranno decisive le linee guida espresse da “1984” e “Fahrenheit 451”: i libri sono pericolosi perché fanno pensare, riflettere, comprendere. E viste le recenti conferme in tema di “pensiero” da parte degli italiani, direi che all’orizzonte non ci sono che nuvoloni neri…

Io, in ogni caso, oggi sarò alla Fiera del Libro, a Torino. Una giornata dedicata a me stesso (finalmente), un’occasione per vedere, ascoltare, capire (forse). L’idea è quella di passare la mattinata in giro per l’esposizione, e poi partecipare, nel pomeriggio, agli incontri con Lucarelli, Stella e Rizzo. Magari anche Faletti, più tardi, giusto per capire cosa ne penso di lui…

Sarà una fiera a cui Grillo è stato prima invitato poi “invitato a non inveire”, sarà una Fiera oggetti di contestazioni e manifestazioni, una Fiera dedicata ad Israele, sul quale andrebbe fatta una profonda riflessione. Sarà una Fiera, alla fine, comunque dedicata al Libro. Io vado per questo.

Roberto Saviano – Gomorra

Immagine di GomorraGomorra è un libro duro, in tutti i sensi: duro nel contenuto, duro nel lessico, duro nella costruzione fraseologica, con nessuna necessità di essere reso più semplice, perché è la vita a non essere semplice. La narrazione comincia subito pesante, complessa, ricca di metafore e descrizioni, mescolando parti autobiografiche, giornalismo d’inchiesta, denuncia ed analisi sociale in un mix che non è semplice digerire, soprattutto per coloro che non sono avvezzi alle letture impegnative (le oltre 300 pagine, sebbene possano sembrare poche, non lo sono).

Gomorra è un libro scritto da un ragazzo di 27 anni (oggi 29) che ha avuto il coraggio di dire ciò che altri hanno taciuto. Saviano sta pagando questo coraggio: vive sotto scorta in seguito alle minacce ricevute dalla Camorra stessa, che oggi cerca di delegittimarlo, di irriderlo, di ridurlo al silenzio mediatico prima ancora del silenzio fisico, di chiuderlo in un “cappotto di legno”.

Gomorra è un libro che ha venduto un milione e duecentomila copie, tradotto in 33 lingue per 41 paesi, citato tra i 100 libri più importanti del 2007 dal New York Times, risultato che va ad aggiungersi agli oltre 10 premi raccolti in due anni. Un libro dal quale è stato tratto un adattamento teatrale e del quale uscirà, venerdi prossimo (16 maggio) la versione cinematografica. Un libro che da due anni resiste praticamente inattaccabile in testa a tutte le classifiche di vendita, e non c’è da chiedersi perché.

Gomorra è un libro da vivere, non da leggere. E’ un pugno nello stomaco, è un vetro che si infrange, è rabbia, è una realtà violenta e dolorosa che ti travolte, ti toglie il respiro, uccide qualcuna delle speranze che ti restano. E’ un libro che ti cambia il modo di vedere il mondo, che ti arricchisce e di impoverisce allo stesso tempo. Indubbiamente un libro che ti fa riflettere, come se al giorno d’oggi fosse poco.

Gomorra è un libro di denuncia, non un romanzo, scritto per coloro che credono che la Camorra non li riguardi, che non esista, che non siano invischiati nei suoi traffici, solo perché non vivono in Campania. Un libro scritto per denunciare non solo le nefandezze di un impero criminale dalle dimensioni spaventose, ma anche i soliti reticenti mass media. Il racconto di una realtà che coinvolge tutta l’Italia, l’Europa, con propaggini che raggiungono molti dei paesi del mondo di cui quotidianamente sentiamo parlare.

Gomorra è un libro che racconta: racconta di una Campania ostaggio di un sistema forte e radicato sul territorio, dinamico, efficace, veloce, mutevole, scaltro, avido. Racconta di una Campania devastata dai rifiuti provenienti da tutta Italia, due anni prima che scoppiasse il “grande scandalo” (già sopito per altro).

Gomorra è un libro che non si può tralasciare, a costo di perderci un mese e passa (come capitato al sottoscritto) e rischiare l’ulcera.

Commento su Anobii.com:

Finire Gomorra è un’effimera liberazione. Liberazione da una prosa asfissiante, dura e crudele, a tratti dolorosa. Liberazione da un orrore abilmente raccontato da Roberto Saviano, un orrore dal quale non ci si libererà però mai più. Gomorra è un libro che cambia il modo di vedere il mondo, che svela qualcosa di enorme che fino a ieri ignoravamo, colpevolmente. Gomorra è un pugno nello stomaco, è un vetro che si infrange, è rabbia, è una realtà violenta e dolorosa che ti travolte, ti toglie il respiro, uccide qualcuna delle speranze che ti restano. Gomorra è un libro da leggere.

Nuovi libri e Fiera del Libro

Ho comprato altri due libri. Stavolta non lo dico colpevolmente, perché mi sto impegnando a smaltire la “coda di lettura” e quindi mi merito (decisamente) questo piccolo acquisto, soprattutto perché entrambi i libri sono arrivati (di fatto) gratuitamente, grazie ai punti accumulati in Feltrinelli.

Immagine di Il mondo di Sergio

Il primo dei due libri è Il mondo di Sergio“, di Mauro Paissan: già solo il fatto che la prefazione sia a cura di Stefano Rodotà sarebbe sufficiente a giusitificare i 16 euro di costo del libro. In più, Paissan è stato ospite di Fazio, sabato sera a “Che tempo che fà”, ed il soggetto del libro mi ha davvero catturato. Si tratta di un libro piuttosto breve (non supera le 200 pagine) che promette davvero bene. Penso che gli farò saltare buona parte della “coda di lettura” e lo attaccherò già nei prossimi giorni.

Immagine di La deriva

Il secondo dei due libri è decisamente più impegnativo, ma non potevo esimermi dall’acquistarlo: si tratta del nuovo libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, “La deriva, con il quale i due autori sicuramente puntano a confermare il successo avuto con “La Casta”. Qualcuno dice che “leggo per farmi male”, ed in effetti a volte il dubbio mi viene, andando a guardare i titolo e la tipologia degli ultimi libri che ho affrontato. Però in fin dei conti, sono convinto che non si possa comprendere il mondo in cui viviamo senza avere gli attrezzi giusti per analizzarlo…

Infine, un piccolo annuncio: domenica 11 maggio io vado alla Fiera del Libro, a Torino, per tutta la giornata. L’idea al momento è di partire presto, andare la in treno, dedicare la mattinata alla visita della Fiera, e poi al pomeriggio partecipare ad una serie di incontri: Carlo Lucarelli e Sergio Rizzo con Gian Antonio Stella. Se qualcuno volesse unirsi al sottoscritto, è naturalmente il benvenuto: non è impossibile che si riesca anche a risparmiare qualcosa, se si riesce ad organizzare una macchinata…