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L’esame di maturità del Partito Democratico

Emma Bonino

Le Elezioni Regionali saranno per il Partito Democratico una sorta di esame di maturità. Dopo la scelta di Bersani di addolcire” la “vocazione maggioritaria” del partito (che non significa che non freghi niente di avere la maggioranza, ma di tollerare delle alleanze per giungere al risultato), questa tornata elettorale dovrà sancire la capacità del Partito di scegliere responsabilmente i propri candidati, anche alla luce proprio delle alleanze in essere.

Dopo la scelta “imposta” (alla base ed agli alleati) di Penati per la Regione Lombardia e la partita (ancora tutta aperta) con Vendola in Puglia (dove non capisco il perché di un rifiuto dello strumento delle primarie, in altre occasioni osannato), in queste ultime ore un nuovo caso va delineandosi: la Regione Lazio. Dopo lo scandalo Marrazzo (continuo a non capire perché non lo si possa proporre candidato, visto che ha lavorato piuttosto bene), tutto è nelle mani del “mandato esplorativo” di Zingaretti: se non sarà possibile trovare un altro candidato di rilievo nazionale, il Partito Democratico si troverà nel dover scegliere se appoggiare la candidatura (di indubbio spessore) della Bonino (che precluderebbe l’alleanza con l’UDC di Casini, che ha già annunciato l’appoggio alla candidata del PDL Poverini, nell’eventualità il PD scegliesse questa strada), o proporre una propria cadidatura (circola il nome della Binetti, che nel pieno spirito di unità del partito avrebbe già minacciato di lasciare il partito nel caso in cui il partito optasse per il sostegno alla Bonino) che possa maggiormente compiacere gli alleati di centro.

Onestamente trovo pesante il ricatto della Binetti (ma la mia personale contrapposizione con la teodem non nasce certo da qui), e sebbene mi renda conto che il’6% (stimato) dell’elettorato che l’UDC rappresenta possa fare gola (ed essere poi l’ago della bilancia), credo che il Partito Democratico debba scegliere sulla base dei propri valori e non sulla base della convenienza delle alleanze. Se il valore è “governare”, allora ben vengano la Binetti e l’UDC; se il valore è “fare bene” (e questo implica il non essere ricattabili da chi, come accaduto per il Governo Prodi, pesa poco e pretende molto), allora deve essere valutata seriamente l’opzione dell’appoggio politico alla Bonino, considerando tra l’altro che per l’UDC, schierarsi con il PDL significherebbe (stando ai dati dei sondaggi elettorali) perdere un 2% secco di voti…

Per il Partito Democratico sarebbe inoltre un ulteriore segno di maturità proprio la capacità di saper appoggiare un candidato esterno al proprio organico (vale lo stesso per Vendola in Puglia, per altro), che segnerebbe il significativo passaggio da una logica di potere ad un impegno per far bene.

Purtroppo il tempo stringe: l’esame di maturità si avvicina e si sta ancora studiando….