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Ma allora ci prendete per il culo!

Wifi Cioè, allora ci state davvero prendendo per il culo! Da quando fu emanato il Decreto Pisanu, quell’incredibilmente inutile ed idiota (lasciatemelo dire una buona volta) insieme di fandonie che cercava di imporre controlli agli accessi alla rete (contro il terrorismo, naturalmente, come se i terroristi andassero negli internet-café) divenne il terrore di tutti gli amministratori di reti, in particolare di coloro che avevano a che fare con le reti wireless (dove è molto più difficile effettuare un controllo reale degli accessi).
Un decreto legge impossibile da rispettare, per vari motivi: non si capisce a chi è indirizzato, non si capisce cosa vuole ottenere, richiede cose tecnicamente impossibili (o le esprime in modo cosi chiaro da generare più confusione di un PRNG), con il quale i politici italiani hanno cercato di completare la loro personale collezione di cazzate.

Ora, il ministero dell’interno dice ufficialmente che “basta un sms per autenticarsi”, o una carta di credito? Al di la di quanto affidabili metodi di autenticazione siano (quanti degli informatici che seguono questo blog non sanno come falsificare il mittente di un sms?), quello che viene voglia di urlare a squarciagola è: “Ma siete scemi?? Adesso che mancano pochi mesi al termine di legge??”

Mi viene voglia di chiedere i danni, di emettere fattura, addebitando al ministero (ed a Pisanu) tutto il tempo-uomo perso alla ricerca di una soluzione legale a quella merda di decreto…

Che fanno gli internauti?

Leds in the night Scopro da DownloadBlog una interessante statistica sull’uso della rete realizzata da Ipoque. Come tecnico del settore, probabilmente faccio un uso abbastanza atipico della rete, e fatico anche a comprendere quali possano essere le principali aree di interesse di un utente medio. Prima di leggere i risultati della statistica sopra citata, ad esempio, avrei detto che l’uso medio della rete da parte di un utente comune fosse sostanzialmente suddiviso tra accesso al web, posta elettronica e qualcosa di peer-to-peer (con poche differenze tra un network e l’altro), con il vantaggio di quest’ultimo di sfruttare la rete anche nei momenti in cui l’utente non è davanti allo schermo.

Invece i risultati di Ipoque, condotta tra agosto e settembre 2007 collezionando qualcosa come 3 petabytes di traffico anonimo, sono davvero interessanti: in Germania, i protocolli peer-to-peer occupano mediamente il 73% della banda con il 20% degli utenti connessi, relegando il traffico web, che pur rappresenta numericamente più del 95% degli utenti connessi, al 10% (più un 5% scarso di downloads “one click” come DivShare) del traffico, la fonia ip a meno dell’1%, IM ed i protocolli di posta elettronica al 0.34% e 0.39% rispettivamente. Altro dato che balza agli occhi, è l’8% del traffico “streaming”, significativamente alto.

Tra i protocolli peer-to-peer più utilizzati, spicca nettamente BitTorrent con il 66% del traffico generato, seguito a ruota da eDonkey con uno scarso 30%: agli altri, briciole. Significativo anche che il traffico peer-to-peer cifrato arrivi a sfiorare il 20% del traffico complessivo, cosa che non avviene certo per la posta elettronica, evidentemente considerata molto meno “delicata”.

Interessante anche quello che viene scaricato tramite il peer-to-peer: i video rappresentano un totale dell’80% del traffico, suddivisi tra film (37%), spettacoli televisivi (21%) e porno (13%), con un contributo da parte dei cartoni anime (7%) e dai video musicali (meno del 1%). Per contro i files audio (i files mp3 sono decisamente più leggeri dei film, generando quindi molto meno traffico a parità di numero) non rappresentano che il 9,19% del traffico, contro il 10% del software (solitamente molto più voluminoso, per contro).

Quello che mi stupisce maggiormente, è il dato relativo alle mail. Con la quantità di spam che gira per internet, avrei detto che rappresentasse una buona fetta del traffico (nonostante le mail siano solitamente files di testo estremamente leggeri). Mi piacerebbe avere un dato quantitativo realistico, in questo senso…

La fine di internet

...Please Report To Cyberspace To Collect It. Ogni tanto parte la notizia stupida che fa il giro di milioni di bocche, e naturalmente finisce sulle testate dei giornali. L’ultima è certamente quella secondo la quale “internet finirà entro il 2010” a causa dell’eccessivo aumento del traffico generato soprattutto da traffico peer-to-peer e stream multimediali. Sempre secondo gli studiosi che hanno lanciato l’allarme, l’unico modo per “salvare la rete” sta nelle mani dei provider, che dovranno investire oltre il doppio in infrastrutture e/o ricercare nuove tecnologie per consentire alla rete di reggere il crescente carico.

A questi “studiosi” ed ai giornalisti che riprendono la notizia, vorrei porre una domanda: “Dieci anni fa, secondo voi, gli investimenti dei provider erano gli stessi rispetto ad oggi?”. Non è forse vero che se si investisse la stessa cifra che dieci anni fa, nelle stesse tecnologie (modem dial-up), oggi la rete collasserebbe? E allora dove sta la novità?

La crescita di internet è esponenziale, e come tale comporta investimenti maggiori di anno in anno. Non è una novità, è un qualcosa che i provider conoscono bene. E’ fondamentalmente anche il motivo per cui le tariffe non possono scendere sotto certe soglie, se si vuole avere un minimo di garanzie sulla qualità della rete (9.90 euro/mese possono essere allettanti, ma non aspettatevi 1mbit di banda minima garantita). Lo sviluppo di nuove tecnologie non è forse un fattore costante dello sviluppo di internet? Non siamo forse passati dal modem a manovella, al 56k, alle ISDN, alle adsl 512, alle 2Mbit, alle 10? Wifi, bitstream, wimax, non sono forse parole che cominciano a sentirsi?

E allora, perchè non la finite di lanciare falsi allarmismi e vi documentate un po’, prima di scrivere? Boh…

ps: la foto è stata volutamente scelta perchè è quello che i giornalisti immaginano quando parlano di internet…

La cura del cliente

telecom italia Sono appena rientrato a casa dopo un appuntamento da un cliente, dello svolgimento (e della preparazione) del quale mi piacerebbe renderVi partecipi, anche perché sfiora letteralmente il delicato tema del legame tra università e mondo del lavoro: quello che differenzia un professionista esperto da uno studente universitario volenteroso che si butta nel mondo del lavoro, è il come viene preparato un appuntamento di lavoro da un cliente, come si cura il rapporto con quest’ultimo. L’università può metterci (anche qui ci sarebbe da discutere) la preparazione tecnica, ma l’installazione di un server di posta è un qualcosa alla portata della maggior parte dei professionisti del mondo dell’informatica, a qualsiasi livello di esperienza: quello che fa’ la vera differenza sul campo, è la serietà che si riesce a trasmettere al cliente.

Per questo motivo, questa mattina ero presso un (in un prossimo futuro “mio”) cliente, per un appuntamento “a quattro” con il responsabile del centralino isdn del cliente, il cliente stesso ed un commerciale di Telecom Italia (fornitore della linea dati del cliente) con lo scopo di rivedere e ridiscutere alcuni aspetti tecnici e contrattuali relativi al rapporto tra Telecom e il cliente, in vista dello spostamento dei server di posta e web del cliente da una sala macchine alla sede aziendale. L’appuntamento, fissato dal commerciale di Telecom, era previsto per le 11:30 di questa mattina, presso la sede del cliente in questione. In quanto responsabile dei servizi software e quindi della migrazione dei server in sede, il mio compito era quello di avanzare le richieste necessarie a questo aspetto al commerciale Telecom.

La mia preparazione a questo appuntamento, pur sommerso dal lavoro che in queste settimane di sballottamento si sta accumulando, è stata composta da:

  • Visite ai siti dei principali fornitori di traffico dati a me noti, per verificare le condizioni economiche e contrattuali delle diverse offerte business, in modo da conoscerne i dettagli, i punti di forza e quelli di debolezza, sulla base dei quali contrattare con il commerciale di Telecom sia sull’aspetto economico (ad esempio sulla questione del canone) sia sull’aspetto tecnico (ip statico, banda minima garantita, rapporto di contemporaneità, termini dello SLA)
  • Preparazione di un “piano di battaglia” per la riunione, con scelta degli argomenti da trattare e delle eventuali domande da fare, compresa la valutazione di evitare la questione del “rapporti di contemporaneità” per non mettere “inutilmente” in difficoltà un esponente di un fornitore di servizi con il quale, nel bene e nel male, il cliente dovrà convivere a lungo (trattandosi in ogni caso del principale proprietario del cosi detto “ultimo miglio”)
  • Partenza alla volta della sede del cliente con sufficiente anticipo in modo da evitare ritardi anche in caso di traffico intenso (a Milano oggi piove e tutti i milanesi sanno quanto la città ritorni alla sua condizione di “palude” non appena cadono due gocce d’acqua)

Non si tratta di un trattamento di favore per un “grosso cliente” (il mio guadagno sul contratto di questo cliente è irrisorio), ma del requisito base, secondo me, del fatto che mi viene richiesta (e pagata) una prestazione professionale.

Bene, una volta arrivato dal cliente, alle 11:29 (prima avrei forse disturbato? Meglio restarsene a leggere in auto, o fare colazione in un bar nei paraggi) , scopro che il commerciale di Telecom non è ancora arrivato (mentre il responsabile del centralino si sta togliendo la giacca). Poco male: dopo una telefonata di controllo sul suo cellulare, che non trova risposta, ci mettiamo in comoda attesa cominciando nel frattempo ad accennare agli altri problemi aperti. Alle 11:45, il commerciale telefona dicendo che non si sarebbe presentato, senza fornire ulteriori spiegazioni. Ora, può succedere: capita un contrattempo, un incidente, un errore (errare umanum est). Ma mi fossi trovato io in quella situazione, avrei telefonato il prima possibile (non certo con un quarto d’ora di ritardo, ma probabilmente nemmeno all’orario dell’appuntamento!), conscio del fatto che ad un incontro con altre persone partecipano (guarda un po’) altri professionisti che hanno certamente dovuto allocare del tempo per l’incontro; ma soprattutto, dopo aver esposto le mie sincere scuse, avrei immediatamente chiesto disponibilità per un nuovo incontro, naturalmente alle condizioni di disponibilità del cliente e delle altre persone coinvolte.

Invece non solo il nostro simpatico commerciale non ha chiesto un nuovo appuntamento, ma quando (dopo essere stato richiamato) gli è stata chiesta una disponibilità, ha proposto il mercoledi (giornata che ne io ne il cliente possiamo dedicare a questo incontro) senza condere altre possibilità: il risultato è che lunedi richiamerà per proporre un’altra data (qualcuno ci crede?).

Se questa è la cura del cliente che propone il monopolista uno dei principali player della telefonia in Italia, non mi stupisce il livello di servizio medio che troviamo nel mondo delle telecomunicazioni nel nostro paese. Poi non mi si venga a dire che l’economia Italia sopravvive grazie alle “Grandi Aziende”: l’economia Italia sopravvive nonostante le “Grandi Aziende”.

BlogQuote #2

lucio-russo.jpg

“Un giorno (non è facile determinare con esattezza quando, ma certamente diversi anni fa) è diventato più economico “pubblicare” un testo (riversandolo su un sito di Internet) che farlo leggere a qualcuno. Quel giorno il libro tradizionale è virtualmente morto e la rete ha cominciato a riempirsi di testi letti solo dai loro autori. Da allora la funzione dell’editore è mutata: non si tratta più di rendere accessibili al pubblico dei testi (chiunque può farlo da sé) ma piuttosto di additare le poche cose degne di attenzione in un enorme mare di spazzatura”

p. 50-51, “Segmenti e bastoncini”, Lucio Russo, Feltrinelli, 2001

Passato, presente e futuro del web

Un post di Delymyth mi fa scoprire un interessante video

Per quanto le previsioni del futuro siano sempre piuttosto romanzate, ci sono delle cose molto interessanti (l’evoluzione dal punto di vista mediatico è già partita in questo senso e difficilmente si fermerà), che comportano naturalmente alcuni problemi e pericoli che vanno valutati attentamente e tenuti sotto controllo. Second Life esiste già: finchè rimane confinato nell’ambito dei “giochi” ha un senso, quando cerca di soppiantare la realtà, diventa un rischio per i suoi frequentatori… e questo non si applica solamente a Second Life, ma alla Rete nel suo insieme…

Risposta da mamma Rai

Qualche giorno fa’, avevo aderito all’iniziativa promossa da g10co, scrivendo la seguente lettera a “mamma Rai”, riguardo al nuovo servizio RaiTV.

Salve,

ho visitato il nuovo sito http://www.rai.tv. Utilizzo come sistema operativo GNU/Linux e mi è stato impossibile fruire dei contenuti video poichè essi utilizzano la tecnologia ActiveX.

http://www.rai.tv è un servizio pubblico, dovrebbe essere accessibile da chiunque utilizzando qualsiasi sistema operativo. Così come è possibile vedere i programmi televisivi della Rai con qualsiasi televisore, indipendentemente dalla marca o dalle specifiche caratteristiche tecniche.

La scelta di utilizzare ActiveX danneggia il servizio http://www.rai.tv stesso perchè preclude l’accesso non solo agli utenti GNU/Linux, che sono in aumento, ma anche agli utenti Windows che utilizzano il browser Firefox.
Il plugin proposto
(http://www.iol.ie/~locka/mozilla/plugin.htm#download) infatti non è disponibile per le ultime versioni di Firefox, costringendo perciò gli utenti ad utilizzare versioni vecchie, ritenute ormai insicure del browser.

La scelta di utilizzare ActiveX è in contrasto con le direttive di accessibilità promosse dal W3C (http://www.w3.org/TR/WAI-WEBCONTENT/).

In sostanza la scelta di utilizzare ActiveX limita l’accessibilità ad un servizio pubblico, un servizio che tutti contribuiscono a pagare – anche chi utilizza il sistema operativo GNU/Linux – e di cui tutti devono poter usufruire – anche chi utilizza il sistema operativo GNU/Linux -.

Io Giacomo Rizzo chiedo perciò che tutti i contenuti multimediali presenti su http://www.rai.tv siano resi disponibili attraverso tecnologie e formati accessibili anche con il sistema operativo GNU/Linux e il browser Firefox.

Rivendico il diritto ad usufruire di un servizio pubblico attraverso le tecnologie che ritengo più sicure.

Giacomo Rizzo
Cinisello Balsamo (MI)

Oggi, mi è arrivata la risposta da “mamma RAI”, che non posso che applaudire, felice.

Prendendo spunto dalle segnalazioni e proteste di tutti voi utenti Internet relativamente alla accessibilità dei contenuti audio/video sul portale Rai.Tv , comunichiamo che l’ultima versione di prodotto già disponibile on line all’indirizzo http://www.rai.tv , ha introdotto alcune variazioni tecniche:

1. L’uso di ActiveX viene limitato (tramite riconoscimento di userAgent) alle pagine web presentate agli utenti su piattaforma Windows/Explorer (per i quali non ci risultano problematiche relative alla fruizione)
In tutti gli altri casi la gestione tramite ActiveX è stata eliminata, consentendo la fruizione dei video attraverso i player WindowsMedia, RealOne e FlashVideo.
E’ opportuno segnalare che questa gestione comporterà alcune modeste limitazioni, e cioè:
– le pagine di fruizione dei video utilizzeranno una barra dei comandi non omogenea rispetto ai differenti player
– nelle pagine di fruizione relative ai canali definiti come “WebTv” (Tric&Trac, Zoom, Stracult, ecc.), non viene gestita la riproduzione in sequenza automatica della playlist proposta. Quindi al termine della esecuzione di ogni video, si dovrà selezionare la prossima ‘traccia’ e richiederne il play.

2. Per ridurre la necessità di upgrade del Flash Player, sono stati modificati alcuni programmi ActionScript (flash) in modo da avere una compatibilità del codice con versioni di Flash Player a partire dalla 9.0.28 (precedentemente il sistema richiedeva la 9.0.45) .

3. Rispetto alla disponibilità di contenuti video nei vari formati di codifica, su Rai.Tv sono attualmente pubblicati contenuti digitalizzati in WindowsMedia o RealOne o FlashVideo. Si stanno al momento valutando tutte le opzioni tecnologiche per estendere il numero di possibili fruitori.

Concludiamo dicendo che siamo attentissimi alle segnalazioni di tutti gli utenti web, e che gli interventi descritti rappresentano solo il primo passo di un percorso che vorremmo sempre più condiviso con voi utenti stessi

Cordiali saluti

Proposte per il 22 giugno

Il 22 giugno, presso lo IULM di Milano, si terrà una manifestazione dal titolo “Condividi la Conoscenza“, che si vuole proporre come punto di partenza e riflessione sull’impatto dei “nuovi media” sulla nostra vita, sulla politica e sull’industria.

Chiamato alle armi dal buon Fiorello Cortiana, ho provveduto questa sera a proporre 3 diversi “nodi di riflessione” a mio avviso particolarmente importanti, e sui quali invito tutti a discutere e confrontarsi. Li riporto anche qui, per dare ulteriore risalto alla lodevole iniziativa.

Quantificazione del valore virtuale
Parlando con un caro amico, non molto tempo fa, mi faceva notare quanto fosse difficile investire in “innovazione” e “nuove tecnologie” in Italia, senza avere adeguati fondi alle spalle.

Questo perchè le banche e le società di venture e capitali, nel nostro paese, misurano ancora la bontà di una proposta di investimento in base alle immobilizzazioni materiali che il richiedente può portare. Questo aspetto è stato ulteriormente evidenziato quest’oggi durante un incontro presso il Politecnico di Milano, al quel ho partecipato.

Nel campo della cultura, quali immobilizzazioni possono essere “spese” per ottenere un investimento? Praticamente solo brevetti e diritti d’autore o di “proprietà intellettuale” (detesto questo termine, perdonatemi), che a mio avviso sono solo briglie e freni all’innovazione, alla produzione di cultura ed alla sua diffusione.

E’ assolutamente necessario che si faccia una seria riflessione, e si trovino delle proposte applicabili ed efficaci, per consentire una quantificazione oggettiva della bontà di un investimento in un ambito come quello della cultura, o dell’industria del software, dove le immobilizzazioni materiali non hanno praticamente necessità di esistere.

Pubblico dominio materiale
Quando si parla di “proprietà pubblica”, si pensa sempre ad aquedotti, autostrade, ferrovie. E quando queste proprietà vengono in qualche modo intaccate dalle privatizzazioni, si sentono salire urla di protesta. Tutto corretto, tutto assolutamente condivisibile, ma tutto, strettamente, materiale.

La privatizzazione delle infrastrutture di comunicazione, tanto importanti per la produzione e la diffusione della conoscenza, non arreca forse un danno paragonabile, se non superiore, alla privatizzazione di acquedotti, autostrade e ferrovie?

Come può una rete di larga banda (ma anche una rete di fonia, o la semplice proprietà ed efficienza di una emittente televisiva statale di qualità) che si confronta con mere logiche di profitto, senza tener conto di quelle che sono le esigenze culturali dei cittadini?

Bisogna che si prenda coscenza che l’infrastruttura di rete e (tele)comuncazione del nostro paese è un bene primario per la stessa economia italiana, e come tale, va difesa e rigidamente controllata.
La rete internet italiana non può essere in mano ad un monopolista (in palese conflitto di interessi, tra l’altro) come Telecom, i cui disservizi sono ormai divenuti barzellette fuori dai confini del nostro paese.

Riduzione del Digital Divide
Il termine “digital divide” purtroppo viene usato in modo piuttosto variegato, quindi la riduzione dello stesso è qualcosa di poco tangibile.
In questo caso, per “digital divide” intendo il divario culturale che impedisce a tutti i cittadini di fruire liberamente dell’innovazione (altro termine abusato, a mio avviso), di fatto creando cittadini di serie A e cittadini di serie B, e contribuendo quotidianamente ad ingigantire questo divario.

A mio avviso sarebbe necessario riflettere su quali ragionevoli proposte possano essere avanzate per combattere efficacemente questo problema.

Un punto da tenere presente è che piu che stimolare un’offerta (formativa?) che già per altro esiste, anche in maniera alquanto diffusa, e prima ancora di trovare i criteri economico/fiscali atti a spingere questa “riduzione”, è importante comprendere che va stimolata la richiesta stessa, rendere i cittadini stessi partecipi di questo processo, perchè nessun tipo di forzatura, nel campo della conoscenza, è in grado di portare benefici a medio/lungo termine.

E dopo SCO, Microsoft!

Dopo la pesante batosta raccolta da SCO nella causa sulla “proprietà intellettuale” relativa al codice sorgente di Linux, ora è Microsoft stessa a lanciarsi nella battaglia (dopo essere stata una tra le maggiori spinte di SCO durante gli ultimi anni).

Dopo aver di decente stipulato degli accordi con Novell (ai quali ha poi aderito anche Dell) secondi i quali i clienti di Novell che acquistano SuSE Linux possono avvantaggiarsi della clausula di “non belligeranza” sui brevetti che Microsoft vanterebbe sul codice di Linux (e che di fatto danno credito a queste millantazioni), ora l’azienda di Redmond ha deciso di venire allo scoperto, comunicando che il codice sorgente di alcuni dei maggiori applicativi opensource violano un totale di oltre 235 brevetti software ad essa riconducibili. Di questi, circa 42 sarebbero inclusi nel kernel Linux, 65 nel server grafico Xorg ed altri 45 sarebbero invece da imputare alla nota suite per l’ufficio OpenOffice.org.

Al di la delle considerazioni in merito all’accordo stipulato tra Novell e Microsoft (sul quale si sta ancora largamente dibattendo e sul quale la nuova versione 3 della licenza GPL dovrebbe mettere un punto definitivo che molto male potrebbe fare proprio a Novell), una pronta ed interessante risposta legale sull’argomento viene dall’avvocato Carlo Piana, vicino alla Free Software Foundation, che fa notare come sia ancora tutto da dimostrare che i brevetti si possano applicare al software (in Europa c’è già stato un no chiaro della Commissione qualche anno fa, negli Stati Uniti la questione è ancora aperta) e come soprattutto molti di questi brevetti non siano altro che ricombinazioni di tecniche già note (quelle che vengono chiamate, in “legalese”, prior-art) e come questa pratica sia stata recentemente rigettata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Microsoft non è nuova a dichiarazioni avventate, come quando nel 1996 disse che internet non avrebbe avuto futuro e che sarebbe invece stata sostituita dalla loro rete MSN (salvo poi fare una brusca inversione di rotta pochi mesi dopo). Purtroppo sembra che a Redmond facciano fatica ad imparare dai propri errori, e Microsoft sembra avere sempre piu paura della concorrenza del Pinguino…