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Guardarci dentro: il Telepass

Sono il (felice) possessore di un apparecchio Telepass, che mi consente di evitare, spesso e volentieri, le lunghe file ai caselli autostradali, ad un costo di servizio assolutamente irrisorio (approssimabile a zero). Recentemente però, da quando in particolare guido l’auto di mio padre, una Grande Punto, ho avuto parecchie noie con il mio fedele apparecchietto, che ha deciso di non volerne sapere di dialogare con le centraline di alcuni caselli. Da alcune valutazioni lanciate li per caso con Danilo, di rientro da Pisa (HackMeeting 2007), ho pensato di smontare il mio apparecchietto per vedere come fosse fatto al suo interno.

Il Telepass è un trasponder RFID attivabile a distanza da un’antenna che trasmette a microonde in DSRC (Dedicated Short Range Communication) ad una frequenza di 5.8Ghz. Si tratta di un apparecchio “semi-passivo”, quindi, dotato di una fonte di alimentazione propria, ma attivato solo su richiesta di un’antenna trasmittente in modo da ridurne il consumo energetico ed allungarne quindi la vita utile. Alcune interessanti informazioni statistiche sul Telepass e sul suo funzionamento, le possiamo reperire qui, anche se le slides non sono proprio aggiornate, e qui.

Step 0

Esternamente, il Telepass si presenta come una scatoletta di plastica dalla forma rettangolare e sezione schiacciata da un lato, di circa 7cm di lato, 3 di larghezza, ed un’altezza variabile tra 1 e 3cm a seconda del lato. Apparentemente sigillata, la scatoletta di plastica non presenta alcuna particolarità (alloggiamenti esterni per batterie o altre aperture), ed è dotata di una striscia di velcro che ne consente il fissaggio al parabrezza del mezzo di trasporto al quale sarà associato.Step 1

In realtà però, con un po’ di prove si scopre che è costituito da tre differenti parti esterne: un divisorio (la sezione gialla) e due coperchi grigi, uno dei quali non è agganciato al divisorio giallo ma solamente infilato tramite alcune punte in plastica. Facendo delicamente leva da un lato e poi dall’altro, lo si può sfilare senza traumi, svelando la piccola scheda elettronica al cui alloggiamento è destinata questa sezione dell’apparecchio.

Sin da subito, su questo lato della scheda, possiamo notare l’antenna (che ne occupa da sola quasi la metà) ed un piccolo circuito elettronico, preposto all’elaborazione del segnale ricevuto dall’antenna. Sull’altro lato della scheda invece, possiamo individuare la presa dell’alimentazione (che proviene tramite una coppia di fili dal vano batterie), ed alcuni altri integrati. Tra gli altri, spicca un componente che non ha apparentemente alcuna incisione indicante la sua natura (al punto che l’ho inizialmente preso per l’apparato preposto all’emissione del tipico suono del Telepass, che potete ottenere ricollegando l’alimentazione dopo averla lasciata staccata per alcune decine di secondi). Fate molta attenzione, perchè si tratta di un componente molto delicato, il cui coperchio si stacca molto facilmente, anche tramite il semplice contatto di un dito.

Step 2

Ai lati del divisorio giallo, possiamo poi individuare due aperture tramite le quali, con l’uso di un semplice cacciavite “a taglio”, possiamo sganciare l’altro coperchio, scoprendo cosi il vano d’alloggiamento delle batterie. Una volta aperto questo scomparto, scopriremo due banali pile AA al Litio (Panasonic nel mio caso) collegate tra loro in parallelo in modo da aumentarne la durata e l’affidabilità. Richiudere il tutto, a questo punto, è solo un gioco di incastri piuttosto semplici.

La tecnologia piuttosto semplice, effettivamente, quella di questo apparecchietto, ma di assoluta efficacia. Infatti, in coppia con l’antenna ricevente, è in grado di gestire oltre 1500 veicoli/ora (il parco clienti attuale è di circa 5.000.000 unità, per una media di 2.000.000 transiti giornalieri) con l’affidabilità di 35 “retry” per ogni transito, garantendo comunque un servizio di performance discrete (in corsia Telepass c’è un limite a 30 km/h, ma l’apparecchio riesce a funzionare, in condizioni ideali, anche a 60 km/h, anche se questo riduce drasticamente il numero di retry possibili sul singolo passaggio).

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Discussione sulla GPLv3…

Questa mattina, in Associazione, abbiamo discusso di GPLv3, grazie al prezioso contributo di Cristian Rigamonti, socio storico di OpenLabs e “nostro inviato” (lui non lo sa però :P) presso la Free Software Foundation. L’intervento di Cristian, che ha analizzato la 3a bozza della GPLv3 uscita recentemente, chiarendo un po della sua storia e le principali differenze rispetto alla versione 2, è bastato a dissipare tutti (o quasi) i dubbi che ancora aleggiavano, complice la poca informazione che si legge a riguardo, sulla nuova GPL.

Innanzi tutto, condivido le motivazioni (che non conoscevo), che hanno portato alla necessità di sviluppare una nuova versione della GPL. La nuova normativa in materia di diritto d’autore (basata sul trattato WIPO, che ha dato origine al DMCA negli USA ed all’EUCD in Europa), e la necessità di difendere le 4 libertà fondamentali del software libero dagli attacchi portati da alcune applicazioni del DRM e dei brevetti (soprattutto software), rendono realmente necessaria una revisione della licenza. Voglio sottolineare che per la prima volta (non era infatti stato necessario/possibile con le versioni 1.0 e 2.0), la FSF ha deciso di portare avanti un lavoro realmente collaborativo, a cui ognuno può collaborare attivamente (la pagina linkata è ‘stet’, software javascript che consente di commentare in modo semplice e collaborato il testo, che verrà licenziato, e qui c’è sotto lo zampino burlone di Stallman, sotto GPLv3: si tratterà del primo software il cui solo scopo è quello di definire la licenza con la quale dovrà essere licenziato).

Decisione apprezzabile e democratica, quella di un lavoro maggiormente collaborativo, che ha portato sicuramente ad un rallentamento del processo di sviluppo, ma ad una nuova versione realmente “largamente condivisa” ed al pieno rispetto dell’idea del “do not harm” (“non fare cavolate”). Inoltre, si è sfruttata l’occasione per consentire una migliore internazionalizzazione (piu semplice applicabilità su territori diversi da quello degli USA) e compatibilità con altre licenze (davvero notevole lo sforzo profuso in questa direzione, a mio avviso ampiamente premiato dalla finalmente raggiunta compatibilità con la licenza Apache 2.0).

Non starò a dilungarmi piu di tanto sui cambiamenti introdotti dalla GPLv3, che Cristian spiega piu che ampiamente nelle sue slides, ma mi limiterò a dire che: la GPLv3 non è “contro il DRM”, ma contro specifiche applicazioni dello stesso, in particolare, quelle che non consentono l’applicazione delle 4 libertà fondamentali del software libero. Interessante anche la necessità di includere adeguate “note di installazione” che consentano all’utente di poter effettivamente godere di queste libertà (il caso TiVo insegna).

Altrettanto interessante il pragmatismo che la FSF (e Stallman) sono riusciti a tenere nell’affrontare lo spinoso problema dei brevetti software, cercando (ed a mio avviso ottenendo nella maggior parte dei casi) di difendere allo stesso tempo gli utenti del software libero e di non scoraggiare le aziende detentrici di brevetti dal contribuire al software libero. In particolare, molto interessante i due paragrafetti che sono stati inseriti in seguito agli accordi Microsoft-Novell, che porterebbero da una parte Novell a non poter piu distribuire quel codice (“terminazione” della licenza), oppure a rivedere l’accordo affinchè la “non ostilità” si applichi a tutti gli utenti di quello stesso software, indipendentemente dall’essere o meno clienti Novell (e, aggiungo, dall’essere o meno negli USA, unico paese civilizzato a consentire un obrobrio come la brevettazione delle idee).

Sono davvero contento del lavoro fatto, anche se qua e la (soprattutto in materia di brevetti non software) mi sarebbe piaciuta una posizione piu ferma e decisa, che so però non essere politicamente accettabile.

GPL-3-alpha3

E’ uscita la terza bozza della GPLv3.

Le modifiche sono molte, ma sicuramente la più importante è la rinnovata intenzione di mantenere un filo di compatibilità con la GPLv2 e la mitigazione delle clausole relative ai DRM. Sono assolutamente d’accordo con Linus Torvalds: il DRM non è male in quanto tale, ma è male nella sua attuale implementazione. Ma se l’implementazione è software, non possiamo scrivercela come ci pare? L’importate è che ci siano le specifiche? Non le abbiamo mai avute, per moltissimo dell’hardware in commercio… non sarà questo a fermarci…

Anche l’introduzione di aspetti che limitano l’uso di brevetti, mi trova assolutamente d’accordo. Sono profondamente contrario a brevetti e proprietà intellettuale, a 360°.

Sono molto contento. Ora attendiamo fiduciosi la quarta bozza (tra 2 mesi) e poi la release finale, e spariamo in bene 🙂

Nuovo mouse USB wireless

Azienda dal fornitore, ne ho approfittato per comprarmi questa chicca. 16 euro piu IVA, ma ne vale davvero la pena.

Si tratta di un mouse wireless, non ricaricabile (classiche pile stilo AAA) che ha però la caratteristica di “mangiarsi” il ricevitore quando lo si mette via. Davvero carino.

Tanto per, mi sono comprato anche una chiavetta USB da 4Gb, che torna sempre comoda.