Archivi tag: H1N1

Un vaccino per l’idiozia

Siringa

Nicola Bavaro via Flickr

I numeri che vengono pubblicati in questi giorni sulla questione del flop del vaccino per l’Influenza A parlerebbero da soli, se solo gli italiani leggessero usando la testa.

Nonostante gli allarmismi dei mass media (e dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, sulla cui avventatezza nel proclamare il massimo stato di rischio si è già abbondantemente detto su queste pagine), il virus in Italia ha colpito poco e con virulenza e ferocia drasticamente ridimensionate rispetto a quanto si era paventato. Naturalmente questo minor contagio ha portato ad un minor ricorso al vaccino: non appena i medici si sono resi conto della reale consistenza dell’allerta, si è cominciato a comprendere quanto il ricorso al vaccino potesse essere circoscritto alle sole persone a rischio (anziani e bambini piccoli) come del resto accade ogni anno con l’abituale pandemia influenzale (e quindi con cifre e stime note e sostanzialmente invariate da diversi anni).

Lo Stato italiano (nella fattispecie, credo, il Ministero per la Salute) aveva inoltre avuto accesso, grazie agli accordi internazionali, ai primi dati epidemiologici non solo di stati come il Messico o gli Stati Uniti (colpiti nella prima fase e dotati di una sanità per varie ragioni strutturalmente diversa dalla nostra), ma anche di paesi come la Spagna o l’Inghilterra che hanno riscontrato focolai di influenza A ben prima di noi: un paese ben governato avrebbe stimato il numero di dosi di vaccino necessarie sulla base di queste vitali informazioni.

Invece l’Italia ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino. Vorrei soffermarmi un secondo a farvi ragionare su questa cifra, perché ogni tanto i numeri diventano improvvisamente “impersonali” (come accade con le vittime civili delle guerre, per intenderci): la popolazione italiana, all’ultimo censimento del 31/07/2009, ammonta a 60.231.214 abitanti. Acquistare ventiquattro milioni di dosi di vaccino significa prevedere di vaccinare (attenzione, “vaccinare” non “curare”) oltre il 40% della popolazione complessiva italiana! E tutto questo entro 12 mesi (visto che questa è la durata del vaccino). Considerate inoltre che anche supponendo di impegnare i medici 24 ore su 24, per 365 giorni, avremmo dovuto vaccinare oltre 65700 persone al giorno, cifre folli che solamente chi conosce la sanità italiana è in grado di comprendere appieno, probabilmente.

Viene quindi naturale chiedersi non solo “perché così tante dosi rispetto alla popolazione”, ma anche “perché tutte insieme”, sapendo che la durata dell’efficacia del prodotto acquistato è di 12 mesi? Per caso Novartis aveva intenzione di fermare la produzione del vaccino, una volta cominciate le campagne di vaccinazione, impedendoci così di acquistarne una seconda partita sulla base dei dati di accesso al vaccino che sarebbero emerse durante la prima fase della campagna?

E già qui ci sarebbe da chiudere il browser disgustati. Ma aspettate ancora un attimo, il bello deve ancora venire: delle 24.000.000 di dosi di vaccino acquistate, solo 10.000.000 sono state effettivamente ritirate. E di queste, poco più di 850.000 sono effettivamente state utilizzate (e vorrei sottolineare come 850.000 sia circa il 3,5% del totale). Eppure, lo scontrino che Novartis andrà a presentare allo Stato Italiano (e quindi alle tasche dei contribuenti) riguarderà tutta la partita di 24.000.000 di dosi. Sette euro a dose, 168.000.000 di euro. L’intervento del Governo Italiano contro la crisi economica, quantifichiamolo…

E tutto questo, per Novartis, senza assunzione di alcuna responsabilità: scopriamo infatti sul contratto recentemente pubblicato in rete (nonostante in prima istanza mi fosse parso di capire essere coperto da segreto di stato), il Ministero non ha praticamente inserito clausule a sfavore Novartis (come invece è uso e costume nei contratti tra due parti, in cui ognuna si accolla usualmente la propria metà degli obblighi), arrivando persino a dichiarare Novartis immune da eventuali richieste di risarcimento nel caso in cui il vaccino dovesse provocare danni alle persone a cui viene iniettato (questione spinosa che vede numerose cause aperte in altri paesi europei).

Supponiamo anche che ora il Ministero riesca ad “estorcere” a Novartis il pagamento delle sole 10.000.000 di dosi effettivamente ritirate, ci troveremmo comunque a dover scucire 70.000.000 di euro dei soldi duramente guadagnati durante questo difficile anno di crisi economica. Ci sarebbe da prendere a calci nel didietro coloro che si sono resi artefici di cotanto spreco e costringerli a pagare di tasca loro quei quattrini fino all’ultimo centesimo, se non scoprissimo (o sapevamo già, a dire il vero) che la direttrice generale di Farmindustria è Enrica Giorgetti, la moglie del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Sacconi… c’è gente che per molto meno, recentemente, ha perso la poltrona, in Inghilterra…

Annunci

Si sgonfia il caso H1N1?

H1N1

H1N1, (AJC1 via Flickr)

H1N1, influenza A, influenza Suina: tanti nomi per indicare lo stesso, terribile spauracchio pandemico di quest’anno. Forse vittime del film “Ebola”, gli abitanti del pianeta terra sono letteralmente terrorizzati dall’ultimo “raffreddore primaverile” un po’ più incazzato, al punto che sulla scia dell’allarmiso (fomentato, va detto, anche dai mass media mondiali) persino l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha preso un granchio memorabile, giungendo a dichiarare, a metà giugno, il livello più alto di allerta (il sesto): è “pandemia”, livello d’allerta che prevederebbe, stando alla documentazione, provvedimenti come “il blocco del traffico aereo”.

Ora che l’influenza A comincia a diffondersi (numerosissimi i casi, soprattutto in Spagna ed Inghilterra, quest’estate) però, scopriamo che non è poi tutto sommato niente di così allarmante: più resistente di altri virus ai normali medicinali, ha nella rapidità di contagio la sua più significativa peculiarità. Per il resto, nessun allarme: basta curarsi e (soprendentemente?) si guarisce.
Molti di noi hanno già tra parenti, amici e conoscenti qualcuno che si è ammalato (e guarito) durante quest’estate. Uno abitante su tre, secondo l’OMS, contrarrà il virus entro la fine di gennaio (con il picco “pandemico” a cavallo di Natale, in Italia).

Ora, tralasciando i discorsi fatti dai responsabili politici del ministero della salute (“l’H1N1 non arriverà in Italia”?) e le iniziative incoerenti che prendono a tutt’oggi (se uno studente su tre contrarrà il virus, che senso ha non prevedere una “chiusura generalizzata delle scuole” ma di chiudere solo le scuole “con più di tre casi”?), viene spontaneo chiedersi se l’OMS aggiungerà un livello di allerta con l’aumentare dei casi (improbabile, ovviamente) o se a qualcuno sorgerà il dubbio di essersi un po’ “fatto prendere la mano”…

Questi casi (tornano in mente altre mitiche pandemie degli ultimi anni, scoppiate come bolle di sapone alla prova dei fatti) tolgono valore all’organizzazione internazionale, ai mass media, alla medicina in generale. Nel momento in cui realmente si correranno dei rischi, cosa faremo?