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Il governo del controsenso

Foto via Flickr

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Quello che abbiamo attualmente in carica è decisamente il governo del controsenso: si vuole agire per risolvere il problema dell’immigrazione clandestina e tutto ciò che si finisce con il fare è rendere ancora più illegale la condizione di coloro che vengono in Italia per lavorare e comportarsi onestamente. Si sbandiera il taglio dell’ICI (il fatto che fosse stato fatto dal governo precedente è un altro discorso) e la Social Card, ma poi le tasse sono aumentate, a braccetto con la crescita più bassa dal 1993. Si vuole agire per la sicurezza dei cittadini e si tagliano i fondi alle forze dell’ordine, dopo aver messo l’esercito nelle città (senza aver chiaro in mente a cosa serva, per altro). Si strombazzano in pompa magna azioni legislative per contrastare la violenza sulle donne (naturalmente solo in seguito all’ennesimo caso di stupro di strada) ma collateralmente ci si dimentica che il 70% degli stupri avviene in famiglia da parte di familiari, che un altro 5-10% avviene da italiani su straniere e che infine il primo campo d’azione sarebbe quello di sovvenzionare i centri anti-violenza, per consentire un recupero psicologico del trauma subito.

Nel frattempo, gli italiani dormono beati e tranquilli, occupandosi principalmente della sconfitta contro il Brasile o del “attesissimo derby” di Milano.
Tutto questo mi mette decisamente fiducia nel futuro…

Il governo “contrasta” la crisi

La crisi si sente, eccome. Il martello economico non ha ancora colpito l’incudine italiana con tutta la forza e la violenza che si teme, ma gli effetti collaterali (su tutti l’ulteriore rallentamento dell’economia del nostro paese, già ridotta al lumicino dalle sapienti mani della nostra classe politica) hanno cominciato a sortire i loro effetti negli ultimi mesi del 2008: bilanci ridotti, perdite, ritardi nei pagamenti delle fatture, sono tutte cose che nel ristretto orizzonte di un libero professionista come il sottoscritto non hanno mancato di risaltare.

Negli altri paesi europei (ed in realtà in un po’ tutto il resto del mondo) si sta correndo ai ripari: la Germania prevede di “muovere” oltre 500 miliardi di euro per fronteggiare la sopraggiungente crisi economica (soprattutto interventi a garanzia di banche e credito, di cui 480 miliardi di euro già stanziati), la Francia, l’Inghilterra hanno già stanziato circa 25 miliardi di euro a testa (con l’Inghilterra che ha ulteriormente tagliato l’IVA, passando dal 17,5% al 15%) per il rilancio dell’economia e contano di “muovere” altri 400 circa, tra aiuti al settore dell’auto, amministrazioni locali e via dicendo.
L’Italia dal canto suo, prevede di muovere 80 miliardi di euro, di cui 5 (scarsi) sono quanto prevede il “DDL Anticrisi” (di cui per altro una parte consistente è rappresentata da bonus “pannolini” e , destinato alle famiglie che rientrano nei parametri della “social card”), restando in questo modo a metà del guado, con misure demagogiche ed inefficaci, nessun sostegno a banche ed industria, che sono invece i fattori chiave per uscire “positivamente” da questa recessione.

In più, le spaccature interne alla maggioranza (nascoste solo parzialmente dalla ormai cronica crisi d’identità dell’opposizione) vedono farsi di giorno in giorni più complesso e delicato il panorama politico italiano: se sulla lealtà della Lega non ci sono mai stati dubbi (nel senso che è scontato che non ve ne sia, visto che tutto viene valutato relativamente ai tempi di approvazione di norme razziste e federalismo fiscale), ora ci si mette anche il presidente della Camera Gianfranco Fini a mettere sotto pressione sul primo ministro Berlusconi: le aspre critiche sulla scelta del governo di chiedere la fiducia relativamente al “DDL Anticrisi” sono in realtà la punta di un iceberg ben più grande, che a malapena è riuscito a nascondersi in occasione delle elezioni e della “luna di miele” con gli italiani.
Fini aveva infatti già manifestato importanti perplessità circa il progetto del “Popolo delle Libertà” lo scorso anno, poi probabilmente a fronte di qualche promessa politica, aveva fatto marcia indietro e fatto confluire AN nel progetto del partito berlusconiano. Ora le promesse (o le sue aspettative) non si sono concretizzate e il gelo torna a calare tra le due parti in causa: da una parte si annuncia “entro marzo” il congresso che dovrebbe sancire la nascita del partito, dall’altra si afferma che “una data ancora non c’è” e via dicendo, con la tensione che va aumentando e rischia prima o poi di paralizzare la già “dilettantesca” azione di Governo anche senza il (fondamentale in altre occasioni) contributo della Lega.

Dall’altra parte del confine…

Barbed Wire, Czech Republic A dispetto del titolo, non voglio parlare di clandestini, di gente che viene in Italia perché spinta da condizioni disumane, dalla mancanza di diritti umani, dalla fame, magari vessati da regimi dittatoriali: anche in Italia abbiamo queste stesse condizioni e poco alla volta diventa ovvio che l’unica strada che per molti di noi diviene praticabile è quella che affronta i valichi verso i paesi che ci stanno attorno.

Dalle reazioni alla sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro, diventa palese (come se ce ne fosse stato bisogno) quella che è la situazione dei diritti nel nostro paese: la polemica è ancora più viva di prima, con appelli e controappelli delle autorità politiche e religiose. In un momento come questo, Eluana e la famiglia Englaro andrebbero semplicemente lasciati in santa pace, visto che in ogni caso la legge a stabilito che è diritto di Eluana scegliere (e lo face già parecchi anni addietro) se e come interrompere i trattamenti a cui è sottoposta.
Invece in Italia il rispetto della legge e dei diritti è (ed è sempre stato) poco più che una simpatica alternativa al vivere comune.

Al di là del caso specifico sul quale si può essere più o meno d’accordo con la decisione della corte suprema, poi, resta la questione della necessità di legiferare in materia di Testamento Biologico e come si poteva immaginare la scelta è stata affidata non ad una commissione che veda presenti le varie campane, in modo da arrivare ad una scelta condivisa ed equilibrata, bensì a Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega ai temi di bioetica e di estrazione religiosa legata a quell’area che si è apertamente schierata contro il padre di Eluana e le decisioni del più alto grado della magistratura; come possiamo aspettarci che dalle sue mani esca una proposta di legge coerente e equilibrata quando lei stessa si auspica in qualche modo che venga usata il meno possibile?

La questione sembra seguire esattamente la stessa strada che seguono l’aborto, la ricerca sulle staminali, l’introduzione in Italia dell’RU486. Quanto tempo passerà prima che si cominci a dover andare fuori dall’Italia per poter godere dei diritti che altrove ci vengono garantiti? O meglio, quanta gente già oggi va in Svizzera a comprare l’RU486?

C’è poi la questione delle tasse, che da noi sono decisamente alte e nonostante il Governo precedente sia caduto (per mano dell’attuale maggioranza) perché “non le abbassava”, quello attuale certo non può dire di aver sensibilmente migliorato il problema, che pure era il suo cavallo di battaglia nella passata legislatura.
C’è poi la questione della risposta alla crisi finanziaria, a dir poco dilettantesca. Non si interviene o si interviene demagogicamente, annaspando nella nebbia nonostante le indicazioni chiare da parte sia dell’Unione Europea che delle altre autorità economiche mondiali.
C’è poi la questione del monopolio mediatico, al quale si legano i ritardi e le polemiche per la Commissione di Vigilanza Rai, al quale si lega il problema del conflitto di interessi, la legge salva-rete4, al quale si lega la richiesta di passare una frequenza di Rai1 a Europa7 (così da non costringere Rete4 sul satellite, dove è invece legittimo che stia), al quale si legano le deliranti dichiarazioni di Bossi sulla Rai che “inganna i cittadini attaccando il governo”.
C’è poi la questione del bavaglio che si cerca di mettere ai blogger (tra i pochi “dissidenti” di questa legislatura) con il rilancio della legge Levi, che era stata ritirata durante la precedente legislatura (con tante scuse e capi cosparsi di cenere) ed oggi viene ripresentata tale quale.

Conosco diverse persone che negli ultimi tempi hanno lasciato (felicemente, oserei dire) l’Italia per trasferirsi all’estero. Io dall’estero in Italia ci sono tornato sette anni fà, ma non chiedetemi perché non valuto l’ipotesi di andarmene di nuovo: potrei prendere la domanda sul serio…

Scuola e ricerca: qualche considerazione sulla 133

Lezioni in Piazza-Matematica 3 Altro che “Inglese, Informatica e Impresa”: le tre I che il Governo Berlusconi aveva annunciato in campagna elettorale ed inserito nel programma di governo si sono rapidamente trasformate in ignoranza, indifferenza ed incuria (Luciana Litizzetto ne aggiungeva un’altra, qualche giorno fà, decisamente pertinente ma che tralascerò per decenza :P). Mi riferisco, naturalmente, alle conseguenze della pseudo-riforma del ministro Gelmini, la Legge 133, che tante polemiche sta sollevando e della quale sentiamo spesso parlare (stranamente) anche in televisione.

Si tratta di un intervento scellerato (visto che si ostinano ad affermare che non si tratta di una riforma) sul sistema scolastico italiano, che va a minare le fondamenta stesse sulle quali dovremmo costruire il futuro della nostra società: se tagliamo ancora i fondi alla ricerca, se smantelliamo ancora un po’ l’istruzione di base (come farà l’introduzione del maestro unico ed il taglio al personale docente previsto dalla manovra, alla quale si aggiunge l’accorpamento degli istituti più piccoli per mano di un altro decreto all’esame del Parlamento), che fiducia possiamo pensare di riporre nella generazione che tra qualche anno si troverà a dover “prendere in mano” le redini del nostro paese?

La situazione purtroppo appare più grave ad un’indagine approfondita di quanto invece non possa trasparire ai meno informati (devo ringraziare Maurizio per un’ottima e chiarissima mail pervenutami tramite informatori paralleli).
All’attacco alla scuola elementare, media e superiore (che nel loro insieme subiscono un taglio pari a qualcosa come 4 miliardi di euro) si va ad aggiungere un grave attacco anche all’istituto delle università (già conciate piuttosto malaccio) che è cominciato diversi mesi fà, con il taglio dell’ICI alle famiglie più abbienti ed il prestito ponte ad Alitalia: entrambi i provvedimenti infatti sono andati a pescare i fondi dal fondo destinato alle università ed alla ricerca, 497 milioni di euro nel primo caso e circa 300 nel secondo. Il taglio però non va pensato limitatamente alla mera sottrazione di questi danari dal fondo complessivo: una importante quota parte del fondo, infatti, in quanto rappresentato dagli stipendi del personale docente, stabiliti dallo Stato, risulta essere incomprimibile; il taglio và allora ad incidere principalmente sulla parte restante (un 13% circa del totale) che è invece rappresentato dalle utente, dalle spese di manutenzione e di gestione degli atenei. Se a questo taglio, aggiungiamo un’ulteriore riduzione di 4 miliardi di euro dei finanziamenti statali (decisi per l’appunto dalla Legge 133), più che un problema di finanziamenti pubblici alla ricerca, pare emergere un disegno criminale volto ad uccidere la ricerca pubblicamente finanziata per sostituirla evidentemente con una basata su finanziamenti privati (che porterebbe, come accade oggi con la ricerca in campo medico, ad un impoverimento della qualità della ricerca stessa ed alla rincorsa selvaggia al profitto, che con la ricerca seria ed indipendente ha davvero poco a che fare).

Sottolineando poi come l’aumento delle tasse universitarie (che dovrebbe contenere questa riduzione del contributo statale) non è attuabile in quanto queste ultime non possono eccedere il 20% del finanziamento statale (che per altro è diminuito), il panorama appare in tutta la sua drammaticità.
Vogliamo poi parlare di “arginare la fuga dei cervelli”? E come, visto che oltre ai tagli si presenterà anche un “blocco del turn over” che impedirà a molti ricercatori di proseguire la propria carriera nel nostro paese?

Al di là comunque del merito della riforma (del quale per altri in molti anno detto e scritto), ci sono un paio di considerazioni che vorrei condividere con voi.
Prima di tutto, sono stato qualche settimana fà ad un convegno sull’innovazione, a Pisa, durante il quale mi chiedevo (e chiedevo a chi ascoltava il mo intervento, che proprio sul decreto Gelmini verteva) se l’operato del Governo sul fronte dell’istruzione fosse da attribuire a semplice miopia o se fosse invece dettato dalla malafede; oggi emerge, a sostegno della seconda ipotesi, un’atteggiamento piuttosto poco “etico” da parte del Governo, che sta “spezzettando” gli interventi considerati “fastidiosi” o passabili di critiche da parte dell’opposizione dello schieramento politico avverso o dalla società civile, mescolandoli poi in più decreti diversi (sui temi più disparati) rendendo più difficile il dibattito e più improbabile un intervento del Capo dello Stato, che difficilmente si rifiuterà di firmare numerosi decreti nel complesso accettabili per fermare un disegno (ad esser buoni) “poco accorto”.

Una seconda considerazione riguarda la protesta “popolare” scatenata dal decreto (che tra l’altro era già noto prima dell’estate, sebbene ignorato dal mondo politico e di riflesso dai mass media e dai cittadini) che sembrerebbe a primo acchito aver trovato nell’occupazione di scuole ed atenei universitari la propria dimensione. L’ormai noto intervento di Berlusconi a contrasto di queste manifestazioni (che infastidiscono notoriamente parecchio il nostro simpatico primo ministro) con la minaccia dell’intervento delle forze dell’ordine, ha forse avuto un effetto inaspettato ed interessante: ha contribuito a dare visibilità mediatica (forse, in quest’epoca, la più importante) ad una protesta che non era ancora esplosa in tutta la sua violenza, finendo persino con il legittimarla, in qualche modo.
Non credo naturalmente che questa fosse l’intenzione del premier, che sembrerebbe essere anzi poi corso ai ripari (grazie al potere che l’ormai noto conflitto di interessi gli conferisce): a pochi giorni di distanza, nonostante le proteste e le occupazioni siano ancora in atto, sui mass media la questione occupa uno spazio decisamente inferiore, “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” come si dice.
L’incauta manovra però (accompagnata da alcune pesanti dichiarazioni di altri esponenti del governo) potrebbe aver portato un danno significativo al gradimento di Berlusconi, soprattutto in quella fascia di popolazione che si è trovata toccata direttamente dal decreto: non solo quindi i 90.000 professori che perderanno il posto di lavoro nei prossimi tre anni, ma anche gli studenti, i loro genitori, i ricercatori. Di questi, una parte consistente si troverà a dover votare alle (ormai) prossime elezioni Europee: chissà se saremo in grado di carpire dai sempre confusi risultati elettorali un sintomo di questa pur marginale protesta

L’ennesimo assalto alla Scuola

Foto di "Olga e Zanni" (via Flickr)

In questo momento, mentre scrivo, quattro telegiornali su quattro parlano del caso Alitalia: ci si chiede se oggi sarà la giornata buona, se finalmente questi maledetti sindacati capiranno che è necessario, per il bene dell’Italia, prendere per il culo gli italiani salvare la compagnia di bandiera. Sono settimane che l’attenzione è rivolta al salvataggio della compagnia aerea con più buchi della storia e nel frattempo, sotto il naso, ci sta passando l’ennesimo assalto al sistema scolastico italiano, partendo dalle elementari, l’unica istituzione scolastica che pare fosse ancora utile a qualcosa (addirittura si mormora che fosse presa ad esempio, all’estero), dopo che sono state distrutte università, medie e superiori dalle riforme precedenti.
Naturalmente il tutto non passa solo sotto il nostro naso, anche sotto quello di chi dovrebbe fare opposizione a questo governo, argomento che per il momento tralasceremo (bella soprattutto la richiesta della Gelmini di “smetterla con gli scontri”: ministro, ma che scontri?).

Come alcuni avranno notato infatti, settimana scorsa è stato annunciato dal ministro Gelmini (che si è fatta aiutare da un po’ di collaboratori, naturalmente, visto che di scuola notoriamente non capisce una beata ****) il piano dei tagli che la scuola dovrà subire, al fine di rientrare nei termini stabiliti dalla finanziaria di Tremonti (inutile dire che i 300 milioni di euro da donare ad Alitalia c’erano, quelli per togliere l’ICI ai ricchi pure e via dicendo di questo passo). Già che c’era, la Gelmini ha anche pensato di “modernizzare un po’ la scuola”, reintroducendo il grembiulino per gli studenti (ma come, non li trovate carinissimi?) o introducendo “l’insegnante unico”.

Naturalmente la notizia ha avuto pochissimo risalto: che importanza potrà mai avere, per i mass media, il fatto che in Alitalia ballino 9000 persone (eh già, oltre alle 6000 annunciate ci sono da considerare i 3000 precari di cui a nessuno frega nulla, arrivando a tagliare praticamente il 50% dei dipendenti) mentre la riforma della scuola taglia 90.000 insegnati in tre anni… poco importa che i (già furono “privilegiati”) dipendenti di Alitalia godranno di ammortizzatori sociali realizzati ad-hoc per loro, mentre gli insegnanti verranno banalmente “lasciati a casa”…

Sarà bellissimo dover tornare a formare a 360 gradi i pochi insegnanti rimasti (riducendo conseguentemente l’approfondimento formativo possibile, penserete mica che allunghino i tempi di formazione!), sarà bellissimo non avere le risorse in organico per poter seguire i bambini che presenteranno qualche difficoltà (trasformandole così rapidamente in lacune croniche). Sarà bellissimo, sarà moderno e soprattutto porterà ancora più bambini a frequentare le preziosissime “scuole private”, che da sempre sono oggetto di amorevoli cure da parte di tutte le riforme del sistema scolastico.

Un’altra importante novità sarà la maggior “autonomia” delle scuole: ad esempio mense e doposcuola passeranno a carico dei Comuni, che dovranno quindi stanziare i necessari fondi. Ottimo, soprattutto pensando che il taglio dell’ICI sulle case più grandi (che il precedente Governo aveva lasciato) aiuterà moltissimi Comuni proprio in questo frangente, garantendo un extragettito al quale viene così trovata congrua destinazione.

Inoltre, visto che la riforma così concepita avrebbe potuto lasciare qualche possibilità che i nostri figli imparino qualcosa di utile, ecco che la Gelmini pensa di ridurre l’orario scolastico (dovranno mica studiare sti poveri bambini? E quando imparano a truccarsi!). Cito da Repubblica.it:

Oggi le maestre sono due e assicurano 40 ore a settimana. In sostanza, tutti a casa a mezzogiorno e mezzo. Però con le maestre di ruolo in esubero potrà essere esteso il servizio. Stessa musica per le elementari con qualche variazione sullo spartito. Il principio base è: maestro unico e 24 ore a settimana. Ma se le famiglie lo richiedono alla scuola l’orario potrà essere prolungato a 27 o 30 ore, a condizione però che l’organico lo consenta. Peccato che il numero degli insegnanti venga stabilito sull’orario base, cioè 24 ore.

Tutto questo proprio mentre scopriamo che anche i dati oggettivi indicano come i nostri ragazzi vadano sempre peggio ma sembra che alla Gelmini ed a questo Governo la cosa non interessi: dopotutto, più allocchi ci sono più voti prendono, no?
Sarà bellissimo: se già oggi gli italiano non capiscono dove stia la fregatura sul caso Alitalia (figuriamoci sulla riforma scolastica), immaginate che spettacolo sarà quando non sapranno nemmeno fare le moltiplicazioni…

La cordata della salvezza

Hangman's noose Berlusconi ha vinto la sua campagna elettorale marciando sulle questioni “sicurezza” (quella che riguarda gli immigrati, beninteso, non quella sul lavoro) ed Alitalia: si era gridato, cinque mesi fà, allo scandalo del voler svendere la compagnia alla Francia (AirFrance), allarmati dalla volontà di chiudere Malpensa (ma quando mai!), di “questo governo che non ha neppure analizzato le altre proposte” (soprattutto quelle che non c’erano). Era stato detto sin dalla campagna elettorale (poi smentito, poi ridetto, poi rismentito) che una “cordata italiana” era pronta e si sarebbe palesata a ore, poi a giorni, poi quattro settimane.

Finalmente, pare che la mitica (ne parlavano già gli antichi Greci, pensate un po’) “cordata italiana” sia in effetti venuta fuori e trasformerà il buco nero chiamato Alitalia (alla quale nel frattempo abbiamo donato 300 milioni di euro rubati, pare, alla Ricerca ed alle forze dell’ordine) in una nuova compagnia, la “Compagnia Aerea Italiana” (un’altro CAI?), che vedrà come presidente il buon Roberto Colaninno e tra i sedici investitori (per un totale di un miliardo di euro, che la vecchia Alitalia avrebbe macinato in alcuni mesi) niente popò di meno che Banca Intesa (ma sono gli stessi dell’affaire AirFrance? Ma dai! Guarda tu il caso…), Benetton, Ligresti (come il prezzemolo), Caltagirone (prezzemolo è poco), AirOne (nella persona di Toto, ma non erano “gli altri”?), Tronchetti Provera (non contento di aver affondato Telecom) ed il Gruppo Macegaglia (guarda guarda, un’altra novità!).

I grandi nodi cruciali dell’operazione saranno la fusione della flotta di Alitalia ed AirOne (che pare non navigasse in ottime acque, o sbaglio?), il mantenimento del nome della compagnia (vorrei anche vedere, con quello che hanno speso per lasciare immutati i loghi, non molto tempo fà…), un taglio del personale con almeno cinque o seimila esuberi (AirFrance, alcuni mesi fà, parlava di duemila…), la “donazione” dei debiti ad un’altra società (alla quale presto donerò anche io i miei debiti) della quale non si conosce ancora il nome, ma potrebbe essere un’entità da destinare al fallimento, curata da un commissario (tanto chi se ne frega se c’è della gente che ci rimetterà migliaia di euro, no?) oppure verranno sbolognati al Ministero del Tesoro (tramite la controllata Fintecna, proprietà interamente statale), ricaricandoli praticamente sui cittadini. Naturalmente nessuna delle due opzioni piacerà ne all’Unione Europea (ma chi se ne frega alla fine, viviamo benissimo anche fuori dall’Europa no?) ne tantomeno alle altre compagnie aeree, che verranno in qualche modo messe a tacere (magari semplicemente minacciando un “controllo di compatibilità con gli aeroporti italiani” come capitato a RyanAir non troppo tempo fà?).
Tutto questo, tra l’altro, subordinato alla modifica della legge Marzano, perché tecnicamente Alitalia è già fallita.

Inutile dire che trattative per avere AirFrance come partner non sono ufficialmente neppure state valutate, ma i giornali già riferiscono di un cda speciale della compagnia aerea franco-olandese per giovedi, e domani alcuni esponenti della cordata dovrebbero essere a Parigi. Sarà un caso, dovranno discutere dei nuovi menu sui voli intercontinentali…

Insomma, in cinque mesi hanno ribaltato l’opinione sulla proposta di AirFrance (non era stata definita addirittura una mossa di “insider trading” dall’attuale Presidente del Consiglio?), “regalano” alle spalle dei cittadini italiani i debiti della compagnia e mandano a casa il triplo delle persone che avrebbero perso il posto di lavoro se il Governo Prodi avesse portato a termine il suo lavoro, infischiandosene delle leggi per la concorrenza e del parere dell’Unione Europea.

A “salvare” Alitalia in questo modo, ero capace anche io…

Ecco la tanto sbandierata sicurezza

Pantera della Polizia L’hanno menata per mesi: gli extracomunitari ladri, gli illegali, i clandestini, i cpt, la detenzione, la tolleranza zero. Ci hanno vinto la campagna elettorale, dopo aver fatto le prove generali in posti come Verona (e si vedono i risultati) e Roma. Hanno pompato l’odio razziale e l’insicurezza dei cittadini per distogliere l’attenzione sugli altri provvedimenti presi per l’incolumità giudiziaria di alcuni dei propri esponenti.

Ad un certo punto però, pare si scoprano gli altarini: nella finanziaria “estiva” 2008 ci sono pesanti tagli alla sicurezza

[ Fonte: Repubblica.it ]
[…] il taglio del turn over e riduzione netta degli organici, sforbiciata alle risorse finanziarie, dai carburanti alla manutenzione delle auto di servizio, stretta sugli straordinari. In tutto 538,5 milioni. Dalla scure non si salva nessuno: dai Ps ai Carabinieri, dalla Forestale alla Penitenziaria, dalla Guardia di Finanza alla Stradale fino alla Polizia ferroviaria.

Ma come: dov’è finita l’emergenza del paese così lungamente dibattuta nei salotti di Domenica In ed a Porta a Porta? I reati non sono più un problema che riguarda gli italiani, al punto che possiamo fare a meno di potenziare gli organi di polizia? Oppure più semplicemente non ce ne frega niente di contrastare il crimine italiano, nella speranza che quello degli extracomunitari venga contrastato dalle “ronde padane”?