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Gomorra, il film

Se avete progettato di andare al cinema, questa settimana, indipendentemente da ciò che avete scelto di andare a vedere ripensate la vostra scelta: è uscita la versione cinematografica di Gomorra (tratta dal noto libro di Roberto Saviano) che vale decisamente i 7, 8 o 9 euro che costerà il vostro biglietto.

Sulla scia del successo del libro, Matteo Garrone prova a portare il messaggio “al grande pubblico”. Da questo punto di vista, la prima valutazione da fare è legata alle aspettative che le stesse case distributrici depongono sull’opera: il sabato sera, la proiezione di mezzanotte non c’è, si deve andare a quella delle 22:10. Mi sembra un’aspettativa un po’ misera, soprattutto dopo averlo visto e ancora di più dopo aver visto l’incasso dei botteghini per questo weekend, che vede il film di Garrone al primo posto, con oltre 1.800.000 euro di incassi.

Il paragone tra libro e film, come al solito, è piuttosto ingiusto: il libro ha a sua disposizione tutto lo spazio ed il tempo che vuole, mentre il film richiede rinunce, tagli, adattamenti (nonostante il risultato superi i 130 minuti di durata). Detto e tenuto a mente questo, ci sono un paio di cose, riguardo al film, che voglio dire. In primo luogo, voglio dire che ho trovato davvero molto bella la fotografia. Lungo tutto il film ci si sente partecipi di quello che accade, penetrando in un mondo nuovo e duro che così bene descrive l’autore.

I due problemi principali, invece, del film, sono da un lato la difficoltà di comprensione (ho trovato il libro estremamente più chiaro e shockante che non il film, nonostante la recrudescenza di certe scene proposte in quest’ultimo, che non sopperiscono alla mancanza, a tratti, di sostanza), dall’altro l’errata percezione che allo spettatore rimane, alla fine della proiezione, della circoscrizione del fenomeno camorristico alla sola Campania, punto cruciale tra quelli trattati dal libro di Saviano.

In se quindi, un ottimo film (meritatamente candidato al Festival di Cannes), anche se a coloro che lo vedranno suggerisco comunque una (almeno successiva) lettura del libro.

Roberto Saviano – Gomorra

Immagine di GomorraGomorra è un libro duro, in tutti i sensi: duro nel contenuto, duro nel lessico, duro nella costruzione fraseologica, con nessuna necessità di essere reso più semplice, perché è la vita a non essere semplice. La narrazione comincia subito pesante, complessa, ricca di metafore e descrizioni, mescolando parti autobiografiche, giornalismo d’inchiesta, denuncia ed analisi sociale in un mix che non è semplice digerire, soprattutto per coloro che non sono avvezzi alle letture impegnative (le oltre 300 pagine, sebbene possano sembrare poche, non lo sono).

Gomorra è un libro scritto da un ragazzo di 27 anni (oggi 29) che ha avuto il coraggio di dire ciò che altri hanno taciuto. Saviano sta pagando questo coraggio: vive sotto scorta in seguito alle minacce ricevute dalla Camorra stessa, che oggi cerca di delegittimarlo, di irriderlo, di ridurlo al silenzio mediatico prima ancora del silenzio fisico, di chiuderlo in un “cappotto di legno”.

Gomorra è un libro che ha venduto un milione e duecentomila copie, tradotto in 33 lingue per 41 paesi, citato tra i 100 libri più importanti del 2007 dal New York Times, risultato che va ad aggiungersi agli oltre 10 premi raccolti in due anni. Un libro dal quale è stato tratto un adattamento teatrale e del quale uscirà, venerdi prossimo (16 maggio) la versione cinematografica. Un libro che da due anni resiste praticamente inattaccabile in testa a tutte le classifiche di vendita, e non c’è da chiedersi perché.

Gomorra è un libro da vivere, non da leggere. E’ un pugno nello stomaco, è un vetro che si infrange, è rabbia, è una realtà violenta e dolorosa che ti travolte, ti toglie il respiro, uccide qualcuna delle speranze che ti restano. E’ un libro che ti cambia il modo di vedere il mondo, che ti arricchisce e di impoverisce allo stesso tempo. Indubbiamente un libro che ti fa riflettere, come se al giorno d’oggi fosse poco.

Gomorra è un libro di denuncia, non un romanzo, scritto per coloro che credono che la Camorra non li riguardi, che non esista, che non siano invischiati nei suoi traffici, solo perché non vivono in Campania. Un libro scritto per denunciare non solo le nefandezze di un impero criminale dalle dimensioni spaventose, ma anche i soliti reticenti mass media. Il racconto di una realtà che coinvolge tutta l’Italia, l’Europa, con propaggini che raggiungono molti dei paesi del mondo di cui quotidianamente sentiamo parlare.

Gomorra è un libro che racconta: racconta di una Campania ostaggio di un sistema forte e radicato sul territorio, dinamico, efficace, veloce, mutevole, scaltro, avido. Racconta di una Campania devastata dai rifiuti provenienti da tutta Italia, due anni prima che scoppiasse il “grande scandalo” (già sopito per altro).

Gomorra è un libro che non si può tralasciare, a costo di perderci un mese e passa (come capitato al sottoscritto) e rischiare l’ulcera.

Commento su Anobii.com:

Finire Gomorra è un’effimera liberazione. Liberazione da una prosa asfissiante, dura e crudele, a tratti dolorosa. Liberazione da un orrore abilmente raccontato da Roberto Saviano, un orrore dal quale non ci si libererà però mai più. Gomorra è un libro che cambia il modo di vedere il mondo, che svela qualcosa di enorme che fino a ieri ignoravamo, colpevolmente. Gomorra è un pugno nello stomaco, è un vetro che si infrange, è rabbia, è una realtà violenta e dolorosa che ti travolte, ti toglie il respiro, uccide qualcuna delle speranze che ti restano. Gomorra è un libro da leggere.

Intervista a Roberto Saviano

Best-Seller Non ho tempo di guardare la televisione, quindi registro le trasmissioni (sia benedetto VCast, nonostante il “salto” di 5 secondi nel filmato di tanto in tanto) che mi interessano (4 la settimana ora che sono terminate le puntate di “Top Gear” e “Fifth Gear” su BBC e Channel 5), le accumulo sul desktop e le guardo quando finalmente trovo un’ora libera consecutiva per concentrarmi (anche perché non sono decisamente trasmissioni “d’intrattenimento”). Purtroppo questo significa banalmente che sono sempre “in ritardo” sul campo della televisione, anche quando ci sarebbe da parlarne: in particolare sono fonte di importanti spunti trasmissioni come “Ballarò” o “Che tempo che fà”, ma seguendole a quasi una settimana di distanza, di solito trovo l’occasione per parlarne quando ormai “il piatto è freddo”.

Questa volta, sono stato un po’ più “svelto” e sono riuscito a vedermi la puntata di “Che tempo che fà” di domenica sera, ed ho trovato assolutamente imperdibile l’intervista di Fabio Fazio a Roberto Saviano (inutile dire che molto probabilmente il suo libro sarà la mia prossima lettura).

Per la fortuna di coloro che se la fossero persa, su YouTube è (per il momento e suddivisa in 3 spezzoni) disponibile una replica. Prestate attenzione, ne vale la pena… prima, seconda e terza parte.