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Gay Pride

Abbracciamoci, aspettando Bologna!Oggi a Bologna si è tenuto il Gay Pride nazionale 2008. Tra le polemiche legate al ritiro del patrocinio del ministero per le pari opportunità condotto dal ministro Mara Carfagna ed a quelle che costantemente attorniano il mondo dell’attivismo omosessuale, c’è un aspetto sul quale vorrei spendere qualche parola, di cui vorrei esaminare insieme a voi i due diversi punti di vista, dando per scontata (concedetemelo) la mia assoluta non avversione nei confronti del movimento stesso.

L’aspetto che vorrei toccare è quello, sempre molto delicato, dell’esibizionismo legato alla manifestazione in oggetto: tralasciando per una volta l’inutile precisazione che non si deve fare di tutt’erba un fascio (aspetto che possiamo ormai dare per scontato ed assodato), guardando le foto proposte da Repubblica.it viene spontaneo domandarsi a chi giovino alcune manifestazioni pubbliche.

Vedere infatti persone spesso vestite succintamente in atti di puro esibizionismo, non giovano all’immagine degli omosessuali soprattutto nei confronti di quelle persone che ancora si trovano a doversi confrontare con i pregiudizi tipici di questo fenomeno (finendo per altro con il fare di ogni erba un fascio, come prima si accennava, vanificando in poche ore sforzi importanti durati magari anni). A volte mi dico che il movimento omosessuale avrebbe prima di ogni altra cosa bisogno di normalità, forse addirittura di passare “inosservato” nello scorrere quotidiano della vita, segno di completa integrazione, accettazione, di mancanza di diffidenza: se è giusto e corretto chiedere integrazione ed uguaglianza, come questo si concilia con il differenziarsi ad ogni costo una volta l’anno? Che cosa penseremmo se i precari della Vodafone o della Pubblica Amministrazione organizzassero una manifestazione per le vie del centro di Milano, urlando e cantando in “desabillé”?

D’altro canto, una manifestazione come quella del Gay Pride ha una doppia valenza: da un lato si tratta di una festa (e come tale, si festeggia, non si tiene “il muso”), dall’altro serve a richiamare l’attenzione su un aspetto della nostra società che spesso viene dimenticato, relegato nel rumore di fondo, perso sotto plichi di carte. Gli omosessuali attendono ancora oggi, dopo anni e con un colpevole ritardo rispetto agli altri paesi europei, il riconoscimento (ed il rispetto) di molti diritti fondamentali dell’uomo, quali la non discriminazione, il diritto di amare (non dimentichiamolo). Diritti che se neppure la pur benevola visione sospinta dal recente Governo Prodi ha saputo sancire definitivamente (la componente cattolico-cristiana della maggioranza ha strategicamente colpito ed affondato ogni tentativo di legiferare in questo senso, arrivando a manifestazioni di dubbio gusto come il Family Day), è inutile pensare che avranno una anche minima attenzione positiva da parte dell’attuale Governo in carica: per altri cinque anni almeno, i diritti delle coppie omosessuali saranno stracciati e calpestati come quotidianamente accade da molti anni, in una società che ancora fatica (e parecchio) ad accettare le differenze che la caratterizzano, rendendola tra l’altro più ricca e vivace.

Il mondo rosa di Mara Carfagna

Costruire assieme E’ bello vedere la vita in rosa. E’ bello sentire gli uccellini cinguettare la mattina, quando un tiepido sole scalda il tuo oziare, crema abbronzante sul corpo, nel protetto giardino di casa, senza poveracci a chiedere la carità e altri disturbi di sorta, con un’informazione seria, indipendente e costruttiva, in una società dove la discriminazione (di qualsiasi tipo sia) non esiste. Magari con un fotografo intento ad immortalare le belle curve del proprio corpo a uso e consumo degli italiani che acquisteranno il calendario, facendola ricca e felice.

E’ questo il mondo, verosimilmente, in cui vive il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna, che ha scelto, tra le prime iniziative da ministro, di negare il patrocinio al Gay Pride, cogliendo l’occasione per sottolineare che è contraria al riconoscimento di qualsivoglia diritto alle coppie omosessuali e che anzi, i suoi amici omosessuali sono felici e per nulla discriminati.

Ora, evidentemente il ministro Carfagna ha vissuto in un bel mondo colorato e felice fino a qualche giorno fà, ma l’impegno politico deve richiamarla sulla terra ferma e consentirle di prendere contatto con la terribile realtà che quotidianamente coinvolge donne, immigrati, omosessuali e tutte le altre categorie “sensibili” del nostro panorama sociale, affinché possa comprenderne le difficoltà e svolgere al meglio l’incarico affidatole, che consiste proprio nella loro difesa, nella garanzia a tutti di pari opportunità.
Fare affidamento sulle nozioni già acquisite, a quanto pare, si rivela estremamente poco lungimirante, vista la qualità delle nozioni stesse e constatato l’attacco ricevuto da tutto il panorama politico (destra e centrosinistra compattamente) sulle dichiarazioni fatte.

Buon lavoro, signor ministro… buon lavoro…