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Qualche considerazione sulle auto “ecologiche”

Conanil via Flickr

Conanil via Flickr

Questo post prende spunto un po’ dalla mia (embrionale) ricerca di un’auto nuova, un po’ dall’evolvere del mercato dell’auto, che seguo sempre con interesse soprattutto nella sua “deriva ambientalista”. Prima di cominciare a scrivere, però, voglio sottolineare l’importanza di considerare l’aspetto ambientale quando si parla di mobilità, di qualsiasi tipo questa sia (aerei, treni,  auto, moto…) ed il mio apprezzamento per tutte quelle tecnologie che consentono di ridurre l’impatto che il trasporto umano ha sull’ambiente che ci circonda.

Purtroppo come per tutti gli altri ambiti “commerciali”, anche sul fronte dell’ecologia delle automobili si tende a fare tanta propaganda senza realmente entrare nel merito dei fatti. Nell’ultimo periodo si sta spingendo moltissimo sulle auto a GPL o a gas Metano, con l’alternativa dell’ibridazione di motori a benzina (e più raramente diesel) con motori elettrici. Il messaggio che passa è che l’acquisto di un’auto a metano, ibrida o dotata di un serbatoio di GPL sia sufficiente di per se a placare i nostri sensi di colpa (e per chi non li ha, tanto di guadagnato) per i disastri ambientali che il nostro “vagare” ha provocato. Naturalmente (e non per niente) a tutto questo si aggiunge un “significativo” risparmio economico sul lungo periodo, carta proposta dai venditori soprattutto nel caso della scelta del GPL.

Pars destruens

Trovo questo approccio profondamente sbagliato e ritengo che sia compito dell’Unione Europea (visto che pensare che se ne occupi il nostro governo è un puro esercizio mentale) provvedere  a fare chiarezza in questo settore, introducendo l’obbligatorietà di un reale (ed unico) meccanismo di “rating” dell’impatto ambientale che ogni auto ha (l’emissione di CO2 per chilometro percorso è sensata, ma dimentica tutta un’altra serie di parametri) esattamente come accade per l’efficienza energetica degli elettrodomestici.

Si diceva che trovo fondamentalmente sbagliato l’approccio, e cercherò di spiegarmi: innanzi (così lo eliminiamo subito) tutto l’aspetto economico: non ho alcuna difficoltà a comprendere il vantaggio in termini economici dell’acquisto di un’auto il cui carburante costa (mediamente) il 60% in meno rispetto ad un’equivalente auto a benzina o diesel. Trovo però che il fattore economico debba necessariamente essere relegato ad un ruolo di secondo piano (non cancellato, ben inteso) rispetto al tema dell’impatto ambientale. Se il carbone costasse meno del metano, ad esempio, spingeremmo secondo questa logica l’uso di auto a carbone, che ben altro impatto avrebbero sull’ambiente e l’inquinamento. E questa considerazione deve valere, io credo, per tutti gli ambiti legati all’ambiente.

Secondariamente c’è la questione più “tecnica”: GPL e gas Metano sono (e resteranno, malgrado qualcuno non ci voglia credere) combustibili fossili. Il fatto che siano “presenti in natura” ne ridurrà forse l’impatto di raffinazione e lavorazione, avranno forse un impatto inferiore rispetto ai carburanti “tradizionali” in termini di emissioni da combustione, ma non sono una panacea; il potere energetico di Metano e GPL è sicuramente maggiore di quello di Benzina e Diesel, ma le emissioni di CO2 da combustione ed altri inquinanti (abbattuti comunque in modo piuttosto significativo, va detto) sono tutto fuorché azzerate.
Credo che però siano i numeri a poter dare una reale idea dell’incidenza della riduzione di emissioni: considerando il ciclo completo di vita dell’automobile ed il suo carburante, l’uso del GPL porta ad un abbattimento del 12% delle emissioni di CO2, mentre il Metano raggiunge il 20%: naturalmente non c’è solo da considerare la CO2, ma questa cifra dovrebbe rendere palese come, seppur lodevole sia il passaggio ad un motore a gpl o metano, questo non costituisca che parzialmente il nocciolo della questione.

Un discorso analogo lo possiamo fare per i motori elettrici o ibrido-elettrici: in questo caso, la produzione dell’energia viene semplicemente “spostata” a monte ed immagazzinata in batterie per un uso successivo (ricarica elettrica). Purtroppo in Italia la produzione dell’energia elettrica rappresenta un altro dei nodi critici del tema ambientale: sebbene il nostro paese sia uno dei fortunati europei in grado di produrre moltissima energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico…), gli investimenti su questo fronte sono non solo risibili, ma in diminuzione: solo una forte mobilitazione ha consentito pochi giorni fa di far ritirare al governo un emendamento alla finanziaria 2010 che prevedeva il taglio degli incentivi per l’adozione di tecnologie di produzione da fonti rinnovabili; sebbene in questo frangente il taglio è stato scongiurato, è significativo dell’approccio italiano all’energia il semplice aver preso in considerazione la possibilità di ridurre gli incentivi.
In sostanza, facendo i conti della serva, in Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili rappresenta (al 2007) il 15,7% del totale complessivo al netto delle importazioni, con 49.411 GWh su 313.888 GWh: è pertanto assolutamente possibile (per tornare al discorso iniziale) che la vostra auto elettrica sia spinta da un misto di carbone, petrolio e nucleare d’importazione, con una percentuale d’incidenza delle rinnovabili assolutamente risibile. La soluzione sarebbe quella di produrre l’energia direttamente sull’autovettura (tramite ad esempio pannelli fotovoltaici) ma la tecnologia è ad uno stadio talmente embrionale in termini di efficienza che risulta impraticabile, al momento.

Pars Construens

Per passare alla parte “positiva”, vorrei innanzitutto porre l’accento su un aspetto assolutamente fondamentale sul quale purtroppo la campagnia pubblicitaria insiste poco, ed è il tema dei consumi: un’auto piccola e leggera diesel/benzina, che può raggiungere consumi prossimi ai 3,0 L/100Km, sarà ambientalmente molto più compatibile di un SUV alimentato a metano. Non ci sono vie di mezzo: 10L di Metano emetteranno più CO2 e inquinanti rispetto a 3L di diesel/benzina. E questo è un aspetto assolutamente da tenere a mente.

Un altro aspetto fondamentale (che va ad incidere tra l’altro anche su altri aspetti del nostro “vivere sostenibile”) riguarda il numero di autovetture in circolazione:  non faticherete, andando al lavoro lunedì, a guardare nelle auto che vi stanno attorno e contare il numero di occupanti, uno. Eppure molti di noi fanno strade simili, sprecando così un sacco di spazio (con conseguenti code ed ingorghi) e spostando inutilmente un sacco di metallo, aria e sedili vuoti.
Le soluzioni a questo problema sono molte ed alla portata di tutti noi: a partire dall’uso dei moto e scooter (sui quali resta purtroppo valida e anzi forse maggiore l’incidenza della questione ambientale, essendo il tema affrontato in modo ancora più embrionale che per le autovetture) fino ad arrivare a car-pooling e car-sharing, che stanno tra l’altro cominciando a vedere reali incentivi da parte sia degli enti pubblici che delle società di gestione. L’auto realmente ecologica, è quella che non si muove…

Dell’impatto ambientale della posta ordinaria

Il pacco della Christmas Box HD Sky

Il pacco della Christmas Box HD Sky

Questa mattina (prendendo mezz’ora di permesso dal lavoro per arrivare a Cinisello Balsamo in un momento in cui il servizio ritiri del corriere espresso fosse ancora aperto), sono andato a ritirare un pacco inviatomi da Sky, il “Christmas Box HD”.

Sono rimasto sinceramente allibito: un pacco di notevole dimensione (21,5×14,5×13,5cm, in foto) contenente… nulla. Un pezzo di plastica cilindrica, un biglietto da visita, fine. Scopo, naturalmente, puramente promozionale: posso “regalare” ad un mio amico un mese di prova gratuita Sky (e mi verranno restituiti fino a 49 euro se questi poi conferma l’abbonamento, anche tacitamente).

Per farmi arrivare questo pezzo di carta (che riporta il numero di telefono di Sky e un codice cliente, niente di più) sono stati mossi innumerevoli mezzi di trasporto:

  • il corriere è andato a ritirare i pacchi in Sky (probabilmente più di uno, visto che non credo abbiano mandato via un numero così esiguo di pacchi promozionali) e li ha portati in sede
  • innumerevoli mezzi sono stati coinvolti negli spostamenti di questi pacchi (dal tracking risultano almeno 5 tentativi di consegna al mio domicilio, ad esempio), in giro per tutta l’Italia verosimilmente
  • io (oltre ad uscire mezz’ora prima dall’ufficio) sono andato in moto avanti e indietro per 30 chilometri per arrivare alla sede del corriere espresso.

Non sarebbe stato più semplice, ecologico, intelligente, inviare un’email?
E il problema, ovviamente, non si pone solo per Sky, visto che HP qualche tempo fa mi ha mandato un pacco da un metro cubo per spedirmi un “power backplane” (un alimentatore, sarà 10x10x20cm ad esagerare) sostitutivo per un server…

Quanto ci costa in termini ambientali (oltre che economici) spostare tutta quest’aria? Questo compensato da imballaggio?

Perché non introdurre una tassa “volumetrica” sulle spedizioni? Porterebbe ad una ragionevole entrata per lo Stato (che non fa mai male) e disincentiverebbe pesantemente l’invio (inutile) di pacchi inutili o eccessivamente grandi rispetto al loro contenuto…

A regime la metrotranvia di Cinisello (linea 31)

Foto di Ambrosiana Pictures, via Flickr

Foto di Ambrosiana Pictures, via Flickr

I lavori sono durati anni, tra appalti vinti da “scatole vuote” e complicazioni varie ma ,con uno sconvolgimento di orari e linee, è finalmente attiva (a regime, visto che l’inaugurazione ufficiale “a mezzo servizio” data di dicembre 2008) da ieri mattina la nuova metrotranvia che porta da Piazzale Lagosta al centro di Cinisello Balsamo, la linea interurbana 31.

Nelle vicinanze di Piazzale Lagosta, la nuova linea 31 si allaccia alle metropolitane (in particolare la Linea Gialla fermata Zara) e nonostante il prezzo del biglietto non proprio economico fino a quest’estate (2 euro per la tratta interurbana completa e l’uso dei mezzi pubblici dentro Milano), rappresenta una valida alternativa all’utilizzo dell’auto per recarsi in centro Milano provenendo da nord (soprattutto negli orari di punta, dove tocca una frequenza di un treno ogni 4 minuti).

A patto però di trovare parcheggio: a parte infatti qualche spazio qua e la, assolutamente insufficiente ad accogliere la mole di automobilisti che devono recarsi quotidianamente in centro Milano, il capolinea della metrotranvia (e il discorso si estende in realtà ad un po’ tutto il percorso) non presenta parcheggi di interscambio adeguati.

Così, mentre a gennaio i tassi di inquinamento di Milano sono stati tra i peggiori degli ultimi 10 anni (mettendo in risalto l’assoluta mancanza di piani d’emergenza sia da parte della Provincia che del Comune di Milano, la cui unica risposta al problema è legata all’inefficace Ecopass), l’accesso da Nord a Milano continua ad essere un problema senza soluzione, vuoi per carenze strutturali (poche linee, poco frequenti o in ridardo cronico), vuoi (la dove le linee ci sono e passano spesso) per mancanza di parcheggio.

15 buone notizie per ricordare questo 2008

2153475927_48bba96b7c.jpg E’ ormai giunta la fine dell’anno ed in questi ultimi giorni sono moltissime le fonti su cui possiamo leggere delle notizie che hanno caratterizzato l’anno che se ne va’. Non è certo un difficile esercizio quello di trovare un po’ di notizie negative da inperlinare una dietro l’altra e così di notizie buone se ne trovano davvero poche, se non pochissime o nessuna.

Nel mio piccolo (e naturalmente per dar seguito all’appello dell’attuale nostro primo ministro ad un approccio più ottimistico nei media) ho cercato di fare qualcosa di diverso: eccovi allora le 15 buone notizie per le quali varrà comunque la pena, nonostante tutto, di ricordare con un (mezzo) sorriso questo 2008.

Politica e cronaca

  • Al primo posto di questa sezione non poteva che esserci l’elezione di Obama. Il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America (che sarà in carica a partire dal prossimo gennaio), oltre alle molte promesse fatte in campagna elettorale, decreta una svolta nella politica internazionale (ma anche sul piano dell’ecologia e dell’ambiente), una ventata di fiducia dopo gli anni “bui” della presidenza Bush.
  • La firma del trattato contro la diffusione e l’uso delle bombe a grappolo (al quale ha aderito anche l’Italia) è una delle notizie principali del 2008 (paragonabile nel suo campo solo alla firma del trattato di non proliferazione delle mine antiuomo), alla quale è però stato dato pochissimo risalto dalla stampa internazionale. Di tipologia molto diversa tra loro (si va dalla diffusione di mine alle bombe incendiarie) le “cluster bombs” rappresentano una forma di violenza gratuita in molti scenari di guerra, essendo di fatto incapaci di colpire con precisione l’obiettivo prestabilito andando invece a distribuire il proprio contenuto su aree piuttosto vaste, con ovvie conseguenze in termini di perdite di vite civili (il 98% delle perdite sono civili di cui il 27% bambini).
    Altra importante iniziativa, in questo caso promossa e votata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è la risoluzione numero 1820, che paragona gli stupri ad armi di guerra, chiedendo la fine delle violenze carnali verso civili, così diffuse nei teatri di guerra di tutto il mondo  (e per le quali è da quest’anno previsto il processo davanti alla corte penale internazionale dell’Aja).
  • Sempre in tema di violenze in tempo di guerra, vale la pena citare l’arresto di Radovan Karadžić. Incriminato per genocidio e crimini di guerra dal Tribunale Internazionale dell’Aja per l’Ex-Jugoslavia, era latitante da oltre 13 anni al giorno del suo arresto per mano delle autorità serbe, il 21 luglio.
  • Altra notizie attesa da molti anni è quella della liberazione di Ingrid Betancour, che riabbraccia i propri cari dopo 6 anni di prigionia in Colombia, in mano alle FARC.
  • Una nota importante, infine, sul tema delle mobilitazioni internazionali per i diritti civili, è rappresentata dalle proteste in favore del Tibet che hanno seguito il viaggio intorno al mondo della Fiaccola Olimpica prima dell’inizio delle Olimpiadi tenutesi in Cina. Tra le mobilitazioni di maggior intensità, spiccano quelle avvenute in occasione del passaggio dei tedofori in Europa ed in particolare a Londra e Parigi; in quest’ultima occasione la fiamma è stata spenta per ben quattro volte.

Ecologia ed ambiente

  • Sul fronte dell’ecologia e dell’ambiente, spicca sicuramente tra le buone notizie l’inizio della sensibilizzazione di massa sulle questioni legate all’energia ed all’inquinamento.  La crescita in Italia di agricoltura biologica e energia pulita (grazie anche alla liberalizzazione delle forniture) non fanno che confermare questo fenomeno.
  • Anche in Brasile le cose sembrano andare bene per quel che riguarda l’ambiente: il presidente Lula ha infatti annunciato l’istituzione di tre nuove aree protette nella Foresta Amazzonica (che occupa il 65% dell’enorme paese sudamericano), dando così un po’ di slancio al purtroppo lento processo di recupero di una delle masse verdi più importanti del nostro pianeta, oggetto sin dagli anni quaranta di una pesantissima deforestazione che ne ha cancellato oltre un quinto dell’estensione originaria.
  • In Europa di aree così ampie coperte di foreste non ne abbiamo, ma nel nostro piccolo le cose le facciamo bene: negli ultimi mesi infatti si è saputo che la superficie coperta da foreste, nel nostro continente, è cresciuta costante da oltre 15 anni, merito anche delle politiche verdi messe in campo dall’Unione Europea nel corso degli anni. Gli ultimi provvedimenti, in questo senso, vedono l’introduzione del reato penale per chi inquina. Bisognerà ora attendere che i vari stati recepiscano la legge europea e la trasformino in leggi nazionali, nella speranza che non vengano snaturate come è invece accaduto, in molti casi, per la legge europea che introduce il reato penale per il razzismo…
  • Sempre per restare nei pressi di casa nostra, va ricordato che il 2008 ha visto il raggiungimento di un accordo con i costruttori di automobili sul taglio delle emissioni di CO2 (che dovranno assestarsi sotto i 120 gr/km entro il 2012 e 95 gr/km entro il 2020); un passo importante, se non fondamentale, per lottare efficacemente contro l’inquinamento delle nostre metropoli e (conseguentemente) del nostro pianeta.
  • In fine (ma non per importanza, naturalmente), la notizia che un dodicenne dell’Oregon, William Yuan, sotto la spinta del suo professore di Scienze, ha messo a punto una nuova tipologia di cella solare tridimensionale, in grado di captare sia la luce visibile che i raggi UV, aumentando così di oltre 500 volte le performance delle odierne celle solari; una piccola rivoluzione nel mondo della produzione dell’energia per la quale William è stato premiato con una borsa di studio da venticinque mila dollari.

Scienza e medicina

  • Sul fronte medico, il 2008 verrà ricordato come uno degli anni chiave per la cura della malaria. Il completamento infatti della mappa del DNA di altri due parassiti responsabili della terribile malattia (il Plasmodium vivax ed il Plasmodium knowlesi) ha permesso di scoprire alcuni dei meccanismi con cui questi parassiti sopravvivono nell’organismo umano, consentendo così la progettazione di una nuova generazione di più efficaci farmaci.
  • Anche per quel che riguarda la lotta all’AIDS il 2008 ha visto una notizia di importanza epocale: l’ematologo americano Gero Hutter ha infatti scoperto di aver guarito dal terribile morbo un suo paziente leucemico, sfruttando una rarissima mutazione genetica (presente solo nell’1% degli europei e completamente inesistente in Africa) nel midollo del suo donatore che rende immuni dall’AIDS (impedisce di fatto alla molecola utilizzata dal retrovirus per penetrare nelle cellule, la CCR5, di apparire sulla membrana esterna della cellula stessa).
    Il paziende di Hutter, nonostante non assuma più farmaci contro l’AIDS (sospesi anche per evitare che influissero negativamente sul delicato processo di riproduzione cellulare in corso), da oltre 600 giorni non ha tracce del terribile retrovirus nel sangue.
  • Sempre nel campo della medicina, poi, il 23 aprile a Bologna è stato effettuato il primo trapianto di spalla al mondo.
  • Sul fronte astronomico, le grandi notizie del 2008 sono la definitiva conferma della presenza di acqua su Marte, scoperta della sonda Phoenix che, atterrata il 25 maggio, ha visto per questo prolungata la sua missione di tre settimane e le prime foto di pianeti extrasolari.
  • Come dimenticare poi l’attivazione del grande acceleratore di particelle di Ginevra, quel mitico LHC che ha fatto temere a molti (troppi?) di sparire dentro un buco nero, non troppo tempo fa’.

Insomma, con un 2008 così, come potremmo mai aspettarci un cattivo 2009?
Auguri a tutti 🙂

Un MotorShow… ibrido!

Quello dei veicoli ibridi e della riduzione dei consumi era stato, fino a pochissimi anni fà, un settore di nicchia: nonostante qualche produttore proponesse, in un angolino, dei veicoli a doppia alimentazione, in genere ai Saloni Internazionali venivano presentati solamente i nuovi modelli diesel e benzina destinati al mercato di massa (e di conseguenza, questa scelta si rifletteva poi sulle offerte sostenute nelle concessionarie). Escludendo la Toyota Prius infatti (che dell’ibrido è stata la bandiera per molti anni), cercate di ricordare un altro modello di auto ibrida che vi sia stato proposto dal produttore, suscitando il vostro interesse…

Al MotorShow di quest’anno, invece, i veicoli ecologici (dagli ibridi ai veicoli interamente elettrici) e gli accessori legati alla riduzione di consumi ed emissioni (filtri anti particolati, il sistema on/off di Bosh, …) hanno avuto una parte davvero importante: tranne alcuni stand anacronistici (come quello della Aston Martin, che mostrava ai pochi a cui veniva concesso di entrare nello stand dopo una lunga fila, la sua DB9, un coupé supersportivo da 470 cavalli, equipaggiato da un motore V12, 6 litri di cilindrata, incapace di sputare fuori dagli scarichi meno di 350g di CO2 al chilometro, un consumo da classe G), in quasi tutti gli altri si trovava lo spezzato di un filtro antiparticolato, la comparazione dei consumi dei propri modelli più ecologici, un ampio spazio alle tecnologie ed alle ricerche in materia di riduzione dei consumi e delle emissioni. Il tutto talmente accentuato da riuscire a colpire l’attenzione dei visitatori (o almeno, la mia).
Persino la campagna pubblicitaria dell’evento, seppur non particolarmente aggressiva, ha avuto nell’ecologia un aspetto piuttosto importante.

Un segno dei tempi, oppure solo un tentativo di rispondere alle pesanti ripercussioni che la crisi economica mondiale sta avendo sul settore dell’auto (ripercussioni che invece sono tenute molto ben celate dagli espositori del MotorShow), proponendo ad un mercato ormai saturo (e reso ancora più saturo dagli incentivi alla rottamazione degli ultimi anni) delle soluzioni diverse dalla norma, in grado di sfruttare lo slancio ecologico che la nostra società comincia a sentire e magari affiancandoci la prospettiva di un risparmio economico in tempi di magra?

Ecopass: tempo di bilanci

Smog Avevo aperto l’anno con qualche post riguardo l’introduzione dell’Ecopass a Milano. Non ho mai nascosto di essere piuttosto critico nei confronti dell’iniziativa del Comune di Milano che a mio parere, oltre a rappresentare una vessazione per i cittadini non-milanesi che nel capoluogo lombardo si recano per lavoro, è tecnicamente miope (per dettagli, rimando al post originale).

Ora, a quasi un anno di distanza, la sperimentazione volge al termine (si concluderà a gennaio 2009) e come ogni esperimento che si rispetti, è necessario verificarne gli effetti ed i risultati, confrontandoli con obiettivi ed aspettative dichiarati.

Cominciamo dalle fonti istituzionali: le notizie che periodicamente il Comune dirama tramite il sito web dedicato all’ecopass, sembrano confortanti: al 30 settembre 2008 infatti risultano 22.000 veicoli in meno ogni giorno, nuove corse di autobus e tram, un incremento nell’uso del trasporto pubblico da parte di ben 40.000 persone, addirittura una significativa riduzione degli incidenti stradali. Dati oltretutto confermati ampiamente dalla relazione sui primi 9 mesi di sperimentazione pubblicata sul sito comunale. A partire da questi dati, la sperimentazione potrebbe sembrare un successo al di là di ogni ragionevole aspettativa, eppure proprio questa nettezza nei dati potrebbe far sorgere qualche dubbio? Curioso anche come vengano sempre fatti raffronti con la media dei 5 anni precedenti e non con i dati dello scorso anno.
Il bollettino di settembre a pagina 13, da questo punto di vista, mostra dei dati che non sono proprio così idilliaci: le rilevazioni delle (tre due) centraline di controllo dell’inquinamento di Milano indicano che i valori di pm10 nell’aria sono incrementati, e non scesi, rispetto a 365 giorni prima, passando rispettivamente da 28 a 32 microgrammi per metro cubo al Verziere e da 35 a 37 in Città Studi, per una media mensile che si incrementa da 33 a 34 microgrammi/metro cubo, invertendo di fatto una tendenza positiva rilevabile confrontando questi dati con quelli delle rilevazioni del 2006. Si riducono invece le concentrazioni in provincia (dati sottostanti) dove per altro l’ecopass non è in funzione (e quindi paradossalmente dovrebbero essere aree soggette a maggior traffico di interscambio). La stessa tendenza è confermata anche dai rapporti di agosto (pagina 7), luglio (pagina 15), giugno (pagina 15)… Giunto a questo punto, sono andato a farmi un bel grafico dei dati delle rilevazioni, confrontando 2007 e 2008 (quelle del 2006 non fanno riferimento alle stesse centraline di rilevazioni, quindi le ho escluse), ed il risultato lo potete vedere nel grafico qui accanto. Si direbbe che dopo un iniziale calo del livello degli inquinanti (dato probabilmente dalla novità dell’ecopass) a metà anno i livello di inquinamento sono tornati pari se non superiori a quelli del 2007.

Qualcuno (Motocivismo.it) si è poi anche preso la briga di andare a prendere i dati parziali degli ultimi 30 giorni direttamente dal sito dell’ARPA e ne ha tracciato un grafico dettagliato, disponibile all’interno del documento di analisi che hanno preparato (che vale davvero la pena di leggersi), che mostra come la tendenza non si sia in alcun modo invertita negli ultimi tempi.

All’efficacia tecnica del provvedimento (messa in dubbio dai dati di cui sopra) oltretutto si aggiunge il problema dei ricavi: durante le prime conferenze stampa, era stato dichiarato di aspettarsi un ricavo economico di circa 24 milioni di euro, ma gli ultimi dati non toccano i 9 milioni di euro ed è difficile immagianare che i mesi di dicembre e gennaio consentano un incasso pari a quello dei 9 mesi precedenti… considerando che il solo costo di gestione del sistema è di 7 milioni di euro, l’unica parte a poter essere tagliata è quella degli investimenti nel trasporto pubblico, come si era largamente previsto a gennaio.

Insomma, alla fine della fiera, a poco meno di 2 mesi dal termine della sperimentazione, il bilancio dell’Ecopass è tutt’altro che positivo. Cosa farà ora il Comune di Milano, secondo il quale si tratterebbe invece di un successo senza precedenti?

Ecologia e consumo responsabile

"Erba rigata" (su richiesta)L’ecologia sta diventando di moda. Forse è più una speranza che una constatazione della realtà, ma quando ieri mi sono trovato ad ascoltare una trasmissione legata ai motori che continuava a sottolineare la disponibilità o meno di motorizzazioni ecologiche o bi-fuel per tutti i modelli di cui si andava a parlare, non ho potuto che sentirmi ottimista: il più grande limite alla diffusione dell’ecologia infatti sta nel modo di pensare ed agire delle persone, nell’inerzia che accompagna la vita di tutti noi (e ovviamente io non mi esento da responsabilità).

Un primo passo avanti importante da fare è indubbiamente quello di cominciare a prestare attenzione a come consumiamo: dalle automobili, scegliendole a partire dai consumi ridotti per terminare con l’integrazione di alimentazioni alternative (scegliendo un’auto elettrica ad esempio), alle nostre case (intervenendo per migliorare l’efficienza energetica quando ci dovesse capitare di dover effettuare lavori di ristrutturazione), fino a giungere alla vita di tutti i giorni, inserendo tra i nostri parametri di scelta aspetti legati alla sostenibilità ed all’impatto sociale ed ambientale di ciò che usiamo ed acquistiamo (il nostro potere maggiore nell’ottica di cambiare anche il modo di produrre sta proprio nel potere d’acquisto).

Il più grosso problema, da questo punto di vista, è formativo: di prodotti ecologici, biologici e sostenibili ce ne sono tanti, ma noi consumatori non siamo consci di cosa sia realmente da considerare “buono” e cosa no nel mondo dei prodotti (il che è di suo una considerevole semplificazione, come ogni volta che si vuole discernere il “bene” dal “male”).
Certo, una “militanza” nei GAS (gruppi di acquisto solidale) aiuta a capire quali parametri adottare per discernere un prodotto ecologico e sostenibile da un prodotto che nonostante abbia un nome che comincia per “bio”, poi di biologico non ha davvero nulla (no, non c’è una legge che lo impedisce, e pensate che si farà presto? Libero mercato… ), ma non tutti hanno modo e tempo per seguire con sufficiente costanza questo genere di iniziative, e quindi si deve trovare qualcosa di diverso.
Ci vengono incontro, sotto questo profilo e fatte le debite eccezioni, alcune certificazioni la cui presenza sulla confezione che desideriamo acquistare può darci una indicazione definitiva della sua qualità, sostenibilità, ecologia (consideriamo sempre il fatto che certificare un prodotto costa, e l’assenza del bollino non ne pregiudica necessariamente la qualità). Di certificazioni ne esistono molte, moltissime, e non starò certo qui a citarle (neppure una, per non dare una falsa idea di priorità tra le certificazioni da verificare). Troverete online una certa quantità di materiale, ma dovrete cercarlo, perché la pappa pronta, in questo campo, non esiste (e non deve esistere!).

L’unico modo “definitivo” (come amano dire gli inglesi) per consumare responsabile, però, è ancora una volta legato all’uso della (poca) materia grigia che ci viene assegnata alla nascita e che tendiamo a cercare di usurare il meno possibile. Prendersi il tempo che serve mentre si fà la spesa, guardare al di là della confezione colorata del prodotto, leggerne la composizione, informarsi, documentarsi, capire, valutare, questo è l’unico vero modo per essere consumatori responsabili. Si sbaglierà le prime volte, ma d’altra parte chi non ha picchiato il culo cercando di imparare a camminare?

Usare la testa. In tutto ciò che si fà: nel voto come nella spesa. E’ qualcosa a cui siamo sempre meno abituati, e che invece è sempre più importante, soprattutto considerando che visto che non lo fanno “nei palazzi del potere”, non possiamo che farlo noi… All’inizio costa fatica, come avviare il vecchio motore della 500 ferma in garage da 10 anni, ma poi, passata la fumata ed i cigolii, tutto è più facile…

I “grandi” 8

Si è tenuto (e concluso), settimana scorsa, il 34° forum degli “otto paesi più industrializzati” (tecnicamente sarebbe un sette più uno, la Russia), che per l’occasione si sono dati appuntamento in Giappone, ad Hokaido, non lontano da Tokio.
USA, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Canada, più la Russia, si trovano infatti a cadenza annuale per discutere dei grandi problemi della geopolitica e definire i futuri assetti del mondo, forti del loro impatto sul PIL mondiale (fatto eccezione per il fatto che mancano i due paesi che da soli costituiscono quasi la metà della popolazione mondiale, India e Cina), della loro potenza militare e della loro influenza internazionale (gli italiani sono pregati di non ridere). Tra di loro troviamo il paese che ha dato vita all’enorme crisi finanziaria che sta coinvolgendo anche l’Europa (gli USA con la crisi dei subprime), un paese indebitato fino al collo (l’Italia), una pseudo-democrazia (la Russia). Le condizioni ideali, insomma, per essere incisivi in un momento così delicato della Terra, al punto da potersene tranquillamente infischiare del restante 75% della popolazione mondiale (e del 50% del prodotto mondiale lordo), al punto da poter prendere decisioni senza passare dal Consiglio Superiore delle Nazioni Unite, un approccio piuttosto “colonialista”, un po’ troppo simile per i miei gusti alla “spartizione del mondo di Yalta”.

Anche quest’anno, come sempre, sono state prese importanti decisioni riguardo la fame nel mondo, l’ecologia, l’aiuto internazionale verso i paesi più poveri. Preoccupati infatti dell’innalzamento del costo degli alimentari che sta mettendo in crisi numerosi popoli, hanno deciso di non agire con forza cambiando le regole a favore dei popoli in difficoltà. Preoccupati dalle ormai evidenti conseguenze del riscaldamento climatico del nostro pianeta, hanno proposto (salvo vedersi bocciare poi la proposta dalla Cina) di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 50% entro il 2050 (mai, praticamente), spostando ulteriormente in avanti i paletti posti dall’Unione Europea che prevedeva un taglio del 20% entro il 2020.

Non condivido neppure l’approccio adottato nell’affrontare i problemi: tentare di redimere problemi strettamente legati gli uni dagli altri (perché il prezzo degli alimentari sarà mica legato al riscaldamento globale, al prezzo del petrolio ed alle crisi economiche in atto?) affrontandoli uno ad uno, incapaci di un’azione corale e coerente, mi pare fallimentare ancor prima di cominciare.

La mia domanda allora è: di fronte a decisioni di “questa portata”, di fronte all’emergere sempre più forte della Cina, qual’é oggi la funzione del G8? Anche se si decidesse di far rientrare la Cina in un G9, o si desse veramente vita al G20 di cui da tanti anni si và parlando, quale sarebbe la sua funzione ed in cosa si distinguerebbe dall’ONU? Il prossimo anno il G8 sarà nuovamente ospitato in Italia dopo Genova (stavolta alla Maddalena, pare). Oggi come allora, ci troviamo con un Governo Berlusconi: chissà se stavolta penserà alle fioriere o a consentire il diritto di manifestare in sicurezza…

Crisi carburanti: è un nuovo shock petrolifero?

Oro nero L’altro giorno, tornando dalle valli bergamasche, ascoltavo il podcast di “On refait le monde“, condotto da Nicolas Poincaré; il tema affrontato, tra gli altri, era quello legato alla crisi del prezzo del petrolio, che comincia a “mordere” anche in Francia. Contemporaneamente, veniva pubblicata la notizia che l’inflazione in Italia è ai massimi da 12 anni, con la stima ISTAT (notoriamente piuttosto produente) che schizza al 3,8% su base annua, spinta da vari prodotti, dalla pasta al pane, dal latte alla frutta, senza dimenticare luce, acqua e gas. In buona parte questi rincari sono riconducibili al problema dell’aumento del costo dei carburanti, a sua volta diretta conseguenza dell’aumento del costo del barile di petrolio.

Un politico francese, in trasmissione, considerava l’ipotesi che ci si trovi di fronte ad un nuovo shock petrolifero, simile a quello che il mondo visse nel ’73. Sebbene le argomentazioni fossero interessanti, l’ipotesi mi lascia piuttosto perplesso, ma non perché mi sembra allarmistica: al contrario mi pare piuttosto riduttivo parlare di shock petrolifero, parlerei invece di un incancrenirsi di una serie di problemi ai quali non si potranno dare, in prospettiva, vere risposte. Cerco di esporre qualche argomentazione a sostegno della mia tesi.

Nel 1973, la crisi fù provocata da un’improvvisa ed inaspettata crisi nell’approvvigionamento di petrolio da parte dei paesi produttori (Opec), sostanzialmente a causa della situazione geopolitica del medioriente. Oggi l’innalzamento dei prezzi è dovuto sostanzialmente alla speculazione selvaggia, prima ancora che al rapporto tra domanda ed offerta: infatti gli stock di petrolio a disposizione dei compratori sono ancora quantitativamente accettabili (pare che gli stoccaggi di terra di diversi impianti produttivi siano colmi al punto di dover ricorrere a stoccaggi galleggianti). Proprio questo aspetto speculativo, pone però le sue radici su un problema reale, legato alle prospettive future sull’uso e consumo dell’oro nero, che fanno dubitare sulla fine di questa odiosa pratica.
Con l’industrializzazione selvaggia della Cina, gli analisti si aspettano che il consumo di petrolio in quell’area del pianeta non faccia che aumentare, nonostante le politiche di prevenzione e riduzione dei consumi che il governo cinese cerca da tempo di mettere in partica (aumento del prezzo del carburante e vari interventi legislativi). Inoltre, in prospettiva, c’è da considerare il prossimo step di industrializzazione dell’India, che storicamente ha un controllo sociale piuttosto ridotto rispetto a quello della Cina, con per contro una popolazione ed un’industria in rapida crescita.
Ad aggiungersi a questa già difficile situazione futura legata essenzialmente all’aumento vertiginoso dei consumi, ci sono da ricordare il costo sempre maggiore dell’estrazione del greggio (sono sempre più rari i giacimenti ricchi e “puliti” da cui estrarre greggio a basso prezzo) ed ovviamente il problema legato all’inquinamento (e quindi al surriscaldamento del Pianeta) sui quali finora si è intervenuti con poca incisività ma che dovrà necessariamente rientrare tra le priorità di quasi tutti i governi nei prossimi anni (soprattutto quelli dei paesi occidentali ed industrializzati): l’uso del petrolio dovrà essere sempre più limitato a quegli ambiti dove non se ne può fare a meno (la produzione di plastiche ad esempio), riducendone il consumo come carburante.

Si tratta purtroppo di una situazione ideale, che non trova riscontri nell’attuazione di politiche ambientaliste da parte dei paesi industrializzati, fatta eccezione per un’adesione (sostanzialmente verbale) al Protocollo di Kyoto, del quale ad oggi non speventano neppure le sanzioni economiche.

Sale ancora il prezzo della benzina

Benzina, PetrolioSempre più caro il carburante. Il petrolio ben oltre i 120 dollari al barile, i consumi dissennati, ormai la situazione è divenuta insopportabile, per noi e per il nostro povero pianeta, che più che lanciarci devastanti segnali, non può fare. Eppure, di cercare seriamente una soluzione, neppure l’intenzione.

I nostri politici sono molto più concentrati a discutere del loro ombelico, del fatto che sia o meno di destra, piuttosto che occuparsi degli scandali che costantemente coinvolgono il paese: criminali in Parlamento, spesa pubblica alle stelle, servizi inesistenti, grandi e piccole opere alla deriva da decenni, ingiustizia sociale, soprusi, elusione dei diritti umani, fame nel mondo, emergenza clima, e via dicendo.

L’altro ieri il diesel ha raggiunto (ad alcune pompe) il prezzo della benzina, a quota 1,486 euro, una vera e propria follia. La cosa che poi lascia maggiormente perplessi, è il vertiginoso aumento questi ultimi giorni: 24 centesimi in una settimana non è uno scherzo, ma un vero salto di qualità nel trend di crescita… Guardare lo storico dei costi, dal 1998 ad oggi, è semplicemente disarmante e fa porre parecchie domande sul nostro futuro.

Che stiano cercando di fare in modo che la gente non abbia più nemmeno i soldi per cospargersi di “verde” e darsi fuoco dalla disperazione?