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Oggi m’illumino di meno, e domani?

Locandina M'Illumino di Meno

M'illumino di meno (la locandina)

Oggi si terrà la quinta edizione dell’iniziativa “M’illumino di meno“; organizzata da Caterpillar (Radio Due), consiste sostanzialmente nell’invitare tutti gli aderenti a spegnere tutte le luci ed i dispositivi non necessari: lo scorso anno il risparmio “istantaneo” è stato di oltre 500MW (cinquecentomegawatt!!! O.o)

Naturalmente la giornata è anche un’importante fonte di informazione e coinvolgimento per la popolazione sul tema del risparmio energetico, del surriscaldamento globale, dell’ecologia in generale. Come vedrete scritto quest’oggi su moltissimi siti e blog, anche io assolvo al mio “dovere” pubblicando qui di seguito il decalogo di utili indicazioni che, sebbene possano sembrare “ovvie e banali”, sono tutto fuorché acquisite e messe in atto nel quotidiano del cittadino medio:

  1. Spegnere le luci quando non servono.
  2. Spegnere e non lasciare in stand-by gli apparecchi elettronici.
  3. Sbrinare frequentemente il frigorifero, tenerne la serpentina pulita distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria.
  4. Mettere il coperchio alle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola.
  5. Se si ha troppo caldo, abbassare i termosifoni anziché aprire le finestre.
  6. Ridurre gli spifferi degli infissi, riempiendoli di materiale che non lascia passare l’aria
  7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti a vetri, infissi, porte esterne.
  8. Non lasciare le tende chiuse davanti ai termosifoni.
  9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni ed i termosifoni
  10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se proprio necessario condividerla almeno con chi fa un tragitto simile.

Ciò detto, come per tutte le altre iniziative (per quanto immensamente lodevoli) che hanno la durata “spot” di una giornata, ci si deve porre il problema del “dopo”: oggi ridurremo i nostri consumi, rifletteremo sulle nostre (cattive) abitudini, formuleremo milioni di buoni propositi che verranno puntualmente disattesi sabato mattina, quando in pieno giorno accenderete la luce del soggiorno, nonostante sia perfettamente illuminato, o quando imposterete il termostato per tenere 24 gradi centigradi in tutta la casa, o ancora quando uscirete di casa in suv per andare a prendere il pane in fondo alla via.

Aderire alla campagna “M’illumino di meno” non deve avere il solo significato del gesto proposto da Caterpillar e Radio Due; deve invece essere un momento di riflessione per tutti noi sul come il nostro stile di vita stia rovinando il nostro pianeta, l’unico che abbiamo…

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Coop promuove una forma di tortura?

Attenzione: questo post contiene informazioni dettagliate di alcune procedure di macellazione e di alcune pratiche di violenza su animali e potrebbe ferire la sensibilità di alcuni lettori. Vi invito a valutare la volontà di proseguire nella lettura.

Mucca al pascolo

Guido Andolfato via Flickr

La notizia mi era sfuggita, ma ci sono finito dritto contro su segnalazione questo pomeriggio: un centro commerciale della catena Coop di Roma ha aperto alla vendita di carne macellata secondo il rituale Halal, che consente alla carne di essere consumata dai musulmani.

Credo che per evitare spiacevoli fraintendimenti e per non venir inutilmente tacciato da “integralista”, vadano precisate due cose: in primis non ho assolutamente nulla contro i musulmani, anzi chi segue queste pagine sa bene quanto mi stia a cuore la questione della deriva razzista italiana. Secondariamente non sono vegetariano o vegano, mangio, e con un certo gusto, la carne più volte a settimana. La mia visione della questione è piuttosto complessa (come destino di tutte le cose lungamente ponderate) e cercherò di spiegarla più approfonditamente in futuro.

Ciò detto, entriamo nel merito della notizia, che a primo acchito (e nell’ignoranza dei termini) sembra innocua al punto da passare senza essere degnata di particolare interesse: la macellazione halal (che in arabo significa “lecito”) è una forma di macellazione rituale che consiste nel recidere la giugulare del bovino oggetto di macellazione affinché muoia dissanguato. Ci si limitasse a questa parte, la questione potrebbe divenire accettabile: d’altra parte anche gli animali uccisi in modo “tradizionale” subiscono una violenza, ma questo viene reso il meno doloroso possibile da una serie di accorgimenti quali lo stordimento tramite scariche elettriche. In alcune forme di macellazione rituale religiosa, invece, si ritiene che l’animale debba giungere cosciente al momento dello sgozzamento, il che non può che significare un’inutile e lunga agonia (nell’ordine di qualche ora), soprattutto nel caso in cui il primo taglio non riuscisse, essendo vietato un secondo “tentativo” (con conseguente allungamento delle sofferenze della bestia). Lo stordimento dell’animale non è di per se vietato dal Corano, ma non essendo esplicitamente concesso, viene purtroppo vietato in molti paesi.

Il fatto che il primo passo sia stata proprio di Coop, che negli ultimi anni è stata pioniera nel proporre prodotti biologici ed etici in vari settori (dall’alimentazione all’abbigliamento, per intenderci), mi lascia quantomeno colpito, soprattutto considerando che proprio l’attenzione della catena verso l’etica e la natura mi avevano spinto alcuni anni fa alla decisione di diventare “socio” (una scelta che generalmente non prendo alla leggera). Nel dubbio, ho scritto all’ufficio stampa di Coop, chiedendo spiegazioni.

Gentile XXXXXX,
sono un socio Coop (e sino ad oggi mi sono sempre ritenuto fiero di esserlo).
Mi ritengo un consumatore critico, acquisto carne preferibilmente di provenienza e macellazione italiana (riduzione della lunghezza della filiera), e frutta e verdura di stagione e possibilmente italiane: ho sempre trovato sotto questo aspetto, notevole conforto nella sensibilità di Coop in tema di ambiente ed ho espresso con i mezzi a mia disposizione il giusto apprezzamento per la nuova campagna verde di Coop, destinata alla promozione di prodotti biologici.
Mi è però recentemente giunta voce (il tam tam in rete è piuttosto veloce) che Coop stia promuovendo la vendita di carne macellata secondo il metodo Halal, che come ben saprete rappresenta per gli animali in questione una vera e propria tortura, costringendoli a lunghe (e soprattutto inutili) agonie prima della morte.

Le chiedo gentilmente di volermi confermare o smentire questa voce, ribadendo sin d’ora che in caso di risposta affermativa, provvederò quanto prima a restituire la mia tessera di socio: sarebbe davvero disdicevole da parte Vostra appoggiare un simile inutile maltrattamento.

Nella speranza che le voci in questione si rivelino infondate, Le porgo i miei più cordiali saluti

Giacomo Rizzo

La risposta della responsabile dell’Ufficio Stampa di Coop è arrivata quantomai veloce e pronta ed ecco cosa mi sono trovato in mailbox solo pochi minuti dopo (talmente pochi da far venire il sospetto che la mail fosse già “pronta”):

Gentile signor Giacomo, legittima la sua posizione ma altrettanto legittimo il comportamento di Coop (che poi lei può decidere evidentemente di apprezzare o meno). Con l’iniziativa lanciata a Roma Coop risponde alle richieste che arrivano da determinate comunità che vivono accanto a noi, mantenendo però la loro identità anche in materia di consumi alimentari.
Le carni in questione rispettano tutti gli standard della filiera Coop – anche in materia di benessere animale – per garantire un alto livello di qualità, controlli e garanzie con la sola aggiunta di una certificazione religiosa.
Per quanto riguarda la corretta procedura di macellazione ovvio che si seguano i dettami di quella particolare comunità, anche se Coop ha preteso e ottenuto che ci si adeguasse alla normativa europea modificando e rendendo meno cruenta la procedura (procedura che è comunque consentita dalla Ue).
Detto questo noi di Coop non ci tiriamo indietro di fronte alle richieste di chi ha stili alimentari di altro genere e siamo i primi a lottare contro qualsiasi forma di sfruttamento minorile, a favore di una filiera equa e rispettosa dell’ambiente. Ben più, me lo lasci dire, di altri nostri competitor. Ricordo solo a titolo di esempio l’adesione a Dolphin safe e Friend of the sea per la pesca sostenibile e la tutela dell’ecosistema marino, no test su animali per ciò che concerne i prodotti cosmetici Coop, la decisione presa di vietare l’utilizzo di pellicce naturali in tutti i prodotti venduti nei propri punti vendita. E ancora il presidio delle filiere critiche in Italia e fuori Italia, la certificazione SA8000 ottenuta fin dal ’98 (prima impresa europea ad averla ottenuta) etc etc

Ed ecco, infine, la mia replica (a cui non ho ricevuto alcuna risposta):

Gentilissima signora XXXXXX,

la ringrazio sentitamente per la celerità della Sua risposta.

Lungi da me mettere in discussione il fatto che Coop si sia distinta (anche nei confronti della sua diretta concorrenza, naturalmente) in quanto a rispetto dei temi ambientali. E’ proprio questo il motivo che mi ha spinto a divenire socio ed a supportare dove possibile l’azione di Coop in questo frangente.
Oltre alle certificazioni da lei citate, ricordo indubbiamente i molti prodotti che Coop vende (o spesso persino “marchia”) che mostrano sulla confezione il logo EcoLabel, certamente certificazione di indubbia qualità e valore.

Trovo però che in questo frangente specifico, Coop si trovi di fronte ad una scelta chiave, una sorta di spartiacque tra l’adesione ai principi dei quali si è fatta notabile promotrice negli ultimi anni ed i dettami del mero business. Comprendo la volontà di andare incontro alle richieste della comunità musulmana, ma ben sapendo che la normativa europea è ancora pesantemente carente in materia di diritti (ed aggiungerei, purtroppo, di controlli) in tema di macellazione ed allevamento, avrei preferito una maggior adesione di Coop (che poi, naturalmente, è legittimata ad ogni scelta commerciale che ritiene praticabile) ai principi che ne avevano spinto fino ad oggi l’azione in questo frangente. Se una comunità locale praticasse il cannibalismo (che concorderemo essere una pratica disdicevole), Coop si porrebbe forse in condizione di assecondarne le volontà? Troppe volte le scelte economiche hanno eroso i valori fondamentali della nostra società, soprattutto in tema di ambiente ed alimentazione.

Anche l’appello alla normativa europea, purtroppo, conta fino ad un certo punto: le galline ovaiole che vivono all’interno del regolamento europeo, con 6 esemplari nello spazio vitale di una coppia di fogli A4, spesso giungono all’auto mutilazione, schiacciate dallo stress di una vita senza dignità. Ai maiali d’allevamento intensivo viene recisa la coda per evitare che, nelle ristrettezze a cui vengono sottoposti per l’allevamento intensivo ed a causa dello svezzamento precoce, si feriscano l’un l’altro cercando di “succhiare latte” dalla coda altrui. A molti polli da carne, viene tolto il becco in quanto finirebbero con l’aggredirsi gli uni con gli altri. I bovini d’allevamento intensivo vengono imbottiti di medicinali in quanto nutriti a cereali (che sono incapaci di digerire) e per via della facilità di epidemie, dato il minuscolo spazio in cui vengono allevati. Tutto questo “nel pieno rispetto” della (a questo punto inadeguata) normativa Europea. Forse si potrebbe fare un passo in più (come d’altra parte Coop ha più volte dimostrato di saper fare)?

Giacomo Rizzo

Credo che vada dato atto a Coop di aver risposto (anche se con una mail forse preformata): numerose esperienze di altri blogger ci mostrano quanto difficile sia contattare (e argomentare) con grandi aziende o (peggio) multinazionali. Ciò detto, l’idea che Coop vada a tradire in qualche modo i valori ai quali ampiamente si è richiamata negli ultimi anni mi resta: l’offerta di carne macellata secondo i dettami dell’halal ma con lo stordimento degli animali sarebbe stata probabilmente una soluzione eticamente accettabile, ma economicamente svantaggiosa.

Il problema chiave credo sia proprio qui, e si tratta di un problema che travalica i confini di questa vicenda e va a toccare da vicino tutta la questione del “biologico”: l’ecologia, l’equilibrio della natura, i valori morali, tutto ciò è profondamente incompatibile con il capitalismo ed il liberismo più sfrenati, con la massimizzazione dei profitti. Non esiste (o almeno non la vedo io) una vera via d’uscita: ad un certo punto è necessario chiedersi se ciò che conta è il rispetto dei propri valori o sempre e soltanto il profitto…

Per concludere, non ho ancora deciso se aderirò al boicottaggio a Coop di cui si comincia a vociferare: ritengo che la catena abbia comunque realizzato passi importanti sul fronte della riduzione del proprio impatto sull’ambiente ed equipararla (o peggio sostituirla) ad altre catene meno impegnate su questo fronte sarebbe un segnale sbagliato. Esistono, è vero, altre soluzioni (che per altro molti attivisti praticano già), ma l’impatto di una sinergia tra il movimento ambientalista/ecologista ed una catena delle dimensioni di Coop rappresenta un valora aggiunto (anche solo in termini di sensibilizzazione) che sarebbe meglio non gettare alle ortiche…

Un gigantesco eliporto al Parco Nord

Parco Nord Milano

fabbiosilent via Flickr

Ieri sera sono stato all’assemblea pubblica “per il Parco Nord e contro il progetto dell’eliporto” indetta presso Villa Ghirlanda, a Cinisello Balsamo. Un’assemblea analoga era stata precedentemente organizzata a Bresso ed a Cormano, un’altra si terrà venerdì 5 a Milano Bicocca. Molte cose sul progetto mi sono più chiare, in seguito all’assemblea e voglio dare il mio pur piccolo contributo scrivendo una breve spiegazione di quanto sta accadendo, a beneficio (chissà) di quei pochi abitanti del Nord Milano che leggono queste misere pagine.

L’idea di fondo del progetto, portato avanti a braccetto dal Ministero dei Trasporti, da un’azienda costruttrice di eliporti ed un’industria specializzata in elicotteri, è quella di utilizzare l’area dell’attuale aeroporto sito all’interno del Parco Nord (attualmente poco più di 80 ettari di superficie) per costruire uno scalo elicotteristico di dimensioni notevoli (quello che in gergo tecnico viene definito “eliporto codificato”), con lo scopo di farne lo scalo logistico di un complesso di elisuperfici (su Milano ne sarebbero previste ben 55) che servirebbe non solo la regione Lombardia, ma tutto il nord Italia: si prevede un traffico di oltre 200 decolli giornalieri sin da subito, con un potenzialmente delle infrastrutture di comunicazione che dovrebbero consentire la ricezione delle svariate migliaia di passeggeri che vi saranno caricati.
In una seconda fase, inoltre, l’uso di “aeroconvertibili” (aerei cioè in grado di decollare verticalmente come un elicottero), consentirebbe un’ulteriore espansione della portata dei velivoli di stanza all’eliporto di Bresso (oltre i 1000 km di gittata), consentendo di servire anche buona parte delle principali capitali europee, con un naturale ulteriore aumento del numero di passeggeri.

Inutile dire come un progetto di tale portata sia assolutamente incompatibile non solo con un’area così densamente abitata ed urbanizzata come quella dei comuni di Cinisello Balsamo e Bresso (che da soli accolgono oltre 100.000 abitanti), ma in particolar modo il più grande “parco metropolitano” d’Europa, il Parco Nord, la cui flora e fauna risentirebbero in modo drammatico dell’attuazione di un simile (scellerato) progetto.

L’istanza d’incompatibilità tra l’attuale aeroporto, il parco ed i comuni limitrofi è stata per altro più volte sancita da documenti siglati sia dai comuni stessi che da Provincia di Milano e Regione Lombardia: l’intento è sempre stato quello di tentare di trovare una diversa collocazione per l’attuale aeroporto, e di fronte all’oggettiva mancanza di alternative praticabili, di ridurre la dimensione dello stesso dagli attuali 80 ettari a 55 ettari. In questi 55 ettari, il progetto vorrebbe collocare non solo l’attuale aeroclub, la sede regionale della protezione civile, l’elisoccorso ed il servizio del 118 (che già si trovano sull’area), ma vorrebbe anche costruire le strutture di manutenzione, le cisterne per il carburante ed ovviamente l’elistazione preposta al traffico passeggeri e commerciale: l’equivalente in cemento, parlando per paragoni, di 8 palazzi di 10 piani.

E’ assolutamente necessario trovare le forze e la determinazione per opporsi in modo massiccio e fermo alla realizzazione di questo obrobrio sul territorio del Parco Nord, frutto di 30 anni di lotte e sudore dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni locali. Soprattutto perché una reale e valida alternativa alla costruzione dell’eliporto codificato su questo territorio esiste ed è immediatamente praticabile: fatta l’eccezione degli interessi commerciali di SEA (la società che possiede gli aeroporti di Malpensa e Linate) e quindi del Comune di Milano (che ne possiede un’ampia maggioranza), l’aeroporto di Linate è già attrezzato e logisticamente pronto a ricevere un simile traffico aereo; sarebbe sufficiente costruire e/o potenziare la rete di collegamenti con l’aeroporto per risolvere il problema creando un impatto ambientale ridotto ai minimi termini.

Peccato che probabilmente costruire un nuovo eliporto al Parco Nord frutterebbe molti più soldi in appalti ed investimenti che non utilizzare un’area già pronta ad accogliere un simile mostro… ed il PIL sale…

Qualche considerazione sulle auto “ecologiche”

Conanil via Flickr

Conanil via Flickr

Questo post prende spunto un po’ dalla mia (embrionale) ricerca di un’auto nuova, un po’ dall’evolvere del mercato dell’auto, che seguo sempre con interesse soprattutto nella sua “deriva ambientalista”. Prima di cominciare a scrivere, però, voglio sottolineare l’importanza di considerare l’aspetto ambientale quando si parla di mobilità, di qualsiasi tipo questa sia (aerei, treni,  auto, moto…) ed il mio apprezzamento per tutte quelle tecnologie che consentono di ridurre l’impatto che il trasporto umano ha sull’ambiente che ci circonda.

Purtroppo come per tutti gli altri ambiti “commerciali”, anche sul fronte dell’ecologia delle automobili si tende a fare tanta propaganda senza realmente entrare nel merito dei fatti. Nell’ultimo periodo si sta spingendo moltissimo sulle auto a GPL o a gas Metano, con l’alternativa dell’ibridazione di motori a benzina (e più raramente diesel) con motori elettrici. Il messaggio che passa è che l’acquisto di un’auto a metano, ibrida o dotata di un serbatoio di GPL sia sufficiente di per se a placare i nostri sensi di colpa (e per chi non li ha, tanto di guadagnato) per i disastri ambientali che il nostro “vagare” ha provocato. Naturalmente (e non per niente) a tutto questo si aggiunge un “significativo” risparmio economico sul lungo periodo, carta proposta dai venditori soprattutto nel caso della scelta del GPL.

Pars destruens

Trovo questo approccio profondamente sbagliato e ritengo che sia compito dell’Unione Europea (visto che pensare che se ne occupi il nostro governo è un puro esercizio mentale) provvedere  a fare chiarezza in questo settore, introducendo l’obbligatorietà di un reale (ed unico) meccanismo di “rating” dell’impatto ambientale che ogni auto ha (l’emissione di CO2 per chilometro percorso è sensata, ma dimentica tutta un’altra serie di parametri) esattamente come accade per l’efficienza energetica degli elettrodomestici.

Si diceva che trovo fondamentalmente sbagliato l’approccio, e cercherò di spiegarmi: innanzi (così lo eliminiamo subito) tutto l’aspetto economico: non ho alcuna difficoltà a comprendere il vantaggio in termini economici dell’acquisto di un’auto il cui carburante costa (mediamente) il 60% in meno rispetto ad un’equivalente auto a benzina o diesel. Trovo però che il fattore economico debba necessariamente essere relegato ad un ruolo di secondo piano (non cancellato, ben inteso) rispetto al tema dell’impatto ambientale. Se il carbone costasse meno del metano, ad esempio, spingeremmo secondo questa logica l’uso di auto a carbone, che ben altro impatto avrebbero sull’ambiente e l’inquinamento. E questa considerazione deve valere, io credo, per tutti gli ambiti legati all’ambiente.

Secondariamente c’è la questione più “tecnica”: GPL e gas Metano sono (e resteranno, malgrado qualcuno non ci voglia credere) combustibili fossili. Il fatto che siano “presenti in natura” ne ridurrà forse l’impatto di raffinazione e lavorazione, avranno forse un impatto inferiore rispetto ai carburanti “tradizionali” in termini di emissioni da combustione, ma non sono una panacea; il potere energetico di Metano e GPL è sicuramente maggiore di quello di Benzina e Diesel, ma le emissioni di CO2 da combustione ed altri inquinanti (abbattuti comunque in modo piuttosto significativo, va detto) sono tutto fuorché azzerate.
Credo che però siano i numeri a poter dare una reale idea dell’incidenza della riduzione di emissioni: considerando il ciclo completo di vita dell’automobile ed il suo carburante, l’uso del GPL porta ad un abbattimento del 12% delle emissioni di CO2, mentre il Metano raggiunge il 20%: naturalmente non c’è solo da considerare la CO2, ma questa cifra dovrebbe rendere palese come, seppur lodevole sia il passaggio ad un motore a gpl o metano, questo non costituisca che parzialmente il nocciolo della questione.

Un discorso analogo lo possiamo fare per i motori elettrici o ibrido-elettrici: in questo caso, la produzione dell’energia viene semplicemente “spostata” a monte ed immagazzinata in batterie per un uso successivo (ricarica elettrica). Purtroppo in Italia la produzione dell’energia elettrica rappresenta un altro dei nodi critici del tema ambientale: sebbene il nostro paese sia uno dei fortunati europei in grado di produrre moltissima energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico…), gli investimenti su questo fronte sono non solo risibili, ma in diminuzione: solo una forte mobilitazione ha consentito pochi giorni fa di far ritirare al governo un emendamento alla finanziaria 2010 che prevedeva il taglio degli incentivi per l’adozione di tecnologie di produzione da fonti rinnovabili; sebbene in questo frangente il taglio è stato scongiurato, è significativo dell’approccio italiano all’energia il semplice aver preso in considerazione la possibilità di ridurre gli incentivi.
In sostanza, facendo i conti della serva, in Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili rappresenta (al 2007) il 15,7% del totale complessivo al netto delle importazioni, con 49.411 GWh su 313.888 GWh: è pertanto assolutamente possibile (per tornare al discorso iniziale) che la vostra auto elettrica sia spinta da un misto di carbone, petrolio e nucleare d’importazione, con una percentuale d’incidenza delle rinnovabili assolutamente risibile. La soluzione sarebbe quella di produrre l’energia direttamente sull’autovettura (tramite ad esempio pannelli fotovoltaici) ma la tecnologia è ad uno stadio talmente embrionale in termini di efficienza che risulta impraticabile, al momento.

Pars Construens

Per passare alla parte “positiva”, vorrei innanzitutto porre l’accento su un aspetto assolutamente fondamentale sul quale purtroppo la campagnia pubblicitaria insiste poco, ed è il tema dei consumi: un’auto piccola e leggera diesel/benzina, che può raggiungere consumi prossimi ai 3,0 L/100Km, sarà ambientalmente molto più compatibile di un SUV alimentato a metano. Non ci sono vie di mezzo: 10L di Metano emetteranno più CO2 e inquinanti rispetto a 3L di diesel/benzina. E questo è un aspetto assolutamente da tenere a mente.

Un altro aspetto fondamentale (che va ad incidere tra l’altro anche su altri aspetti del nostro “vivere sostenibile”) riguarda il numero di autovetture in circolazione:  non faticherete, andando al lavoro lunedì, a guardare nelle auto che vi stanno attorno e contare il numero di occupanti, uno. Eppure molti di noi fanno strade simili, sprecando così un sacco di spazio (con conseguenti code ed ingorghi) e spostando inutilmente un sacco di metallo, aria e sedili vuoti.
Le soluzioni a questo problema sono molte ed alla portata di tutti noi: a partire dall’uso dei moto e scooter (sui quali resta purtroppo valida e anzi forse maggiore l’incidenza della questione ambientale, essendo il tema affrontato in modo ancora più embrionale che per le autovetture) fino ad arrivare a car-pooling e car-sharing, che stanno tra l’altro cominciando a vedere reali incentivi da parte sia degli enti pubblici che delle società di gestione. L’auto realmente ecologica, è quella che non si muove…

Dell’impatto ambientale della posta ordinaria

Il pacco della Christmas Box HD Sky

Il pacco della Christmas Box HD Sky

Questa mattina (prendendo mezz’ora di permesso dal lavoro per arrivare a Cinisello Balsamo in un momento in cui il servizio ritiri del corriere espresso fosse ancora aperto), sono andato a ritirare un pacco inviatomi da Sky, il “Christmas Box HD”.

Sono rimasto sinceramente allibito: un pacco di notevole dimensione (21,5×14,5×13,5cm, in foto) contenente… nulla. Un pezzo di plastica cilindrica, un biglietto da visita, fine. Scopo, naturalmente, puramente promozionale: posso “regalare” ad un mio amico un mese di prova gratuita Sky (e mi verranno restituiti fino a 49 euro se questi poi conferma l’abbonamento, anche tacitamente).

Per farmi arrivare questo pezzo di carta (che riporta il numero di telefono di Sky e un codice cliente, niente di più) sono stati mossi innumerevoli mezzi di trasporto:

  • il corriere è andato a ritirare i pacchi in Sky (probabilmente più di uno, visto che non credo abbiano mandato via un numero così esiguo di pacchi promozionali) e li ha portati in sede
  • innumerevoli mezzi sono stati coinvolti negli spostamenti di questi pacchi (dal tracking risultano almeno 5 tentativi di consegna al mio domicilio, ad esempio), in giro per tutta l’Italia verosimilmente
  • io (oltre ad uscire mezz’ora prima dall’ufficio) sono andato in moto avanti e indietro per 30 chilometri per arrivare alla sede del corriere espresso.

Non sarebbe stato più semplice, ecologico, intelligente, inviare un’email?
E il problema, ovviamente, non si pone solo per Sky, visto che HP qualche tempo fa mi ha mandato un pacco da un metro cubo per spedirmi un “power backplane” (un alimentatore, sarà 10x10x20cm ad esagerare) sostitutivo per un server…

Quanto ci costa in termini ambientali (oltre che economici) spostare tutta quest’aria? Questo compensato da imballaggio?

Perché non introdurre una tassa “volumetrica” sulle spedizioni? Porterebbe ad una ragionevole entrata per lo Stato (che non fa mai male) e disincentiverebbe pesantemente l’invio (inutile) di pacchi inutili o eccessivamente grandi rispetto al loro contenuto…

A regime la metrotranvia di Cinisello (linea 31)

Foto di Ambrosiana Pictures, via Flickr

Foto di Ambrosiana Pictures, via Flickr

I lavori sono durati anni, tra appalti vinti da “scatole vuote” e complicazioni varie ma ,con uno sconvolgimento di orari e linee, è finalmente attiva (a regime, visto che l’inaugurazione ufficiale “a mezzo servizio” data di dicembre 2008) da ieri mattina la nuova metrotranvia che porta da Piazzale Lagosta al centro di Cinisello Balsamo, la linea interurbana 31.

Nelle vicinanze di Piazzale Lagosta, la nuova linea 31 si allaccia alle metropolitane (in particolare la Linea Gialla fermata Zara) e nonostante il prezzo del biglietto non proprio economico fino a quest’estate (2 euro per la tratta interurbana completa e l’uso dei mezzi pubblici dentro Milano), rappresenta una valida alternativa all’utilizzo dell’auto per recarsi in centro Milano provenendo da nord (soprattutto negli orari di punta, dove tocca una frequenza di un treno ogni 4 minuti).

A patto però di trovare parcheggio: a parte infatti qualche spazio qua e la, assolutamente insufficiente ad accogliere la mole di automobilisti che devono recarsi quotidianamente in centro Milano, il capolinea della metrotranvia (e il discorso si estende in realtà ad un po’ tutto il percorso) non presenta parcheggi di interscambio adeguati.

Così, mentre a gennaio i tassi di inquinamento di Milano sono stati tra i peggiori degli ultimi 10 anni (mettendo in risalto l’assoluta mancanza di piani d’emergenza sia da parte della Provincia che del Comune di Milano, la cui unica risposta al problema è legata all’inefficace Ecopass), l’accesso da Nord a Milano continua ad essere un problema senza soluzione, vuoi per carenze strutturali (poche linee, poco frequenti o in ridardo cronico), vuoi (la dove le linee ci sono e passano spesso) per mancanza di parcheggio.

15 buone notizie per ricordare questo 2008

2153475927_48bba96b7c.jpg E’ ormai giunta la fine dell’anno ed in questi ultimi giorni sono moltissime le fonti su cui possiamo leggere delle notizie che hanno caratterizzato l’anno che se ne va’. Non è certo un difficile esercizio quello di trovare un po’ di notizie negative da inperlinare una dietro l’altra e così di notizie buone se ne trovano davvero poche, se non pochissime o nessuna.

Nel mio piccolo (e naturalmente per dar seguito all’appello dell’attuale nostro primo ministro ad un approccio più ottimistico nei media) ho cercato di fare qualcosa di diverso: eccovi allora le 15 buone notizie per le quali varrà comunque la pena, nonostante tutto, di ricordare con un (mezzo) sorriso questo 2008.

Politica e cronaca

  • Al primo posto di questa sezione non poteva che esserci l’elezione di Obama. Il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America (che sarà in carica a partire dal prossimo gennaio), oltre alle molte promesse fatte in campagna elettorale, decreta una svolta nella politica internazionale (ma anche sul piano dell’ecologia e dell’ambiente), una ventata di fiducia dopo gli anni “bui” della presidenza Bush.
  • La firma del trattato contro la diffusione e l’uso delle bombe a grappolo (al quale ha aderito anche l’Italia) è una delle notizie principali del 2008 (paragonabile nel suo campo solo alla firma del trattato di non proliferazione delle mine antiuomo), alla quale è però stato dato pochissimo risalto dalla stampa internazionale. Di tipologia molto diversa tra loro (si va dalla diffusione di mine alle bombe incendiarie) le “cluster bombs” rappresentano una forma di violenza gratuita in molti scenari di guerra, essendo di fatto incapaci di colpire con precisione l’obiettivo prestabilito andando invece a distribuire il proprio contenuto su aree piuttosto vaste, con ovvie conseguenze in termini di perdite di vite civili (il 98% delle perdite sono civili di cui il 27% bambini).
    Altra importante iniziativa, in questo caso promossa e votata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è la risoluzione numero 1820, che paragona gli stupri ad armi di guerra, chiedendo la fine delle violenze carnali verso civili, così diffuse nei teatri di guerra di tutto il mondo  (e per le quali è da quest’anno previsto il processo davanti alla corte penale internazionale dell’Aja).
  • Sempre in tema di violenze in tempo di guerra, vale la pena citare l’arresto di Radovan Karadžić. Incriminato per genocidio e crimini di guerra dal Tribunale Internazionale dell’Aja per l’Ex-Jugoslavia, era latitante da oltre 13 anni al giorno del suo arresto per mano delle autorità serbe, il 21 luglio.
  • Altra notizie attesa da molti anni è quella della liberazione di Ingrid Betancour, che riabbraccia i propri cari dopo 6 anni di prigionia in Colombia, in mano alle FARC.
  • Una nota importante, infine, sul tema delle mobilitazioni internazionali per i diritti civili, è rappresentata dalle proteste in favore del Tibet che hanno seguito il viaggio intorno al mondo della Fiaccola Olimpica prima dell’inizio delle Olimpiadi tenutesi in Cina. Tra le mobilitazioni di maggior intensità, spiccano quelle avvenute in occasione del passaggio dei tedofori in Europa ed in particolare a Londra e Parigi; in quest’ultima occasione la fiamma è stata spenta per ben quattro volte.

Ecologia ed ambiente

  • Sul fronte dell’ecologia e dell’ambiente, spicca sicuramente tra le buone notizie l’inizio della sensibilizzazione di massa sulle questioni legate all’energia ed all’inquinamento.  La crescita in Italia di agricoltura biologica e energia pulita (grazie anche alla liberalizzazione delle forniture) non fanno che confermare questo fenomeno.
  • Anche in Brasile le cose sembrano andare bene per quel che riguarda l’ambiente: il presidente Lula ha infatti annunciato l’istituzione di tre nuove aree protette nella Foresta Amazzonica (che occupa il 65% dell’enorme paese sudamericano), dando così un po’ di slancio al purtroppo lento processo di recupero di una delle masse verdi più importanti del nostro pianeta, oggetto sin dagli anni quaranta di una pesantissima deforestazione che ne ha cancellato oltre un quinto dell’estensione originaria.
  • In Europa di aree così ampie coperte di foreste non ne abbiamo, ma nel nostro piccolo le cose le facciamo bene: negli ultimi mesi infatti si è saputo che la superficie coperta da foreste, nel nostro continente, è cresciuta costante da oltre 15 anni, merito anche delle politiche verdi messe in campo dall’Unione Europea nel corso degli anni. Gli ultimi provvedimenti, in questo senso, vedono l’introduzione del reato penale per chi inquina. Bisognerà ora attendere che i vari stati recepiscano la legge europea e la trasformino in leggi nazionali, nella speranza che non vengano snaturate come è invece accaduto, in molti casi, per la legge europea che introduce il reato penale per il razzismo…
  • Sempre per restare nei pressi di casa nostra, va ricordato che il 2008 ha visto il raggiungimento di un accordo con i costruttori di automobili sul taglio delle emissioni di CO2 (che dovranno assestarsi sotto i 120 gr/km entro il 2012 e 95 gr/km entro il 2020); un passo importante, se non fondamentale, per lottare efficacemente contro l’inquinamento delle nostre metropoli e (conseguentemente) del nostro pianeta.
  • In fine (ma non per importanza, naturalmente), la notizia che un dodicenne dell’Oregon, William Yuan, sotto la spinta del suo professore di Scienze, ha messo a punto una nuova tipologia di cella solare tridimensionale, in grado di captare sia la luce visibile che i raggi UV, aumentando così di oltre 500 volte le performance delle odierne celle solari; una piccola rivoluzione nel mondo della produzione dell’energia per la quale William è stato premiato con una borsa di studio da venticinque mila dollari.

Scienza e medicina

  • Sul fronte medico, il 2008 verrà ricordato come uno degli anni chiave per la cura della malaria. Il completamento infatti della mappa del DNA di altri due parassiti responsabili della terribile malattia (il Plasmodium vivax ed il Plasmodium knowlesi) ha permesso di scoprire alcuni dei meccanismi con cui questi parassiti sopravvivono nell’organismo umano, consentendo così la progettazione di una nuova generazione di più efficaci farmaci.
  • Anche per quel che riguarda la lotta all’AIDS il 2008 ha visto una notizia di importanza epocale: l’ematologo americano Gero Hutter ha infatti scoperto di aver guarito dal terribile morbo un suo paziente leucemico, sfruttando una rarissima mutazione genetica (presente solo nell’1% degli europei e completamente inesistente in Africa) nel midollo del suo donatore che rende immuni dall’AIDS (impedisce di fatto alla molecola utilizzata dal retrovirus per penetrare nelle cellule, la CCR5, di apparire sulla membrana esterna della cellula stessa).
    Il paziende di Hutter, nonostante non assuma più farmaci contro l’AIDS (sospesi anche per evitare che influissero negativamente sul delicato processo di riproduzione cellulare in corso), da oltre 600 giorni non ha tracce del terribile retrovirus nel sangue.
  • Sempre nel campo della medicina, poi, il 23 aprile a Bologna è stato effettuato il primo trapianto di spalla al mondo.
  • Sul fronte astronomico, le grandi notizie del 2008 sono la definitiva conferma della presenza di acqua su Marte, scoperta della sonda Phoenix che, atterrata il 25 maggio, ha visto per questo prolungata la sua missione di tre settimane e le prime foto di pianeti extrasolari.
  • Come dimenticare poi l’attivazione del grande acceleratore di particelle di Ginevra, quel mitico LHC che ha fatto temere a molti (troppi?) di sparire dentro un buco nero, non troppo tempo fa’.

Insomma, con un 2008 così, come potremmo mai aspettarci un cattivo 2009?
Auguri a tutti 🙂