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Onorevole Dini, non è questo il modo giusto!

Palazzo Chigi Lamberto Dini, da parecchio tempo ormai nell’occhio del ciclone per il suo “antagonismo” nei confronti del Governo (nelle file della cui coalizione è stato eletto), ha reso noti quest’oggi, tramite una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera, i sette punti del programma da lui proposto, minacciando il voto contrario nel caso in cui non fosse accettato nella sua interezza. Questa lettera giunge al termine di un acceso scambio di dichiarazioni con Romano Prodi, che aveva replicato alle minacce lanciate pochi giorni fà dal senatore dei Liberaldemocratici.

Se poi andiamo a scorrere i sette punti del programma proposto da Dini, scopriamo che sono anche piuttosto ragionevoli: alla fine il tutto si riduce sostanzialmente al problema dei costi della politica (e della macchina statale in senso più ampio) e della necessità di ridurre il debito pubblico, posizioni che mi trovano assolutamente concorde.
Il problema di fondo sta nel metodo. Prima di tutto, minacciare porta sempre dalla parte del torto, a prescindere: se passa il messaggio che Dini ed i suoi 3 accoliti, forti della propria presunzione, definiscono le priorità di un governo alla facciazza degli altri circa 150 senatori della coalizione, questo non è altro che un sinonimo della naturale fine del Governo, e allora tanto vale dirlo subito chiaro e tondo, senza fare giochi di questo genere che certo non giovano all’Italia.
Secondariamente, se Dini non mette nemmeno in preventivo l’idea che le sue proposte siano oggetto di dibattito, significa che si ritiene di fatto infallibile, e non mi sembra una gran cosa, per un politico. Il dibattito è fondamentale non solo con l’obiettivo di trovare un punto di mediazione (che è proprio il punto sul quale Dini non vuol transigere, pare), ma anche con l’obiettivo di migliorare, mettendo a confronto idee diverse, una propria posizione, magari con soluzioni alle quali non si aveva pensato. Questa chiusura di Dini, da questo punto di vista, è forse ancora più difficile da tollerare, per quel che mi riguarda, dei modi con cui viene espressa.

L’impressione che ricavo da tutta la vicenda, è che Dini ed i Liberaldemocratici stiano cercando di acchiappare voti, giocando sporco. Non è molto dissimile dalla sensazione che avevo fino a poco tempo fà (poi sono sostanzialmente ammutoliti) con l’Udeur e con alcune uscite dell’Italia dei Valori, che hanno messo i bastoni tra le ruote a suon di minacce e strappi anziché tramite la discussione, dentro e (soprattutto) fuori il Parlamento.

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Malpensa è già morto!

Alitalia B777-200 Il Consiglio di Amministrazione di Alitalia ha scelto di pronunciarsi, per quel che lo riguarda, a favore della cessione ad AirFrance-KLM, all’unanimità (e per chi ha esperienza di consigli, questo è un fatto già di per sé eclatante).

AirFrance è una compagnia di livello europeo (se non mondiale) con un fatturato pari a quasi 10 volte quello di AirOne. AirFrance ha proposto un piano di buon livello, che prevede investimenti, nessun esubero oltre quelli comunque già previsti, la possibilità per Alitalia di continuare a lavorare con un discreto livello a livello europeo (se non mondiale), è già partner di Alitalia nello SkyTeam, ed ha avanzato un’offerta decisamente più alta anche a livello economico. Il fatto che sia stata scelta all’unanimità dal cda di Alitalia (anche se dopo 8 ore di discussione a porte chiuse, pare), la dice lunga.

E cosa sento oggi? Che molti politici “del nord” (essenzialmente leghisti e simpatizzanti di Formigoni) si lamentano e condannano la scelta, in quanto “condannerebbe Malpensa ad un ruolo di secondo piano”. Cito Calderoli (dal Corriere):

È in atto un attacco organizzato nei confronti del Nord, colpevole non solo di mantenere tutti ma anche di voler avere un ruolo nelle politiche decisionali del Paese

Ma fammi il piacere! Malpensa ad un ruolo di secondo piano? Ma è già tanto che esista ancora Malpensa!
Un aeroporto costruito nel mezzo della “fabbrica della nebbia”; dove se arrivi al terminal 2 dopo le 20:30 passi la notte all’addiaccio in logo, perché non ci sono mezzi di comunicazione (taxi a parte) verso Milano; che ha come principale “arteria di comunicazione la “Milano-Varese”, nota per il suo scarso traffico; che sta da anni combattendo una aspra lotta contro l’aeroporto di Linate che molte compagnie continuano a preferire (chissà perché).

E ora per un rigurgito di orgoglio padano dovremmo accettare un’offerta peggiore? Si accontentino del fatto che AirFrance promette di mantenere i collegamenti internazionali ed europei di Malpensa (e non abbandoni invece completamente lo scalo) rinunciando solo al suo ruolo di Hub (in Italia resta comunque Fiumicino, e anche li…), e riflettano sul fallimento di Malpensa, al di là della scelta che il Governo alla fine farà…

G8 Genova, prime condanne

Génova 15.JPG Abbiamo i primi condannati per le devastazioni del G8 di Genova. Sono 24 persone, alle quali sono state assegnate pene che vanno dai 6 mesi agli 11 anni di reclusione, per un totale di 102 anni (meno della metà di quelli chiesti dall’accusa), per i quali sono state necessarie oltre 7 ore di camera di consiglio.

Voglio credere che le le pene comminate siano giuste. Mi voglio fidare della giustizia, voglio credere che i dubbi sulla falsa testimonianza di quattro ufficiali di polizia giudiziaria, due dirigenti della questura e due ufficiali dei carabinieri verranno verificati, ed eventualmente perseguiti penalmente, come da norma di legge. Voglio crederci.

Non voglio parlare di “giustizia sociale”, di “vendetta”. Ognuno commette azioni, più o meno dettate dalla foga del momento, dall’euforia, più o meno in balia degli eventi, e di queste azioni è responsabile. Durante il G8 di Genova c’è stato di tutto, purtroppo anche degli atti violenti da parte di alcuni individui (che devono essere identificati ed estratti dal “mucchio” nel quale si cerca di far cadere tutta la vicenda), per i quali le accuse di “devastazione e saccheggio” possono avere un senso. Per questo, voglio credere nella giustizia, nei magistrati, che li hanno ascoltati e giudicati colpevoli dei reati. La responsabilità penale è personale, quindi sono queste 24 persone ad aver commesso reati, che non si cerchi di farle passare come una condanna “globale” che coinvolga tutti i manifestanti presenti a Genova in quei giorni. Purtroppo certi politici non fanno che cogliere questa occasione per cercare ancora una volta di far passare menzogne per verità; cito testualmente dall’articolo di Repubblica:

Sull’altro fronte politico Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, replica: “Le forze di polizia risposero a questa furia incontrollata per assicurare l’incolumità dei cittadini e il rispetto dell’ordine pubblico”. E Francesco Storace le fa eco chiedendo che sia rimossa la lapide intitolata a Carlo Giuliani in Senato.

Proprio perché voglio credere alla correttezza delle pene inflitte, perché voglio credere in una magistratura che non funzioni a due velocità, che faccia il proprio dovere con correttezza, proprio per questo penso che sia arrivato il momento di chiedere a gran voce che anche i due processi nei confronti delle forze dell’ordine che durante il G8 commisero abusi ed ingiustizie (alla Caserma di Bolzaneto e durante l’irruzione alla Scuola Diaz) arrivino alla loro giusta sentenza (prevista per la fine dell’estate).

Che si faccia veramente luce sui fatti di quei giorni e di quelli successivi, sugli insabbiamenti, sui depistaggi, sulle false testimonianze, sulle responsabilità dei politici che hanno cercato di nascondere la verità parlando di terrorismo e che ancora oggi cercano di far passare quella vicenda come una “furia incontrollata” contro la quale le forze dell’ordine reagirono per “assicurare l’incolumità dei cittadini”: l’ordine pubblico non è fatto di teste spaccate.

Perché è vero che la giustizia non è sempre “dalla tua parte”, ma è altrettanto vero che deve essere uguale per tutti.

Che faccia tosta…

dreischeibenhaus by night

Al momento non c’è alcuna conferma che vi siano state violazioni degli standard di sicurezza

Questa la prima dichiarazione della ThyssenKrupp relativamente all’incidente di tre giorni fa avvenuto presso l’acciaieria di Torino di loro proprietà, nel quale hanno trovato la morte quattro operai e ne ha ridotti altri tre in gravissime condizioni. I colleghi degli operai coinvolti nell’incidente avevano poi lamentato i bassissimi standard di sicurezza presenti nello stabilimento, destinato prossimamente a chiudere i battenti per trasferire la produzione in provincia di Terni.

Nonostante la produzione dello stabilimento torinese sia progressivamente diminuita a solo il 30 % delle sue capacità produttive, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni non ha mai smesso di effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti del sito torinese; impianti la cui buona parte è appunto destinata a essere trasferita a Terni per la realizzazione di prodotti di assoluta eccellenza e qualità. La Thyessen ha, pertanto, continuamente mantenuto elevati standard di sicurezza, regolarmente verificati dalle autorità preposte. Non è stato ridotto il numero degli addetti al servizio antincendio aziendale né degli addetti al servizio sanitario interno e anche le ore di straordinario sono diminuite continuamente in questo periodo.

Bene, ottimo! La magistratura farà le proprie indagini, e sarete tutti scagionati dalle eventuali accuse di omicidio, lesioni e disastro colposi, già ipotizzati per tre manager dell’azienda. Nel frattempo, invito allora tutto il reparto dirigenziale della ThyssenKrupp a venire a lavorare in fabbrica: tanto gli standard di sicurezza ci sono, no?

Una brutta uscita…

Fausto Bertinotti Il centro-destra è in crisi e che potevamo fare a sinistra? Attaccare il governo! Sia mai che per una volta si riesca a fare qualcosa di minimamente decente, grazie anche ad un’opposizione troppo impegnata a farsi la guerra in casa che ad ostacolare per partito preso l’operato del governo: mai sia!
Come prevedibile, le dichiarazioni rilasciate a Repubblica dal presidente della Camera Bertinotti hanno scatenato una serie di reazioni , manco a dirlo, diverse tra loro.

Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata…

Presidente Bertinotti, siamo anche d’accordo che il centro-sinistra abbia fallito: aveva fallito da buon principio, con la necessità di mettere in coalizione gente come Mastella che di “valori” condivide con noi solo quelli legati alla stabilità della poltrona… ma proprio perché lo sapevamo da buon principio mi chiedo che senso abbia uscirsene oggi con queste dichiarazioni: non abbiamo forse intrapreso lo stesso questo cammino? Le valutazioni si tirano alla fine del viaggio, non in mezzo al tragitto.
Ha poi fallito (e fallisce da anni) il tentativo di instaurare un rapporto con il popolo, con i cittadini, con gli italiani, perché non c’è voglia di farlo, perché forse non ce n’è nemmeno la necessità, o la possibilità (gli italiani non brillano certo di interesse verso questa politica…).

Si tratta di un governo di compromessi, fatto di rospi da ingoiare per tutti, che purtroppo era (ed è) l’unica valida alternativa ad un governo razzista e filo-fascista come quello che mise in piedi Silvio Berlusconi non molti anni fa: lo scopriamo forse adesso? Meglio forse un governo forte con Berlusconi-Casini-Mastella-Dini-Binetti (si legge “Democrazia Cristiana”), e tutti gli altri all’opposizione? Rendiamoci conto di quali siano le alternative reali (e non i nostri desideri più ottimistici) e lavoriamo alla formazione di questa (cazzo di) “cosa rossa”, in modo da poter anche lontanamente pensare di provare a fare qualcosa di meglio con un prossimo governo, tra (ed è fondamentale) 3 anni, a fine legislatura…

A sinistra c’è “disagio”. E grazie al cazzo! Ci erano state fatte delle promesse, e alcune di queste sono poi state spudoratamente negate, accantonate, dimenticate. Vorrei anche vedere che non ci fosse “disagio”! Che poi non è disagio, è che ne abbiamo proprio i coglioni pieni (perdonate i francesismi, posso tradurre per chi non afferrasse)!
Purtroppo l’alternativa sono le leggi vergogna del Cavaliere, quindi c’è chi se ne va a vivere fuori dall’Italia e chi invece, volente o nolente, resta e ci lascia il fegato. O forse, presidente, si trovava meglio all’opposizione?

C’è senza dubbio bisogno di quella che viene chiamata “verifica di governo”, il prendersi cioè un po’ di tempo per verificare le proprie posizioni sui vari argomenti del dibattito politico, e definire una strategia il più possibile condivisa: ma questo non dovrebbe essere un qualcosa “da programmare”, ma la prassi che un governo serio dovrebbe seguire! Purtroppo lo scenario politico è andato con il tempo assomigliando sempre più ad uno scacchiere in cui ogni pedina cerca di muoversi con un’idea diversa in testa…

Quando lo dicevano a sinistra…

The right wayLo scenario politico italiano va cambiando di giorno in giorno. Dapprima la nascita del Partito Democratico che aveva scombussolato l’asset di tutto il centro-sinistra (e ancora la transizione non è terminata, a sinistra della formazione di Veltroni), poi le sommosse interne alla coalizione d’opposizione, l’annuncio “bomba” di Berlusconi relativo alla nascita del nuovo Partito del Popolo della Libertà (che vanterebbe già un 35-37% dell’elettorato) l’ulteriore incancrenirsi dei rapporti all’interno della destra.

Ora, è giunto il momento di recriminare, da una parte e dall’altra, all’interno della destra.
Da una parte, naturalmente, Berlusconi che accusa gli ex-alleati di avergli fatto perdere le elezioni del 1996 (come se lo scarto di 6 punti percentuale rispetto alla coalizione di centro-sinistra fossero tutti imputabili a Fini e Casini) e di averne poi condizionato l’azione di governo negli anni successivi. Berluscono definisce poi la Casa delle Libertà un “ectoplasma” al quale ha (misericordiosamente) messo fine l’altra sera in Piazza San Babila.
Dall’altra parte, AN e UDC che non hanno in generale ben digerito l’uscita solista del Cavaliere, che hanno anzi ampiamente criticato.

Particolarmente significativa la dichiarazione del segretario dell’UDC Lorenzo Cesa, che dichiara ai microfoni di Domenica In, divenuta ormai trasmissione di cosi degno dibattito politico (cito da quanto riporta Il Messaggero):

«Consiglierei a Berlusconi di fare uno sforzo di umiltà. Ciascuno di noi può aver commesso degli errori, ma le principali responsabilità sono le sue perchè troppo spesso ha anteposto i propri interessi privati a quelli generali del Paese. La priorità dell’Udc e di tutto il centrodestra resta quella di mandare a casa il governo Prodi».

Ma come: quando la coalizione di centro-sinistra urlava a gran voce che Berlusconi faceva i fatti propri al governo, quando si parlava di conflitto di interesse (anche recentemente, mica bisogna andare indietro di anni), di leggi vergogna, si diceva che era tutta propaganda. Ora la propaganda la fanno loro perchè hanno litigato, oppure sono stati folgorati sulla via di damasco? Nel qual caso posso fornire di tasca mia ampie dosi di treottanta, magari servono anche all’elettorato!