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In croce ci siamo noi…

microrama via Flickr

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Se ne sta parlando (con la solita, vuota, superficialità) in lungo e in largo  da giorni; da quando in realtà il pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito il “no” alla presenza del crocifisso in scuole ed uffici pubblici.

Prima di entrare nel merito, però, vorrei sottolineare due aspetti:

  1. la “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” non c’entra niente con l’Unione Europea. Nonostante in molti (antieuropeisti) abbiano utilizzato questa sentenza per “dar contro” all’Unione Europea, resta il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è un organizzazione a se stante, e bastava leggere la pagina di Wikipedia per scoprirlo (capisco che collegarsi ad internet possa costare immensa fatica, ovviamente).
  2. Non è assolutamente vero che il valore del crocifisso (ne tanto meno le “radici cattoliche” ) siano in alcun modo presenti nella Costituzione Italiana, come invece qualcuno ha detto: basta andare a scaricarsi il testo completo della costituzione per scoprire che i potenti mezzi informatici messi a nostra disposizione dall’avanzamento tecnologico (la funzione “cerca”) non trovano traccia ne delle lettere “croc”, ne “cris”, e che tutti i risultati di “cattol” sono riconducibili agli articoli 7 ed 8, che paradossalmente sanciscono da un lato l’indipendenza tra Stato e Chiesa Cattolica (e una lettura di queste due righe non farebbero certo male ai nostri politici -.-), dall’altro la libertà ed uguaglianza di tutti i culti: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.”

Ciò detto, mi fanno sinceramente schifo tutti questi “puristi” della religione cattolica che urlano alla distruzione dei valori culturali italiani: io sono italiano (in qualità di nato sul suolo italiano, poco altro) e non mi riconosco minimamente in quei valori culturali che vogliono la prevaricazione di un credo religioso sugli altri. Soprattutto considerando che queste stesse persone, sul rispetto dei “10 comandamenti”, chiudono due o anche tre occhi (su tutti “non rubare” e “non mentire”).
Sono per altro fermamente convinto che coloro che realmente praticano la religione cattolica non hanno certo bisogno di vedere ovunque il simbolo del Gesù in croce: è solo chi cerca lo “scontro culturale” che usa i simboli in mancanza di contenuti concreti…

Va inoltre assolutamente aggiunto che in un mondo che abbiamo voluto sempre più globalizzato, questo genere di problemi si presenteranno sempre più frequentemente; vista la continuità con cui si cerca di riproporre lo scontro culturale tra cristiani e musulmani, quando si parla di simboli religiosi la nostra immaginazione vola dritta al burka ed alle centinaia di persone inginocchiate in preghiera nelle moschee, ma la questione dei simboli religiosi si pone anche con i nostri cugini di fede protestante, o valdese, o semplicemente gli ebrei che potrebbero trovare poco gradevole vedere esposto il simbolo di una religione che si è macchiata di  un palese appoggio al regime nazista tedesco durante la seconda guerra mondiale, non condannando (sebbene in condizione di farlo) i massacri che si svolgevano nei campi di concentramento…

Il pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo trova nel sottoscritto  pieno appoggio: la libertà di culto in Italia non può e non deve essere limitata alle parole. Integrazione vuol dire anche questo…

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