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133: la Risposta della Piazza

Dopo gli scontri di Piazza Navona, lo ammetto, avevo perso la fiducia: la strategia che ci stava dietro era fin troppo chiara, limpida, cristallina. Infiltrare, colpire, dividere, vedere, “informare”; era in qualche modo stato persino predetto in una (avventata probabilmente) intervista all’ex presidente Cossiga.
Avevo preventivato danni incalcolabili all’immagine del nascente movimento sociale, lo vedevo già distrutto e disgregato dall’interno come accadde (sigh) con il movimento no-global di Genova, rovinato dall’immagine violenta che nell’immaginario collettivo rappresenta ancora oggi.

La reazione invece è stata di quelle che tolgono il fiato: oltre un milione di persone hanno sfilato pacificamente a Roma il giorno dopo gli scontri (con un corteo che faticava persino a muoversi, tanto era imponente), accompagnato da altre migliaia di manifestanti in molte altre città d’Italia (si parla di altre 40.000 persone circa a Milano). Numeri del genere, associati ad una manifestazione “spontanea” ed organizzata dal basso (è vero, c’era il corteo dei sindacati, ma quanti erano?) non si vedevano dal G8 di Genova, figuriamoci se avessimo potuto immaginare nulla di simile all’epoca della Riforma della Scuola voluta dalla Moratti.

Allora viene spontaneo domandarsi se il vero motivo della protesta sia la sola protesta al decreto Gelmini, o se questo non abbia rappresentato altro che un catalizzatore, una scintilla, quasi un pretesto che ha dato fuoco ad uno scontento latente, popolare, diffuso, di persone che non si riconoscono più nel sistema politico, nei suoi interpreti (tutti, dalla sinistra antagonista alla destra estrema), nel modello bipolare che oggi sfoggia tutta la sua debolezza (e di questo dobbiamo, purtroppo, essenzialmente ringraziare Veltroni ed il Partito Democratico).
Quello stesso scontento che forse aveva inseguito negli ultimi anni Grillo, molto meno schierato di politici che hanno poi cercato di far fruttare il patrimonio da lui raccolto (con discreto successo, indubbiamente, ma non con i numeri che oggi vediamo in piazza). Quando Grillo si è presentato al corteo, offrendo il suo appoggio, è stato semplicemente allontanato con uno sdegnato declino e rispedito sulla sua via: tornerà alla carica Beppe, non ho dubbi su questo frangente, ma la risposta data dalla piazza è importante e ne marca una maturità inaspettata, una presa di coscienza netta e decisa delle forze in campo e del proprio ruolo.

Una piazza che si dice “anti politica” per bocca degli studenti che ne compongono una discreta parte, eppure una piazza che della politica sta facendo il proprio pane. Una piazza rumorosa eppur pacifica, che cercheranno di distruggere e zittire con le polemiche legate agli episodi di Piazza Navona (in questo momento persino su Repubblica il titolo principale su quel frangente riguarda gli scontri e null’altro). Ma come fingere di non sentire un milione di persone che urlano la loro rabbia?

L’importante ora sarà non strumentalizzare al vicenda, tentazione che potrebbe venire soprattutto dalla sinistra oggi “extra parlamentare” cercando di ricondurre la protesta ai propri schieramenti. Questo per due ragioni:

  • Da un lato perché questo significherebbe esporre il fianco agli attacchi della fazione opposta (che nel caso del Presidente del Consiglio sono già cominciati)
  • Dall’altro perché ha poco senso costringere in un vaso troppo piccolo un movimento che non vuole essere strumentalizzato: molto più proficuo sarebbe attendere che l’opposizione portata avanti in questo frangente si rincoduca da sola all’opposizione più classica, fornendo loro solo un sussurrato appoggio

Comincio a pensare che qualcosa stia cambiando, o al limite che si possa nuovamente pensare ad un cambiamento. L’importante è non restare con le mani in mano ad attendere il susseguirsi degli eventi, ma accompagnare la protesta facendo (nel nostro piccolo e per quelle che sono le nostre possibilità) tutto il possibile per tornare a fare Informazione, quella vera, quella con la I maiuscola.

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Contro la violenza sulle donne

Stattene con le mani in mano Sembra che la giornata di sabato 24 novembre sia uno dei punti nevralgici del calendario eventi italiano: oltre al “buy nothing day” ed alla “colletta alimentare” di cui ho appena scritto infatti, si terrà una importantissima manifestazione a livello nazionale, con un corteo che avrà luogo a Roma, a partire dalle ore 14, che da seguito ad un appello ormai in linea da parecchio tempo: si tratta della giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

Purtroppo quello della violenza contro le donne, sia essa sessuale fisica o psicologica, è un fenomeno molto più diffuso di quello che normalmente si (vuole) crede(re): oltre 14.000.000 di donne italiane subiscono violenza nel corso della propria vita di cui oltre un milione e 400.000 prima dei 16 anni. La cosa forse peggiore è che quasi il 70% di queste violenze vengono perpetrate all’interno delle mura domestiche: dal padre, dal fidanzato, dal (ex a volte) marito, e che meno del 6% di questi eventi viene denunciato: sono le donne stesse, condizionate forse da una società sempre più “malata”, a considerarlo “qualcosa di sbagliato” (44%) o “qualcosa che è accaduto” (36%), quando si tratta evidentemente di un reato penale.

Purtroppo la politica ed i mass media cercano costantemente di relegare il fenomeno a casi isolati, magari perpetrati da extracomunitari senza permesso di soggiorno, ignorando di fatto le preoccupanti cifre che invece fanno di questo fenomeno uno dei principali problemi italiani.
Un fenomeno tra l’altro che non deve più essere considerato di dominio femminile: gli uomini devono schierarsi apertamente in questa campo, a denuncia di coloro che si macchiano di un così incivile gesto. Invito per questo tutti gli uomini a sottoscrivere l’appello in questione, ed a riflettere attentamente sul tema.

ps: proprio mentre scrivevo, giunge questa notizia, che si commenta da sola, purtroppo.