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Oggi m’illumino di meno, e domani?

Locandina M'Illumino di Meno

M'illumino di meno (la locandina)

Oggi si terrà la quinta edizione dell’iniziativa “M’illumino di meno“; organizzata da Caterpillar (Radio Due), consiste sostanzialmente nell’invitare tutti gli aderenti a spegnere tutte le luci ed i dispositivi non necessari: lo scorso anno il risparmio “istantaneo” è stato di oltre 500MW (cinquecentomegawatt!!! O.o)

Naturalmente la giornata è anche un’importante fonte di informazione e coinvolgimento per la popolazione sul tema del risparmio energetico, del surriscaldamento globale, dell’ecologia in generale. Come vedrete scritto quest’oggi su moltissimi siti e blog, anche io assolvo al mio “dovere” pubblicando qui di seguito il decalogo di utili indicazioni che, sebbene possano sembrare “ovvie e banali”, sono tutto fuorché acquisite e messe in atto nel quotidiano del cittadino medio:

  1. Spegnere le luci quando non servono.
  2. Spegnere e non lasciare in stand-by gli apparecchi elettronici.
  3. Sbrinare frequentemente il frigorifero, tenerne la serpentina pulita distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria.
  4. Mettere il coperchio alle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola.
  5. Se si ha troppo caldo, abbassare i termosifoni anziché aprire le finestre.
  6. Ridurre gli spifferi degli infissi, riempiendoli di materiale che non lascia passare l’aria
  7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti a vetri, infissi, porte esterne.
  8. Non lasciare le tende chiuse davanti ai termosifoni.
  9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni ed i termosifoni
  10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se proprio necessario condividerla almeno con chi fa un tragitto simile.

Ciò detto, come per tutte le altre iniziative (per quanto immensamente lodevoli) che hanno la durata “spot” di una giornata, ci si deve porre il problema del “dopo”: oggi ridurremo i nostri consumi, rifletteremo sulle nostre (cattive) abitudini, formuleremo milioni di buoni propositi che verranno puntualmente disattesi sabato mattina, quando in pieno giorno accenderete la luce del soggiorno, nonostante sia perfettamente illuminato, o quando imposterete il termostato per tenere 24 gradi centigradi in tutta la casa, o ancora quando uscirete di casa in suv per andare a prendere il pane in fondo alla via.

Aderire alla campagna “M’illumino di meno” non deve avere il solo significato del gesto proposto da Caterpillar e Radio Due; deve invece essere un momento di riflessione per tutti noi sul come il nostro stile di vita stia rovinando il nostro pianeta, l’unico che abbiamo…

Qualche considerazione sulle auto “ecologiche”

Conanil via Flickr

Conanil via Flickr

Questo post prende spunto un po’ dalla mia (embrionale) ricerca di un’auto nuova, un po’ dall’evolvere del mercato dell’auto, che seguo sempre con interesse soprattutto nella sua “deriva ambientalista”. Prima di cominciare a scrivere, però, voglio sottolineare l’importanza di considerare l’aspetto ambientale quando si parla di mobilità, di qualsiasi tipo questa sia (aerei, treni,  auto, moto…) ed il mio apprezzamento per tutte quelle tecnologie che consentono di ridurre l’impatto che il trasporto umano ha sull’ambiente che ci circonda.

Purtroppo come per tutti gli altri ambiti “commerciali”, anche sul fronte dell’ecologia delle automobili si tende a fare tanta propaganda senza realmente entrare nel merito dei fatti. Nell’ultimo periodo si sta spingendo moltissimo sulle auto a GPL o a gas Metano, con l’alternativa dell’ibridazione di motori a benzina (e più raramente diesel) con motori elettrici. Il messaggio che passa è che l’acquisto di un’auto a metano, ibrida o dotata di un serbatoio di GPL sia sufficiente di per se a placare i nostri sensi di colpa (e per chi non li ha, tanto di guadagnato) per i disastri ambientali che il nostro “vagare” ha provocato. Naturalmente (e non per niente) a tutto questo si aggiunge un “significativo” risparmio economico sul lungo periodo, carta proposta dai venditori soprattutto nel caso della scelta del GPL.

Pars destruens

Trovo questo approccio profondamente sbagliato e ritengo che sia compito dell’Unione Europea (visto che pensare che se ne occupi il nostro governo è un puro esercizio mentale) provvedere  a fare chiarezza in questo settore, introducendo l’obbligatorietà di un reale (ed unico) meccanismo di “rating” dell’impatto ambientale che ogni auto ha (l’emissione di CO2 per chilometro percorso è sensata, ma dimentica tutta un’altra serie di parametri) esattamente come accade per l’efficienza energetica degli elettrodomestici.

Si diceva che trovo fondamentalmente sbagliato l’approccio, e cercherò di spiegarmi: innanzi (così lo eliminiamo subito) tutto l’aspetto economico: non ho alcuna difficoltà a comprendere il vantaggio in termini economici dell’acquisto di un’auto il cui carburante costa (mediamente) il 60% in meno rispetto ad un’equivalente auto a benzina o diesel. Trovo però che il fattore economico debba necessariamente essere relegato ad un ruolo di secondo piano (non cancellato, ben inteso) rispetto al tema dell’impatto ambientale. Se il carbone costasse meno del metano, ad esempio, spingeremmo secondo questa logica l’uso di auto a carbone, che ben altro impatto avrebbero sull’ambiente e l’inquinamento. E questa considerazione deve valere, io credo, per tutti gli ambiti legati all’ambiente.

Secondariamente c’è la questione più “tecnica”: GPL e gas Metano sono (e resteranno, malgrado qualcuno non ci voglia credere) combustibili fossili. Il fatto che siano “presenti in natura” ne ridurrà forse l’impatto di raffinazione e lavorazione, avranno forse un impatto inferiore rispetto ai carburanti “tradizionali” in termini di emissioni da combustione, ma non sono una panacea; il potere energetico di Metano e GPL è sicuramente maggiore di quello di Benzina e Diesel, ma le emissioni di CO2 da combustione ed altri inquinanti (abbattuti comunque in modo piuttosto significativo, va detto) sono tutto fuorché azzerate.
Credo che però siano i numeri a poter dare una reale idea dell’incidenza della riduzione di emissioni: considerando il ciclo completo di vita dell’automobile ed il suo carburante, l’uso del GPL porta ad un abbattimento del 12% delle emissioni di CO2, mentre il Metano raggiunge il 20%: naturalmente non c’è solo da considerare la CO2, ma questa cifra dovrebbe rendere palese come, seppur lodevole sia il passaggio ad un motore a gpl o metano, questo non costituisca che parzialmente il nocciolo della questione.

Un discorso analogo lo possiamo fare per i motori elettrici o ibrido-elettrici: in questo caso, la produzione dell’energia viene semplicemente “spostata” a monte ed immagazzinata in batterie per un uso successivo (ricarica elettrica). Purtroppo in Italia la produzione dell’energia elettrica rappresenta un altro dei nodi critici del tema ambientale: sebbene il nostro paese sia uno dei fortunati europei in grado di produrre moltissima energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico…), gli investimenti su questo fronte sono non solo risibili, ma in diminuzione: solo una forte mobilitazione ha consentito pochi giorni fa di far ritirare al governo un emendamento alla finanziaria 2010 che prevedeva il taglio degli incentivi per l’adozione di tecnologie di produzione da fonti rinnovabili; sebbene in questo frangente il taglio è stato scongiurato, è significativo dell’approccio italiano all’energia il semplice aver preso in considerazione la possibilità di ridurre gli incentivi.
In sostanza, facendo i conti della serva, in Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili rappresenta (al 2007) il 15,7% del totale complessivo al netto delle importazioni, con 49.411 GWh su 313.888 GWh: è pertanto assolutamente possibile (per tornare al discorso iniziale) che la vostra auto elettrica sia spinta da un misto di carbone, petrolio e nucleare d’importazione, con una percentuale d’incidenza delle rinnovabili assolutamente risibile. La soluzione sarebbe quella di produrre l’energia direttamente sull’autovettura (tramite ad esempio pannelli fotovoltaici) ma la tecnologia è ad uno stadio talmente embrionale in termini di efficienza che risulta impraticabile, al momento.

Pars Construens

Per passare alla parte “positiva”, vorrei innanzitutto porre l’accento su un aspetto assolutamente fondamentale sul quale purtroppo la campagnia pubblicitaria insiste poco, ed è il tema dei consumi: un’auto piccola e leggera diesel/benzina, che può raggiungere consumi prossimi ai 3,0 L/100Km, sarà ambientalmente molto più compatibile di un SUV alimentato a metano. Non ci sono vie di mezzo: 10L di Metano emetteranno più CO2 e inquinanti rispetto a 3L di diesel/benzina. E questo è un aspetto assolutamente da tenere a mente.

Un altro aspetto fondamentale (che va ad incidere tra l’altro anche su altri aspetti del nostro “vivere sostenibile”) riguarda il numero di autovetture in circolazione:  non faticherete, andando al lavoro lunedì, a guardare nelle auto che vi stanno attorno e contare il numero di occupanti, uno. Eppure molti di noi fanno strade simili, sprecando così un sacco di spazio (con conseguenti code ed ingorghi) e spostando inutilmente un sacco di metallo, aria e sedili vuoti.
Le soluzioni a questo problema sono molte ed alla portata di tutti noi: a partire dall’uso dei moto e scooter (sui quali resta purtroppo valida e anzi forse maggiore l’incidenza della questione ambientale, essendo il tema affrontato in modo ancora più embrionale che per le autovetture) fino ad arrivare a car-pooling e car-sharing, che stanno tra l’altro cominciando a vedere reali incentivi da parte sia degli enti pubblici che delle società di gestione. L’auto realmente ecologica, è quella che non si muove…

Un MotorShow… ibrido!

Quello dei veicoli ibridi e della riduzione dei consumi era stato, fino a pochissimi anni fà, un settore di nicchia: nonostante qualche produttore proponesse, in un angolino, dei veicoli a doppia alimentazione, in genere ai Saloni Internazionali venivano presentati solamente i nuovi modelli diesel e benzina destinati al mercato di massa (e di conseguenza, questa scelta si rifletteva poi sulle offerte sostenute nelle concessionarie). Escludendo la Toyota Prius infatti (che dell’ibrido è stata la bandiera per molti anni), cercate di ricordare un altro modello di auto ibrida che vi sia stato proposto dal produttore, suscitando il vostro interesse…

Al MotorShow di quest’anno, invece, i veicoli ecologici (dagli ibridi ai veicoli interamente elettrici) e gli accessori legati alla riduzione di consumi ed emissioni (filtri anti particolati, il sistema on/off di Bosh, …) hanno avuto una parte davvero importante: tranne alcuni stand anacronistici (come quello della Aston Martin, che mostrava ai pochi a cui veniva concesso di entrare nello stand dopo una lunga fila, la sua DB9, un coupé supersportivo da 470 cavalli, equipaggiato da un motore V12, 6 litri di cilindrata, incapace di sputare fuori dagli scarichi meno di 350g di CO2 al chilometro, un consumo da classe G), in quasi tutti gli altri si trovava lo spezzato di un filtro antiparticolato, la comparazione dei consumi dei propri modelli più ecologici, un ampio spazio alle tecnologie ed alle ricerche in materia di riduzione dei consumi e delle emissioni. Il tutto talmente accentuato da riuscire a colpire l’attenzione dei visitatori (o almeno, la mia).
Persino la campagna pubblicitaria dell’evento, seppur non particolarmente aggressiva, ha avuto nell’ecologia un aspetto piuttosto importante.

Un segno dei tempi, oppure solo un tentativo di rispondere alle pesanti ripercussioni che la crisi economica mondiale sta avendo sul settore dell’auto (ripercussioni che invece sono tenute molto ben celate dagli espositori del MotorShow), proponendo ad un mercato ormai saturo (e reso ancora più saturo dagli incentivi alla rottamazione degli ultimi anni) delle soluzioni diverse dalla norma, in grado di sfruttare lo slancio ecologico che la nostra società comincia a sentire e magari affiancandoci la prospettiva di un risparmio economico in tempi di magra?

Ecologia e consumo responsabile

"Erba rigata" (su richiesta)L’ecologia sta diventando di moda. Forse è più una speranza che una constatazione della realtà, ma quando ieri mi sono trovato ad ascoltare una trasmissione legata ai motori che continuava a sottolineare la disponibilità o meno di motorizzazioni ecologiche o bi-fuel per tutti i modelli di cui si andava a parlare, non ho potuto che sentirmi ottimista: il più grande limite alla diffusione dell’ecologia infatti sta nel modo di pensare ed agire delle persone, nell’inerzia che accompagna la vita di tutti noi (e ovviamente io non mi esento da responsabilità).

Un primo passo avanti importante da fare è indubbiamente quello di cominciare a prestare attenzione a come consumiamo: dalle automobili, scegliendole a partire dai consumi ridotti per terminare con l’integrazione di alimentazioni alternative (scegliendo un’auto elettrica ad esempio), alle nostre case (intervenendo per migliorare l’efficienza energetica quando ci dovesse capitare di dover effettuare lavori di ristrutturazione), fino a giungere alla vita di tutti i giorni, inserendo tra i nostri parametri di scelta aspetti legati alla sostenibilità ed all’impatto sociale ed ambientale di ciò che usiamo ed acquistiamo (il nostro potere maggiore nell’ottica di cambiare anche il modo di produrre sta proprio nel potere d’acquisto).

Il più grosso problema, da questo punto di vista, è formativo: di prodotti ecologici, biologici e sostenibili ce ne sono tanti, ma noi consumatori non siamo consci di cosa sia realmente da considerare “buono” e cosa no nel mondo dei prodotti (il che è di suo una considerevole semplificazione, come ogni volta che si vuole discernere il “bene” dal “male”).
Certo, una “militanza” nei GAS (gruppi di acquisto solidale) aiuta a capire quali parametri adottare per discernere un prodotto ecologico e sostenibile da un prodotto che nonostante abbia un nome che comincia per “bio”, poi di biologico non ha davvero nulla (no, non c’è una legge che lo impedisce, e pensate che si farà presto? Libero mercato… ), ma non tutti hanno modo e tempo per seguire con sufficiente costanza questo genere di iniziative, e quindi si deve trovare qualcosa di diverso.
Ci vengono incontro, sotto questo profilo e fatte le debite eccezioni, alcune certificazioni la cui presenza sulla confezione che desideriamo acquistare può darci una indicazione definitiva della sua qualità, sostenibilità, ecologia (consideriamo sempre il fatto che certificare un prodotto costa, e l’assenza del bollino non ne pregiudica necessariamente la qualità). Di certificazioni ne esistono molte, moltissime, e non starò certo qui a citarle (neppure una, per non dare una falsa idea di priorità tra le certificazioni da verificare). Troverete online una certa quantità di materiale, ma dovrete cercarlo, perché la pappa pronta, in questo campo, non esiste (e non deve esistere!).

L’unico modo “definitivo” (come amano dire gli inglesi) per consumare responsabile, però, è ancora una volta legato all’uso della (poca) materia grigia che ci viene assegnata alla nascita e che tendiamo a cercare di usurare il meno possibile. Prendersi il tempo che serve mentre si fà la spesa, guardare al di là della confezione colorata del prodotto, leggerne la composizione, informarsi, documentarsi, capire, valutare, questo è l’unico vero modo per essere consumatori responsabili. Si sbaglierà le prime volte, ma d’altra parte chi non ha picchiato il culo cercando di imparare a camminare?

Usare la testa. In tutto ciò che si fà: nel voto come nella spesa. E’ qualcosa a cui siamo sempre meno abituati, e che invece è sempre più importante, soprattutto considerando che visto che non lo fanno “nei palazzi del potere”, non possiamo che farlo noi… All’inizio costa fatica, come avviare il vecchio motore della 500 ferma in garage da 10 anni, ma poi, passata la fumata ed i cigolii, tutto è più facile…