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Privacy, conseguenze dell’ignoranza diffusa

jenny downing via Flickr

jenny downing via Flickr

Il tema della privacy comincia ad essere trattato, qua e la, in giro per la rete. Ogni tanto, magari in occasione di qualche “buco”, capita anche che ne parlino le testate giornalistiche maggiori (come è successo qualche giorno fà con la questione legata alle nuove “condizioni d’uso” di Facebook.

Eccezion fatta per questi sporadici e fortuiti casi, però, il problema di fondo rimane ed è quello della completa assenza di una “cultura della privacy” (ed è un problema che non riguarda la sola Italia): se gli utenti si interessassero della loro privacy, della Data Retention e di tutte le altre questioni che ruotano intorno a questo delicato tema, trovereste forse qualcuno che di fronte all’annuncio della nuova rete unificata di sorveglianza milanese risponderebbe “non ho niente da nascondere”? O pensate piuttosto che Facebook ci avrebbe pensato due volte, prima di cambiare unilateralmente e senza dare adeguate spiegazioni le sue “condizioni d’uso”?

Il problema principale, d’altra parte, non stà nel fatto che vengano lasciate online, dagli utenti, loro informazioni più o meno private e personali: il vero cuore della questione è che ne sono assolutamente all’oscuro; non c’è percezione del valore delle informazioni che consegnamo in giro per la rete e la più ovvia e logica conseguenza di ciò è che ci lasciamo abbindolare dal primo che passa, salvo poi urlare e strepitare (al limite riportando belantemente quanto scritto da altri) nel momento in cui ci rendiamo conto di essere stati fregati, di aver concesso troppo.

Purtroppo prima o poi il caso esploderà seriamente, arrivando (magari con qualche secondo fine) all’attenzione della nostra inetta e profondamente ignorante (specchio d’altra parte della società in cui viviamo) classe politica; a quel punto, come quasi sempre accade, la questione verrà affrontata e “risolta” malamente, con il “proibizionismo”. D’altra parte così come capitato con il Decreto Pisanu e le reti wireless, o con la questione del copyright e del peer-to-peer, è molto semplice vietare un progresso tecnologico che cercare di comprenderlo, gestirlo e guidarlo…

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Delle Olimpiadi di Pechino e delle loro conseguenze

Beijing National Olympic Stadium 14 Sono terminate, ormai da diversi giorni, le Olimpiadi cinesi. Si è trattato indubbiamente di una delle edizioni più discusse (anche se in generale l’evento olimpico si presta parecchio alle polemiche) , prima e durante il suo svolgimento: dapprima la questione tibetana, con gli appelli al rispetto dei diritti umani e le minacce di boicottaggio, poi con la questione russo-georgiana, con le polemiche legate all’arbitraggio, all’età di alcuni dei partecipanti (pare piuttosto inferiore ai 16 anni minimi previsti dal regolamento). Come tutti gli eventi però, la parte fondamentale da analizzare (e che solitamente rimane poi quella meno trattata) è costituta dalle conseguenze, sicuramente più durevoli nel tempo che non la diatriba sull’età di questa o quella ginnasta locale, o sull’opportunità o meno di assegnare l’ottavo oro a Phelps.

Indubbiamente il primo aspetto da trattare è quello legato al boicottaggio ed alla questione del rispetto dei diritti umani in Cina. Come avevo già avuto modo di dire abbondantemente prima dell’inizio dei giochi, l’unica occasione per intervenire concretamente sulla questione, consisteva nel rifiutare la candidatura cinese per i giochi del 2008: che senso può avere assegnare i giochi olimpici alla Cina (ben conoscendo la situazione politica e sociale del Paese) e poi urlare allo scandalo e minacciare boicottaggi? Soprattutto facendolo coscienti che per motivi politici ed economici la cerimonia d’apertura non avrebbe potuto in ogni caso essere realmente boicottata (avete pensato a che conseguenze potrebbe avere un “irrigidimento” delle importazioni e/o esportazioni di un colosso dell’economia mondiale come la Cina?). Ogni pressione successiva all’assegnazione dei giochi è stata come si poteva prevedere, agevolmente aggirata dal governo (ad esempio il CIO aveva imposto alla Cina di sospendere i sistemi di censura di internet per tutto lo svolgimento delle olimpiadi, cosa che a quanto ne so’ è stata bellamente ignorata dagli organizzatori, senza incorrere per altro in particolari sanzioni).
Indubbiamente le Olimpiadi sono servite a risvegliare l’attenzione dei mass media e della società civile sulla questione tibetana, ma proprio l’attenzione dedicata al Tibet ha tolto il fuoco degli obiettivi sul rispetto dei diritti umani all’interno della Cina (non solo in Tibet vengono violati), dalla questione del rispetto della privacy e della censura, dalle persecuzioni che ancora vengono attuate a discapito di minoranze religiose nel paese: gli organizzatori hanno sapientemente riportato l’attenzione sui giochi e messo così sufficientemente a tacere le proteste che sono pur continuate per tutta la durata dei giochi, tranquillamente ignorate dalla stampa internazionale presente sul posto.

Le Olimpiadi di Pechino hanno oltretutto costituito per il governo cinese un’ottima occasione per incrementare ulteriormente i sistemi tecnologici volti al controllo della popolazione: con la scusa infatti di garantire la sicurezza di spettatori ed atleti, sono stati chiesti alla popolazione cinese i soliti sacrifici in termini di privacy (gli stessi che vengono costantemente chiesti a noi “occidentali” in nome della lotta al terrorismo), consentendo l’installazione di tutta una serie di telecamere ed impianti di sorveglianza che, manco a dirlo, resteranno in funzione anche ora che i giochi olimpici sono terminati, andando così a rendere ancora più gravi i problemi esposti nel paragrafo precedente (violazione dei diritti umani, persecuzioni e via discorrendo)

La grande vittoria della Cina con queste olimpiadi, sotto ogni profilo, è indubbiamente quella dell’immagine: la Cina che emerge dalle Olimpiadi 2008 è forte e determinata, moderna ed “occidentale”. Sul piano mediatico interno, grazie alla fortissima propaganda del governo (paragonabile negli ultimi anni solo a quella della Cina di Mao), abbiamo assistito alla vittoria, olimpica (con la impressionante raccolta di ori) e politica, della Grande Cina (ricordiamo che per i cinesi la Cina non è un paese emergente, ma un paese che torna in primo piano sulla scena internazionale dopo aver dominato il mondo fino al XIX secolo). Vittoria conseguita per altro contro il resto del mondo, che tra minacce di boicottaggi e palesi atti d’accusa (ricordate la questione della torcia olimpica?) aveva tentato in ogni modo di fermare la rinascita politica del paese del sol levante, estorcendole ciò che spettava loro di diritto (i giochi, per l’appunto).
Sul piano internazionale invece, la Cina emerge rafforzata dai quindici giorni olimpici: alla resa dei conti, l’impressione è che le Olimpiadi abbiano avvallato di fatto le politiche attuate dalla Cina (dopotutto, ancora una volta, gliele abbiamo assegnate e si sono svolte, no?), consacrandola definitivamente tra i grandi paesi del mondo industrializzato (le minuscole sono volute). Come si potrà, ora, tenerli fuori ad esempio dal G8?

E l’ISO ci perse la faccia…

Iso Meeting L’approvazione del formato OpenXML ha rappresentato uno dei momenti più bui e difficili dell’International Standard Organization degli ultimi anni. Ora che si è conclusa con la vittoria di Microsoft (e l’approvazione quindi del formato da lei proposto), sarà l’ISO a pagarne le (pesanti) conseguenze.

Sulle argomentazioni tecniche che mi trovano sfavorevole alla standardizzazione di OpenXML mi sono già espresso più volte, quindi non mi ci soffermerò ulteriormente (anche perché su questo aspetto l’ISO aveva ben poca voce in capitolo). Il problema principale che oggi viene alla luce è la vulnerabilità delle procedure di approvazione degli standard, che si prestano (con particolare riferimento al meccanismo del Fast Track) ad attacchi da parte di “utenti malevoli” se dotati di una sufficiente influenza geo-informatico-politica e di una dose sufficiente di denaro da spendere: in pratica si possono comprare gli standard ISO e questo, per l’ISO, non è una gran pubblicità.

Le irregolarità segnalate riguardo il voto e/o le precedure decisionale all’interno degli enti di standardizzazione nazionali, più volte segnalate da parte di una vasta schiera di interlocutori (non ultimi IBM e Google) avrebbe dovuto quantomeno far annullare la procedura di Fast Track (pensata per la rapida approvazione di standard già diffusi ed ampiamente condivisi), cosa che invece non è stata fatta consentendo l’approvazione del controverso formato.
Particolarmente dannosa si è rilevata l’azione di “commetee stuffing” da parte di Microsoft e dei suoi partner, portata avanti in numerosissimi paesi (tra cui Italia, Stati Uniti, Danimarca, Svizzera, Norvegia): in Italia i membri del comitato JTC1 di Uninfo (quello preposto alla decisione della posizione dell’Italia sulla questione) sono passati improvvisamente da 5 a 83.
La Norvegia, alla luce proprio di queste irregolarità (sulle quali sono in corso anche indagini giudiziarie), ha chiesto prima di sospendere, poi di annullare il proprio voto positivo dato in occasione dell’ultima votazione (il voto, inizialmente “No”, era stato poi cambiato in “Yes” nonostante la contrarietà di oltre l’80% del comitato).

Inoltre il danno arrecato ai comitati nazionali non si limita al sovvertimento delle cifre per la votazione di OpenXML: con i comitati “gonfiati” dalle iscrizioni, ci si trova improvvisamente con i lavori completamente bloccati dal problema del quorum, visto che i partner di Microsoft che si sono iscritti non intendono partecipare ad altre votazioni se non quelle strettamente legate a OpenXML: chissà quali conseguenze porterà questo nei prossimi mesi anche a livello internazionale…

Il problema maggiore, in ogni caso, è la perdita di credibilità nel meccanismo di approvazione di ISO: il danno più importante che si potesse fare ad un ente di standardizzazione.

Per quel che riguarda strettamente il mondo dell’opensource, l’approvazione di OpenXML manda un chiaro messaggio: Microsoft non ha nessuna intenzione di vedersi mettere in difficoltà dall’emergere del software libero ed è pronta a contrastarne la diffusione con ogni mezzo (questo aspetto era in realtà stato ampiamente chiarito dalle campagne di FUD promosse negli ultimi anni), sia esso legale o meno, etico o meno.

Prepariamoci a momenti davvero duri ed auguriamoci che organismi come la Commissione Europea (che sulla questione OpenXML ha già aperto da tempo un’indagine) siano in grado di tutelare etica e legalità…

Bimbi drogati a Milano

so real so good!!!! Il problema dei minorenni dediti all’uso di sostanse stupefacenti a Milano è davvero serio. Al punto da costringere il Comune ad acquistare 5.000 test anti-droga (per una spesa totale di oltre 15.000 euro) e distribuirli alle famiglie con figli tra i 13 ed i 16 anni, che possono già da ieri (con due giorni di ritardo sul “piano di battaglia”) ritirarli nelle farmacie, presentando il coupon che gli sarà arrivato per posta (e che è stato ovviamente spedito prima che i kit fossero disponibili nelle 360 farmacie abilitate). Purtroppo in Comune hanno affrontato il problema dal lato sbagliato (come era prevedibile), puntando come al solito a dare un segno tangibile, a prescindere dalla bontà del “segno” in sè: praticamente “una bastonata sui denti è meglio che nulla”.

Le implicazioni infatti della distribuzione del kit ant-droga non sono da sottovalutare:

  • Innanzi tutto è statisticamente dimostrata l’inefficacia di una misura come questa. Kit anti-droga infatti vengono distribuiti da anni nelle scuole statunitensi, con il modesto risultato di un incremento (incremento!) dell’uso di sostanze stupefacenti dal 36 al 37%.
  • I 15.000 euro spesi per l’acquisto dei kit avrebbero consentito una campagna informativa di discreta qualità, che secondo esponenti di molte associazioni attive nel campo, avrebbero sortito effetti decisamente migliori
  • Esistono modelli del kit anti-droga che utilizzano la saliva per effettuare il test di positività da sostanze stupefacenti. Il modello distribuito dal Comune invece, è di quelli che necessitano l’uso dell’urina, decisamente più difficile da raccogliere “all’insaputa” del minore oggetto del controllo…
  • Il problema principale però è indubbiamente quello del rapporto tra genitori e figli, che viene messo a rischio dalla drasticità di un test come questo: il dialogo, sul quale si fonda il più semplice ed efficace deterrente nei confronti dei rischi della vita, viene compromesso da un risultato come quello che un test simile da, che non conosce valori intermedi (ne potrebbe naturalmente) tra “positivo” e “negativo” e pone il drammatico problema del “dopo positività”. Il problema non è risolto, il dialogo è interrotto, i genitori non sono seguiti in questa difficile fase.

Ancora una volta, purtroppo, un’iniziativa demagogica e populista rischia di portare più danni che benefici nel campo su cui va ad agire. Purtroppo il metodo che la destra cerca di portare avanti per la lotta al consumo di droga (battaglia in sé assolutamente corretta ed importante) è quello della “tolleranza zero”, dell’aumento delle sanzioni, della “radicalizzazione del conflitto” (tutti metodi che hanno già ampiamente dimostrato il loro insuccesso) anziché affidarsi a metodologie che hanno già sperimentalmente dato i loro frutti (pensiamo semplicemente all’Olanda…).

E se anche comprassero Yahoo?

Microsoft to buy Yahoo... more flickr identity problems Ma se anche Microsoft riuscisse a comprarsi Yahoo!, che cosa cambierebbe? Il discorso è più che aperto, ed “affrontato” da molti, in queste ore. La mia posizione però è probabilmente un po’ in controtendenza (strano eh? :P), e proprio per questo ci tengo ad esprimerla.

Sostanzialmente non cambierebbe nulla: MS ha già dimostrato (con Live Search) di muoversi piuttosto goffamente nel mondo della rete. C’è molto interesse, ma si tratta di un mondo molto (troppo) diverso da quello nel quale Microsoft è nata e cresciuta, perché possano affrontarlo con gli stessi parametri decisionali: sotto questo fronte, sarà nel loro interessa far si che sia Yahoo! a guidare le danze, forti dell’esperienza di anni di lavoro. Microsoft metterà da parte sua le garanzie strutturali per far si che Yahoo! (le cui rivenute finanziarie non sono state propriamente brillanti, di recente) rimanga in piedi e possa anzi darsi la forza necessaria per un rilancio in grande stile che metta in discussione (sperano quantomeno) lo strapotere di Google.

Sarà un’impresa dura, perché il grande “plus” di Google rispetto ai concorrenti, paradossalmente, non sono i servizi offerti, che in se non sono poi così innovativi o qualitativamente maggiori, ma la grande (enorme) capacità di ideare e di innovare, di catturare l’attenzione con idee nuove, con gli altri a seguire a ruota: perché scegliere un “secondo arrivato”, quando il primo è a mia disposizione? Proprio questo concetto, così lontano dal modello di business che normalmente viene applicato al mondo in cui Microsoft è abituata a muoversi, fa temere: riusciranno ad entrare in questa nuova ottica? Sotto questo profilo, sarà Microsoft a Yahooizzarsi (come diceva giustamente Paolo Attivissimo commentando la notizia), oppure sarà Yahoo! a Microsoftizzarsi?

Solo il tempo potrà dare il verdetto (sempre che l’operazione vada in porto)…