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Del fallimento della domenica senz’auto

Traffico

Tranks via Flickr

Per l’ennesima volta si conferma l’assoluta incapacità di azione dell’amministrazione comunale di Milano nel contrastare l’inquinamento che attanaglia l’intera area sovra-provinciale.
Dopo aver trascorso oltre un terzo dello scorso anno con le soglie degli inquinanti oltre i livelli di allerta (e senza che l’amministrazione comunale abbia fatto alcunché di concreto per porvi rimedio), ecco che con l’inizio del nuovo anno la situazione si mostra già critica: dopo quasi un mese trascorso a cavallo del superamento delle soglie di guardia, si è finalmente resa talmente palese la necessità di un’azione coordinata ed efficace, che persino il restio Comune di Milano ha deciso di “fare qualcosa”. Purtroppo il “qualcosa”, nell’accezione del sindaco Moratti, è sinonimo di “nulla”: ha avuto a mala pena il coraggio di indire una giornata di blocco del traffico (domenica scorsa, nella fattispecie), senza cercare alcun tipo di coordinamento sovra-comunale e per di più infarcendo la sospensione di deroghe (persino per coloro che andavano a vedere la partita a San Siro!).

Inutile dire che il provvedimento è stato assolutamente inutile: non solo gli inquinanti non sono calati a sufficienza, ma non sono calati per niente! Così la Moratti si trova costretta ad un’ulteriore iniziativa, ed ancora una volta la scelta ricade su un’inutile ed isolata domenica di blocco della circolazione, stavolta con ancora più deroghe della scorsa.

L’emergenza smog di Milano assomiglia purtroppo sempre più all’emergenza rifiuti di cui sono purtroppo oggetto diverse città italiane (nel Lazio, in Campania, in Sicilia…): una situazione cronica, dovuta non a congiunture astrali (quali ridotte precipitazioni, o poco vento vento, o babbi natale e babau mancanti) ma all’assoluta assenza di una politica di contrasto non dico efficace, ma quantomeno ragionata.
I milanesi sono costretti a muoversi si muovo principalmente in automobile (i mezzi pubblici raggiungono a malapena i confini comunali quando la stragrande maggioranza dei lavoratori milanesi abita in periferia) e si spostano da soli, perché non c’è ne alcuna forma di educazione alla riduzione dell’impronta ecologica, perché non c’è alcun incentivo al car-sharing, perché mancano gli incentivi (ed disincentivi efficaci) tanto quanto le interconnessioni con le altre vie di accesso alla metropoli.
Curioso notare come questa sia la stessa giunta comunale che ha varato l’Ecopass, più e più volte sbandierato come “la soluzione definitiva” (per dirla all’inglese) e più e più volte criticato dal sottoscritto, dimostratosi a più riprese assolutamente inefficace (come era prevedibile, viste le premesse) ed iniquo, oltre che assolutamente isolato dalle norme di incentivo che avrebbero (persino nell’iniziale disegno del Comune) dovuto accompagnarlo per renderlo minimamente efficace.

A questo punto, con le elezioni comunali ormai alle porte, vale la pena considerare il punto “inquinamento” dei programmi dei vari candidati: ho già notato più volte un interesse da parte del candidato sindaco del centro sinistra Pisapia sul tema del contrasto all’inquinamento; l’alternativa del centro destra (già in carica) annaspa sempre più; gli altri candidati sindaci non hanno proprio niente da dire?

Quel terzo mondo che è Milano

Pieter Musterd via Flickr

Pieter Musterd via Flickr

Milano deve essere una città del terzo mondo. Non può che essere così: in quale altro paese tecnologicamente avanzato si può restare bloccati da quattro fiocchi di neve d’inverno (avevamo finito il sale, il sale!!!) e da due gocce d’acqua, come questa mattina? In una città per di più che alla normale dotazione di forze dell’ordine aggrega anche un sostanzioso contingente di militari in servizio d’ordine pubblico (la sicurezza…).

Eppure questa mattina in giro non ne ho visto neppure uno: due ore (secche) per percorrere poco più di 20 chilometri, di cui un’ora e quaranta solo per passare l’uscita di Palmanova della tangenziale est (dopo la quale era sostanzialmente scorrevole), a meno di 10 chilometri dalla partenza. Poi uscite chiuse (un metro e mezzo d’acqua a Mecenate…), alberi caduti, metropolitana bloccata (Famagosta allagata), semafori spenti e non un vigile, uno, per strada.

Mi piacerebbe che Provincia (per quanto appena insediata) e Comune rendessero conto alla cittadinanza sulla manutenzione delle strade, sulla destinazione delle forze dell’ordine. Non è concepibile che la città che si vanta di ospitare l’Expo 2015 si trovi paralizzata da poco più di un acquazzone estivo…

“Quanto basta”

Alitalia “Nebbia in abbondanza, due pugni di ritardi, Alitalia quanto basta”: questa è la ricetta che pare aver adottato la Destra italiana per quel che riguarda la difesa del “principale aeroporto del nord”, Malpensa. Controllato da SEA infatti (che controlla per altro anche Linate), da quanto si dice, si trova ad attraversare una grave crisi: colpa naturalmente del passato governo, che aveva deciso di svenderla ad acquirenti esteri (AirFrance) quando fiorivano e pullulavano le offerte nazionali, su tutte quella chiarissima dell’attuale premier “in pectore” il Cavalier Silvio Berlusconi.

Ora che le elezioni sono state vinte, Alitalia non serve più; così la “cordata italiana” è svanita nel nulla, e si prendono accordi con la Russia per vendere loro la compagnia, e il Comune di Milano ha deciso di fregarsene delle potenziali cattive acque in cui versano SEA (di cui è azionista) e Malpensa, chiedendo di incassare 25 milioni di euro dei dividendi dell’azienda per rimpinguare le casse comunali (distrutte dal poco accurato investimento in “derivati”), lasciando agli altri azionisti le briciole (9 milioni di euro).

Un “boccalone d’oro” a chi è cascato nel “prolungato” pesce d’aprile…

Bimbi drogati a Milano

so real so good!!!! Il problema dei minorenni dediti all’uso di sostanse stupefacenti a Milano è davvero serio. Al punto da costringere il Comune ad acquistare 5.000 test anti-droga (per una spesa totale di oltre 15.000 euro) e distribuirli alle famiglie con figli tra i 13 ed i 16 anni, che possono già da ieri (con due giorni di ritardo sul “piano di battaglia”) ritirarli nelle farmacie, presentando il coupon che gli sarà arrivato per posta (e che è stato ovviamente spedito prima che i kit fossero disponibili nelle 360 farmacie abilitate). Purtroppo in Comune hanno affrontato il problema dal lato sbagliato (come era prevedibile), puntando come al solito a dare un segno tangibile, a prescindere dalla bontà del “segno” in sè: praticamente “una bastonata sui denti è meglio che nulla”.

Le implicazioni infatti della distribuzione del kit ant-droga non sono da sottovalutare:

  • Innanzi tutto è statisticamente dimostrata l’inefficacia di una misura come questa. Kit anti-droga infatti vengono distribuiti da anni nelle scuole statunitensi, con il modesto risultato di un incremento (incremento!) dell’uso di sostanze stupefacenti dal 36 al 37%.
  • I 15.000 euro spesi per l’acquisto dei kit avrebbero consentito una campagna informativa di discreta qualità, che secondo esponenti di molte associazioni attive nel campo, avrebbero sortito effetti decisamente migliori
  • Esistono modelli del kit anti-droga che utilizzano la saliva per effettuare il test di positività da sostanze stupefacenti. Il modello distribuito dal Comune invece, è di quelli che necessitano l’uso dell’urina, decisamente più difficile da raccogliere “all’insaputa” del minore oggetto del controllo…
  • Il problema principale però è indubbiamente quello del rapporto tra genitori e figli, che viene messo a rischio dalla drasticità di un test come questo: il dialogo, sul quale si fonda il più semplice ed efficace deterrente nei confronti dei rischi della vita, viene compromesso da un risultato come quello che un test simile da, che non conosce valori intermedi (ne potrebbe naturalmente) tra “positivo” e “negativo” e pone il drammatico problema del “dopo positività”. Il problema non è risolto, il dialogo è interrotto, i genitori non sono seguiti in questa difficile fase.

Ancora una volta, purtroppo, un’iniziativa demagogica e populista rischia di portare più danni che benefici nel campo su cui va ad agire. Purtroppo il metodo che la destra cerca di portare avanti per la lotta al consumo di droga (battaglia in sé assolutamente corretta ed importante) è quello della “tolleranza zero”, dell’aumento delle sanzioni, della “radicalizzazione del conflitto” (tutti metodi che hanno già ampiamente dimostrato il loro insuccesso) anziché affidarsi a metodologie che hanno già sperimentalmente dato i loro frutti (pensiamo semplicemente all’Olanda…).

Ecopass: ora cominciano a preoccuparsi

Traffico Avevo cominciato a sbraitare contro l’Ecopass il giorno della sua entrata in vigore. Avevo continuato facendo notare che non stava servendo a niente, dati alla mano. Ora, pare che se ne siano accorti anche in Comune, con Forza Italia preoccupata perché “l’obiettivo non è stato centrato”. L’assessore alla Mobilità Croci parla di un “assestamento previsto”, ma mi domando se sia intelligente spendere una barcata di soldi per ottenere, al netto dell’assestamento dichiarato dell’assessore Croci, una riduzione del traffico del 17% (l’8% appena fuori dai bastioni) e 19% del pm10 in meno (posto che comunque siamo abbondantemente fuori dalle norme imposte dell’Unione Europea) rispetto al periodo “pre-ecopass”, ma con un bell’incremento tra il 9 e l’11% rispetto a gennaio (facendo due conti, da qui a maggio siamo punto e a capo).

Tutto questo considerando che le multe “staccate” dall’entrata in vigore dell’Ecopass sono oltre 160 mila, 5000 al giorno (di cui pare una certa quantità da rivedere, perchè il sistema non distingue una “C” da una “G”, ma ora siamo in campagna elettorale…) e che tutti questi bei dati rincuoranti per i cittadini interessati ai propri polmoni si riferiscono a meno del 5% del territorio (comunale!) e che noi simpatici abitanti delle periferie abbiamo ottenuto solo e semplicemente aumento dello smog, del traffico e dei costi.

Ovviamente Croci ha subito trovato un capro espiatorio: «ormai oltre il 50% delle emissioni è causato dagli Euro 4 diesel, oggi esenti».  E ci mancava altro: le caldaie degli abitanti non emettono pm10! Non si poteva mica stanziare il totale del costo del progetto Ecopass per cambiarle tutte (a gratis probabilmente), e guadagnare anche in consumi energetici, vero?

Ad ogni buon conto, la sperimentazione (perché alla fine della fiera, di questo si tratta) si concluderà molto probabilmente entro giugno, visto che a maggio il Tar discuterà del ricorso presentato da oltre 1000 persone tra milanesi ed abitanti della provincia, che ne chiede proprio la sospensione. A quel punto voglio proprio vedere chi rimborserà i milanesi…

Una Milano fuori legge soffoca nello smog

Smog Meno di 2 mesi sono bastati alla “Milano dotata di ecopass” per esaurire i 35 giorni “bonus” di sforamenti dei livelli massimi di pm10 nell’aria concessi dall’Unione Europea. Sebbene la prima città italiana a passare le soglie sia stata Torino già alcuni giorni fa, Milano è da considerarsi, a partire da questa settimana, ufficialmente fuori legge.

Il bilancio dell’introduzione dell’ecopass, tanto criticato dal sottoscritto sin dai primi giorni, a due mesi di distanza dalla sua entrata in “produzione”, non può che prendere atto dei fatti: non serve a nulla.
Anzi, un’indagine dell’Osservatorio di Milano, che di inquinamento si occupa scientificamente, mette in luce come proprio l’iniziativa promossa dalla giunta Moratti si sia rivelata controproducente: a fronte di una riduzione del circolante all’interno della zona ecopass infatti, l’Osservatorio ha registrato un ancora maggiore aumento del traffico (sia nel numero di auto, sia nella lunghezza del percorso effettuato) nelle zone periferiche. Oltre al danno, i cittadini milanesi si beccano così pure la beffa: l’inquinamento aumenta, il parcheggio a ridosso dei capolinea della metropolitana e della zona ecopass si riduce, paghiamo l’iniqua tassa voluta dal sindaco e ci becchiamo pure l’aumento dell’inquinamento, visto che è tutto qui in periferia dove notoriamente vivono le classi meno abbienti.

Le proposte non mancano sin da buon principio: se si vuole incidere seriamente sul livello di inquinamento a Milano è necessario prima di tutto ridurre le fonti di inquinamento: caldaie a carbonella, impianti obsoleti, camion, e via dicendo: dopodiché è necessario agire con incisività in tutta la zona interessata dal problema, vale a dire la Regione intera (visto che la brianza ed il bresciano sono anche loro prossime allo sforamento dei limiti UE).

Purtroppo a volte il potere impone decisioni scomode per la propria notorietà. La Moratti pensava evidentemente, introducendo l’ecopass, di prendersi i demagogici meriti di aver “salvato Milano dalla morsa dell’inquinamento” con un provvedimento che non facesse infuriare i cittadini. Purtroppo, come ben insegna la questione tasse del governo Prodi, far del bene al Paese non aumenta la popolarità, e per aumentare la popolarità senza intaccare gli stili di vita scellerati non porta giovamento apprezzabile ai fini perseguiti.

Riflettano i milanesi su che schieramento politico votare alle prossime politiche anche alla luce di questi fatti…

Un altro colpo di LK

Lastknight playing.... Matteo Flora, aka LastKnight, non è certo ignoto a chi bazzica nel mondo della sicurezza informatica italiana. Non è nuovo neppure allo scoprire falle (di vario genere), anche in siti web piuttosto noti, o delicati.
L’ultimo colpo, di cui si è avuta notizia da Punto-Informatico questa notte, è di quelle che mettono i brividi: “cross site scripting” con accesso ai dati di Comune di Milano, Rosso Alice e (nientepopodimenoche) Camera dei Deputati.

Interessante la replica di Alessandro Musumeci (direttore dei Servizi Informativi del Comune di Milano), che si trova coinvolto nell’ennesima rogna (dopo quelle dei sistemi ballerini dei primi giorni dell’Ecopass, ad esempio), che parla di “più fondi” e di “riprogettazioni in corso”. Tutto sicuramente vero, ma (aggiungo io nella mia ignoranza), un passo fondamentale è progettare da buon principio i servizi in modo che tengano in mente il problema della sicurezza, e farlo per il dovere di farlo, non per far bella figura all’Expo 2015.

Tornando a Matteo, però, una piccola anticipazione la voglio lanciare (visto che mi ha dato il permesso di farlo, ieri sera :P): da lunedì, proprio Matteo terrà una rubrica su Punto Informatico dedicata alla (in)sicurezza informatica, andando ad aggiungere ulteriore prestigio alla squadra di “stelle” che scrivono per il noto portale di informazione diretto da Paolo De Andreis, tra i quali troviamo già gente del calibro di Marco Calamari.

E le novità, da quel poco che posso capire, non sono finite. Stay tuned… 😛

E l’Ecopass fù

Ecopass La Moratti disse “Ecopass”, ed Ecopass, dalle 7:30 del 2 gennaio 2008, fù. Bene, potremmo dire, finalmente qualcosa si muove contro l’inquinamento. Già, in linea di massima si, ma poi come al solito, la realtà dei fatti non raggiunge i buoni propositi annunciati e sbandierati.

Ovviamente è ancora molto presto per parlare: questa mattina addirittura non c’è neppure stato il tanto preannunciato “casino” dovuto alla poca informazione dei cittadini, perché sono ancora tutti allegramente sulle piste da sci o in giro per il mondo (che comprende casa di parenti ed amici, ricordo :P) e quindi questa mattina, a lottare alla ricerca di informazioni, c’era ben poca gente, il che ha notevolmente agevolato le operazioni. Qualcosa in più si potrà vedere a partire dal 7 gennaio, con il grande rientro al lavoro dei milanesi, e per tirare i primi bilanci concreti si dovrà certamente attendere per lo meno la fine di gennaio.

Qualche parola però sulla misura in sé per sé, si può già cominciare a spenderla, naturalmente tenendo presente che l’unico vero metro con cui dovrà essere giudicato il provvedimento, sarà il raggiungimento degli obiettivi che si propone.
Già, gli obiettivi. Ma quali sono? Il Comune di Milano ha speso (a mio avviso non senza un pizzico di ipocrisia) molte parole su “riduzione del traffico” e “dell’inquinamento”, ma anche ammettendo che questi due siano gli obiettivi, c’è un altro “potenziale obiettivo” che và considerato. Come qualsiasi tassa, di qualsiasi genere, l’Ecopass ha un ritorno economico. Le cifre di cui stiamo parlando non sono probabilmente allucinanti, ma sono comunque considerevoli. E se è vero che per poter rientrare nei limiti posti dalla Costituzione (l’Ecopass è piuttosto “al limite” da questo punto di vista) si è costretti, volenti o nolenti, a reinvestire tutti i proventi del provvedimento nel potenziamento dei mezzi pubblici, è altrettanto vero che saranno quantomeno risparmiati gli attuali investimenti sotto questo profilo, e questo non è altro che un ritorno economico per l’amministrazione Comunale. Attenzione, non è un male di per sé: non cadiamo nel luogo comune che “se si guadagna allora è male”. Semplicemente avrei preferito che questo fosse elencato tra gli obiettivi dichiarati pubblicamente, per una questione di trasparenza (e politicamente parlando, per anticipare le sicure critiche dei cittadini, sotto questo profilo).

Quello del ritorno economico, in realtà, é l’unico obiettivo che in un modo o nell’altro verrà raggiunto. Il dubbio possiamo averlo sulle cifre (non ho idea di cosa il Comune intenda raccogliere, sotto questo profilo, proprio perché si tratta di un “non dichiarato”), ma non sulla sostanza: gli automobilisti di auto “inquinanti” (come se un Euro4 non fosse inquinante) che entreranno a Milano a partire da oggi, dovranno alternativamente pagare una multa (a partire da 70 euro) o il dovuto Ecopass, non si scappa (a meno che non vengano spente le telecamere, dimenticati i controlli e via dicendo, ma questo esula).

Sugli altri obiettivi invece, alcuni dubbi velano il loro raggiungimento, secondo me. Per quel che riguarda la riduzione del traffico, già questa mattina abbiamo avuto le prime avvisaglie di quella che sembra essere la reazione dei milanesi all’Ecopass: “pago, niente mezzi pubblici”. Quindi in realtà, anche il (modesto) obiettivo di un calo del traffico del 10%, sarà molto difficile da raggiungere. Per di più, avendo escluso dal pagamento dell’Ecopass:

  • tutte le automobili diesel “Euro 4” con filtro antiparticolato (e, non si capisce bene perché dato che il filtro non si può aggiungere, per tre mesi anche quelle senza)
  • le auto benzina “Euro 3” e “Euro 4”
  • cilomotori e moto
  • automezzi adibiti al trasporto pubblico, disabili, forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile ed ambulanze (ovviamente, ci mancherebbe altro)
  • pare ci siano anche riduzioni (o esclusioni, non si travano informazioni in materia) per i commercianti che lavorano all’interno della Cerchia dei Bastioni

CK-780DF e tenendo presente che da metà ottobre 2006 a metà aprile 2008 non possono comunque circolare le auto a benzina Euro 0, le auto diesel Euro 0 e 1, i ciclomotori e le moto a due tempi Euro 0 (decreto), rimane il legittimo dubbio su quanti veicoli verranno effettivamente colpiti dal provvedimento, al punto da pensare di giungere ad un 10% di riduzione del volume di traffico.

Anche sulla questione della riduzione dell’inquinamento , il provvedimento fa acqua un po’ da tutte le parti (anzi, forse proprio su questo aspetto, si rivela maggiormente deficitario). Qualche critica (alcune raccolte, altre mie personali):

  • Apro con una critica piuttosto leggera (l’unica per altro), relativa all’informazione ed alla preparazione tecnica all’introduzione dell’Ecopass. Questa mattina molti cittadini hanno scoperto per la prima volta la sostanza dei provvedimenti (a poco è servito distribuire il volantino informativo solo all’interno dell’area interessata, visto che la maggior parte degli interessati è fuori dall’area stessa), e per giorni non c’è stato modo di capire a chi ci si dovesse rivolgere per ottenere informazioni (interessante video del Corriere, su questo aspetto). Ad oggi, mi è impossibile capire come mi devo comportare io, con un’auto immatricolata all’estero, nel malaugurato caso in cui debba entrare nella Cerchia dei Bastioni. Andrò in moto.
    In più la vendita del ticket per telefono e via internet non è ancora a regime (prima per problemi di carte di credito, poi per inadeguatezza delle strutture informatiche che devono gestire il pagamento), e nelle edicole non si trovano alcune tipologie di ticket (ad esempio quelli dei residenti, sicuramente una parte significativa degli interessati, ma anche molti abbonamenti). Come si può dare il via in queste condizioni ad un provvedimento di questa portata? L’investimento informativo doveva essere sicuramente maggiore (e di gran lunga).
  • L’area interessata dal provvedimento, la Cerchia dei Bastioni, copre (come dichiara il Comune stesso) una superficie di 8,2 chilometri quadrati (il 4,5% del territorio comunale con il 6% della popolazione) e il 13% degli spostamenti giornalieri in auto sul territorio comunale. Praticamente un buco, un infinitesimo.
    Se fosse seriamente inteso lottare contro l’inquinamento, il provvedimento avrebbe dovuto coinvolgere un’area drasticamente più ampia, coinvolgendo naturalmente nella discussione progettuale anche tutti i comuni dell’hinterland milanese, che si vedono (anche così) coinvolti pesantemente dal provvedimento, senza aver avuto alcuna voce in capitolo.
    In realtà da questo punto di vista va detto che il provvedimento è stato notevolmente ridimensionato rispetto al (a mio avviso decisamente migliore) progetto iniziale, sotto le politiche spinte di buona parte della maggioranza Comunale (che temevano forti ripercussioni sulle prossime elezioni) e dei cittadini (che come al solito, toccati nel portafogli, non mancano occasione di urlare e strepitare indipendentemente dalla bontà del provvedimento).
  • La questione degli orari e delle esclusioni poi, è un altro punto cruciale: che senso ha limitare l’applicazione del provvedimento a determinate fasce orarie (7:30 – 19:30, ed esclusi i weekend), se si vuole lottare contro l’inquinamento? Forse che la mattina presto e la sera i veicoli “inquinanti” non lo sono più? A che pro, poi, escludere (o agevolare) dal pagamento della tassa i commercianti, indipendente dalla tipologia di automezzi che conducono? Forse che un diesel Euro 2 (di quelli che girano spesso per Milano, simulando una ciminiera da raffineria orizzontale, per i fumi che producono) in mano ad un commerciante inquina meno che in mano ad un cittadino comune? Avrei capito maggiormente un incentivo ulteriore, esclusivo per i commercianti, alla sostituzione degli automezzi inquinanti con altri più ecologici (magari sull’installazione di un impianto GPL!).
    Non ultimo, avrebbe potuto essere la volta buona che il nucleo di attività commerciale di Milano subisse un parziale spostamento verso aree più esterne (e quindi più vaste, per geometria), contribuendo ulteriormente alla riduzione del volume e della densità del traffico in centro (attualmente oltre le 200 auto per chilometro lineare!)
  • Anche per quel che riguarda i prezzi, si è andati un po’ troppo per il sottile: se si fosse cercato di incentivare realmente l’uso di mezzi di trasporto pubblico al posto dell’uso dell’auto, perché non far pagare a tutti, indipendentemente dalla fascia inquinante (e sia all’entrata che all’uscita dell’area), un ticket pari al doppio del costo del biglietto dell’autobus (che è di 2 euro per la tratta più costosa)? Sarebbe sicuramente stato un notevole incentivo, pur senza pesare troppo sulle tasche dei cittadini, per ottenere un buon risultato.
  • Rimane ovviamente la questione di quali mezzi pubblici utilizzare. E’ sicuramente vero che l’area all’interno della Cerchia dei Bastioni è quella più capillarmente coperta dai mezzi pubblici, ma non è il traffico “da fuori Milano” che si voleva ridurre? Non produce forse inquinanti anche quello? E allora cosa mi importa che dentro la cerchia io possa prendere un autobus al metro, se per arrivarci ne passa uno l’ora, già nella prima periferia (basta guardare quali sono i collegamenti verso Milano di posti come Cormano, Paderno Dugnano o Cinisello Balsamo). Non esistono neppure reali possibilità di interscambio di mezzi: le stazioni dei treni della provincia sono solitamente sprovviste di adeguati parcheggi, i capolinea della metropolitana (almeno nella parte nord della provincia) sono, a livello di parcheggi, in condizioni critiche (ed i parcheggi sono a pagamenti, vanificando completamente l’idea dell’arrivarci in auto e poi proseguire con i mezzi pubblici all’interno di Milano).
    Non ultimo, il potenziamento già portato avanti in previsione dell’entrata in funzione del provvedimento è gravemente deficitario rispetto alle reali esigenze di coloro che lavorano all’interno di Milano (e non solo della Cerchia dei Bastioni). Mi auguro che la situazione vada un po’ alla volta risolvendosi man mano che i proventi della tassa verranno (come promesso) reinvestiti nel potenziamento dei mezzi pubblici.
  • Infine (ma non per importanza), il provvedimento è miope dal punto di vista geografico. La quantità di veicoli in movimento verso Milano non varierà di una virgola, dalla provincia (proprio per la completa mancanza di adeguate infrastrutture, da questo punto di vista), ne varierà solamente la concentrazione: le auto che decideranno di non pagare l’Ecopass (quello che dovrebbe poi essere l’obiettivo prioritario, no?) si ammasseranno ai capolinea dei mezzi pubblici (dove non c’è parcheggio, aumentando il tempo medio di permanenza in auto dei cittadini coinvolti e di conseguenza l’inquinamento prodotto) o a ridosso della Cerchia dei Bastioni. La Moratti pensa che questo inquinamento se ne starà bello bello li sopra i comuni dell’hinterland senza ammorbare la “capitale morale”? O erigeranno un muro (alto alto alto fino al soffitto) per impedire che lo smog entri nella mitica “Area Ecopass”? Per di più, il provvedimento è iniquo sia politicamente (proprio perché come già detto coinvolge direttamente ed sotto più aspetti i comuni dell’hinterland, i quali non sono stati minimamente ascoltati, ne interrogati da quel che sò), sia socialmente, in quanto pesa maggiormente sull’economia di quelle famiglie “meno abbienti” che non possono permettersi di acquistare una nuova auto meno inquinante (nonostante gli incentivi sia statali che comunali), e che sono tuttavia impossibilitati all’uso di mezzi di trasporto pubblico (per tutte le motivazioni sopra elencate, visto che spesso queste famiglie non vivono a Palestro, dove per un appartamento di 100 metri quadri si può arrivare a spendere anche 10.000 euro di affitto mensile).

Tecnicamente parlando quindi, i dubbi sul provvedimento (ed in particolar modo sulla sua reale efficacia) sono molti, moltissimi: una buona idea è stata trasformata in un’iniziativa iniqua e inefficace. Stiamo a vedere cosa succederà…

ps: Integrazione necessaria. Pare che cosi come si è tenuti a conservare per 5 anni gli scontrini nell’ipotesi di un controllo, allo stesso modo (a meno di abbonamenti) si è tenuti a tenere tutti gli sms di conferma ed i tagliandi dell’Ecopass per la durata di 5 anni…

Valori selettivi

le elezioni viste dai cuccioliUna delle cose che mi fa maggiormente irritare, dei miei connazionali ma non solo, sono i “valori selettivi”: quando riguarda me, ho diritto ad una serie di cose, quando invece riguarda qualcun’altro, allora i diritti non ci sono più.
Non ho casa? La casa è un diritto, dovrebbero passarmela, o almeno darmi incenviti per acquistarla.
Mohammed non ha casa, nonostante sia cittadino italiano e lavori in Italia da oltre 10 anni? Beh, poteva starsene al suo paese, che ci porta pure via il lavoro.
Non riesco a sbarcare il lunario? Mi dovrebbero dare sussidi perché ho bambini, perché mi muovo in auto (ecologica o meno), sul motorino, un sussidio per le ferie, per il mutuo. Tasse? Manco a parlarne!

E’ sempre così: quando qualcosa ci tocca direttamente, ci indignamo e ci incazziamo. Non appena l’iniziativa piove un metro più in la del nostro bel culo pulito, non ci riguarda più e anzi, più violente sono le misure applicate, meglio è.
Ora che a Milano si è deciso che i figli degli immigrati clandestini non hanno diritto all’istruzione (Ma sono extracomunitari! Ci mangiano i bambini!), non ci sono state manifestazioni di piazza, sommosso popolari. E questo capita puntualmente: vogliamo ripensare al provvedimento razzista contro i rumeni?
Ma si, tanto poi a Natale si fa una bella donazione (addirittura 20 euro!) all’Unicef, ed il senso di colpa passa, vero?

Sarebbe ora che gli italiani cominciassero a spogliarsi di questo continuo “non mi tocca, non mi interessa”, se vogliamo che questo paese riprenda ad essere un posto vivibile…