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Università USA: l’ennesima strage annunciata

Davis Hall Geography and Geology Building Dopo la famosa vicenda di Columbine ed a meno di 12 mesi dalla strage del campus universitario di Blacksburg della Virginia Tech University, negli Stati Uniti si torna a morire nelle università. Questa volta la sorte è toccata agli studenti della Northern Illinois University di Dekalb, contro i quali è esplosa la rabbia di un ex-studente dell’università per motivi ancora ignoti.

L’uomo, Stephen Kazmierczak, è entrato da una porta laterale di una delle affollate sale nella quale si stava svolgendo una lezione, è salito sul podio dove si trovava l’insegnante, e con calma e sangue freddo ha sparato in rapida successione verso gli studenti, uccidendone cinque e ferendone altri sedici (alcuni di quali in modo grave), prima di togliersi la vita.

Purtroppo neppure questa volta il bagno di sangue porterà gli Stati Uniti ad adottare una più oculata legislazione sull’uso e sulla circolazione delle armi: le lobby dei produttori, infatti, colgono ogni occasione (comprese queste) per incitare ulteriormente alla violenza, affermando ad esempio che se gli studenti dell’aula fossero stati armati, avrebbero potuto difendersi. Quello che continuano a non capire, in effetti, è che il tempo del selvaggio west è finito, che la risposta alla violenza non è “ancora più violenza” (e soprattutto, immagino, “ancora più soldi” per loro).

Possiamo sperare che Obama e/o la Clinton si pronuncino nei prossimi giorni in questo senso?

Un’altra Columbine, 8 anni dopo

norris_hall.jpg33 morti (compreso il killer) ufficialmente. 15 feriti, ufficialmente. In realtà a morire o a restare gravemente feriti, ieri mattina presso il campus universitario di Blacksburg, sono gli Stati Uniti d’America stessi.

La strage di del 1999 aveva lasciato tutti sotto chock, con quei 13 morti per mano di alcuni loro compagni. Aveva soprattutto stupito l’inutilità di quegli omicidi: mancanza di integrazione sociale (si, non si riferisce solo agli extracomunitari come vorrebbero far credere in Italia), situazioni lasciate marcire, odio, bisogno di sfogo. Si era aperto un dibattito, sull’uso delle armi, che negli USA si possono acquistare praticamente al supermercato. Dibattito lungo ed intenso, che aveva persino portato il famoso regista Michel Moore a realizzare un film sull’argomento, “Bowling for Columbine”. Dibattito, eppure, inutile, perchè ieri un ragazzo di 20 anni ha potuto prendere le sue due armi semiautomatiche, e andaresene in giro per il campus della Virginia per praticamente 2 ore, sparando ai passanti ed organizzando vere e proprie esecuzioni sommarie, con tanto di “prigionieri” allineati contro i muri e “giustiziati”.

C’è anche spazio per le recriminazioni. Dopo i primi 2 omicidi, sono passate quasi 2 ore prima che il killer riprendesse la mattanza. Due ore durante le quali è sfuggito alla polizia (ormai sul luogo del delitto), spostandosi da un capo all’altro del campus. Due ore durante le quali si sarebbe potuto evaquare il campus, per salvare delle vite. Invece, un duplice omicidio in un dormitorio, deve essere una cosa normale negli USA, al punto che si pensa ad un “caso isolato” e quindi ad intervenire su un unico edificio.

Oggi, il giorno dopo, a mente fredda, il presidente degli USA Geroge W. Bush dichiara che è necessario ribadire il “diritto di possedere armi”, pur nei limiti previsti dalla legge. A questo punto io mi chiedo cos’abbia imparato l’America (gli USA) da Columbine, e cosa imparerà da Blacksbourg (che diventerà inevitabilmente famosa e ricordata per anni per questo drammatico episodio). E la risposta, purtroppo, è li, ben visibile, quasi palese: nulla.

Il diritto alle armi. Il diritto di uccidere. Il diritto di esportare la democrazia. Il diritto alla giustizia sommaria. La pena di morte. Il diritto alla violenza.