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In aereo con il telefonino

Nokia n95 Ha destato tanto scalpore la notizia che tre passeggeri di un volo Milano – Bari siano stati denunciati (e rischino una condanna fino a tre mesi di carcere) per non aver voluto spegnere il telefonino a bordo del velivolo in partenza, che ha poi accumulato un rit    ardo di due ore a causa di questo “incidente di percorso”.
Probabilmente il fatto ha avuto risalto soprattutto per l’entità delle condanne (i cittadini hanno sempre paura quando sentono parlare di pene che potrebbero realisticamente vederli coinvolti) che non per l’avvenuto in se per se: se esiste infatti una regola (in aereo viene richiesto di spegnere i cellulari), è giusto che questa venga rispettata. Ne più ne meno che al cinema.

Fin qui la notizia non sarebbe secondo me degna nemmeno di essere ripresa,  se non fosse per le dichiarazioni che esperti di tutti i tipi (ovviamente ripresi dai giornalisti) hanno fatto relativamente alla pericolosità dell’uso di telefoni cellulari in aereo: ho sentito parlare (telegiornale) di “problemi all’altimetro” e “disturbi alla radio”, mentre l’articolo del Corriere parla addirittura di “problemi alla strumentazione motori”.

Ma siamo fuori di testa? Viviamo nell’epoca della “lotta al terrorismo” e basta un gsm dimenticato acceso per causare “problemi” ad un volo di linea? Mi impedite di portare in aereo una boccetta da 120ml di profumo, e mi basta accendere il cellulare in volo, di nascosto, per ingannare il pilota e mettere in pericolo il volo? No, pare di no, almeno stando alle dichiarazioni (riportate dall’articolo stesso) di un pilota dell’Alitalia:

“Non è che se parte una telefonata oppure viene spedito un messaggio sms l’aereo rischia di capovolgersi, ma i computer della cabina di pilotaggio utilizzano le onde radio per una serie di operazioni, e anche se non viene utilizzato, un cellulare acceso emette un flusso di dati che può disturbare i segnali. Addirittura in un’occasione un jet regionale è stato costretto a un atterraggio di emergenza perché era scattato l’allarme antincendio. A farlo partire era stato un cellulare chiuso nel vano bagagli che si era messo a squillare”

Ora, al di la di “frequenze diverse” queste sconosciute,  com’è possibile un “problema alla strumentazione motori” per un disturbo sulle onde radio? Volete dirmi che i dati di controllo dei motori sono tutti controllati via radio? Per la serie “i cavi” cosa sono? Il fatto che poi alcune compagnie offrano la possibilità di effettuare chiamate dall’aereo, è un dato che non c’entra nulla, vero? In quel caso sostituiscono il cellulare con uno che “non emette interferenze” immagino, giusto?

Gente, se questa è la sicurezza in aereo…

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Telefonini usati? Vodafone propone la raccolta…

campagna-vodafone-riciclo.pngHo appena ricevuto un invito a partecipare ad una campagna di ZZUB (non è il primo), e per la prima volta ho deciso di accettare, perché mi sembra una buona occasione, ed una bella iniziativa.

Vodafone segnala, affidandosi al passaparola del social networking, che è da diversi anni impegnata con un progetto di riciclo dei telefonini usati, che comprende anche le batterie esaurite ed eventuali altri accessori non utilizzati, progettato e seguito nell’ambito di un protocollo siglato con Legambiente.
Come tutte le apparecchiature elettroniche, infatti, i telefonini sono altamente inquinanti, qualora non vengano smaltiti nel modo corretto (o naturalmente, finchè possibile, riutilizzati).
Quello del riciclo di materiale tecnologico, è un problema decisamente serio, che riguarda da molto vicino anche il mondo dell’informatica e sul quale numerose associazioni e enti non governativi si stanno battendo da tempo (la campagna Green My Apple di Greenpeace ne è un esempio lampante).

Da questo punto di vista, la disponibilità di Vodafone è davvero lodevole: da 7 anni, riporta la brochure della campagna, è possibile consegnare il proprio cellulare usato, la batteria esaurita o altri prodotti correlati presso i negozi Vodafone One o i punti di assistenza plurimarca. Nonostante a mio avviso la campagnia sia stata fino ad oggi piuttosto nell’ombra (io non ne avevo mai sentito parlare, molto onestamente), sono state raccolte oltre 25 tonnellate di materiale, che non sono esattamente poche.

Il destino di questo materiale è presto chiarito: dopo essere stato controllato da un’azienda specializzata (dai volantini si evince sia Fonebak), il materiale funzionante ed in buono stato, viene destinato ai paesi “emergenti” (Europa orientale, Africa ed Asia, essenzialmente), dopo essere stato adeguatamente rigenerato (ci sarebbe che dati interessanti rimangano in ogni caso nelle memorie flash dei cellulari, ma questo è un altro discorso). Per quel che invece riguarda gli apparecchi che sono ormai andati a farsi un giro per “verdi campi elettromagnetici”, diventano fonte di vari materiali (soprattutto metalli, quali oro, rame, palladio, argento e platino, ma anche la plastica non và persa, ne il Nikel o il Cadmio presenti in abbondanza nelle batterie).

Per incentivare ulteriormente i cittadini italiani, notoriamente piuttosto pigri, Vodafone ha pensato anche ad una soluzione “a premi”: per ogni cellulare consegnato durante la campagna “Vodafone Recycling Tour” (che si sta svolgendo, durante tutto il mese di novembre, nelle piazze di alcune grandi città, tra cui Bologna, Bari, Salerno e Firenze)  verrà regalata una ricarica di 4 euro di traffico telefonico (la campagna è aperta agli utilizzatori di tutti gli operatori telefonici, anche se non è chiaro come funzioni per la ricarica, in questo caso). A fronte della consegna di 3 cellulari, inoltre, si può concorrere all’assegnazione di una Smart Forwto CDI, la versione ecologica della nota piccolissima cittadina. Milano è naturalmente esclusa dalla gara a premi, ma consegnando durante il weekend il proprio cellulare inutilizzato, si potrà almeno concorrere alla vincita della Smart.

Se avete un telefonino vecchio ed inutilizzato a casa (ed in Italia ne vengono sostituiti oltre 16 milioni l’anno, il che la dice lunga sull’economia degli italiani), mi sembra una buona occasione da sfruttare, per smettere di parlare di ecologia e di inquinamento, e cominciare a fare qualcosa di propositivo.