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Qualche novità

Eccoci qua: sono le 2 di notte (maledetta ora legale, sembra di avere il jet-lag…) e ho appena terminato di aggiornare wordpress alla versione 2.5 (la prima impressione è davvero ottima…). Nell’ultima settimana ne sono capiteta di cotte e di crude, al punto che non starò ad elencare i vari avvenimenti.

Dirò solo che da domani dovrei riuscire a trovare un po’ più di tempo (lavoro permettendo) per tornare a scrivere su queste pagine (e magari smaltire parte della “coda di scrittura”).

Incapaci di parlare, o di ascoltare?

Silence is sexyRiflettevo quest’oggi, tra una mandata di backup e l’altra da un cliente, sulle potenzialità comunicative del web, ed in particolare, quelle offerte dai blog. Non scopro certo l’acqua calda, con queste mie valutazioni: i blog sono un efficacissimo modo di comunicare, che mette improvvisamente tutti sullo stesso piano, da Beppe Grillo al sottoscritto (certo, l’interesse medio della popolazione sarà concentrato sul sottoscritto, ma i mezzi tecnici comunicativi sono, in fin dei conti, gli stessi).

Una simile possibilità di comunicazione non era mai stata nemmeno lontanamente intravista, dal “popolo”: quando Gutemberg “inventò” la stampa, diede per la prima volta a tutti la possibilità di ricevere comunicazione, di informarsi, di conoscere, di sapere e di pensare.
Oggi, improvvisamente, lo stesso “popolo” si trova a poter ribaltare il concetto, a potersi esprimere liberamente, eppure non coglie, non sfrutta l’opportunità. Proprio questo mi chiedevo: perché?

Sono tutti miopi, incapaci di comprendere la potenza del mezzo, o semplicemente non hanno nulla da dire? Oppure ancora, avrebbero anche da dire, ma la loro voce si perde nell’incredibile ammasso di informazioni che la rete (ed i suoi pochi utilizzatori) produce?

Siamo forse diventati, da una parte, incapaci di ascoltare (troppo intenti a parlare) e dall’altro di parlare (troppo abituati ad ascoltare, a ricevere passivamente)?
O abbiamo semplicemente tutti le stesse cose da dire, e allora basta che parli uno, e tacciano tutti gli altri (che poi non tacciono, e a volte la blogsfera ne è proprio l’esempio più doloroso)?

Potrebbe essere la grande riscossa della politica: invece di parlare, per una volta, sarebbero loro ad ascoltare. Ascoltare senza essere visti, come noi facevamo fino a pochi anni fa, ricevendo passivamente, e riflettendo (perché solo in silenzio si può riflettere). Sarebbe il grande momento dell’abbandono dell’ipocrisia delle parole dette, il ritorno alla calma ed alla riflessione delle parole scritte, dei toni pacati, delle prove dei fatti. Forse gli attuali politici non ne sarebbero capaci, è vero (qualcuno il suo blog ce l’ha, ma quanti poi vanno a leggere quelli degli altri? Parlare, ascoltare…), ma non potrebbe proprio questo nuovo potente mezzo essere il principio della nuova classe politica? Perché ci stiamo perdendo tutto questo, perché stiamo lasciando correre via questa possibilità?

Siamo davvero tutti incapaci di parlare, di esprimere qualcosa di sensato, di ragionato? O forse, semplicemente, abbiamo perso la capacità di ragionare?

Piccola riflessione sul (questo) blog

Wordpress Avevo da qualche giorno “coda di lettura” questo post del prof. Fuggetta, sempre fonte di interessanti spunti di riflessione, più o meno “bloggati”. In questo caso in particolare, Fuggetta da la propria opinione sulla natura del blog (che condivido) e mi offre il destro per una piccola riflessione su questo blog.

Nato come un esperimento (avevo cominciato a postare qualche riflessione su Persone, poi cercavo qualcosa di più “mio”), con il passare del tempo si è completamente snaturato, diventanto qualcosa di diverso (e forse nemmeno voluto) con cui oggi mi trovo a convivere.
Questo blog non è più, ne prendo atto, un diario personale, un posto dove “raccontare” i fatti miei con il puro obiettivo di doverli rianalizzare scrivendoli, di fatto razionalizzandoli. Una traccia di questa sua natura “primordiale” rimane ancora oggi, senza dubbio: numerosi post parlano di vicende che mi vedono coinvolto in prima persona, e tutti i post rappresentano comunque una mia opinione su qualche argomento (dalla politica, all’economia, all’informatica), ma il prendere coscienza dei numeri (pur non particolarmente significativi) di lettori che questo blog ha, non può in qualche modo non condizionare gli argomenti dei post ed i modi con cui vengono trattati. Inizialmente non è stata nemmeno una scelta cosciente, e non ha certo (ci tengo a dirlo) come obiettivo il mantenimento o l’aumento dei lettori: la cosa mi interessa piuttosto poco (anche se tengo qualche dato statistico monitorato in vari modi). Si tratta forse più che altro di una questione di rispetto, di risposta alla stima ed alla fiducia che mi vengono segnalate dalle persone che mi leggono su queste pagine e poi mi contattano in altre occasioni.  E’ in ogni caso un’analisi difficile da fare, che rapidamente si tramuta in una introspezione alla quale in questo momento non voglio sottopormi coscentemente.

Tornando al post di Fuggetta, condivido con lui due punti in particolare. Da un lato, la natura “personale” e “sociale” del blog: un blog non è di per se un meccanismo di stampa alternativa, perché rimane prettamente personale (altrimenti diventa una testata giornalistica, consentitemi). Il blog può diventare parte di una “stampa alternativa” se preso nel suo senso lato, nell’insieme dei blog che esistono su internet, per cui molte notizie si trovano ad essere affrontate in un modo o in un altro, con un’opinione o il suo contrario, su vari blog, consentendo al lettore la materia informativa di base per formarsi una propria opinione.
L’altro aspetto che condivido (e che ha poi dato origine alla breve riflessione di qui sopra), è quello della natura duale del blog: il valore che ha per chi scrive, ed il valore che ha per chi legge. Per sua natura, il blog ha soprattutto valore per chi scrive (e credo che sia ancora cosi per questo), e poi va eventualmente assumendo del valore per chi legge, per chi reputa le informazioni che vi trova di un qualche valore.
Essendo essenzialmente un fruitore del mezzo (per numeri) anche io, posso dire che mi è capitato spesso di iniziare a seguire un blog dopo avervi trovato qualcosa di particolarmente interessante o significativo, ed aver poi smesso a fronte di una riduzione dell’interesse per l’argomento, o per cause più traumatiche difficili da spiegare in poche righe.
Da scrittore, il valore di un blog è più difficile de spiagare: il blog è un posto dove poter scrivere in libertà, dove riflettere, dove (si) dar libero sfogo alla umana necessità di comunicare. Non è (almeno non al momento, per quel che m riguarda) un posto dove condividere riflessioni con altre persone (perché di fatto non ho un numero di commenti sufficiente a rendere reale questa possibilità), ma mi rendo conto che potrebbe diventarlo.

Nuovo tema, nuovo titolo

new-theme.pngEccoci qua, nuovo restyling grafico per il mio blog. Era parecchio tempo che usavo una versione customizzata del tema Jammed Blue (l’avevo ritoccato qua e la per adattarlo alle mie esigenze), ed ha sempre fatto il suo porco lavoro.

Ogni tanto però, la voglia di novità mi prende e allora ho dato un’occhiata ai temi che ci sono in giro. Cercavo qualcosa che fosse estremamente semplice, chiaro e lineare, gradevole da vedere ma che desse risalto al contenuto, non alla forma.

La risposta è venuta dal tema SpotLight-13, che ancora una volta ho ritoccato qua e la, sistemando un paio di cosette che non mi piacevano. Il risultato mi pare discreto e piacevole.

Già che ero di passaggio, ho colto l’occasione per rinominare il blog. “Shadows: diario di bordo” (che aveva un senso quando il mio portatile si chiamava Shadows) lascia il posto ad un banale, ma più coerente, “Giacomo Rizzo”. Per il resto, go ahead… 🙂

Baghdad brucia (da 4 anni ormai)

E allora eccoci qua. A 4 anni dalle prime bombe su Baghdad, a 3 anni dalla fine della Guerra Lampo (come affermato da Bush a marzo del 2003), a 3 mesi dall’impiccagione di Saddam Hussein, a pochi minuti dall’ultimo attentato in Iraq, dopo oltre 60.000 morti ammazzati in 4 anni.

Ci sarebbero tante cose da dire, tente spiegazioni da chiedere, ma quante volte le abbiamo urlate, a gran voce, nel vuoto, senza sentire tornare indietro neppure l’eco? Quante volte ci siamo chiesti perchè di questo massacro? Eppure, dopo 4 anni di “Guerra Lampo”, non c’è ancora una risposta.

Ma la guerra non è solo una nostra percezione, e ci sono persone che la vivono quotidianamente, sulla propria pelle, “dimenticati” dal mondo intero, troppo intento a guardare la guerra nel suo insieme per accorgersi dei singoli. E allora scelgo di non scrivere oltre, ma di citare pari pari le parole di una ragazza di Baghdad sul suo (ormai famoso) blog. Avevo pensato di tradurre questa citazione, per tutti coloro che non conoscono l’inglese. Poi, ho pensato che sarebbe stato un delitto nei confronti delle idee di questa ragazza, un ulteriore filtro, anche se il piu trasparente possibile. Ho preferito quotarla cosi com’è.

And yet, as the situation continues to deteriorate both for Iraqis inside and outside of Iraq, and for Americans inside Iraq, Americans in America are still debating on the state of the war and occupation- are they winning or losing? Is it better or worse.
Let me clear it up for any moron with lingering doubts: It’s worse. It’s over. You lost. You lost the day your tanks rolled into Baghdad to the cheers of your imported, American-trained monkeys. You lost every single family whose home your soldiers violated. You lost every sane, red-blooded Iraqi when the Abu Ghraib pictures came out and verified your atrocities behind prison walls as well as the ones we see in our streets. You lost when you brought murderers, looters, gangsters and militia heads to power and hailed them as Iraq’s first democratic government. You lost when a gruesome execution was dubbed your biggest accomplishment. You lost the respect and reputation you once had. You lost more than 3000 troops. That is what you lost America. I hope the oil, at least, made it worthwhile.

SCO contro Linux – Ultimo atto?

Dopo anni di querelle tra SCO ed IBM in materia di codice sorgente, la situazione comincia a chiarirsi, anche grazie all’emergere dei primi numeri reali.

SCO, per chi non fosse al corrente, aveva qualche anno fa dichiarato di possedere parte della “proprietà intellettuale” (orribile terminologia) del kernel di Linux e pretendeva per questo il pagamento di una licenza da parte di ogni utilizzatore del famoso kernel opensource. SCO, forte anche degli oltre 50 milioni di dollari che Microsoft avrebbe versato nelle casse del fondo d’investimento BayStar Capital nel 2003, è riuscita a tenere aperta la causa fino ad oggi, asserendo da un lato di possedere una “montagna” di codice sorgente che proverebbe la violazione da parte dei programmatori di Linux, dall’altra di non poter rivelare il contenuto di questo codice sorgente per motivi di proprietà intellettuale.

Secondario il fatto che SCO stessa abbia per anni distribuito sotto licenza GPL la propria distribuzione GNU/Linux chiamata Caldera.
Oggi emerge che il codice su cui SCO potrebbe vantare effettivamente qualche diritto, è composto da “ben” 326 righe di codice, essenzialmente composto da commenti (eh già, nel codice sorgente si inseriscono, per semplicità, anche commenti, anche se questi non vengono poi inclusi nell’applicativo compilato) e da semplici “header files” (files di definizioni), mentre la stessa SCO violerebbe il copyright di IBM, principale attore della querelle in quanto detentrice di numerosi diritti sullo Unix di cui SCO è proprietaria, per un totale di circa 700.000 righe dello stesso codice.

Sembrerebbe quindi volgere al termine questa vicenda, che inizialmente aveva preoccupato alcune delle grandi aziende che hanno investito in GNU/Linux (non ultima la stessa IBM) prima di rivelarsi un bluff, confermato dalla conferma di oggi.

Non tutto il male vien per nuocere però: questa esperienza è stata utile per verificare la solidità giuridica della licenza GPLv2. Il fatto che ne esca vincente, da maggiore forza alla licenza stessa ed a tutto il movimento software a cui da origine.