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Bisogno di un “autorevole filtraggio”

Sharing Dalla notte dei tempi della rete, il grande problema è la selezione dell’informazione: dalla necessità di reperire l’informazione tra la scarsità di documenti di una biblioteca, si è passati al dover “scremare” l’enorme numero di dati disponibili alla ricerca di un qualcosa di attendibile, affidabile, coerente, corretto.

La versione “meccanica” di questo processo ha portato ai motori di ricerca, che categorizzano e dividono per chiavi i contenuti, organizzandoli. Sta poi all’utente scegliere tra le fonti proposte (e ordinate per pertinenza) quali fonti ritiene maggiormente affidabili e quali meno. Si tratta naturalmente di un processo faticoso, quello di ricerca dell’informazione tra i molti, moltissimi risultati che un motore di ricerca propone, che però fino ad ora ha dato i suoi frutti, facendo la vera fortuna di aziende come Google.

Traslando il concetto al mondo dell’informazione online (blog, articoli, quotidiani), il problema si ripropone tale e quale: ci sono migliaia e migliaia di articoli che quotidianamente vengono postati su ogni argomento, e scegliere tra questi quelli più interessanti e pertinenti diventa un vero e proprio lavoro. Oltretutto, la scrematura degli articoli richiede una specifica competenza sull’argomento trattato, della quale non siamo sempre in possesso, costringendoci quindi a fidarci dell’istinto, spesso fuorviante.
Esperimenti come Digg o Del.icio.us hanno tracciato la via del “numero”: segnalare gli articoli più letti, più cliccati, più visitati, più segnalati. Come potete facilmente immagianare, non si tratta necessariamente di quelli più interessanti e/o autorevoli, anzi: è molto più facile che migliaia di persone segnalino un articolo inutilmente allarmistico piuttosto che un approfondimento tecnico che spieghi la realtà delle cose, fa parte della (pigra) natura umana.

Nasce quindi la necessità di far filtrare la massa di informazioni da un intermediario competente, qualcuno che abbia la cognizione di causa e l’autorevolezza per segnalare gli articoli interssanti scremandoli dalla impressionante massa di informazioni che ogni giorno ci sommerge.

Molti strumenti, sotto questo profilo, sono oggi disponibili, e uno su tutti è quello delle “Shared news” di Google Reader. Coloro che utilizzano Google Reader come aggregatore di feed rss conoscerà già questo servizio: consiste semplicemente nella possibilità di marcare come “condiviso” un certo articolo o una pagina web, grazie al link-javascript introdotto parallelamente all’introduzione della possibilità di aggiungere note ai post condivisi e che vi consente, ovunque sul web, di selezionare uno spezzone di testo e condividerlo tra le “Shared news” del vostro account di Google Reader.

Le “Shared news” (e le relative note, eventualmente) sono poi rese disponibili, a loro volta, tramite un feed RSS, che gli utenti possono nuovamente aggregare. Un conto è dover scorrere, leggere, comprendere e giudicare migliaia di feed, un conto è leggere quelli che vengono segnalati da una fonte autorevole nel campo.

Lo trovo un meccanismo estremamente interessante e con notevoli prospettive: quasi una “nuova fase” del web-2.0.

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Sta forse risorgendo l’informazione radiofonica?

Radio al atardecer. Da queste pagine mi avete sentito spesso (anche troppo) vomitare critiche addosso alla televisione. Non ho mai fatto mistero del fatto che ritenga il mezzo televisivo (italiano) una delle fonti di notizie meno autorevoli dell’intero panorama dei mass media, e che le cose non vanno che peggiorando quando si pensa ai programmi di “intrattenimento” (fanno eccezione, sull’intero palinsesto, davvero poche, pochissime trasmissioni).

Da una ricerca condotta da Demos-Coop e presentata l’altro giorno su Repubblica, sembra però che la mia opinione sia condivisa anche al di fuori della mia (ristretta) schiera di amici e conoscenti, al punto che solo il 30% degli intervistati giudica la televisione un mezzo di informazione affidabile (pur risultando un discreto 94% di telespettatori) contro un 36% di internet, un 38% dei quotidiani ed un sorprendente 60% della radio.

Personalmente sono uno dei tanti che ritengono la radio (alcune) un mezzo di informazione valido, e mi chiedo se questa percentuale non sia in qualche modo legata proprio alla mancanza della parte “visiva” della comunicazione. Non potendo proporre culi e tette in bella mostra, la radio potrebbe essere spinta, nella media, a proporre trasmissioni più curante a livello di contenuto, e questo verrebbe recepito positivamente dagli ascoltatori.

Potrebbe essere un messaggio molto importante per gli editori televisivi: l’informazione ben fatta, culturale, intelligente, rende. Perchè non tenerlo a mente?