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La società internazionale che fà?

Secretary of Defense Rumsfeld and President Musharraf, 2002 by Helene C. Stikkel (020213-D-2987S-057 DOD) Il tema degli ultimi mesi, per chi non se ne fosse accorto, è quello della violenza e della repressione. A partire dal Myanmar, a fine settembre, quando stampa ed opinione pubblica si mobilitarono (insieme all’ONU tra l’altro) affinché la situazione tornasse sotto controllo, passando per il Pakistan dove la situazione non è certo paradisiaca, con il presidente e capo dell’esercito (fino a ieri) Musharraf ha sedato violentemente numerose proteste e supportato con la violenza (e chiudendo la bocca con gli arresti domiciliari alla maggior parte dei suoi avversari politici) la sua candidatura a presidente, terminando nelle Filippine con il tentato colpo di stato di ieri, il “virus” della violenza e della repressione sembra diffondersi con preoccupante rapidità.

La comunità internazionale, a parole impegnata dalla notte dei tempi per la difesa della democrazia (con tutti i dubbi che questa idea si porta dietro), della libertà d’espressione, al punto da intaccare in diversi casi anche il diritto di sovranità ed autodeterminazione dei popoli “oppressi”, come sta reagendo a questa situazione?

Dopo aver pesantemente attaccato verbalmente il Myanmar, minacciando sanzioni nel caso in cui la repressione avesse continuato sui toni dei giorni più caldi, si è lentamente defilata sotto le pressioni di Russia e Cina, lasciando cadere nel dimenticatoio, un po’ alla volta, la questione.
Ieri, di fronte al giuramento per il secondo mandato del presidente Musharraf, che nonostante abbia rinunciato alle cariche militari, non può certo vantarsi di aver vinto elezioni democratiche, si è levato un coro unanime di compiacimento ed auguri al “neoeletto” da parte dei vari capi di stato, a partire da quello degli Stati Uniti, George W. Bush, che ha espresso “fiducia” nei confronti di Musharraf.
A me pare onestamente una situazione un po’ assurda, ma d’altra parte il Pakistan è una pedina centrale nello scacchiere strategico statunitense della lotta al terronismo islamico (no, non è un lapsus), e pertanto deve essere appoggiato dalla comunità internazionale, che sia o meno una dittatura.

Il mondo si divide in “buoni” e “cattivi”, dove i “buoni” siamo noi, e tutti gli altri, sono “i cattivi”, da odiare e (possibilmente) combattere?

La tentazione della censura

> Censura Prendo spunto dall’ultimo intervento del ministro della giustizia Mastella, per scrivere due parole sull’argomento della censura, sempre troppo poco trattato (a mio modesto modo di vedere). Si tratta naturalmente di un pretesto, perché certo quella che Mastella proponeva relativamente alla fiction “Il capo dei capi” era semplicemente una inutile opinione (anche perché sono ormai all’ultima puntata), e pur essendo auspicabile che Mastella passi un po’ più tempo a pensare ai problemi della giustizia (a partire dall’ingerenza dei politici negli affari dei magistrati) ed un po’ meno alla televisione, non vale nemmeno la pena dargli contro su questa sua posizione (infondo non ha ancora chiesto un disegno di legge per sospendere la fiction minacciando il governo di crisi se non verrà esaudito il suo desiderio).

Dicevo, prendo spunto per parlare un po’ di censura, che in Italia rappresenta una realtà viva e vegeta, soprattutto per quel che riguarda il mondo di internet. E non si tratta nemmeno di un vero e proprio voler censurare (o almeno cosi voglio credere), ma di semplice mancanza di priorità relativamente a questo argomento.
Non ci si rende conto, ad esempio, di cosa significhi chiudere l’accesso ai siti di scommesse giudicati illegali (non associati all’AAMS), chiedendo ai provider di allestire piattaforme atte ad espletare questa richiesta: non ci si rende conto di quanto pericoloso sia il precedente creato, di quanto pericoloso sia il pensiero che ci sia dietro. Non è un problema il sito delle scommesse in se: lo Stato vuole far soldi dalle lotterie? Al di là del fatto che questo non mi convince (lo Stato dovrebbe fare il bene dei cittadini, non prenderli per il culo), mi sembra tutto sommato ammissibile che si decida di chiedere a coloro che vogliono sfruttare questo mercato in Italia di registrarsi e pagare una tassa (non che questo aiuterà l’espansione del mercato in questione, naturalmente).

Il problema sta proprio nel succo: oggi un sito di scommesse e quelli “di pedofilia”, domani il sito di qualche mullah farneticante, poi? A quando la censura dei “siti rossi”, inneggianti al comunismo (me lo vedo già Silvio…)?
Proprio l’esistenza stessa della piattaforma di controllo (al di la della sua efficacia reale della quale ha già ampiamente parlato in diverse occasioni Matteo Flora) porta ad affrontare il problema con maggiore “nonchalance”, il che lo rende ancora (se possibile) più pericoloso.

L’informazione acquista ogni giorno un valore maggiore, nella nostra società; inoltre questa stessa informazione diverrà parte integrante della Stori, che dovrà aiutare lo sviluppo delle prossime generazioni, che impareranno dai nostri errori. La censura priva (tra l’altro) di questo diritto: non sarebbe ora di farci una riflessione?

“Macchine indietro tuttaaa!”

And I'm Proud! Ta dah! Colpo di scena dopo colpo di scena, la politica va avanti. Se ieri la rotta era “disfiamo la Casa delle Libertà”, sciogliamo Forza Italia e raccogliamo il cento per cento dei voti degli italiani, ecco che oggi il panorama è completamente diverso. Forza Italia non si scioglie più.

Evidentemente Berlusconi si deve essere reso conto (faccio notare che io l’avevo fatto presente già qualche tempo addietro) che al potere ci potrà tornare solo (e solamente) grazie ai voti di An, Lega ed UDC (ogni volta che penso alla compagine di governo mi viene la pelle d’oca per la quantità di “cime” raccolte in queste formazioni politiche), e che andare in fuga a 1000 giorni dal traguardo non è esattamente assimilabile a quella che viene definita “accortezza tattica”.

E cosi, dopo un braccio di ferro durato alcuni giorni, ecco che il Silvio nazionale inverte la rotta, trasformando il neonato (e già defunto) “Partito delPopolo delle Libertà” in un “partito network”, aperto ad associazioni, movimenti, circoli (delle libertà) ed altre formazioni politiche, che non vogliono però snaturare le proprie identità (alcuni esempi a caso, non citati: AN, Lega, UDC).

Io non avevo mai detto che avrei sciolto Forza Italia. Me l’avevano chiesto e avevo risposto “forse”

ha detto Berlusconi al termine della conferenza stampa in cui annunciava la “road-map” del nuovo partito.
Poco importa che fosse il sito ufficiale di Forza Italia stesso a dare l’annuncio.

Visto che noi cittadini siamo dei babbei, che non riusciamo a ricordare quello che un politico dice da una settimana all’altra (si parlava di Editto Bulgaro negato no?), deve sembrare facile al sign. Berlusconi prenderci per i fondelli… peccato che nell’era di internet, cancellare l’informazione è più difficile che togliere i link in homepage…

Ancora di Francia, ancora di Sarkozy

banlieues.jpgIn Francia, gli scontri tra polizia ed abitanti delle banlieues non hanno ancora trovato fine. Anzi. A partire da Villiers-le-Bel, dove l’altro giorno due giovani di 15 e 16 anni che avevano rubato una motocicletta sono stati investiti ed uccisi da un’auto della polizia, gli scontri sono divenuti di più in più violenti, fino al punto da richiedere il dispiegamento di quasi mille agenti a presidiare le aree più calde.
Naturalmente non simpatizzo per i violenti che stanno mettendo a ferro e fuoco la periferia di Paris e di altre città francesi, tra cui Toulouse (la violenza non è mai una soluzione ai problemi), ma converrete con me che una situazione così delicata ed esplosiva richieda una certa dose di tatto e di accortezza politica al fine di evitare che una frase (magari mal interpretata) possa suscitare reazioni sproporzionate, violente ed incontrollabili.

Purtroppo il presidente Sarkozy o non è in grado di tenere a freno la sua lingua o non ha nessuna intenzione di farlo, perchè proprio oggi, dopo essere stato in ospedale a visitare alcuni dei poliziotti feriti negli scontri (il cui conteggio è ormai giunto ad oltre 120), ha ben pensato di andare nel cuore della protesta a dire (senza pericolo di essere mal interpretato, tra l’altro) che

Finiranno davanti a un tribunale coloro che si sono presi la responsabilità di sparare contro agenti di polizia

e che

Aprire il fuoco contro i poliziotti è una cosa totalmente inaccettabile. Troveremo i colpevoli. Un comportamento del genere ha un nome ben preciso, si tratta di tentato omicidio.

Tutto giusto, tutto ineccepibile. Ma c’era proprio bisogno di andare in mezzo alle banlieues a dirlo? Non è forse il normale corso della giustizia? Sapendo che i manifestanti ce l’anno prima di tutto con lui, il presidente Sarkozy non avrebbe forse fatto meglio a mantenere un basso profilo, cercando di sedare la rivolta con il buonsenso, invece che nel sangue? Purtroppo queste sono e resteranno solo parole al vento…

Di nuovo scontri nelle banlieues…

parigi-25novembre.jpgMeno di 24 ore dopo un altro post, eccomi nuovamente qui a parlare (purtroppo) di Francia e di Sarkozy.

Due anni fa, quando Sarkozy era ministro degli Interni francese (come accennavo proprio nel post di ieri), la morte di due ragazzi “di periferia”, fulminati da una cabina dell’elettricità dove si erano nascosti per sfuggire ad un controllo di polizia: colpa o meno della polizia, il pretesto fu ottimo per accendere le micce di una polveriera che da anni cova in Francia, quella dei getti delle periferie, in particolare quella parigina. Ciò che aveva riscaldato gli animi era stato proprio il ministro Sarkozy, che non si distinse certo per il suo buonsenso definendo “feccia” i ragazzi delle periferie durante una visita nelle banlieues, aggiungendo che avrebbero dovuto essere spazzati via durante il lavaggio strade. Da allora l’antipatia per l’attuale presidente della repubblica francese non è certo diminuita, e le banlieues sono e restano delle polveriere pronte ad esplodere nuovamente.

Proprio domenica, un episodio simile a quello capitato nell’ottobre del 2005 ha dato vita ad una nuova nottata di violenti scontri tra gli abitanti delle banlieues e le forze dell’ordine: due ragazzi, di 15 e 16 anni, dopo aver rubato una motocicletta fuggono senza casco per le strade di Villiers-le-Bel, ad una ventina di chilometri a nord di Parigi. Nel tentativo di fermarne la corsa, un’auto della polizia taglia loro la strada: i due ragazzi restano sull’asfalto in stato di incoscienza e moriranno di li a poco in ospedale.
Ancora una volta, colpa o meno della polizia, il pretesto è buono: il commissariato di Sarcelles viene attaccato a colpi di bottiglie incendiarie, il commissario aggredito e ferito durante i tentativi di mediazione. Bilancio, dopo una nottata di scontri, 21 feriti tra poliziotti e pompieri intervenuti per domare le fiamme che avvolgevano autovetture e cassonetti.

Certo il metodo del pugno di ferro di Sarkozy sta dando i suoi frutti, in Francia. Dolci o amari che siano, i francesi non hanno da meravigliarsi, visto che quanto sta facendo come presidente lo aveva già proposto “in anteprima” durante il suo mandato di ministro degli interni… Ça va sans dire…

Quando lo dicevano a sinistra…

The right wayLo scenario politico italiano va cambiando di giorno in giorno. Dapprima la nascita del Partito Democratico che aveva scombussolato l’asset di tutto il centro-sinistra (e ancora la transizione non è terminata, a sinistra della formazione di Veltroni), poi le sommosse interne alla coalizione d’opposizione, l’annuncio “bomba” di Berlusconi relativo alla nascita del nuovo Partito del Popolo della Libertà (che vanterebbe già un 35-37% dell’elettorato) l’ulteriore incancrenirsi dei rapporti all’interno della destra.

Ora, è giunto il momento di recriminare, da una parte e dall’altra, all’interno della destra.
Da una parte, naturalmente, Berlusconi che accusa gli ex-alleati di avergli fatto perdere le elezioni del 1996 (come se lo scarto di 6 punti percentuale rispetto alla coalizione di centro-sinistra fossero tutti imputabili a Fini e Casini) e di averne poi condizionato l’azione di governo negli anni successivi. Berluscono definisce poi la Casa delle Libertà un “ectoplasma” al quale ha (misericordiosamente) messo fine l’altra sera in Piazza San Babila.
Dall’altra parte, AN e UDC che non hanno in generale ben digerito l’uscita solista del Cavaliere, che hanno anzi ampiamente criticato.

Particolarmente significativa la dichiarazione del segretario dell’UDC Lorenzo Cesa, che dichiara ai microfoni di Domenica In, divenuta ormai trasmissione di cosi degno dibattito politico (cito da quanto riporta Il Messaggero):

«Consiglierei a Berlusconi di fare uno sforzo di umiltà. Ciascuno di noi può aver commesso degli errori, ma le principali responsabilità sono le sue perchè troppo spesso ha anteposto i propri interessi privati a quelli generali del Paese. La priorità dell’Udc e di tutto il centrodestra resta quella di mandare a casa il governo Prodi».

Ma come: quando la coalizione di centro-sinistra urlava a gran voce che Berlusconi faceva i fatti propri al governo, quando si parlava di conflitto di interesse (anche recentemente, mica bisogna andare indietro di anni), di leggi vergogna, si diceva che era tutta propaganda. Ora la propaganda la fanno loro perchè hanno litigato, oppure sono stati folgorati sulla via di damasco? Nel qual caso posso fornire di tasca mia ampie dosi di treottanta, magari servono anche all’elettorato!

Non mi stupisce…

televisione spazzatura In questi ultimi due giorni sono stato parecchio occupato (non che ora lo sia meno, in effetti) e trovo solo ora il tempo di leggere alcuni articoli che avevo salvato in attesa di lettura, e di scrivere qualche riga a commento, su queste pagine.

La notizia ormai è nota, ed è stata commentata in lungo ed in largo: da alcune intercettazioni allegate all’inchiesta sul fallimento di “HDC”, la holding di Luigi Crespi che si occupava di effettuare sondaggi per conto di Silvio Berlusconi, sarebbero emerse cose piuttosto interessanti relative ai rapporti tra Rai e Mediaset, quantomeno con riferimento al periodo tra il 2004 ed il 2005 (al quale si riferiscono le intercettazioni citate).

Rai e Mediaset, i due “colossi” dell’informazione televisiva italiana, che dovrebbero combattere aspramente “sul mercato” per conquistare fette di quel fantomatico “share” che tutto giustifica, proponendo contenuti innovativi, innalanzo la qualità dei programmi, facendo inchieste giornalistiche, si sarebbero invece scambiati informazioni cruciali e riservate, oltre che accordarsi su resoconti politici, reazioni ai grandi eventi di cronaca, il tutto sotto la precisa e coscente guida del Cavaliere. Ora questo non dovrebbe stupire chi, come me, aveva parlato ampiamente dei problemi di “conflitto d’interessi” che un Berlusconi a capo del Governo poteva avere, soprattutto in materia di mass media (e la Mediaset non è l’unica delle sue “controllate” a finire nel mirino, viste l’ampiezza e la portata dell’Impero Berlusconi, che comprende aziende pubblicitarie, case editrici, banche e via dicendo).

Il dubbio era allora stato confermato al momento della nomina a dirigente RAI di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi, oggi coinvolta in pieno dalle indagini della Guardia di Finanza. I dettagli che emergono oggi dalle intercettazioni (trapelate pare illegalmente, visto che l’indagine sarebbe ancora in corso, come giustamente fa notare il Presidente Napolitano), rendono però più chiara idea della portata della “manipolazione: servizi spinosi di politica interna volutamente relegati in momenti meno “scottanti”, Del Noce che rassicura in Mediaset del fatto che Vespa avrebbe accennato “al Dottore in ogni occasione opportuna”, le reazioni legate alla morte del Papa e dei (tanto discussi) risultati delle elezioni amministrative dell’aprile 2005, durante le quali si cerca di “ammorbidire” i resoconti dei risultati elettorali. Una situazione imbarazzante, certo, ma che(ribadisco) non stupisce tutti coloro che come il sottoscritto criticano da anni l’operato e la qualità (nonchè l’indipendenza, a questo punto) delle emittenti televisive italiane.

La ciliegina sulla torta però, è di stamattina: Berlusconi che dice di sentirsi sotto attacco (in quanto non possono essere intercettati i cittadini, argomento sul quale non si era trovato d’accordo nel momento delle intercettazioni agli esponenti dei partiti del centro-sinistra, non molto tempo fa) e parla di “iene e sciacalli” in azione (simpatico inoltre che Fini dichiari di non pensarla allo stesso modo). Concordo con il Cavaliere, paradossalmente, nel dire che è intollerabile che i cittadini possano essere intercettati senza che si trovino sotto inchiesta (peccato che per telefonare si sia sempre in due, e quando si conosce “troppa gente” si finisce con il ricadere “nel mucchio”), e vorrei ricordagli quante volte la comunità di internet si è ferocemente battuta per cercare di evitare proprio manovre atte all’inserimento o al mantenimento di una qualche forma di tecnocontrollo che il Suo Governo cercava di far passare come assolutamente essenziali per il mantenimento della sicurezza nel nostro Paese. Sono altrettanto d’accordo che sia scorretto lasciar trapelare queste stesse intercettazioni (non la pensava forse cosi anche nei casi sopra citati?). Soprattutto sono d’accordo con la Guardia di Finanza che il comportamento tenuto dai suoi scagnozzi sia profondamente illegale e meriti un’approfondimento, un supplemento d’indagine, indipendentemente dall’origine delle informazioni ricevute, una volta che queste vengono confermate alla prova dei fatti. Mi sorge spontanea una domanda, vista la carriera legislativa del Cavaliere: quanto si deve aspettare perché ogni reato configurato in questa indagine sia prescritto?

Che sia finalmente la campana giusta per svegliare l’attuale Governo sul conflitto di interessi? E’ vero che mancano ancora alcuni anni di legislatura, ma non server rimandare proprio tutto tutto all’ultimo momento… Diceva un vecchio adagio: fretta e bene…

Lucio Russo – Segmenti e bastoncini

Immagine di Segmenti e bastoncini

Non è un libro semplice, uno di quei pamphlet che si scorrono in una giornata e via. Il lessico usato è ricercato e puntuale, il tema difficile e delicato e va quindi letto con molta attenzione.

Lucio Russo affronta in questo libro il delicato tema della pianificazione dei programmi scolastici, in particolare facendo riferimento alla “riforma della scuola” (in particolar modo quella superiore) che da lunghi anni ormai va trascinadosi dolorosamente a livello politico. I problemi che Russo solleva sono importanti e, per certi versi, illuminanti, e sono quelli di una scuola italiana che cerca di uniformarsi ad un fallimentare sistema deconcettualizzato di matrice statunitense/anglosassone, imporverito di una serie di importati valori considerati “fuori moda” o “troppo difficili” per gli studenti moderni, ai quali si preferisce fornire un’educazione “alternativa”.

Ironico, a tratti tagliente, Russo analizza puntualmente i principali aspetti della riforma scolastica, argomentando efficacemente (e con puntuali riferimenti bibliografici) le sue posizioni, anche se non sempre condivise dal sottoscritto. In ogni caso, un problema chiave viene sollevato da Russo: in materia di programmi scolastici non si può decidere unilateralmente a livello politico, ma vanno coinvolte in una discussione coerente ed articolata i vari protagonisti, dagli insegnanti, agli studiosi, ai ricercatori, agli intellettuali, agli scienziati.

Commento su Anobii.com:

Libro “difficile” (anche linguisticamente parlando) ma assolutamente illuminante. Si possono non condividere a 360° le posizioni di Russo, ma la denuncia della necessità di un profondo dibattito relativo ai programmi scolastici è assolutamente da sostenere.