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Aveva ragione Silvio…

Fabbrica del vaporeForse aveva davvero ragione Silvio Berlusconi quando durante l’ultima campagna elettorale dava dei “coglioni” agli elettori del centro sinistra. Forse siamo coglioni davvero.
Perché come possono chiamarci, se non “coglioni”, quando ci pieghiamo a massacranti ore di straordinari in fabbrica, magari quattro, dopo otto ore di duro lavoro davanti ad una fornace…
Quando paghiamo le tasse fino all’ultimo centesimo di euro, senza cercare di fare i furbi…
Quando paghiamo perfino il canone anuale alla Rai (“Rai: ma tanto non controllano mai!”) e poi non riusciamo nemmeno a guardare la televisione, stanchi come siamo…
Quando ci rassegnamo davanti alla mancanza di sicurezza in fabbrica, dove rischiamo la pellaccia tutti i santi giorni…
Quando vediamo morire colleghi di lavoro, travolti da un camion in autostrada, schiacciati da una pressa in fabbrica, per l’amianto o per l’uranio impoverito, e pensiamo che “magari la prossima volta tocca a me”…
Quando ci scopriamo “flessibili da morire“…

Si, dobbiamo essere proprio coglioni, perché dall’altra parte cosa ne arriva? Arriva menefreghismo, imprenditori che vivono per risparmiare le tasse, aumentare il fatturato, la produzione, senza alcun rispetto del lavoro dei dipendenti, senza curarsi della loro vita, del loro futuro, delle loro famiglie: sottopagati, sfruttati e poi abbandonati con un calcio nel culo quando non servi più.

Si, siamo decisamente coglioni.

Una brutta uscita…

Fausto Bertinotti Il centro-destra è in crisi e che potevamo fare a sinistra? Attaccare il governo! Sia mai che per una volta si riesca a fare qualcosa di minimamente decente, grazie anche ad un’opposizione troppo impegnata a farsi la guerra in casa che ad ostacolare per partito preso l’operato del governo: mai sia!
Come prevedibile, le dichiarazioni rilasciate a Repubblica dal presidente della Camera Bertinotti hanno scatenato una serie di reazioni , manco a dirlo, diverse tra loro.

Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata…

Presidente Bertinotti, siamo anche d’accordo che il centro-sinistra abbia fallito: aveva fallito da buon principio, con la necessità di mettere in coalizione gente come Mastella che di “valori” condivide con noi solo quelli legati alla stabilità della poltrona… ma proprio perché lo sapevamo da buon principio mi chiedo che senso abbia uscirsene oggi con queste dichiarazioni: non abbiamo forse intrapreso lo stesso questo cammino? Le valutazioni si tirano alla fine del viaggio, non in mezzo al tragitto.
Ha poi fallito (e fallisce da anni) il tentativo di instaurare un rapporto con il popolo, con i cittadini, con gli italiani, perché non c’è voglia di farlo, perché forse non ce n’è nemmeno la necessità, o la possibilità (gli italiani non brillano certo di interesse verso questa politica…).

Si tratta di un governo di compromessi, fatto di rospi da ingoiare per tutti, che purtroppo era (ed è) l’unica valida alternativa ad un governo razzista e filo-fascista come quello che mise in piedi Silvio Berlusconi non molti anni fa: lo scopriamo forse adesso? Meglio forse un governo forte con Berlusconi-Casini-Mastella-Dini-Binetti (si legge “Democrazia Cristiana”), e tutti gli altri all’opposizione? Rendiamoci conto di quali siano le alternative reali (e non i nostri desideri più ottimistici) e lavoriamo alla formazione di questa (cazzo di) “cosa rossa”, in modo da poter anche lontanamente pensare di provare a fare qualcosa di meglio con un prossimo governo, tra (ed è fondamentale) 3 anni, a fine legislatura…

A sinistra c’è “disagio”. E grazie al cazzo! Ci erano state fatte delle promesse, e alcune di queste sono poi state spudoratamente negate, accantonate, dimenticate. Vorrei anche vedere che non ci fosse “disagio”! Che poi non è disagio, è che ne abbiamo proprio i coglioni pieni (perdonate i francesismi, posso tradurre per chi non afferrasse)!
Purtroppo l’alternativa sono le leggi vergogna del Cavaliere, quindi c’è chi se ne va a vivere fuori dall’Italia e chi invece, volente o nolente, resta e ci lascia il fegato. O forse, presidente, si trovava meglio all’opposizione?

C’è senza dubbio bisogno di quella che viene chiamata “verifica di governo”, il prendersi cioè un po’ di tempo per verificare le proprie posizioni sui vari argomenti del dibattito politico, e definire una strategia il più possibile condivisa: ma questo non dovrebbe essere un qualcosa “da programmare”, ma la prassi che un governo serio dovrebbe seguire! Purtroppo lo scenario politico è andato con il tempo assomigliando sempre più ad uno scacchiere in cui ogni pedina cerca di muoversi con un’idea diversa in testa…

Alla fine, lasciano perdere

Le Palais Royal de Belgique Ebbene, rieccoci a scrivere del Belgio, ed in particolare della crisi politica che sta attraversando (ormai da sei lunghissimi mesi) il paese. Nonostante il silenzio della stampa italiana infatti, il Belgio è ancora senza un governo federale, e Yves Leterme che era stato incaricato di formarlo (in quanto vincitore delle elezioni svoltesi a giugno), ha deposto il mandato sabato 1 decembre, dichiarando che “non è possibile continuare senza accordi chiari”.

Le dimissioni di Leterme, accettate del re del Belgio Albert II,  seguono un ultimatum lanciato venerdì dallo stesso Leterme ai partiti con i quali cercava di arrivare alla formazione di governo, ponendo loro tre domande cruciali sul tavolo delle trattative, alle quali veniva data la possibilità di rispondere solo con un “si” o con un “no”. Evidentemente le risposte ricevute (in particolar modo quelle della formazione cristiano-democratica indicata dal portavoce di Leterme come la principale responsabile delle dimissioni) non devono essere piaciute a Leterme che ha quindi deciso di rassegnare, per la seconda volta in sei mesi, le sue dimissioni (il 23 agosto aveva rinunciato al suo ruolo di “formatore”, dopo alcune settimane di tese trattative con i politici francofoni).

Ora spetta a re Albert II muovere la prossima mossa: potrebbe assegnare, in mancanza di altre alternative, un ulteriore mandato a Leterme (che lo stesso Leterme ha fatto capire che sarebbe disposto ad accettare), oppure nominare un’altro incaricato.

Nel frattempo, la coalizione liberal-socialista continua nel suo ruolo di governo reggente, e da come si mettono le cose, rischia di continuare ad essere in carica fino alle elezioni regionali del 2009…

Elezioni in Russia: vince Putin

__Z3P5910a I Russi hanno votato, in queste ore, per il rinnovo della Duma, l’assemblea parlamentare russa. Essendo la Russia una Repubblica semipresidenziale Federale, ci si potrebbe aspettare che siano state elezioni democratiche, civili. Purtroppo non è quello che sembrerebbe essere accaduto.Visto che Vladimir Putin non potrà candidarsi per un nuovo mandato presidenziale (è già al secondo mandato) ha cercato di garantisti il mantenimento del potere, influenzando l’elezione del parlamento. Solo che influenzare le elezioni non è esattamente una pratica democratica.

Come democratica non è certamente nemmeno la repressione messa in atto nelle ultime settimane dal presidente russo, che ha spesso raggiunto livello di violenza degni di una dittatura: arrestare ogni voce “fuori dal coro” e critica nei confronti dell’operato del presidente non è certo un incentivo al dibattito democratico.
Gli osservatori internazionali hanno rinunciato ad entrare in Russia dopo essersi visti notevolmente limitare la propria libertà d’azione, al punto da rendere inutile la missione istituzionale.
Recentemente è stato inoltre denunciato che diversi giornalisti, scrittori ed intellettuali schierati contro Putin avevano ricevuto a casa propria visite “inaspettate” (ed a volte piuttosto violente) delle forze dell’ordine.

I risultati dei primi exit poll (sulle quali resta l’ombra di brogli, denunciati sia dall’opposizione che da osservatori esterni) annunciano un Putin vincente (con oltre il 60% dei voti, risultato prevedibile) e, dato curiso (ci si aspettava da più parti il contrario), un’alta affluenza alle urne.

De papa, ragione e fede

papa Bene, anche se è tardi ed ho lavorato pesantemente tutto il giorno (avessi finito, dannazione, mi aspetta un weekend d’inferno), qualche minuto per riflettere sul principale evento del giorno voglio trovarlo.
Chi segue questo blog sa bene che non sono mai stato molto dolce con la Chiesa Cattolica (ma con la religione in generale): rispetto le opinioni (il fatto che le critichi non significa che non le rispetti) e le credenze di tutti, ma a patto che questi rispettino le mie, compresa quella di vivere una vita “senza Dio”. Purtroppo non capita sempre cosi…

Torniamo sull’argomento, comunque. Evidente a San Pietro non devono aver ancora digerito il fatto che la Terra sia “tonda”, perché continuano, ad intervalli regolari, a scagliarsi contro la scienza e “la ragione”, mettendola in contrasto (perso a priori naturalmente) con la fede. O forse sono semplicemente spaventati dal fatto che la gente si stia allontanando sempre di più dalla fede (per via di una lunga serie di ragioni, molte delle quali certo non illuminate) e quindi cercano, in tutti i modi possibili, di “recuperare terreno”. Non lo so.
Fatto sta che quest’oggi il papa, Benedetto Pio XVI (al secolo Joseph Ratzinger), ha pubblicato la sua ultima (temporalmente parlando naturalmente) enciclica, dal titolo “Spe Salvi”, 77 pagine scritte tra un impegno e l’altro, e dal contenuto piuttosto dibattuto (di particolare interesse il comunicato stampa della UAAR e la replica al papa di Margherita Hack).
Il nodo cruciale della questione è il fallimento, secondo il papa, delle ideologie razionali (con particolare riferimento a marxismo e illuminismo), colpevoli di aver provocato “le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia”, riconducendo tutto all’ateismo (sempre in mezzo, deve essere una guerra di religione…).

Al di la delle mere valutazioni propagandistiche, alle quali non si può nemmeno dar contro, trattandosi di un testo religioso, vorrei far notare al sign. Ratzinger che l’illuminismo non è un’ideologia, ma un movimento culturale e filosofico, al quale dobbiamo insignificanti valori quali “libertà”, “uguaglianza”, “democrazia”; non mi risulta abbia causato morti significative, mentre della Santa Inquisizione, delle guerre di religione, dell’olocausto (che ricordo essere stato appoggiato ufficialmente dalla Chiesa) e più di recente dello stesso terrorismo islamico, non possiamo certo dire lo stesso…
Neppure il marxismo, di per sé, è un’ideologia (al punto che lo stesso Karl Marx si proclamava fermamente contrario alle ideologie), ma “una dottrina politica ed una teoria sociale basata sul pensiero”.

Ratzinger fa poi alcune considerazioni che vale la pena riportare:

Il progresso offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male, possibilità che prima non esistevano. Sappiamo che il progresso in mani sbagliate può diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male.

Con questo vogliamo dire che dobbiamo smettere di riflettere, pensare e progredire, per paura di aprire porte che potrebbero essere sfruttate “dal male”? Vorrei far presente al papa che il fuoco, il coltello, la corrente elettrica, la stampa ed i libri, persino le medicine possono essere utilizzate per “fare del male”. E spesso il movente che sta dietro questo uso “malvagio”, è riconducibile proprio a quell’ideologia di cui il papa si fà portatore, la “fede religiosa”…

Voglio infine rassicurare il papa, che si preoccupa per il futuro di quelli come me che, agnostici o atei, sono “senza Dio”:

L’uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza

Non si preoccupi, non perdo la speranza in un mondo migliore. Semplicemente non attendo passivamente che arrivi dopo la mia morte…

Nemmeno abbiamo cominciato e già si litiga…

Palazzo Montecitorio La tanto attesa “cosa rossa” ancora non esiste, e già i suoi principali (futuri) componenti litigano.
Tutto nasce dalla dolorosa votazione sul Welfare, che non piace alla sinistra (e nemmeno al sottoscritto, per la verità) che si è vista togliere da sotto il naso tutta una serie di provvedimenti introdotti durante il lungo dibattito in Commissione Parlamentare e sui quali aveva investito molte forze. Al di la che mi viene da chiedermi a cosa serva, a proposito di spese, pagare una Commissione Parlamentare per analizzare un testo, discuterne, modificarlo, votarlo, approvarlo, proporlo al Parlamento e poi si va a votare il testo precedente, perchè a “qualcuno” non piace il risultato, ma pazienza.

Il governo però non può permettersi un’altra crisi, e visto che al Centro c’è gente come Dini (“Lottiamo contro il Governo perché aumenta la spesa”), allora tocca alla sinistra ingoiare il rospo e votare a favore, pur non convinti (tanto i fessi siamo sempre noi, pazienza).  Ma fin qui, niente di nuovo.

Il problema nasce nel momento in cui i futuri componenti della “cosa rossa” non si parlano tra di loro: si era detto “compatti nella protesta alla fiducia sul welfare, ma votiamo a favore” ed il Pdci lascia l’aula durante la votazione del disegno di legge. Probabilmente hanno semplicemente avuto un corale attacco di cagarella (opinione supportata dal fatto che in 3 sono rimasti in aula, evidentemente hanno mangiato pizza a pranzo), ma gli altri partiti di sinistra non hanno gradito, e si sono incattiviti, protestando animatamente con il gruppo dei “nuovi dissidenti” durante il vertice immeditamente indetto proprio a Montecitorio, con l’ulteriore risultato di far abbandonare il vertice stesso al segretario del Pdci Oliviero Diliberto.

Questa è la gente che vorrebbe unificare la sinistra? Si lancia un processo di “unificazione delle sinistre” senza nemmeno mettersi d’accordo su come agire in Parlamento? Mi sfugge qualche passaggio…
Speriamo sia solo un incidente di percorso…

La società internazionale che fà?

Secretary of Defense Rumsfeld and President Musharraf, 2002 by Helene C. Stikkel (020213-D-2987S-057 DOD) Il tema degli ultimi mesi, per chi non se ne fosse accorto, è quello della violenza e della repressione. A partire dal Myanmar, a fine settembre, quando stampa ed opinione pubblica si mobilitarono (insieme all’ONU tra l’altro) affinché la situazione tornasse sotto controllo, passando per il Pakistan dove la situazione non è certo paradisiaca, con il presidente e capo dell’esercito (fino a ieri) Musharraf ha sedato violentemente numerose proteste e supportato con la violenza (e chiudendo la bocca con gli arresti domiciliari alla maggior parte dei suoi avversari politici) la sua candidatura a presidente, terminando nelle Filippine con il tentato colpo di stato di ieri, il “virus” della violenza e della repressione sembra diffondersi con preoccupante rapidità.

La comunità internazionale, a parole impegnata dalla notte dei tempi per la difesa della democrazia (con tutti i dubbi che questa idea si porta dietro), della libertà d’espressione, al punto da intaccare in diversi casi anche il diritto di sovranità ed autodeterminazione dei popoli “oppressi”, come sta reagendo a questa situazione?

Dopo aver pesantemente attaccato verbalmente il Myanmar, minacciando sanzioni nel caso in cui la repressione avesse continuato sui toni dei giorni più caldi, si è lentamente defilata sotto le pressioni di Russia e Cina, lasciando cadere nel dimenticatoio, un po’ alla volta, la questione.
Ieri, di fronte al giuramento per il secondo mandato del presidente Musharraf, che nonostante abbia rinunciato alle cariche militari, non può certo vantarsi di aver vinto elezioni democratiche, si è levato un coro unanime di compiacimento ed auguri al “neoeletto” da parte dei vari capi di stato, a partire da quello degli Stati Uniti, George W. Bush, che ha espresso “fiducia” nei confronti di Musharraf.
A me pare onestamente una situazione un po’ assurda, ma d’altra parte il Pakistan è una pedina centrale nello scacchiere strategico statunitense della lotta al terronismo islamico (no, non è un lapsus), e pertanto deve essere appoggiato dalla comunità internazionale, che sia o meno una dittatura.

Il mondo si divide in “buoni” e “cattivi”, dove i “buoni” siamo noi, e tutti gli altri, sono “i cattivi”, da odiare e (possibilmente) combattere?