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Università USA: l’ennesima strage annunciata

Davis Hall Geography and Geology Building Dopo la famosa vicenda di Columbine ed a meno di 12 mesi dalla strage del campus universitario di Blacksburg della Virginia Tech University, negli Stati Uniti si torna a morire nelle università. Questa volta la sorte è toccata agli studenti della Northern Illinois University di Dekalb, contro i quali è esplosa la rabbia di un ex-studente dell’università per motivi ancora ignoti.

L’uomo, Stephen Kazmierczak, è entrato da una porta laterale di una delle affollate sale nella quale si stava svolgendo una lezione, è salito sul podio dove si trovava l’insegnante, e con calma e sangue freddo ha sparato in rapida successione verso gli studenti, uccidendone cinque e ferendone altri sedici (alcuni di quali in modo grave), prima di togliersi la vita.

Purtroppo neppure questa volta il bagno di sangue porterà gli Stati Uniti ad adottare una più oculata legislazione sull’uso e sulla circolazione delle armi: le lobby dei produttori, infatti, colgono ogni occasione (comprese queste) per incitare ulteriormente alla violenza, affermando ad esempio che se gli studenti dell’aula fossero stati armati, avrebbero potuto difendersi. Quello che continuano a non capire, in effetti, è che il tempo del selvaggio west è finito, che la risposta alla violenza non è “ancora più violenza” (e soprattutto, immagino, “ancora più soldi” per loro).

Possiamo sperare che Obama e/o la Clinton si pronuncino nei prossimi giorni in questo senso?

Quante armi…

armsflow.pngRimango stupito ogni volta che trovo qualche cifra sul traffico d’armi nel mondo. Trovo che l’esistenza stessa delle armi non possa che stare ad indicare una minaccia per tutti, ma comprendo che finché esisteranno, proprio la loro (relativa) diffusione sarà necessaria per garantire un minimo di protezione proprio contro quelli che delle armi abusano.

D’altra parte, il volume che assume il traffico d’armi al giorno d’oggi è ben maggiore di qualsiasi giustificazione di questo genere. Semplicemente le armi consentono di uccidere, e per questo si comprano, per questo valgono, per questo si pagano, per questo si vendono. Punto, stop. Solo denaro, denaro e morte.
Tra l’altro, dopo una riduzione di volume attorno all’anno 2000, negli ultimi anni la vendita di armi tra paesi sta riprendendo vigore, e non credo che tutto sia da imputare ad Al-Quaeda.

Giusta la moratoria sulla pena di morte, giusti gli appelli affinchè le guerre cessino, e via dicendo. Ma se si smettesse (per davvero) di esportare armi, e si mobilitassero tutte le “forze rimanenti” nel controllo del traffico illegale, non otterremmo rapidamente molto di più? Non c’è proprio modo di essere più incisivi? Oppure semplicemente questi soldi, macchiati di sangue, sono graditi?

Sono sempre più convinto che ad uccidere, in fin dei conti, sia il denaro…

Altre armi in Iraq

Questa mattina, il radiogiornale di Radio Popolare annunciava, riprendendo una notizia emanata ieri dal Pentagono della quale però non sono riuscito a trovare un riscontro scritto, che l’amministrazione Bush ha intenzione di vendere armi e granate per un valore di oltre 500 milioni di dollari al governo iracheno, affermando che questo aiuterà l’amministrazione locale ed è in linea con gli interessi della popolazione irachena ed americana, e che in prospettiva contribuirà a rendere il Medio Oriente più “stabile e pacifico”.

Il Congresso avrebbe la possibilità di porre il veto sulla decisione dell’amministrazione Bush, ma sembra essere un’eventualità remota.

Non hanno dunque imparato nulla…