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Ancora di numeri e sistemi operativi

Secondo post in due giorni dedicati alle statistiche che periodicamente la società francese XiTi Monitor pubblica sul proprio sito web: dopo aver parlato, ieri, di browser web, oggi è il turno dei sistemi operativi.

Avevo già affrontato il discorso delle quote di mercato relative ai sistemi operativi qualche tempo fa, e concludendo proprio chiedendomi quali fossero le percentuali “assolute” del mercato. XiTi Monitor sopperisce a questa mia domanda con dati particolareggiati e molto interessanti. Una doverosa precisazione da fare sotto questo punto di vista, è legata alla natura stessa dei dati pubblicati: le statistiche vengono condotte sulla base di visite a siti web e quindi (soprattutto per i sistemi operativi) vanno presi con le pinze.

I dati, in ogni caso, non lasciano spazio a particolari interpretazioni: i sistemi operativi della Microsoft raccolgono un totale del 95% del mercato, come preventivabile. Relegati al ruolo di comparse Apple MacOS X (3,7%, più o meno equamente distribuiti tra piattaforma PPC ed Intel) e Linux (0,9%).

Dato però importante è quello delle variazioni su base annua, che vedono i sistemi operativi “alternativi” rosicchiare quote di mercato al colosso Microsoft (che d’altra parte non può far altro che, da buon monopolista, seguire l’andamento di un mercato dal proprio punto di vista completamente saturo): mentre i sistemi operativi Windows passano da 95,49% a 94,96% (stabilizzatosi poi sugli ultimi due mesi dell’anno), sia MacOS X che Linux guadagnano punti percentuale durante il 2007, rispettivamente 0,49% e 0,11%.

Sicuramente più interessante l’analisi delle variazioni all’interno della piattaforma Windows, con il (prevedibile) “balzo” di Windows Vista (rilasciato a fine gennaio al mass-market, ottiene un poco convincente 11,57% a dicembre) che però non va ad intaccare solamente le quote di Windows XP (che perde solamente l’8% delle quote di mercato, assestandosi a quota 83,7%) ma soprattutto i sistemi più vecchi (Windows 2000 perde più del 2%, Windows 98 l’1%, Windows ME lo 0,5% circa): che uno dei meriti di Windows Vista sia stato (perlomeno) quello di dare spunto per un rinnovo del parco macchine più datato?

Non hanno ancora capito…

Non hanno ancora capito. Eppure è facile, soprattutto se pretendi di lavorare “nel campo”… e invece, zero: Microsoft non ha ancora capito che “sicurezza di un sistema” e “numero di patch pubblicate” non sono due fattori direttamente proporzionali.
Ancora in questi giorni, è stata pubblicata sul blog di Jeff Jones una ricerca (condotta da un team di Microsoft, ndr) secondo la quale Vista è più sicuro di XP, relativamente al suo primo anno di distribuzione. E fin qui, nulla da obiettare: se non fosse stato questo il risultato, ci sarebbe seriamente da chiedersi che cazzo sono pagati a fare, a Redmond, o no?

La cosa che mi fa girare gli emenicoli, invece, è che la ricerca come al solito non si limita a fare un paragone tra i due sistemi controllati da Microsoft, ma cerca di menare qualche “picconata” alla concorrenza, ricadendo nella solita “figura di m”. Infatti dalla ricerca si evince che Vista (ma anche lo stesso XP) è decisamente più sicura di Red Hat Linux, Ubuntu 6.06LTS nonchè (naturalmente) Apple MacOS X. Tutto questo, basandosi sul matematico conteggio settimanale degli aggiornamenti “di sicurezza” (spero che abbiano almeno filtrato i soli aggiornamenti di sicurezza!).

A dimostrazione che la teoria di Microsoft non sta in piedi, ci pensa Secunia (“indipendente”, magico suono…). Qui troviamo la pagina dedicata alle vulnerabilità trovate in Windows Vista, mentre qui troviamo quella relativa a Ubuntu 6.06 LTS (se volete confrontare i dati anche di Apple MacOS X e RedHat Enterprise Linux 4 WorkStation, li trovate rispettivamente qui e qui).

Cominciamo dal numero di vulnerabilità rilevate. A parte il mese di dicembre (dove evidentemente, durante le feste ed a causa del freddo, gli analisti di sicurezza hanno concentrato i propri sforzi su Vista), le vulnerabilità rilevate su Windows Vista sono effettivamente numericamente inferiori a quelle di Ubuntu. Inutile dire che Ubuntu porta con se una quantità di software non indifferentemente maggiore di quella che si porta dietro Windows Vista: nella ricerca in effetti, si fa riferimento ad un “reduced software set” che tenga conto di questo “dettaglio”, peccato che poi le vulnerabilità conteggiate a Ubuntu 6.06 da Microsoft siano 224 contro le 134 rilevate da Secunia. Tralasciamo e proseguiamo.

Anche la tipologia delle falle rilevate è importante. Ci sono infatti falle che compromettono l’intero sistema, altre che invece possono portare al più al crash di una certa applicazione. Sotto questo profilo, possiamo rilevare che di falle dichiarate “estremamente”, in Ubuntu, non ce ne siano, mentre quelle “molto” critiche siano al 21%. Per Vista invece, di falle “estremamente” critiche, ce ne sono il 6%, al quale si deve aggiungere un 41% di falle “molto critiche”. Certo i numeri non sono dalla parte di Vista, dato che in totale, quel 47% di falle “estremamente e molto” critiche sono numericamente parlando solamente 8 falle, mentre in Ubuntu il 21% di falle “molto” critiche raggiunge le 28 unità.

Potrei dilungarmi ancora sulla possibilità di fruttare o meno da remoto una certa vulnerabilità (questione sulla quale, per inciso, dirò che Vista si comporta sorprendentemente bene), o sull’impatto di queste vulnerabilità sul sistema (aspetto sul quale invece Vista si rivela piuttosto sensibile), ma non lo farò così in dettaglio. Infatti, falle o non falle, pericolose o meno, alla fine il succo del discorso è che, a prescindere dal numero degli aggiornamenti, è importante la qualità del lavoro fatto (ossia: la patch risolve o meno il problema?). Sotto questo aspetto, il grafico presentato da Secunia è piuttosto eloquente: in Vista persiste, al 1 gennaio 2008, una vulnerabilità non corrette, mentre in Ubuntu tutte le falle segnalate sono state corrette, che siano più numericamente maggiori o meno di quelle di Vista.

Naturalmente il discorso potrebbe essere allargato anche a Red Hat Linux e Apple MacOS X, ma non era questo il mio intento: volevo semplicemente far vedere come a volte, fare demagogica propaganda per il gusto di farla cercando di affossare i propri avversari, non porta a grandi risultati. Se Jeff si fosse limitato a dire che Vista è più sicuro di XP, avrei anche potuto applaudirlo. Ma il marketing è marketing, e se lui non resiste alla tentazione di spalare palle sul conto degli altri “player” del mercato, io non farò sforzi per resistere alla tentazione di smontare le cose che dice…

PS: ahm… vale far notare che Vista è uscito il 30 gennaio 2007, e quindi è “in corso di diffusione”, mentre Ubuntu 6.06 è uscita (per l’appunto) a metà 2006 e quindi è già decisamente “diffusa”, o è colpire sotto la cintura?

Ecco la novità: il laptop

macbook-air.pngPosso essere sincero? Sono deluso. Non che il MacBook Air non sia un prodotto valido, o interessante. Ci mancherebbe altro. Solo (forse assuefatto dall’immaginazione degli ingegneri di Apple) mi sarei aspettato qualcosina di più, qualcosa di più distante da quanto già è disponibile sul mercato.

In ogni caso, venendo al dunque, Steve Jobs ha lanciato la novità del 2008, dal palco del suo annuale keynote: il portatile ultrapiatto MacBook Air (del quale si era già ampiamente parlicchiato in giro per la rete nei giorni che hanno preceduto l’apertura del MacWorld 2008). Processore Intel (appositamente miniaturizzato per l’occasione) da 1,5 Ghz (disponibile fino a 1,8 Ghz su richiesta), spessore variabile tra i 2 centimetri a 5 millimetri, display da 13 pollici, webcam, bluetooth, wireless, disco rigido da 80 Gb (su richiesta è disponibile anche allo stato solido, da 64Gb), 2 Gb di ram e un’autonomia che dovrebbe sfiorare le 5 ore, il tutto in meno di un chilo e mezzo di peso, ne fanno un prodotto di altissima tecnologia (ed il prezzo, che si assesta sui 1800$) che sicuramente non tarderà a diventare oggetto del desiderio di molti “tecnologi”, ne più ne meno di quello che fece l’iPhone lo scorso anno (ne sono stati venduti 4 milioni in 6 mesi…).
Voler essere sottili però, comporta dei compromessi. Niente unità cd/dvd ad esempio (è disponibile un’unità superdrive esterna, con un costo aggiuntivo di 99$, ma allora la comodità va a farsi friggere…), niente porte ethernet (in Italia il wireless non è diffuso come negli USA…), una sola USB (mouse o pendrive? Doh…), niente FireWire…
Se poi lo paragoniamo ad un MacBook, le cose diventano imbarazzanti: 650 euro per poco più di un chilo di peso e pochi millimetri di spessore, con un processore più lento e l’assenza di un lettore/masterizzatore cd/dvd integrato… Fosse stato ancora più piccolo, avrebbe avuto un senso, ma così…

Le altre novità non sono in ogni caso di scarso rilievo: film (anche ad alta definizione) disponibili su iTunes e il rilancio della Apple TV (vero flop del 2007 per Cupertino) che proprio dall’interazione con iTunes dovrebbe trarre il suo più grande vantaggio. Sicuramente l’aver già portato a casa l’accordo con 20th Century Fox, Warner Bross, Disney, Universal, Sony Pictures e Paramount, ed il costo irrisorio (tra i 3 ed i 4 dollari a titolo, a seconda della novità) da qualche (seria) garanzia del fatto che un futuro, questa idea, possa averlo.

Apple: cosa c’è nel cilindro?

apple-keynote2008.jpgOrmai ci siamo. Tra poche ore, Steve Jobs terrà il suo annuale KeyNote, da sempre sinonimo di grandi novità per il mondo Apple (e non). Da veri esperti del marketing, a Cupertino hanno provveduto a far salire anche quest’anno la tensione e l’attesa, grazie anche alla intrigante immagine che capeggia sul sito ufficiale della Apple: “c’è qualcosa nell’aria”.

Come ogni anno, le previsioni non mancano, anche le più stravaganti. Puntualmente però, Jobs e i suoi hanno stupito la platea, proponendo qualcosa che nessuno aveva immaginato (con poche eccezioni, ad onor del vero).
Ormai lanciati sulla pista della multimedialità più spinta (tra l’iPod e l’iPhone, Apple sta letteralmente tracciando la via), lanceranno un nuovo prodotto di quella gamma? Difficile che rinnovino ulteriormente gli iPod (sono appena stati”ritoccati”) e l’idea di un iPhone più veloce, a meno di 6 mesi dalla sua uscita sul mercato, non mi sembra adeguata a giustificare tanta attesa (magari ci sarà, ma non sarà il piatto prelibato).
Difficile anche immaginare una nuova versione del nuovo sistema operativo: Leopard è appena stato appoggiato sugli scaffali dei grandi magazzini, al massimo dovremo accontentarci dei soliti meravigliosi “assaggi”.

Jobs proporrà forse un nuovo computer? Una versione magari alleggerita, in linea con l’integrazione sempre maggiore tra telefonia, palmari e computer? Difficile a dirsi, e non sarò certo io a sbilanciarmi, non essendo un fanatico della mela e non seguendo quindi le indiscrezioni che saranno certamente circolate negli ultimi giorni.

Quello che è sicuro però, è che sarà un grande spettacolo, a prescindere dalle novità presentate, perché quello si, che è nel dna di Apple (e di Jobs).