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iPhone 2.0: finalmente!

Era qualche giorno che non scrivevo (d’altra parte non sono un blogger professionista, no? :P), ma la notizia data quest’oggi all’Apple WWDC (WorldWide Developer Conference) è davvero troppo ghiotta per essere taciuta. La notizia è ovviamente l’aggiornamento dell’iPhone, che porta una ventata di freschezza nel panorama degli smartphone (allineando il già ottimo prodotto di Apple all’offerta “alta gamma” già disponibile) e spazzando letteramente via tutti i dubbi che avevano invece accompagnato l’uscita del primo modello. Nessuna imbarazzante novità o rivoluzione, naturalmente (non poteva che essere così), ma un ritocco deciso e importante ad una serie di features: vediamo.

Tra le novità più significative troviamo indubbiamente il passaggio al “3G”: se può infatti essere un parametro di poco conto negli Stati Uniti, dove le connessioni wifi sono decisamente più diffuse, la presenza di tale possibilità è fortemente richiesta sul mercato europeo. Il segnale è che Apple abbraccia finalmente una politica “globale” con maggior coerenza.

Altra importante novità, è l’integrazione del ricevitore GPS, funzionalità sempre più richiesta dal grande pubblico, che prova così ad integrare il mitico “Tom Tom” con una device trasportabile che fonda insieme le altre funzionalità quali telefono e browser web.

Novità significativa e particolarmente interessante, è indubbiamente il prezzo: la versione da 8Gb di spazio disco, costerà 199$, un costo non abbordabile, di più. Apple si propone quindi di fare una concorrenza spietata, estremamente aggressiva, posizionando un prodotto di gamma altissima ad un livello di costo da “entry level”. Una mossa davvero importante. Interessante anche la disponibilità per il download diretto di numerose applicazioni (alcune delle quali anche gratuite): mi chiedo quale sarà lo spazio dato al software libero in questo frangente…

Secondo la mia modesta opinione però, la principale novità sta nella tempistica: se infatti fù necessario attendere diversi mesi per vedere approdare l’iPhone “prima versione” in Italia (ancora non ci siamo, se non ricordo male), lascia attoniti scoprire che la nuova generazione del telefono di Cupertino sarà disponibile per la vendita in Italia già dall’11 luglio, tra un mese esatto. Mi aspetto un vero assalto ai punti vendita di Tim e Vodafone, che si sono aggiundicati l’esclusiva di vendita (complimenti per la mossa commerciale)

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Apple lancia i nuovi MacBook Pro

macbookpro2008.jpgDopo che il lancio del MacBook Air all’ultimo MacWorld aveva scatenato polemiche (anche da parte del sottoscritto), la Apple ha provveduto a rinnovare la gamma dei propri portatili, lanciando un aggiornamento dei MacBook e del nuovo MacBook Pro.

Il MacBook Air era stato una forte provocazione: una device portata al suo estremo limite, a costo di compromessi inaccettabili (non solo nel prezzo), che contava soprattutto sull’appeal del design degli ingegneri di Cupertino per vendere. Con i nuovi MacBook, invece, si torna alla sostanza (ed alla qualità, si direbbe) che caratterizza da sempre le macchine di Apple: non si tratta di un aggiornamento estetico (anche se è stato aggiornato, sotto questo profilo, il MacBook Pro), ma di un intervento sostanzioso a livello di costi e performance (oggettivamente atteso), senza compromettere l’usabilità del sistema (porta ethernet, usb e firewire non mancano).

Tra gli interventi principali, l’aggiornamento della famiglia di processori montati sui portatili, con l’introduzione dei Pentium Penryn al posto dei più anziani Merom (si passa così da 65 a 45 nanometri, e si ottiene parallelamente un risparmio in termini di consumi stimato intorno al 30%).
Sul fronte della features tecnologiche, è da segnalare il touchpad mouse “multitouch”, già introdotto dal MacBook Air, ora disponibile anche per gli altri appartenenti alla famiglia MacBook Pro. Disponibile anche un interessante display LED (solo nella versione da 17″), con risoluzioni che arrivano fino a 1920×1200 pixel: i consumi di questi monitor sono drasticamente più bassi rispetto ai monitor LCD classici, ed in un mondo sempre più attento all’aspetto ambientale, questa è decisamente una mossa azzeccata da parte di Jobs e compagni (in realtà il tema era già stato introdotto al momento del lancio del MacBook Air).

Altra novità importante è quella dei costi, che sono stati finalmente allineati al cambio euro-dollaro: ora è possibile avere un MacBook per 999€ ed un MacBook Pro per 1799€. Opzione resa particolarmente appetibile dall’introduzione dei processori a 2.4Ghz e di dischi fino a 250Gb anche per i MacBook (i MacBook Pro invece arrivano a 2.6Ghz e 300Gb di disco).
Unica pecca (come fa giustamente notare Francesco) è legata alla fascia bassa: il MacBook da 999€ viene ancora venduto con un combo drive, e l’aggiornamento della memoria ram a 4Gb (dai 2Gb previsti) costa la modica cifra di 360€, non proprio irrisoria visti i costi di mercato.

Insomma, alla fine dei conti, un interessante aggiornamento di performance e features che rende maggiormente appetibile il (dovuto) aggiornamento dei prezzi. Il Mac rimane in ogni caso uno “status-symbol” e come tale non si può pretendere che competa sul mercato a livello di rapporto qualità prezzo.

Mac, beacons e saltellamenti…

Brand new WRT54GSNon molto tempo fà, il router wireless di casa mia ha dato i primi segni di cedimento, quasi comprensibili dopo 4 anni di uptime costante e traffico sostenuto come quello che un tecnico come il sottoscritto può fare.

Dopo una rapida analisi della situazione, ho deciso di fare un “pesante investimento” ed acquistare un nuovo router wireless, optando per un Linksys della serie wrt (quelli su cui eventualmente si può mettere Linux), recuperato da MediaWorld per la modica cifra di un centinaio di euro.

L’occasione è stata buona anche per mettere in sicurezza la rete wireless domestica, che fino a non molto tempo fà veniva protetta semplicemente da un filtro sul mac-address e dal fatto di restare “nascosta” (non inviava beacons): con l’introduzione del nuovo router, ho deciso di consentire che l’access point inviasse i suoi bei beacons, e ho deciso di proteggerne l’accesso utilizzando wpa.

Spulciando poi tra le opzioni “avanzate” del software in dotazione alla Linksys, ho scoperto la possibilità di ridurre il rate con cui i beacons vengono inviati, e mi sono detto: “A che prò inviare un beacon ogni 100 millisecondi come impostato di default?”, e ho così ritoccato l’impostazione facendo inviare un beacon al minuto, più che sufficiente perché un utente interessato noti la presenza della rete, ma allo stesso tempo adatto a rendere meno semplice l’individuazione dell’access-point da parte di un eventuale war-driver.

Naturalmente, Linux non ha fatto una piega, recuperato il nome della rete, richiesto la password, e connesso.
Nell’atto di configurare il MacBook della mia dolce metà, invece, mi sono reso conto che la connessione dell’AirPort andava su e giù, al punto da non riuscire neppure a caricare per intero la homepage di Google.

Dopo qualche tentativo, individuo proprio nel “beacons rate” la causa di questo strano comportamento, e le prove successive (con beacons rate progressivamente ridotti) hanno portato al ripristino dell’impostazione di default del Linksys (100 ms), prima che il MacBook decidesse di teneresi la connessione attiva costantemente.  Non so se il problema fosse già noto o segnalato (anche perché dalle ricerche di Google che ho fatto non ho trovato nulla di significativo) ne ho fatto prove ulteriori per verificare la riproducibilità del problema.

Se qualcuno ha voglia di approfondire… 🙂 

Ancora di numeri e sistemi operativi

Secondo post in due giorni dedicati alle statistiche che periodicamente la società francese XiTi Monitor pubblica sul proprio sito web: dopo aver parlato, ieri, di browser web, oggi è il turno dei sistemi operativi.

Avevo già affrontato il discorso delle quote di mercato relative ai sistemi operativi qualche tempo fa, e concludendo proprio chiedendomi quali fossero le percentuali “assolute” del mercato. XiTi Monitor sopperisce a questa mia domanda con dati particolareggiati e molto interessanti. Una doverosa precisazione da fare sotto questo punto di vista, è legata alla natura stessa dei dati pubblicati: le statistiche vengono condotte sulla base di visite a siti web e quindi (soprattutto per i sistemi operativi) vanno presi con le pinze.

I dati, in ogni caso, non lasciano spazio a particolari interpretazioni: i sistemi operativi della Microsoft raccolgono un totale del 95% del mercato, come preventivabile. Relegati al ruolo di comparse Apple MacOS X (3,7%, più o meno equamente distribuiti tra piattaforma PPC ed Intel) e Linux (0,9%).

Dato però importante è quello delle variazioni su base annua, che vedono i sistemi operativi “alternativi” rosicchiare quote di mercato al colosso Microsoft (che d’altra parte non può far altro che, da buon monopolista, seguire l’andamento di un mercato dal proprio punto di vista completamente saturo): mentre i sistemi operativi Windows passano da 95,49% a 94,96% (stabilizzatosi poi sugli ultimi due mesi dell’anno), sia MacOS X che Linux guadagnano punti percentuale durante il 2007, rispettivamente 0,49% e 0,11%.

Sicuramente più interessante l’analisi delle variazioni all’interno della piattaforma Windows, con il (prevedibile) “balzo” di Windows Vista (rilasciato a fine gennaio al mass-market, ottiene un poco convincente 11,57% a dicembre) che però non va ad intaccare solamente le quote di Windows XP (che perde solamente l’8% delle quote di mercato, assestandosi a quota 83,7%) ma soprattutto i sistemi più vecchi (Windows 2000 perde più del 2%, Windows 98 l’1%, Windows ME lo 0,5% circa): che uno dei meriti di Windows Vista sia stato (perlomeno) quello di dare spunto per un rinnovo del parco macchine più datato?

Non hanno ancora capito…

Non hanno ancora capito. Eppure è facile, soprattutto se pretendi di lavorare “nel campo”… e invece, zero: Microsoft non ha ancora capito che “sicurezza di un sistema” e “numero di patch pubblicate” non sono due fattori direttamente proporzionali.
Ancora in questi giorni, è stata pubblicata sul blog di Jeff Jones una ricerca (condotta da un team di Microsoft, ndr) secondo la quale Vista è più sicuro di XP, relativamente al suo primo anno di distribuzione. E fin qui, nulla da obiettare: se non fosse stato questo il risultato, ci sarebbe seriamente da chiedersi che cazzo sono pagati a fare, a Redmond, o no?

La cosa che mi fa girare gli emenicoli, invece, è che la ricerca come al solito non si limita a fare un paragone tra i due sistemi controllati da Microsoft, ma cerca di menare qualche “picconata” alla concorrenza, ricadendo nella solita “figura di m”. Infatti dalla ricerca si evince che Vista (ma anche lo stesso XP) è decisamente più sicura di Red Hat Linux, Ubuntu 6.06LTS nonchè (naturalmente) Apple MacOS X. Tutto questo, basandosi sul matematico conteggio settimanale degli aggiornamenti “di sicurezza” (spero che abbiano almeno filtrato i soli aggiornamenti di sicurezza!).

A dimostrazione che la teoria di Microsoft non sta in piedi, ci pensa Secunia (“indipendente”, magico suono…). Qui troviamo la pagina dedicata alle vulnerabilità trovate in Windows Vista, mentre qui troviamo quella relativa a Ubuntu 6.06 LTS (se volete confrontare i dati anche di Apple MacOS X e RedHat Enterprise Linux 4 WorkStation, li trovate rispettivamente qui e qui).

Cominciamo dal numero di vulnerabilità rilevate. A parte il mese di dicembre (dove evidentemente, durante le feste ed a causa del freddo, gli analisti di sicurezza hanno concentrato i propri sforzi su Vista), le vulnerabilità rilevate su Windows Vista sono effettivamente numericamente inferiori a quelle di Ubuntu. Inutile dire che Ubuntu porta con se una quantità di software non indifferentemente maggiore di quella che si porta dietro Windows Vista: nella ricerca in effetti, si fa riferimento ad un “reduced software set” che tenga conto di questo “dettaglio”, peccato che poi le vulnerabilità conteggiate a Ubuntu 6.06 da Microsoft siano 224 contro le 134 rilevate da Secunia. Tralasciamo e proseguiamo.

Anche la tipologia delle falle rilevate è importante. Ci sono infatti falle che compromettono l’intero sistema, altre che invece possono portare al più al crash di una certa applicazione. Sotto questo profilo, possiamo rilevare che di falle dichiarate “estremamente”, in Ubuntu, non ce ne siano, mentre quelle “molto” critiche siano al 21%. Per Vista invece, di falle “estremamente” critiche, ce ne sono il 6%, al quale si deve aggiungere un 41% di falle “molto critiche”. Certo i numeri non sono dalla parte di Vista, dato che in totale, quel 47% di falle “estremamente e molto” critiche sono numericamente parlando solamente 8 falle, mentre in Ubuntu il 21% di falle “molto” critiche raggiunge le 28 unità.

Potrei dilungarmi ancora sulla possibilità di fruttare o meno da remoto una certa vulnerabilità (questione sulla quale, per inciso, dirò che Vista si comporta sorprendentemente bene), o sull’impatto di queste vulnerabilità sul sistema (aspetto sul quale invece Vista si rivela piuttosto sensibile), ma non lo farò così in dettaglio. Infatti, falle o non falle, pericolose o meno, alla fine il succo del discorso è che, a prescindere dal numero degli aggiornamenti, è importante la qualità del lavoro fatto (ossia: la patch risolve o meno il problema?). Sotto questo aspetto, il grafico presentato da Secunia è piuttosto eloquente: in Vista persiste, al 1 gennaio 2008, una vulnerabilità non corrette, mentre in Ubuntu tutte le falle segnalate sono state corrette, che siano più numericamente maggiori o meno di quelle di Vista.

Naturalmente il discorso potrebbe essere allargato anche a Red Hat Linux e Apple MacOS X, ma non era questo il mio intento: volevo semplicemente far vedere come a volte, fare demagogica propaganda per il gusto di farla cercando di affossare i propri avversari, non porta a grandi risultati. Se Jeff si fosse limitato a dire che Vista è più sicuro di XP, avrei anche potuto applaudirlo. Ma il marketing è marketing, e se lui non resiste alla tentazione di spalare palle sul conto degli altri “player” del mercato, io non farò sforzi per resistere alla tentazione di smontare le cose che dice…

PS: ahm… vale far notare che Vista è uscito il 30 gennaio 2007, e quindi è “in corso di diffusione”, mentre Ubuntu 6.06 è uscita (per l’appunto) a metà 2006 e quindi è già decisamente “diffusa”, o è colpire sotto la cintura?

Ecco la novità: il laptop

macbook-air.pngPosso essere sincero? Sono deluso. Non che il MacBook Air non sia un prodotto valido, o interessante. Ci mancherebbe altro. Solo (forse assuefatto dall’immaginazione degli ingegneri di Apple) mi sarei aspettato qualcosina di più, qualcosa di più distante da quanto già è disponibile sul mercato.

In ogni caso, venendo al dunque, Steve Jobs ha lanciato la novità del 2008, dal palco del suo annuale keynote: il portatile ultrapiatto MacBook Air (del quale si era già ampiamente parlicchiato in giro per la rete nei giorni che hanno preceduto l’apertura del MacWorld 2008). Processore Intel (appositamente miniaturizzato per l’occasione) da 1,5 Ghz (disponibile fino a 1,8 Ghz su richiesta), spessore variabile tra i 2 centimetri a 5 millimetri, display da 13 pollici, webcam, bluetooth, wireless, disco rigido da 80 Gb (su richiesta è disponibile anche allo stato solido, da 64Gb), 2 Gb di ram e un’autonomia che dovrebbe sfiorare le 5 ore, il tutto in meno di un chilo e mezzo di peso, ne fanno un prodotto di altissima tecnologia (ed il prezzo, che si assesta sui 1800$) che sicuramente non tarderà a diventare oggetto del desiderio di molti “tecnologi”, ne più ne meno di quello che fece l’iPhone lo scorso anno (ne sono stati venduti 4 milioni in 6 mesi…).
Voler essere sottili però, comporta dei compromessi. Niente unità cd/dvd ad esempio (è disponibile un’unità superdrive esterna, con un costo aggiuntivo di 99$, ma allora la comodità va a farsi friggere…), niente porte ethernet (in Italia il wireless non è diffuso come negli USA…), una sola USB (mouse o pendrive? Doh…), niente FireWire…
Se poi lo paragoniamo ad un MacBook, le cose diventano imbarazzanti: 650 euro per poco più di un chilo di peso e pochi millimetri di spessore, con un processore più lento e l’assenza di un lettore/masterizzatore cd/dvd integrato… Fosse stato ancora più piccolo, avrebbe avuto un senso, ma così…

Le altre novità non sono in ogni caso di scarso rilievo: film (anche ad alta definizione) disponibili su iTunes e il rilancio della Apple TV (vero flop del 2007 per Cupertino) che proprio dall’interazione con iTunes dovrebbe trarre il suo più grande vantaggio. Sicuramente l’aver già portato a casa l’accordo con 20th Century Fox, Warner Bross, Disney, Universal, Sony Pictures e Paramount, ed il costo irrisorio (tra i 3 ed i 4 dollari a titolo, a seconda della novità) da qualche (seria) garanzia del fatto che un futuro, questa idea, possa averlo.

Apple: cosa c’è nel cilindro?

apple-keynote2008.jpgOrmai ci siamo. Tra poche ore, Steve Jobs terrà il suo annuale KeyNote, da sempre sinonimo di grandi novità per il mondo Apple (e non). Da veri esperti del marketing, a Cupertino hanno provveduto a far salire anche quest’anno la tensione e l’attesa, grazie anche alla intrigante immagine che capeggia sul sito ufficiale della Apple: “c’è qualcosa nell’aria”.

Come ogni anno, le previsioni non mancano, anche le più stravaganti. Puntualmente però, Jobs e i suoi hanno stupito la platea, proponendo qualcosa che nessuno aveva immaginato (con poche eccezioni, ad onor del vero).
Ormai lanciati sulla pista della multimedialità più spinta (tra l’iPod e l’iPhone, Apple sta letteralmente tracciando la via), lanceranno un nuovo prodotto di quella gamma? Difficile che rinnovino ulteriormente gli iPod (sono appena stati”ritoccati”) e l’idea di un iPhone più veloce, a meno di 6 mesi dalla sua uscita sul mercato, non mi sembra adeguata a giustificare tanta attesa (magari ci sarà, ma non sarà il piatto prelibato).
Difficile anche immaginare una nuova versione del nuovo sistema operativo: Leopard è appena stato appoggiato sugli scaffali dei grandi magazzini, al massimo dovremo accontentarci dei soliti meravigliosi “assaggi”.

Jobs proporrà forse un nuovo computer? Una versione magari alleggerita, in linea con l’integrazione sempre maggiore tra telefonia, palmari e computer? Difficile a dirsi, e non sarò certo io a sbilanciarmi, non essendo un fanatico della mela e non seguendo quindi le indiscrezioni che saranno certamente circolate negli ultimi giorni.

Quello che è sicuro però, è che sarà un grande spettacolo, a prescindere dalle novità presentate, perché quello si, che è nel dna di Apple (e di Jobs).