Facciamoci un’idea sul nucleare!

mbeo via Flickr

L’altra sera ho finalmente trovato il tempo di dare un’occhiata ad un curioso DVD, arrivato in casa allegato ad una qualche rivista. Il titolo è piuttosto interessante: “Fatti un’idea sul nucleare!”, sottotitolo “Vivi un viaggio alla scoperta di una nuova energia.”
In genere sono piuttosto titubante e dubbioso quando sono i principali interessati (in questo caso Enel e la francese EDF) a promuovere un messaggio di “scoperta”, difficilmente ho trovato descrizioni imparziali e oggettive, ma anche in questo caso ho cercato di mettere da parte i dubbi e, con mente aperta, mi sono sorbito Alessandro Cecchi Paone che per 16′ 00″ mi ha spiegato (con un ottimo effetto di computer grafica) il messaggio che i costruttori delle future centrali nucleari italiane volevano che io ricevessi. L’ho persino ascoltato due volte, per essere certo di aver colto ogni aspetto, ed eccomi qui a cercare di mettere in risalto qualche mancanza e qualche perplessità in materia.
Mi scuso sin d’ora per l’ovvia lunghezza della mia trattazione (che ho comunque cercato di suddividere il più possibile in sezioni in modo da renderne più semplice la lettura), ma ritengo la questione estremamente importante e bisognosa di un adeguato approfondimento e dibattito.

Come facilmente prevedibile, nonostante il titolo preveda il “farsi un’idea sul nucleare” (che di solito prevede la presenza argomentazioni opposte tra le quali l’ascoltatore è poi chiamato a “scegliere”), il DVD è sostanzialmente un monologo su quanto bella, pulita e sicura sia l’energia nucleare.
Fuorviante risulta anche il sottotitolo: definire “nuova” un’energia che vede la luce oltre 50 anni fa (la prima centrale nucleare data del 1954) mi sembra un po’ una forzatura.
Altro punto “curioso” è il pensare di poter dare un’idea chiara della questione in 16 minuti scarsi (di cui 3′ 30″ sono di introduzione generale, 1′ 30″ sulla natura e la lavorazione del combustibile, 1′ 30″ sul meccanismo della reazione, 4′ sui diversi tipi di reattori, 4′ sui “rifiuti” prodotti e in ultimo 2′ scarsi sulla questione della sicurezza), soprattutto considerando che il DVD è un supporto standard, in grado di contenere fino a 240 minuti di video: certo non è un problema di spazio, ne di mancanza di cose da raccontare, visto che EDF è una delle aziende leader nel settore del nucleare europeo immagino che di cose da dire ne abbiano parecchie, a volerle cercare…

Ma scendiamo nello specifico delle argomentazioni proposte nel dvd, cominciando dall’Introduzione.

  • In primo luogo, nei primi minuti del DVD si afferma che il nucleare rappresenti l’unica alternativa per la produzione su larga scala di energia che prevede un basso impatto sull’ambiente. Posso condividere il punto, ma non condivido la validità dell’argomentazione: perché sarebbe necessaria una produzione su larga scala? In molti paesi ci sono state esperienze di “produzione diffusa” dove numerosi impianti mini-eolici e solari rendono non solo sostenibile la produzione, ma più sicura e resistente (vedere alla voce “produzione in rete”).
  • Viene poi affrontata la questione del costo: si afferma infatti che il minor costo (-20%) della produzione di energia nucleare rispetto a quella di una comune centrale a GAS darà maggior accesso all’energia per i cittadini del nostro paese. Ora, pur dando per scontato che i nostri concittadini abbiano bisogni di “maggior accesso” all’energia (considerando che siamo una società di spreconi e forse dovremmo puntare a consumarne meno, e non di più), è tutto da dimostrare che il ciclo completo di vita di una centrale nucleare porti ad una riduzione dei costi rispetto ai metodi alternativi: ho già avuto modo di trattare la questione in un post dello scorso anno e quindi non mi dilungherò oltre.
  • Sulla questione dei costi del combustibile, l’instabilità politica dei paesi produttori di petrolio viene messa in contrasto con la maggior stabilità dei paesi produttori di uranio: USA e Russia in primo luogo, affermando tacitamente quindi come saremmo meno soggetti a “ricatti” se scegliessimo la via del nucleare. Purtroppo il prezzo dell’Uranio è già da molti anni in forte ascesa e la stabilità politica dei paesi produttori non contribuirà certo a far si che le aziende estrattrici rinuncino ai legittimi guadagni.
  • Sempre in relazione ai minori costi, viene affermato che questo darà maggior “competitività” al paese. Questo punto onestamente mi sfugge: in che modo l’acquisto di centrali “preconfezionate” dalla Francia porterebbe ad un rilancio del paese? Non è forse, al contrario, proprio quello delle energie rinnovabili uno dei principali settori “in positivo” che stanno emergendo da questa terribile crisi economica?
  • Non poteva mancare, in questa trattazione iniziale, la questione delle dipendenza energetica dall’estero. Anche questa risposta di Enel ed EDF continua a sfuggire alle mie limitate capacità cognitive: visto che in Italia di giacimenti di Uranio non ne abbiamo (e quindi dobbiamo acquistarlo dall’estero), in che modo il passaggio al nucleare ci consentirà di ridurre la nostra dipendenza dall’estero? Inoltre: che incidenza complessiva riteniamo possano avere le centrali nucleari sul fabbisogno italiano e come pensiamo di “ridurre la dipendenza dall’estero” per la quota parte restante? Se le cifre si andassero ad allineare a quelle degli altri paesi dell’OCSE, il nucleare potrebbe coprire il 30% del nostro fabbisogno, che attualmente prevede un’importazione dell’80% dell’energia di cui necessitiamo. Nella migliore delle ipotesi resterebbe una dipendenza dal petrolio del 50% del nostro fabbisogno annuo: c’è un piano per gestire la questione? Naturalmente nel DVD di tutto questo non si fa il minimo accenno.
  • Tra i punti a favore dell’adozione del nucleare, viene subdolamente proposto il fatto che nel mondo ci sono 450 centrali di cui oltre 150 in Europa, di cui svariate collocate entro 200 chilometri dal confine italiano, facendo del nostro paese l’unica “grande nazione industrializzata” a non ricorrere all’energia atomica. Il tacito intento è chiaramente quello di farci passare come “arretrati” rispetto al resto del mondo. Credo che citare la larghissima adozione a livello mondiale della pena di morte (che pure ci vede fermamente contrari) sia sufficiente a ribattere: il fatto che molti compiano un errore non lo rende meno sbagliato.
  • Passa sotto silenzio assoluto, in questa introduzione, il fatto che i tempi di costruzione e messa in opera delle centrali previste per l’Italia siano biblici (oltre 10 anni) e che nel frattempo tutti i problemi attualmente in essere persisteranno, soprattutto visto che sono stati tagliati gli investimenti alle altre forme (rinnovabili) di produzione di energia.

Passiamo ora al primo dei punti del “menu”: il combustibile.

  • A detta dello stesso Cecchi Paone, l’uranio destinato a fungere da combustibile per la reazione nucleare subisce una “lavorazione complessa”. Complessità tale da suggerire agli autori del dvd una descrizione che definire “sintetica” è esagerato: letteralmente si elencano i passi, “Estrazione”, “si prosegue con i processi di raffinazione”, “si ottiene la così detta Yellow Cake”, “si continua con la fase di arricchimento” per concludere dicendo che l’arricchimento è tale da non consentire un uso militare del prodotto finale. Punto, fine, “end”. Non un cenno sui costi (di lavorazione, estrazione, raffinazione, arricchimento), non sulla durata stimata delle riserve disponibili, non sulle tecnologie utilizzate per la lavorazione, la raffinazione, l’arricchimento.

Secondo punto del menu titola “i reattori“.

  • Si tratta di una rapida (rapidissima) panoramica dei principali tipi di reattori, dei quali vengono fondamentalmente citati i significati degli acronimi dai quali prendono il nome (e nemmeno tutti) senza approfondire minimamente sulle differenze tra gli uni  e gli altri, ne facendo un confronto che ne metta in luce i pro ed i contro, ne tanto meno (prevedibilmente) alcun cenno viene fatto sui potenziali rischi che li caratterizzano, in particolar modo gli EPR, proprio quelli che vedremo costruire in Italia. Neppure nell’accenno alle “precedenti generazioni” vien spiegato cosa è cambiato dall’una all’altra: perché scegliamo gli EPR? Perché questa generazione? In cosa differisce da quella precedente e quali aspettative possiamo porre sulle generazioni future?

Arriva poi la questione più spinosa: “i rifiuti“.

  • Già il fatto che si eviti accuratamente il più largamente usato termine “scorie” la dice lunga su come l’argomento viene trattato. Cominciando dai dati quantitativi, piuttosto fumosi, viene detto che il 90% dei rifiuti sono costituiti da materiale a “bassa attività”, il cui decadimento sotto i livelli della radiazione naturale impiegherebbe circa 20-30 anni; sommato ai rifiuti a “media attività” (decadimento in 300 anni), ammonterebbero a circa 80 m3 annui, “il 30% in meno rispetto alle centrali della precedente generazione”. A questi andrebbero poi aggiunti 9-15 m3 annui di rifiuti “ad alta attività” il cui decadimento si assesterebbe intorno al migliaio d’anni.
  • Assumendo che i dati siano corretti (cosa che sembra non essere confermata da WikiPedia, che parla di scorie con decadimenti compresi tra 300 ed un milione di anni), ed ignorando il fatto che il 90% ipotizzato per i rifiuti a “bassa attività” cozza un pochino con i 15 m3 annui dichiarati per le scorie ad “alta attività”, proviamo a fare due rapidi calcoli: 80+15=95  m3 annui totali di rifiuti. Considerando una durata di vita stimata in 60 anni per centrale (come spiegato nel DVD, anche se WikiPedia stima la durata media di una centrale in 25-30 anni), avremmo 5700 m3 annui scorie per ogni centrale nucleare da smaltire, che per rendere un’idea quantitativa costituiscono un cubo alto largo e lungo poco meno di 17 metri (un palazzo di 5 piani), di cui una certa parte dovrebbero essere collocate al sicuro per “un milione di anni”, un paragone che forse da un’idea migliore dei “cinque chicchi di riso per italiano all’anno” proposti dal DVD. Silenzio completo anche sul fatto che queste scorie debbano essere “diluite” in volumi spaziali molto più importanti di quelli delle scorie stesse, a causa dell’intenso calore dovuto al decadimento radioattivo.
  • Manca completamente nel dvd, inoltre, il valore del rapporto tra la quantità di combustibile immesso e la quantità di rifiuti prodotti: sappiamo (da altre fonti) che le centrali nucleari hanno un rendimento termico piuttosto basso, essendo in grado di produrre energia elettrica solamente dal 30 al 35% dell’energia termina sprigionata dalla reazione.
  • Si parla poi di “riprocessamento” delle scorie “ad alta attività”, senza ovviamente accennare al fatto che questa è un’operazione “a rischio di proliferazione nucleare”, e senza indicare quantità e vantaggi quantitativi ed economici del processo.
  • Non sarebbe il caso, visti i volumi in ballo, il tempo di decadimento e la pericolosità di queste scorie, di ragionare sul “dove metterle” prima di cominciare a produrle? Proprio non siamo in grado di trarre nessuna lezione dai rifiuti urbani che invadono le strade di mezza Italia? Attualmente la gestione delle scorie è un problema anche per gli altri paesi mondiali che adottano il nucleare (considerando una produzione annuale di 200.000 m3 di scorie a “bassa e media attività” e oltre 10.000 m3 di scorie ad “altà attività”, non stupisce): lo stoccaggio “a lungo termine” andrebbe idealmente effettuato in depositi geologici attualmente inesistenti; solo la Finlandia ha effettivamente iniziato la costruzione di un deposito (come ammette il DVD), tutti gli altri stati, comprese le “grandi nazioni industrializzate” stanno ancora “studiando siti idonei”.

Ultimo punto trattato è quello sulla “sicurezza“.

  • Curioso (ma forse non troppo?) il fatto che si dedichi l’ultimo posto alla questione che per molti italiani è la più spinosa e controversa. Il fatto che la questione venga trattata in circa 2 minuti porta purtroppo a diradare definitivamente i dubbi in proposito. Sostanzialmente il DVD dice che la sicurezza è al primo posto in tutta la progettazione della centrale nucleare ed oltre a “procedure standardizzate e controlli continui” (che ha lo stesso valore del “in Italia si effettuano continui e circostanziati controlli contro la guida in stato di ebrezza”) i reattori delle centrali sono protetti da “due pareti spesse oltre un metro” (il riferimento al fatto che siano “in grado di sostenere l’impatto di un aereo di linea” la dice lunga sugli intenti con i quali il dvd è stato confezionato) e da “acciaio ad alta resistenza”. Misure di sicurezza piuttosto ridicole, se consideriamo che le forze in gioco nel malaugurato caso di una reazione incontrollata sono di gran lunga maggiori di quelle che rasero al suolo Hiroshima alla fine della seconda guerra mondiale…
  • Si fa inoltre riferimento a “sistemi di sicurezza” ridondanti ed indipendenti (nel numero di 4, nello specifico delle centrali di tipo EPR) in grado di evitare errori umani e guasti alla strumentazione. Nulla però tiene i cittadini al sicuro dai problemi “volontariamente” procurati (al fine di risparmiare) che vengono ad esempio delineati da questo articolo di Terra.it.

In conclusione vorrei quindi ribattere alla frase di Cecchi Paone che chiude il DVD, “il nucleare non è forse l’unica soluzione al problema energetico, ma certamente senza nucleare non c’è soluzione”. Trovo che questa sia una posizione di parte ed irricevibilità; il problema energetico è un problema che va risolto a livello mondiale, investendo massicciamente sulle energie rinnovabili e non sull’ennesimo sostituto del petrolio che già troppi danni ha fatto all’ambiente ed al clima. Invito tutti quanti a documentarsi maggiormente sul tema, leggendo ad esempio le pagine di WikiPedia dedicate all’energia ed alle centrali nucleari, alle scorie radioattive e via dicendo. Solo un’informazione completa, a 360 gradi ed un dibattito ragionato porteranno alla scelta della soluzione migliore…

Advertisements

6 pensieri su “Facciamoci un’idea sul nucleare!

  1. Nico Zanferrari

    Ben fatto!

    Un paio di piccoli spunti in aggiunta (detti da un chimico 😉 :

    – COSTI: quando dicono che le centrali nucleari sono convenienti, gradirei che mettessero nel conto anche i costi di smaltimento delle scorie e della dismissione delle centrali stesse. E togliessero i contributi statali a fondo perso. Altrimenti non si capisce perchè non le costruisca praticamente più nessuno da decenni…
    – SCORIE: come possiamo costruire nuove centrali senza neanche aver pensato a cosa fare delle scorie già accumulate con le vecchie …
    – SICUREZZA: è molto facile ironizzare su questo punto in Italia, dove non siamo in grado di completare autostrade o pulire le città dall’immondizia. Aggiungerei però che i controlli non li deve fare chi gestisce le centrali – e che anche questi sono costi che vanno messi nel conto.

    Nico.

    Rispondi
  2. Paolo Di Girolamo

    Il tuo invito a leggere la pagina Wikipedia che riguarda il nucleare non è un ottimo consiglio. Siccome me la sono spulciata per bene anche io alla fine ho notato che i dati sono sempre molto vecchi (alcuni risalgono addirittura al 2003), che alcune informazioni provengono direttamente da articoli Greenpeace che sinceramente non considero una delle fonti più imparziali, anzi è risaputo che gonfia i numeri ad hoc, tant’è vero che per Chernobyl ha diffuso la cifra di 6 milioni di morti mai verificata da nessuna organizzazione mondiale che però tristemente, e non casualmente, richiama la cifra la Shoah. Dunque, Wikipedia non è una fonte di informazione attendibile invece ti consiglio gli articoli del Forum Nucleare Italiano (http://www.forumnucleare.it/) sono onesti o perlomeno con cifre che riportano anche le organizzazioni mondiali sull’energia. I temi che hai tirato in ballo sono tanti e per ognuno ci sarebbero molte cose da dire ma vorrei soffermarmi su quello delle scorie: quello che riporta Wikipedia è assolutamente falso, ti linko invece un articolo ben fatto scritto da un ingegnere nucleare molto importante http://www.archivionucleare.com/index.php/2009/11/25/scorie-radioattive-mito-ridimensionare/ .

    Rispondi
    1. alt-os Autore articolo

      Ciao Paolo, consentimi di non considerare “forumnucleare.it” più attendibile di WikiPedia: se consideri errati i dati (e sei in grado di fornire documentazione attendibile a riguardo), modifica tranquillamente la pagina di WikiPedia, sono sempre molto disponibili verso chi contribuisce. Per quanto riguarda l’articolo di Archivio Nucleare, provvederò a leggerlo (promesso), ma sulla questione delle scorie ho indagato a fondo e non solo basandomi su WikiPedia (che per altro è un punto di partenza per informarsi, cosa che ad esempio non è il DVD in oggetto) quindi le affermazioni che faccio sono fondate e non “tirate a caso”…

      Rispondi
    2. alt-os Autore articolo

      Paolo, ho letto l’articolo. Lasciami fare qualche considerazione.
      1. Nessuno ha messo in dubbio che le scorie vengano trattate in modo “responsabile”; d’altra parte non è (per ora) nell’interesse di nessuno concedersi leggerezze in materia. Ricordiamoci però che in Italia abbiamo una ventennale esperienza in quanto a smaltimenti illeciti, per cui sarà importante vigilare sull’argomento, preferibilmente delegando il compito ad aziende diverse da quelle che le scorie le producono…

      2. Sulla questione di Piazza S. Pietro, quella di Mazzini è decisamente un’esagerazione: valori “comparabili” con quelli di Chernobyl significa solo che sono nello stesso ordine di grandezza, potrebbero essere tranquillamente 50 volte superiori. Allo stesso modo, che non ci siano evidenze di danni al corpo umano per via delle radiazioni (come l’articolo cerca di suggerire) è una falsità bella e buona (certo non parliamo di radiazione naturale).

      3. Sul volume delle scorie, quando Mazzini afferma che “oltre il 99%” delle scorie italiane è composto da materiale ad intensità “medio-bassa” fa riferimento (e mi piacerebbe vedere dati oggettivi in materia) ad un caso specifico e limitato, di un paese che NON sta producendo nuove scorie e ha (evidentemente) già smaltito altrove (Germania?) la parte restante. La produzione di energia nucleare produce alcune decine di metri cubi annui di rifiuti ad alta attività che impiegano, per decadere sotto la soglia della radiazione naturale non decine di migliaia di anni (come afferma Mazzini), ma fino ad un milione di anni (100 volte superiore, per fare i calcoli). Sono queste le scorie che sono problematiche da collocare, anche perché lo stoccaggio all’interno delle centrali stesse è (a detta di tutti) una sistemazione temporanea in attesa di individuarne di congrue (come detto nel post, problema comune a quasi tutti gli altri paesi che adottano il nucleare).

      4. Allo stesso modo, fare affidamento sul progresso futuro per la gestione delle scorie è quantomeno irresponsabile. Sarebbe come continuare scelleratamente ad emettere CO2 in atmosfera sperando che qualcun altro, prima o poi, trovi il modo di risolvere il problema. Quando avremo una soluzione valida, potremo cominciare a produrre scorie, prima di ciò stiamo solo commettendo un atto irresponsabile nei confronti dei nostri “posteri”, che per quel che ne sappiamo potrebbero scoprire non solo modi migliori per smaltirle, ma anche nuovi rischi dei cui noi ora non siamo consci (vedere alla voce “piombo in atmosfera” o “amianto” ) e potrebbero gradire non essere caricati di questo fardello.

      Ciò detto, quello in oggetto mi è sembrato un articolo semplicistico e profondamente parziale, che omette tra l’altro di individuare tutta una serie di dubbi legati agli usi impropri e volontari delle centrali nucleari (quali la riduzione dell’attività ai suoi limiti minimi al fine di risparmiare) che potrebbero portare ad incidenti (come molti stanno capitando in questi ultimi anni in Francia alle centrali di EDF, non dimentichiamocene).

      Rispondi
  3. giovanni

    Giusto per completare:
    In agosto ero in Germania per una Summer school di fisica applicata, guardacaso sull’idrogeno.Bene, alcune cose saranno di parte ma tutte le relazioni dicevano che la curva di disponibilità dell’uranio segue da vicino quella del petrolio.
    Quindi: quando ci saranno le centrali non ci sarà l’uranio …
    Poi vorrei ricordare il pasticcio dello smaltimento dei rifiuti attuali (vi ricordate il tentativo di spedirle in grotta in Basilicata, qualche estate fa?).
    E poi i Caltagirone sono liberi (e lottano assieme a loro?) … Per chi non lo ricordasse ci fu uno scandalo relativo a costruzioni poco solide (e serie) in quel di Roma negli anni ’70 …
    Altra cosina: vi ricordate come era nato il problema in “Sindrome cinese?”, con delle radiografie delle saldature duplicate per evitare le spese di controllo, secondo voi non caputerebbe in Italia ?
    Ma il cemento terrà, dicono, ed io aggiungerei che anche quello della diga del Vajont ha tenuto, ma non è servito molto a Erto e Casso, spazzate via dall’onda causata dal Monte Toc: guardatevi lo spattacolo di Paolini, ottimo esempio di come si può informare “intrattenendo”.
    Per ciò che mi riguarda io limiterei il nucleare a dova ha senso (tipo il riscaldamento del mars explorer) ed eviterei di mettere le dicisioni in mano a gente seria come “il gruppo di responsabilità” 😛

    Saluti da una Svizzera nucleare ma in diminuzione.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...