Test ride: Aprilia Dorsoduro 750

Aprilia Dorsoduro 750

Ecco l’occasione di provare (e parlarvi) di una moto italiana, degna avversaria della Ducati Hypermotard 796, la Aprilia Dorsoduro 750. Prima di parlarvi di cilindri, valvole e ammortizzatori, consentitemi di fare i complimenti ad Aprilia per l’impeccabile organizzazione del Moto Live Tour 2010, non solo per l’azzeccata scelta delle location (per quanto riguarda la tappa di domenica, si tratta di Stresa e dei monti alle sue spalle), ma per tutta una serie di dettagli che dimostrano l’accuratezza con cui la prova è stata preparata: il percorso ben assortito (consentendo ai tester di provare le varie funzionalità della moto in modo approfondito), la gestione delle registrazioni (prenotazione online, chiamata di conferma un paio di giorni prima), allestimento del “campo base” (con buffet, ben indicato, in una splendida cornice sul lago, con tanto di moto esposte). Insomma, davvero una dimostrazione di professionalità e cura che non potevo esimermi dal lodare.

Il look

Veniamo alla moto: l’aspetto della Dorsoduro 750 non può che tradire la vera anima di questa moto. L’altezza ed il disegno della sella, il parafango anteriore alto e lungo, le linee taglienti, il manubrio ampio e dotato di paramani integrati ne tradiscono l’indole agile e sportiveggiante, nessuno potrebbe non notare al primo colpo che si tratti di una supermotard. Gli elementi di carenatura sono ridotti al minimo indispensabile, lasciando ai componenti della moto il compito di “fare lo stile”: è il caso dallo scarico sottosella, molto originale ed azzeccato, o della sella, lunga e piatta a dare alla moto un aspetto estremamente “agile e leggero”.
Tre le colorazioni disponibili per la versione standard (verde, rosso e nero), ai quali si aggiungono il grigio ed il bianco per la sola versione con ABS (che non vede però il colore verde tra quelli disponibili).

Il motore

Il bicilindrico a V (90°) longitudinale da 750cc è sicuramente uno dei punti di forza dell’Aprilia Dorsoduro, esaltato dall’accoppiamento con l’acceleratore gestito elettronicamente che ha finalmente trovato la soluzione dei suoi guai di gioventù (ora l’apertura è pronta e diretta, non si sente assolutamente il delay dovuto all’elettronica): la moto è in grado di risultare fluida e morbida nell’erogazione (mappatura touring o rain) tanto quanto cattiva ed aggressiva, prontissima ai bassi regimi, usando la mappatura sportiva. La potenza non è esagerata paragonandola a moto di uguale cilindrata (92CV a 8750 giri), ma la coppia massima raggiunta a soli 4500 giri (82nm) rende questa moto estremamente divertente da guidare, proprio come si chiede ad una supermotard. Anche l’allungo non è male: sebbene non “muri” arrivando al limitatore (da notare la ridotta visibilità del suo indicatore) attorno ai 10.000 giri, viene decisamente naturale cambiare prima, dato che “il tiro” scema vistosamente superati i 9000 giri.
Il rumore allo scarico è davvero notevole: se al minimo è cupo ed aggressivo, in rilascio è facile imbattersi in scoppiettii di rilascio che rendono ancora più emozionante l’esperienza in sella a questa moto.

La ciclistica

Una moto così votata alla sportività funambolica delle supermotard non può che avere nella ciclistica un reparto di prim’ordine. Per il sistema frenante, Aprilia ha scelto di adottare una coppia di dischi da 320mm di diametro con profilo “wave” all’anteriore e un disco singolo da 240mm al posteriore, con pinze radiali a 4 pistoncini davanti e pinza a singolo pistoncino dietro. I tubi dell’impianto frenante sono in treccia ed il risultato è assolutamente apprezzabile: la frenata è molto potente (soprattutto davanti) e progressiva, comunque ben modulabile sia all’anteriore che al posteriore, dove l’elevata escursione del pedale consente di arrivare, volendo, al bloccaggio della ruota pur mantenendo il massimo controllo in ogni fase. Disponibile anche l’impianto ABS, targato Continental.
Per quel che riguarda le sospensioni, la forcella anteriore vede il classico schema a steli rovesciati da 43mm di diametro (Showa) con un’escursione massima di 160mm, tarata un po’ morbida ma in grado di garantire un discreto sostegno anche a velocità più sostenute, ma comunque regolabile sia nel freno idraulico in estensione che nel precarico. Al posteriore, il forcellone in lega d’alluminio monta un monoammortizzatore idraulico Sachs regolabile in estensione e precarico.
Il telaio misto alluminio (nella parte superiore) e tubi d’acciaio (nella parte inferiore) garantiscono a detta dei tecnici di Noale l’ottimale rigidità torsionale, garantendo alla moto prestazioni e facilità di guida superiori alla diretta concorrenza.

La guida

Anche a prima vista, non si può non notare l’altezza importante di questa moto. La sella posizionata a 870mm da terra però è ben scavata, garantendo così un decente appoggio a terra anche a piloti sotto il metro e 70. Le pedane sono molto ampie e comode, la posizione di guida non troppo avanzata (a differenza di quel che accade con l’Hypermotard, dove si è praticamente seduti sul serbatoio) e nonostante quale vibrazione di troppo (trasmesse sia dalle pedane che dalla sella, decisamente rigida), il comfort di guida è piuttosto buono.
Ottimi gli specchietti retrovisori: ampi quanto basta, ben posizionati, non soffrono delle vibrazioni trasmesse dal bicilindrico.
Un po’ dura (soprattutto paragonandola a quella dell’Hypermotard 796), la frizione idraulica tende a “strappare” un po’, soprattutto in prima, ma si comporta nel complesso in modo discreto non facendo nemmeno rimpiangere più di tanto la mancanza del sistema di antisaltellamento ed accompagnando bene il lavoro del cambio, preciso e corto negli innesti.
Scomodo il cavalletto, posizionato molto in alto in una posizione “innaturale”, alla quale ci si deve abituare. Ottimo invece il manubrio: ampio e ben sagomato rende estremamente facile ed intuitiva la guida di questa moto da 186kg di peso.

Conclusioni

Aprilia ha voluto creare (son successo) un mezzo divertente e sportivo. La Dorsoduro non è certo una moto pensata per chi vuole fare lunghi viaggi (complici la pochissima protezione aerodinamica e l’impostazione sportiva della guida), ma considerando anche il prezzo piuttosto contenuto (9190 euro, 600 in più per l’ABS) si tratta di una delle migliori offerte sul panorama delle “supermoto”.

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