Test ride: Ducati Monster 1100 ABS

Ducati Monster 1100 ABS

Ecco la prima delle quattro puntate dedicata alle moto italiane per eccellenza, le Ducati: in occasione della tappa bergamasca del Ducati Tour 2010 ho avuto la possibilità di provare (e confrontare con giri in successione) alcune delle più belle moto e delle principali novità che la casa di Borgo Panigale offre al pubblico. Prima tra tutte, per oggettiva diffusione, la Ducati Monster, nella sua versione dalla cubatura maggiore (1078cc) e dotata di ABS.

Il look

Il look di questa moto si potrebbe rapidamente riassumere con la sola dicitura “Monster”. Tutte le moto della famiglia Monster (696, 1100 e la nuova 796) infatti condividono in modo sorprendente l’aspetto estetico, differenziandosi solamente per la componentistica e qualche accorgimento stilistico. Per quanto riguarda la 1100 troviamo il solito monobraccio posteriore su cui gira la ruota posteriore montata su un cerchio in lega leggera a 5 razze a Y (uguale a quella montata sulla versione 796, mentre il cerchio della 696 ha un disegno a 3 razze). Il telaio è il solito traliccio di tubi d’acciaio, marchio di fabbrica delle naked (e non solo) made in Ducati.
Anche rispetto alle versioni precedenti, le modifiche sono davvero pochissime (faro, qualche dettaglio su coda e serbatoio), garantendo una continuità estetica tra i vari modelli che non ha eguale tra le altre case costruttrici.
La 1100 è disponibile in tre colorazioni: rosso, argento e nero. Spicca la mancanza del bianco (disponibile invece su 796 e 696), sempre molto richiesto.
Assolutamente invisibile invece l’impianto ABS, il cui unico indizio visibile sono le (comunque molto discrete) ruote foniche.

Il motore

Il motore Desmodue è ormai una garanzia: nell’ultima evoluzione da 1078cc, questo bicilindrico ad L (2 valvole per cilindro) raffreddato ad aria e dotato di distribuzione desmodromica è in grado di scaricare a terra 95 cavalli a 7500 giri. Sebbene la potenza di picco non sia tra le più elevate della classe (soprattutto paragonandola alla cubatura del motore), la coppia di 103 Nm e soprattutto i bassi regimi a cui viene erogata (il picco è rilevato a 6000 giri) ed il ridottissimo peso che devono spostare (meno di 170kg) rendono questa moto una valida alternativa alle supernaked che dominano il mercato delle 1000, mantenendo allo stesso tempo però un profilo più “disimpegnato”, quasi atipico. Durante la guida, il motore risulta un po’ ruvido ai bassi regimi (soprattutto nella partenza da fermo serve giocare parecchio di frizione) e nonostante sia dotato di un discreto allungo, sorpassati i 9000 giri si “svuota” piuttosto bruscamente.

La ciclistica

La ciclistica delle Monster è da sempre concepita all’insegna della semplicità e funzionalità: con la 1100 il comparto frizione abbandona la versione “APTC in bagno d’olio” che caratterizza i modelli di cubatura inferiore per passare alla versione “a secco” che invece troviamo su quasi tutti i modelli top di gamma Ducati; il comando idraulico garantisce una fluidità ed una morbidezza davvero notevoli.
Notevole anche il comparto sospensioni: la forcella Showa a steli rovesciati da 43mm di diametro garantisce un buon sostegno in tutte le condizioni ed è oltretutto completamente regolabile (cosa non vera per le versioni 696 e 796); al posteriore troviamo un monoammortizzatore Sachs a leveraggi progressivi (questa si, condivisa dalle altre sorelle minori), regolabile in precarico ed estensione che riesce nel difficile compito di non trasmettere troppo le sconnessioni al pilota mantenendo comunque un ottimo contatto al suolo ed un’ottima trazione.
Sempre ottimo il comparto freni: come per le altre Monster, si tratta di una coppia di dischi da 320mm di diametro su cui lavorano pinze radiali Brembo a 4 pistoncini che non hanno certo difficoltà a frenare i poco più di 7 chili di differenza rispetto alla più piccola 696. Il comando è forse un po’ spugnoso nella parte iniziale, ma l’efficacia è davvero notevole. Al posteriore troviamo lo stesso impianto delle altre Monster: disco singolo da 245 mm su cui svole un discreto lavoro la pinze a due pistoncini.

La guida

La prima cosa che sorprende, salendo su questa moto, è quanto appoggio a terra il pilota abbia. Nonostante la sella non sia poi bassissima (810mm), è sagomata in modo tale da consentire anche ai piloti di statura più ridotta di appoggiare bene a terra i piedi. La posizione di guida non è di quelle esasperate, sebbene l’ampiezza del manubrio e la distanza portino il pilota ad “appoggiarsi” parecchio sul manubrio con i polsi, posizione che sui lunghi tragitti può diventare stancante.
Gli unici nei riscontrabili alla guida di questa moto sono le (notevoli) vibrazioni che il motore due cilindri trasmette a telaio e pilota e la tendenza a chiudere un po’ lo sterzo se, affrontando curve a bassa velocità, si chiude il gas lasciando lavorare il freno motore.

Conclusioni

In conclusione si può dire che questa moto eredita dalla famiglia Monster tutti i pregi e le peculiarità delle versioni più piccole, migliorando d’altro canto in modo significativo le prestazioni, un po’ “strozzate” nelle versioni minori: i 20Nm di coppia in più rispetto alla versione 696, rapportati ai poco più di 7 chili di peso di differenza (161kg per la 696, 168 per la 1100) ne cambiano decisamente l’impostazione.
Si tratta naturalmente di una moto più “tranquilla” (se si può così definire una moto da 95 cv), piuttosto comoda (anche in due) e dalla ciclistica più sana rispetto alle supernaked 1000cc che il mercato ci ha abituato a veder girare sulle nostre strade.
Non proprio ridottisimo il prezzo, 11200 euro chiavi in mano (500 euro circa in più per la versione con ABS), che posiziona il Monster 1100 nella fascia “alta” della categoria, con quasi 1000 euro di sovrapprezzo rispetto alla Kawasaki Z1000, la più venduta del segmento).

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