Vegetariano o no?

Bistecca

Allibito via Flickr

Avevo promesso questo post qualche tempo fa, ma avevo bisogno di un po’ di tempo per mettere insieme i vari spunti e tirare fuori qualcosa di organico e sensato. In più, un “disguido” con il mio telefono ha portato alla cancellazione di una serie di appunti che avevo preso durante la lettura di un libro che su questo tema ho trovato illuminante, “Il dilemma dell’onnivoro“.

Prima di cominciare con le argomentazioni su questo intricato argomento, voglio premettere che si tratta di riflessioni personali, che non vogliono sminuire in alcun modo la posizione di coloro che hanno scelto posizioni diverse. Soprattutto in materia etico-alimentare, la scelta non può che essere personale, basata su una corretta (e spesso mancante) informazione.
Questa precisazione principalmente perché vorrei evitare di far nascere, tra i commenti di questo post, la stessa (sterile) discussione feroce e cattiva tra gli esponenti delle due “fazioni”: qui non si tratta di guerra santa, non c’è (e non può esserci se non nella testa di qualche “esagitato”, che comunque commenterà, non ho dubbi) una contrapposizione netta.

Ciò (inutilmente) detto, cominciamo: le argomentazioni sul piatto (nel vero senso del termine) sono molte, spesso articolate in modo profondo tra di loro e far emergere un quadro chiaro della situazione è tutt’altro che semplice. Ho cercato di raggruppare le considerazioni in tre temi principali, in modo da tentare di affrontarli in modo organico. Naturalmente quello che ne emerge è (me ne rendo conto) un testo lungo e denso di contenuti, che mi auguro però abbiate la pazienza di leggere per intero in modo da comprenderlo nella sua interezza.

  • Il primo motivo che spinge al vegetarianismo, sicuramente, è il senso di colpa per l’uccisione dell’animale di cui ci si sta cibando. Su questo punto (probabilmente il più delicato), ciò che si deve considerare è il ruolo dell’uomo nella catena alimentare naturale. L’uomo, per quanto nelle ultime migliaia di anni e grazie allo sviluppo dell’intelligenza e del pollice opponibile abbia stravolto la sua posizione nei confronti della natura, è costituzionalmente un onnivoro, un animale cioè portato a cibarsi di alimenti di origine sia animale che vegetale. In quello che concerne il suo ruolo di predatore (contenuto in qualche modo nell’essere un onnivoro), ha il compito di “tenere a bada” l’esplosione demografica degli animali di cui si ciba: esistono numerosi esempi in campo scientifico che mostrano come in assenza dell’uomo, certi animali (soprattutto i maiali, in questo contesto, perché in diverse occasioni si è provveduto ad introdurli in ambienti insulari che sono stati poi abbandonati dall’uomo) tendono ad aumentare esponenzialmente il numero della popolazione, distruggendo le fonti di cibo e portandosi quindi rapidamente ad un’auto-estinzione. Per essere più chiari: se sparissero i gatti, seguirebbe abbastanza rapidamente un’esplosione demografica di topi, che saturate e distrutte le fonti di cibo, si avvierebbero all’estinzione. La natura è un (delicato) equilibrio in cui preda e cacciatore svolgono entrambi un ruolo fondamentali. Da questo punto di vista, il vegetarianismo posa le sue basi sul rinnegare un ruolo che è stato affidato all’uomo dalla natura (quindi, paradossalmente, è questo un andare “contro natura”).
    C’è poi la questione della violenza nell’uccisione dell’animale, che certo accresce il sopra citato e discusso senso di colpa: si tratta però in questo caso in un aspetto soggetto a (rigida) legislazione, che impone determinate procedure atte ad infliggere all’animale la minor sofferenza possibile (l’importante è poi far rispettare questa legge, ma questo è argomento che esula dal dibattito, anche perché differisce da macello a macello, oltre che da Stato a Stato). La cosa più semplice che si possa fare, in ogni caso, è guardare a ciò che accade in natura, dove indubbiamente la gazzella azzannata alla gola dal leone non fa una fine molto meno dolorosa di quella del bue ucciso secondo la legislazione vigente, all’interno di un macello.
  • Il secondo tema, che è poi il principale tema che viene sostenuto dai vegetariani una volta presa coscienza della propria scelta (che come dicevo spesso viene inizialmente fatta sulla scia del senso di colpa di cui al punto precedente), è il fatto che “la carne fa male“. La letteratura sul tema è vasta (soprattutto negli ultimi anni) e contraddittoria, ad una lettura superficiale. Potrei analizzare le varie motivazioni che a seconda della fonte porterebbero a considerare la carne come un alimento dannoso per la salute umana, ma credo che la critica più semplice e banale a questo genere di affermazione sia il fatto che l’uomo, in quanto onnivoro, si ciba di carne da alcune decine di migliaia di anni, senza averne risentito in termini di salute. E non si obietti che l’uomo consuma carne solamente da quando ha inventato le armi per la caccia, quindi ben avanti nella sua storia evolutiva: gli uomini preistorici potevano tranquillamente cibarsi di pesce, uova, carne di animali morti da poco; per quanto in quantità piuttosto ridotte, la dieta onnivora dell’uomo non nasce contemporaneamente alla caccia. Inoltre, potremmo allo stesso tempo considerare come l’uomo si sarebbe cibato di vegetali crudi fino alla scoperta del fuoco (anch’essa piuttosto avanti nell’evoluzione umana), il che renderebbe seguendo lo stesso filo logico “dannose” anche le verdure cotte? Va naturalmente precisato come il cibarsi di carne non rappresenti per l’uomo una ferrea necessità: la stragrande maggioranza delle sostanze nutritive necessarie alla vita umana possono essere assimilate anche tramite vegetali (o composizione di tali), oltre che attraverso la sintesi dell’organismo umano stesso. Unica importante eccezione, molto più delle mitiche “proteine” (in effetti assimilabili attraverso numerosi legumi e per altro presenti in modo piuttosto ridotto anche nel latte materno nonostante questo sia abbondantemente sufficiente al sostentamento di un corpo in rapida crescita come quello di un neonato),  è costituita dalla vitamina B12 che, sintetizzata insufficientemente dal nostro organismo, deve essere oggetto di integrazione, chimica o di origine animale che sia.
    Paragrafo a parte merita la questione della “quantità di carne” che la dieta occidentale prevede: sebbene non esista una “dieta universalmente corretta”, un principio sul quale tutti i nutrizionisti sono concordi è quello del “mangiare moderatamente, mangiare naturalmente”. Mangiare carne è indubbiamente un’ottima fonte per molte delle sostanze nutritive di cui il nostro corpo necessita, ma l’eccessivo consumo (di qualsiasi cosa, per altro) porta a numerose problematiche, non ultima l’obesità. La carne andrebbe consumata 1 o 2 volte a settimana, considerando anche il fatto che le risorse biologiche necessarie all’allevamento di bestiame sono limitate dalla fisica superficie del nostro pianeta, e dovrebbe bastare a sfamare 7 miliardi di persone, senza per altro proseguire con il disboscamento massiccio che negli ultimi anni viene perpetrato al fine di aumentare le superfici pascolabili o coltivabili. Personalmente ho drasticamente ridotto la quantità di carne che consumo (senza per altro prestarci grande attenzione) in modo assolutamente naturale parallelamente all’aumento delle verdure che mangio, con il semplice aumento della disponibilità di queste ultime (che acquisto ora regolarmente da un gruppo d’acquisto): la carne resta uno dei miei alimenti preferiti, ma mangiarla un paio di volte a settimana è più che sufficiente ad appagare la mia golosità, soprattutto acquistando “carne di qualità” (vedremo in seguito).
  • Terzo ed a mio avviso trascurato argomento (si tratta sicuramente dell’aspetto che maggiormente mi ha dato da pensare, in questi mesi), è quello della sostenibilità. Si tratta di un argomento che abbraccia entrambi i temi precedenti, ampliandoli ed integrandoli; buona parte del tema si può condensare nel termine “allevamento intensivo”: per far fronte alla crescente richiesta di carne (dovuta all’arricchimento della popolazione, alla sempre minore fantasia in cucina o banalmente all’aumento della popolazione mondiale) e nel non trascurabile tentativo di massimizzare i guadagni, il processo di “produzione” della carne è radicalmente cambiato. Oggi gli animali da carne vengono allevati in modo intensivo (con varie declinazioni a seconda della specie, con raccapriccianti dettagli ed aneddoti che eviterò di riferirvi in questa sede), nutriti con sostanze che naturalmente non consumano (fondamentalmente mais e soia) che oltre a costare decisamente meno dei rispettivi cibi naturali portano ad un ingrasso molto più rapido rispetto alla controparte naturale (un manzo allevato in un “feed-lots” può arrivare a cresce di oltre 12kg al giorno, mentre la controparte allevata in modo naturale non va oltre il chilogrammo), il che porta alla necessità di imbottire questi animali di medicinali, da un lato per consentire l’assimilazione forzata delle sostanze delle quali vengono nutriti (cosa comunque fattibile per un breve periodo di tempo, scaduto il quale gli animali non possono che essere macellati), dall’altro a scongiurare epidemie alle quali lo stretto contatto e la sostanziale sedentarietà a cui gli animali sono costretti li espongono. Tutto questo fa inoltre si che gli escrementi prodotti da questi allevamenti (non solo bovini, lo stesso vale per il pollame) non possano essere utilizzati, in quanto non idonei, per la concimazione dei campi come precedentemente si usava fare, e debbano invece essere trattati come scorie chimiche con tutte le complicazioni in termini di sostenibilità ambientale.
    L’alternativa a questo modello di allevamento c’è, e prende il nome di “bio-azione” o “allevamento biologico”: consiste fondamentalmente nell’allevare gli animali all’aperto, lasciando che conducano una vita naturale e possano fruire appieno della loro rispettiva “animalità” (con le galline che razzolano, i bovini che brucano, e via dicendo). Il limite di questo genere di modello, naturalmente, è quello dei numeri: a parità di spazio occupato, un allevamento di questo genere è molto meno “efficace” di un feed-lot, con ricadute anche sul frangente economico (sebbene inferiori a quelle che immaginate, per tutta una questione di filiera). Invito però ognuno di voi a provare quale sia la differenza (anche sensoriale!) della carne di animali allevati in questo modo, per rendersi conto di quale possa essere la differenza.
    Inutile nascondere, ovviamente, come la stessa questione riguardi anche le colture di vegetali: cibarsi di vegali coltivati fuori stagione, “tirati su” a suon di fertilizzanti chimici (ricavati sostanzialmente dal petrolio) per riparare a suoli ormai sterilizzati da secoli di iperproduzione, dall’assenza di rotazione, dalla diffusione della “monocultura del mais”, non fa certo meglio che cibarsi di carne allevata nei “feed-lots”: manca di vitamine, sali minerali, ecc ecc. Anche in questo caso, la soluzione (che personalmente sto già ampiamente praticando, con estrema felicità) è quella dell’acquisto diretto dal contadino che pratica coltivazione naturale (e perché no, biologica), magari avvalendosi dei numerosi gruppo d’acquisto solidali (o GAS) che si sono negli ultimi anni formati sul territorio.
    La consapevolezza nell’acquisto dei prodotti di cui ci cibiamo (frutta, verdura, ma anche tutto il resto) è un componente fondamentale per una sana alimentazione: le etichette, le certificazioni di sostenibilità, sono tutti aspetti che ho imparato a tenere sempre più sotto controllo, guadagnandone in salute, sapore e gratificazione personale, senza per questo dover trovarmi a spendere particolarmente più di quanto spendessi precedentemente ne rinunciare ad alcunché (anzi, quest’esperienza mi ha portato a contatto con una realtà interessante culturalmente come i Gruppi d’Acquisto e Slow Food).

Lasciatemi concludere, dopo aver precisato che la mia scelta è stata quella di non diventare vegetariano, con una frase che viene direttamente dal libro “Il dilemma dell’onnivoro” (che vi invito naturalmente a leggere): “mangiare è un atto politico”; pertanto ogni gesto che compiamo va ponderato attentamente (e dopo adeguata informazione).

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19 pensieri su “Vegetariano o no?

  1. Siv

    Quoto in toto… per quanto inutile sia questo commento, mi sembrava giusto dire che condivido direi tutti i punti che hai riportato 🙂

    Rispondi
  2. Giovanni

    Giac,
    una precisazione, da esperienza: una dieta molto ricca di carne fa dimagrire, non ingraassare. PErò va fatta sotto conbtrollo medico per la quantità di chetoni che produce e fa evacuare per via renale.
    Cito da esperienza personale e da servizi visti su TSI su obesità e diete (tra l’altro in trasmissione c’era il medico che mi ha in cura per il diabete, il dott. Gerber).
    Comunque complimenti per l’articolo

    Giovanni

    Rispondi
  3. Mattia

    Premetto che sono vegetariano e che in futuro diventerò molto probabilmente vegano o semi-vegano 🙂

    Vorrei esprimere alcune considerazioni:
    – la “conversione” al vegetarianesimo, se mai avverrà (ma le statistiche dicono che i vegetariani sono in aumento), avverrà in tempi molto lunghi. Non vedo quindi il pericolo di sovrappopolazione di maiali. Semplicemente a meno richiesta di carne corrispondono meno allevamenti. Il maiale poi, è un animale “artificiale”, “creato” dall’uomo per l’unico scopo di mangiarselo. Questo per dire che la natura potrebbe benissimo farne a meno.

    – la violenza dei macelli potrebbe essere evitata se le leggi che ci sono venissero rispettate, OK. Le leggi che ci sono però, sono talmente antieconomiche, che non rispettarle e non controllarle è la prassi. Bisogna poi accordarsi su cosa si intende per violenza verso gli animali. Per me animalista, ad esempio, violenza è anche privare della libertà un animale, non solo sgozzarlo al macello. Detto questo dire “vabè, non è colpa mia se la legge non viene fatta rispettare” è secondo me un lavarsi le mani del problema. L’unico modo *sicuro* per non avere violenza sugli animali è contribuire a non alimentare il mercato.

    – l’uomo, anatomicamente, somiglia più a un erbivoro/fruttivoro che a un onnivoro, a dire la verità; struttura fisica non offensiva (priva di naturali strumenti per conquistare le prede), tubo digerente lungo 12 volte la lunghezza del tronco, mandibole deboli e non pronunciate capaci di movimenti verticali e orizzontali, secrezione salivare provvista di ptialina, dentatura sviluppata sopratutto negli incisivi per mordere e addentare frutti e nei molari piatti e robusti per macinare semi, stomaco debole e poco acido, mancanza dell’uricasi, campo visivo ampio, stereoscopico e visione dei colori per individuare meglio i frutti colorati, ghiandole sudorifere diffuse in tutto il corpo; inoltre il suo intestino ha bisogno di stimoli che favoriscano il movimento peristaltico come frutti, cereali ed ortaggi, che a differenza della carne hanno questa attitudine. L’essere umano appartiene all’ordine dei primati antropomorfi, per loro natura frugivori, cioè atti a consumare frutti, foglie, semi. La neurofisiologia, l’embriologia, l’anatomia comparata confermano come l’uomo sia strutturato per cibarsi di frutti, noci, germogli freschi, foglie tenere, tuberi, radici e non di muscoli, ossa ed interiora come i carnivori. Questi infatti hanno conformazione dentale, patrimonio enzimatico, organi visivi, strutture di offesa, caratteristiche di potenza e d’aggressività, apparato digerente, intestinale, escretorio, sudorifero, circolatorio adatti ad utilizzare l’alimento carneo anche come fonte glucidica, consumandolo crudo e completo di interiora e sangue. Gli esseri umani senza mezzi artificiali difficilmente sarebbero in grado di cacciare.

    – perchè prendere come esempio la natura solo quando fa comodo? La gazzella fa una brutta fine perchè il leone non ha altra alternativa di uccidere gli animali! Altrimenti, se dobbiamo fare solo quello che fa la natura dovremmo rinunciare al PC, alle medicine e al 90% della tecnologia. Quello che ci differenzia dagli animali è proprio questo: lo scegliere alternative quando ne abbiamo la possibilità. Il leone non ha altre possibilità, noi invece sì.

    – aspetto salutistico del vegetarianesimo: usare come argomentazione il “l’uomo lo ha sempre fatto” è una fallacia logica. L’uomo ha sempre fatto anche la guerra. Embè? Dire poi che l’uomo non risenta del consumo di carne (o dell’eccessivo consumo di carne) in termini salutistici va contro ogni statistica medica. L’uomo risente eccome del fatto che si ciba di carne. Basti pensare alla prima causa di morte nel mondo: l’infarto. Cosa influenza di molto l’insorgere di arresti cardiaci? L’alimentazione. Cosa viene consigliata? Frutta e verdura. E potremmo parlare anche dei tumori, o della già citata obesità. O della longevità dei popoli vegetariani o che consumano poca carne.

    Rispondi
    1. alt-os Autore articolo

      Ciao Mattia, grazie per il contributo; trovo le tue considerazioni molto interessanti. Come al solito, la verità sta “nel giusto mezzo” ed il tuo intervento dimostra come la scelta del proprio regime alimentare non possa prescindere da tutta una serie di fattori personali.

      Rispondi
      1. Mattia

        L’importante è che non vengano bollati come “fattori personali”… i fatti.
        A volte può risultare comodo per sentirsi a posto con la coscienza.

        Ciao 🙂

      2. Mattia

        Non posso che documentarli con fonti che tu considereresti “di parte”. Quindi saremo da capo.

        Ma se veramente ti interessasse verificare quello che ho scritto lo avrei già fatto da solo 😛

  4. alt-os Autore articolo

    Vedi Mattia, è proprio questo che ritengo sbagliato: non esiste materiale “di parte”. Le prove scientifiche non possono essere “di parte”… E non preoccuparti: mi ero già attivato per verificare quanto hai scritto, leggendo una serie di documentazioni scientifiche in materia.

    Rispondi
      1. alt-os Autore articolo

        Cose non scientificamente corrispondenti a “fatti” 🙂
        O meglio: le cui deduzioni non sono sempre oggettivamente corrispondenti a “fatti”.

  5. andrea

    Ciao!!:) Scusa se rispondo solo ora, ma la mia curiosità per l argomento è nata da poco;)
    Ho letto molto sul tema, ascoltato molte opinioni (più o meno estremizzate) e giusto ieri, dato che ne avevo la possibilità, ho chiesto a un mio amico medico (dentista) sul fatto di come dovremmo classificare l uomo (onnivoro, frugivoro, ecc…); ecco, lui ha affermato (ed essendo medico credo sia più che credibile) che l uomo è classificato, ufficialmente, come onnivoro.
    Non a caso, anatomicamente l uomo è molto simile al maiale (che è onnivoro) e non solo, dato che anche gli organi interni lo sono, quindi l utente Mattia credo abbia detto una cosa non veritiera.
    Chi afferma che l uomo è lontano, anatomicamente parlando, dalla struttura dei carnivori (e dice una cosa corretta) si dimentica di dire che siamo anatomicamente diversi dagli erbivori (io, ad esempio, non ho 4 stomaci, poi non so altri… 😛 ), insomma credo che sia tutto un gioco di detto/non detto che inficia i discorsi di chi, legittimamente per ragioni etiche, ha deciso di non mangiare la carne.
    Inoltre, se si osserva la dentatura degli esseri umani (altra cosa che viene omessa), si può notare che è una via di mezzo tra la dentatura erbivora e quella carnivora (sono abbastanza sicuro che se una persona si mette d impegno, un morso umano può fare il suo danno… non che ce ne sia bisogno tutti i giorni ovviamente… 😛 )
    Ora veniamo al tema che secondo me è l asso nella manica dei veg(etari)ani, cioè il concetto di salute.
    Bene, anche sotto questo aspetto, i vegetariani e i vegani si “dimenticano” di dire che anche una dieta veg(etari)ana non bilancia, attenta, ecc.. può portare a problemi e disfunzioni, mentre si è sempre molto solerti nel denunciare la dieta sbilanciata onnivora; trovo assiomatico l antico detto che denunciava il male dell eccesso, ciò può essere anche accostato alla dieta veg(etari)ana, quindi il problema non è il tipo di dieta (intesa come regime alimentare) ad essere nociva, ma il non-bilanciamento e la poca attenzione.
    Infine, vorrei fare una piccola costatazione e una piccola critica (spero costruttiva) per gli amici veg(etari)ani: il vostro intento è nobile e alto, credere fermamente in qualcosa (dimostrando di cambiare radicalmente la propria vita per ciò che credete giusto) è ammirevole e lodevole, trovo però che, sistematicamente quando bisogna dimostrare da un punto di vista scientifico le vostre affermazioni ci sono sempre delle imprecisioni, cose non dette, statistiche non approfondite, generalizzazioni, inesattezze e questo lo vedo praticamente in tutti i forum, social network, ecc che ho visitato.
    Credo che un parere non di parte si può benssimo trovare, basta cercare un medico, uno specialista (come ho fatto io) e porre loro semplicemente delle domande.

    Rispondi
    1. Niccolò D.

      Si davano i cadaveri ai maiali perché sono in grado di far sparire le ossa. Dubito che un uomo sia in grado di farlo. E poi fai confusione tra “erbivoro” e “frugivoro”.
      Ma questo non è affatto importante. Il discorso sulle nature è assolutamente inutile nel 2010 per stabilire ex ante cosa sia meglio tra mangiare carne e mangiare verdura, perché l’uomo non è più quello che era in origine da un pezzo. Anche tutta la verdura e la frutta che gira oggi non è più quella di 10’000 anni fa, e lo stesso vale per gli animali che sono stati selezionati dagli uomini.

      Per alt-os: non è la verità che sta nel mezzo, è la virtù. Dire che la verità sta nel mezzo è ozioso.

      Rispondi
  6. Dotto.Gastaldi

    Alt-os rileggiti mio caro amico e vedrai che tutto il tuo intervento non è altro che un tentativo per difendere la tua scelta di mangiare carne!
    Un complimento a Mattia e un consiglio: é dura parlare con chi non vuole ascoltare!
    Trovo ridicola la tua affermazione caro Alto-os secondo cui non ci siano prove scientifiche che dimostrino che nn mangiare carne è meglio, forse non ti sei documentato bene, oppure dovresti fare una chiaccherata con me che sono oncologo e potrei raccontarti tante cose interessanti, in particolare potremmo parlare del tuo colon!Del tuo stomaco, del tuo fegato e apri bene le orecchie anche dei tuoi polmoni, per quanto sembri incredibile!
    Punto due, la cosa che riscontro spesso in questi tentativi di difendere il carnivorismo è che si cerca quasi di dire che “Il Vegetarismo” può fare male? Che stiamo scherzando?
    Qui non si parla di mangiare cose sconosciute o provenienti da altri mondi e quindi potenzialmente letali, bensì di alimentarsi con le stesse componenti quali(proteine, carboidrati,vitamine, zuccheri e grassi) ma eliminando le fonti di provenienza animale.
    Terza cosa: Forse mangiare carne FA dimagrire ma provate voi a sostituire alla carne il Tofu in dieta e vedrete quanto diventerete magri! Molto di più.
    Che dire, in conclusione?
    Che quando si inizia una dieta vegetariana si potran vedere nel giro di pochi mesi scomparire o ridurre drasticamente malesseri cronici che ci si porta dietro da un sacco? Malesseri che non sembrano avere nulla a che fare con ciò che si mangia?
    Tutto ha a che fare con ciò che si mangia e “vedere” gente che al giorno d’oggi non si rende conto della verità è un pò come vedere delle persone bendate e con tappi nelle orecchie brancolare per il mondo.
    Bollare i vegetariani come pazzi e cercare scuse per dimostrare che sbagliano è la cosa più triste e perversa che io possa vedere.
    La sfida? Visto che miei cari carnivori sarete comunque d’accordo con me che qualche dubbio, in fondo in fondo, sul fatto che mangiare carne sia salutare ve lo abbiamo instillato, se no non guardereste questo forum, perchè non PROVATE per un periodo a essere vegetariani? Non vi cambia nulla no? Provate e poi ne riparliamo, ma provate con gusto e intelligenza: tofu affumicato, creme di tofù alle verdure, ceci e hummus e falafel, tanta buona soya e perchè no seitan e muscolo di grano che vi sorprenderanno e latte di riso e lenticchie e la lista è lunghissima. perchè spesso la verità è che la Gola la fa da padrona in queste cose, la GOLA dietro la quale ci stanno tutte le perplessità e i dubbi dei carnivori ma mi sono spesso detto, dopo che sono entrato nel mondo vegetariano, che se l’uomo dedicasse alle alternative vegetariane solo la metà e l’impegno e il cervello che usa per inventare ricette di carne e allevare carne e macellare carne, avremmo banchetti da sogno ovunque.
    Quando si entra nel mondo vegi ci si rende conto delle potenzialità di mille ingredienti che prima consideravamo solo stramberie o al massimo contorni, le possibili soluzioni di gusto e bontà mmm! Cari amici tengo sinceramente a tutti voi e mi auguro che una piccola possibilità al mondo vegetariano la diate, non perdete tempo a rispondermi: PROVATE!!!
    Distinti saluti.
    Dott. Gastaldi, Torino.
    Vegetariano convinto da 20 anni

    Rispondi
  7. Dotto.Gastaldi

    I vantaggi per i bambini L’alimentazione vegetariana è dunque una dieta validissima anche per i più piccoli, soprattutto nei paesi più ricchi, dove un bambino su tre è obeso. A dimostrarlo sono numerosi studi medici italiani e stranieri. Oltre alla ricerca citata da Luciano Proietti , i riflessi della dieta vegetariana sullo stato di salute e sull’accrescimento dei bambini sono stati oggetto di una recente indagine promossa dal Comitato medico-scientifico dell’Associazione vegetariana italiana in collaborazione con la Cattedra di Pediatria dell’Università di Verona. Un gruppo di quindici bambini vegetariani (sin dallo svezzamento) di otto anni è stato confrontato con un gruppo di bambini, scelti a caso, ma della stessa età. I risultati sono stati più che sorprendenti. Bambini vegetariani hanno presentato un livello di assunzione di ferro superiore, anche se bisogna riconoscere che il ferro vegetale è meno assimilabile di quello presente negli alimenti di origine animale. Inoltre avevano valori di colesterolo, trigliceridi e glicemia notevolmente inferiori rispetto agli onnivori. E ancora, più muscolo e meno grassi. Infine, la ricerca ha evidenziato l’assenza di qualsiasi tipo di carenza nutritiva nel gruppo di bambini vegetariani. Perché allora tanto accanimento contro chi sceglie di non nutrirsi di carne? “La verità – spiega il nutrizionista Leonardo Pinelli, docente di Pediatria Preventiva e Sociale all’Università di Verona – è che l’attuale ordinamento didattico delle nostre università non assicura un’adeguata preparazione in materia di alimentazione. La conseguenza è che la maggior parte dei medici non conosce sufficientemente le problematiche legate alla dieta vegetariana. E come spesso accade, quando non si conosce bene una cosa, la si combatte”. E non c’è niente di peggio – aggiungiamo noi – dell’arroganza che nasce dall’ignoranza.

    fonte: Massimo Ilari e Mimmo Tringale (Aam Terra Nuova)

    Rispondi
  8. Dotto.Gastaldi

    Bene, gentilissmo Giacomo!
    Dato che non sono un giovinetto e ho qualcosa come 60 anni, sono molto curioso di avere una spiegazione e un confronto in merito alla sua frase.
    Stigmatizzava (che brutta parola) le persone come me? Mi spiega gentilmente perchè? Le ho lanciato una proposta, non penso che lei sia il male del mondo e neppure un cretino(se mi permette il termine) e quindi mi piacerebbe parlare con lei.
    sa una cosa? Anni fa ero come lei! E ora vedo la differenza, tutto qua, forse per questo mi “accaloro” particolarmente.
    Resta comunque che apprezzo il fatto che spenda tempo su una questione come questa e chi lo sa, forse un giorno mi capirà!
    a presto

    Rispondi
  9. Mattia2

    Tutto molto interessante, ci tenevo solo a precisare una cosa: l’autore del post in un commento afferma che “le prove scientifiche non possono essere ‘di parte’ “; Questa affermazione non mi sembra corretta, anzi, mi sembra del tutto sbagliata: se gli scienziati non fossere di parte saremmo ancora all’età della pietra! E’ proprio per screditare delle teorie scientifiche che si fanno delle nuove scoperte (sempre scientifiche). Per questo condivido che l’essere o meno vegetariani è un scelta puramente politica.

    Rispondi
    1. Giacomo Rizzo Autore articolo

      No Mattia, decisamente non sono d’accordo. Le prove scientifiche non possono essere di parte: una prova scientifica e’ un qualcosa di ripetibile, assolutamente slegato da qualsiasi opinione. L’interpretazione della prova scientifica (la teoria) puo’ essere di parte in quanto ognuno puo’ interpretare un risultato (matematico, esperimento o quel che sia) in modo diverso, ma che 2+2 faccia 4, non puo’ essere di parte…

      Rispondi

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