Test ride: BMW K1300R

Con questo post inauguro una nuova categoria del blog, dedicata al motociclismo. Verosimilmente non interesserà nessuno dei miei lettori, ma dopotutto il blog è mio e ci faccio quello che voglio (:P). Quindi ecco una sezione dedicata a qualche recensione (quando mi capita di fare qualche test drive) e un paio di sorprese in arrivo nei prossimi giorni.

La BMW K1300R (Jano2106 via Flickr)

La BMW K1300R (Jano2106 via Flickr)

Il post inaugurale ho pensato di dedicarlo ad uno dei “mostri sacri” del motociclismo europeo, una delle moto dalle prestazioni più “esplosive” sul mercato, la BMW K1300R. L’occasione della prova è scaturita dalla mia malsana idea di valutare la possibilità di sostituire la mia cara hornettina, ormai giunta alla fatidica soglia dei 20.000km (in meno di 12 mesi :/). Questo non a dire che potrei anche solo lontanamente valutare l’acquisto di una K1300R, però la possibilità di farci un giro si è presentata e non ho saputo resistere 😛 Ecco allora qualche impressione su guida e meccanica di questo gioiellino.

Il motore

La BMW K1300R è l’ultima versione della maxi-serie K della casa di Monaco: questa naked ha tra le sue principali caratteristiche il sorprendente motore quattro cilindri in linea fronte marcia (inclinatissimi) da 1293cc, in grado di erogare 173 cavalli a 9250 giri, con una coppia di 140Nm a 8250 giri. Numeri da urlo, soprattutto paragonandoli a quelli delle sorelle carenate: la K1300GT (versione turistica) eroga 160 cavalli e 135Nm, rispettivamente a 9000 e 8000 giri, mentre la K1300S (versione sportiva) vanta 175 cavalli e 140Nm, agli stessi regimi della R.

Sorprendentemente però, l’erogazione della K1300R è limpida e pulita anche ai bassi regimi, sporcata solamente da una leggera ruvida nelle riprese sotto i 2000 giri. Non appena si apre un po’ di più la manopola del gas (che ai bassi regimi vede un lieve ritardo nell’azione che va poi scomparendo con il salire dei giri), coppia e potenza non tardano a farsi sentire, accompagnate dal poderoso ruggito (in coppia quasi imbarazzante), proveniente dal grosso scarico. Nonostante l’impressionante coppia, praticamente infinita nell’uso cittadino, la stabilità e la trazione della moto sono assolutamente notevoli: la velocità sale più rapidamente di quanto non ci si aspetti e mentre la moto corre dritta come su un binario, ci si ritrova in pochi secondi ben oltre le velocità previste dal codice (e dal buon senso).

La meccanica

La gestione della possente erogazione del motore è affidata ad una frizione idraulica, che rende la leva della frizione particolarmente morbida (non affatica nemmeno tenerla tirata al semaforo per diversi minuti) corta e precisa. Il cambio poi è un vero e proprio orologio: corto, secco, preciso. Se per i comuni mortali, la differenza tra le sospensioni Duolever-Paralever e le comuni forcelle risulta difficile da cogliere (se non nella quasi totale assenza di beccheggio della moto), più apprezzabile è la loro regolazione, azzeccata al punto che nonostante le sospensioni siano rigide quanto basta per garantire la massima trazione, la K1300R non impegna neppure nelle sporadiche escursioni sul dissestato pavè milanese.

Frenata da una pinza fissa a 4 pistoncini che morde dischi da 320mm all’anteriore e da una pinza flottante a 2 pistoncini su dischi da 265mm al posteriore, la K1300R non manca certo di forza frenante. Purtroppo il peso è elevato (supera i 243kg in ordine di marcia) e nonostante tutto la frenata non è minimamente paragonabile a quella delle più diffuse (e leggere) naked da 1000cc. Il comando al manubrio è progressivo ed efficace, forse leggermente poco incisivo nella prima parte della corsa.

Ciclistica e seduta

Il manubrio largo e basso (molto “racing”), il serbatoio ben svasato e l’azzeccata sagomatura della sella rendono cavalcabile questo mostro da 820mm di altezza da terra, consentendo per altro una discreta maneggevolezza anche da fermi (peso permettendo). Quello che maggiormente lascia il segno, una volta in sella alla K1300R, è la quantità di metallo che ci si trova davanti: sembra di essere seduti in punta di codino, a giudicare dalle dimensioni del serbatoio e dalla distanza che separa dal piccolo (ma efficace) cupolino (optional) che sovrasta i fari asimmetrici che caratterizzano le nuove creazioni dei designer BMW. Nonostante questa falsa impressione (anche perché con 1585cm di passo, è ben difficile sedersi in punta di codino), il manubrio è facilmente impugnabile e ben distanziato, il che rende facile la gestione della moto che, nonostante il notevole peso, risponde rapida e veloce ai comandi impartiti dal pilota (una volta che questi si sarà abituato al fatto che fari e cupolino sono fissi e non seguono l’azione del manubrio, effetto apprezzabile soprattutto nelle manovre a basse velocità)

Il comfort per il pilota è più che discreto (per quanto possibile su una naked, naturalmente), macchiato solamente dal notevole sporgere del carter motore destro contro il quale si picchia sistematicamente quando si va ad appoggiare il piede a terra. Le pedane sono piuttosto alte ed arretrate, e potrebbero affaticare un po’ sulle lunghe percorrenze. Completa il tutto una coppia di specchietti ampi e ben posizionati, che consentono di fruire di un’ottima visuale di ciò che si trova alle spalle del pilota.
Il passeggero, al quale è dedicata un’ampia porzione di sella (grazie anche alla lunghezza complessiva della moto) e che si può avvalere di pedane posizionate ad una distanza adeguata, può aggrapparsi a due ampi maniglioni, ben sagomati e posizionati.

Prezzo e giudizio complessivo

Nel complesso, la K1300R è una moto davvero notevole: entusiasmante per coppia e potenza (senza dimenticare l’emozionante tonalità di scarico), sorprendentemente agile e maneggevole nonostante peso e dimensioni. Purtroppo la qualità si paga, e discretamente salata: il prezzo di listino della versione base è di 14.850€, con un parco accessori sterminato dal quale vi sarà difficile non attingere: 220€ per l’impianto d’allarme, 760€ per il controllo elettronico delle sospensioni (E.S.A. II), 720€ per il package “sport” (che comprende parabrezza, ruote sportive, manopole riscaldabili, computer di bordo, indicatori di direzione led bianchi) e 1.510€ per il package “safety” (che comprende ABS, controllo della trazione e della pressione delle gomme).

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7 pensieri su “Test ride: BMW K1300R

  1. Loris

    Ciao Giacomo, capito per caso nel tuo blog
    ottima recensione, con particolari tecnici che non sempre si leggono in giro!
    un saluto

    Loris

    Rispondi
  2. Francesco

    Ciao Giacomo, anch’io son capitato per caso nel tuo blog e devo porti una domanda,
    fino a pochi giorni fa montavo le mz3, ora ho appena montato le S20 e per avere grip devi tenerle
    sempre calde altrimenti ad ogni minima accelerata la ruota posteriore ti parte.
    Mi potresti consigliare una buona gomma?
    Ti ringrazio.
    Buona serata
    Francesco

    Rispondi

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