Critica “ragionata” alle analisi di A. Bottoni

Daquella manera via Flickr

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Candidato per “Sinistra e Libertà” alle Europee e propostosi come leader del “Partito Pirata Italiano”, Alessandro Bottoni ha trovato lungo l’ultima campagna elettorale il sostegno ed il consenso di numerosi appartenenti della comunità dell’hacking e del software libero, al punto che per un momento ho considerato io stesso l’ipotesi di accordargli una delle tre preferenze a mia disposizione (occasione poi sfumata per incompatibilità di sezione).

Oggi leggo (a malincuore per la verità) la sua analisi del voto delle Elezioni Europee, in merito alla quale vorrei proporre qui una risposta, punto per punto, ai temi che Bottoni solleva nel suo post. Perdonerete per altro i toni forse un po’ “pesanti”, ma credo che ogni tanto sia giusto mettere sul tavolo tutte le carte, se si vuole far proseguire il gioco…

  1. Il successo del Partito Pirata svedese. Sono estremamente contento del risultato ottenuto dal Partito Pirata svedese e parzialmente condivido la valutazione di Bottoni: il caso ThePirateBay, in una nazione culturalmente evoluta come la Svezia, ha prodotto un effetto boomerang che ha portato il Partito Pirata ad ottenere un importantissimo seggio al Parlamento Europeo. Quel voto non era a mio però così inaspettato come Bottoni ritiene: la (civilissima) Svezia ha da parecchio tempo ormai un fortissimo movimento legato alle libertà digitali ed il Partito Pirata ha costituito l’occasione giusta (al momento giusto) per rendere unito e palese questo movimento. Il nocciolo della questione ora (come giustamente sottolinea Bottoni) sarà capire cosa potrà fare il Partito Pirata in Europa (un seggio su 736 è davvero poco per aspettarsi qualcosa di più concreto della “facoltà di parola”) ed in Svezia (dove ricordiamo dovrà essere nuovamente celebrato il processo ThePirateBay).
  2. Il Partito Pirata Italiano. Argomenterò con una frase già più volte ripetuta in svariate discussioni sull’argomento: la scelta di un nome come “Partito Pirata”, conoscendo la natura dei mass-media italiani, è stata a dir poco masochistica (le “simpatiche provocazioni”, nella politica italiana, non esistono).
    Ha sicuramente costretto Bottoni (e non solo lui) a perdere moltissimo tempo nel contrastare critiche infondate piuttosto che discutere delle reali iniziative che si riproponeva di portare avanti. E’ inoltre mancato il coinvolgimento forte della comunità delle libertà digitali, che invece avrebbe potuto contribuire a sostenere maggiormente, rendere organica ed efficace l’azione politica in campagna elettorale, possibilmente garantendo a Bottoni un risultato meno magro del pungo di mosche che ora si trova a far volare.
  3. Sinistra e Libertà. E qui veniamo al sodo: se Bottini afferma di non aver mai seriamente creduto nel progetto elettorale di “Sinistra e Libertà”, perché ha accettato di farne parte? Se poi la conclusione è che per vincere le elezioni ci si deve necessariamente alleare con il PD, perché non contemplare l’ipotesi di un’unica grande alleanza politica italiana, all’insegna dell’opportunità politica? Sono fermamente convinto, ad esempio, che un’alleanza tra Pd e PdL porterebbe ad una vittoria elettorale; Bottoni, è una strada che possiamo considerare di percorrere, secondo Lei?
    Purtroppo il Partito Democratico ha scelto una via per molti versi incompatibile con le posizioni di una parte della sinistra italiana (ed a giudicare dai risultati ottenuti, anche da una larga parte del suo stesso elettorato “dal naso turato”), e paradossalmente la salute della frammentatissima Sinistra rischia oggi di essere migliore di quella del suo “partito di maggior rappresentatività“.
    Condivido il fatto che la democrazia non abbia bisogno di 200 partiti, ben inteso, ma ho già avuto modo di criticare diverse volte il sistema bipolare, che a mio avviso porta ad una inutile (ed idiota) iper semplificazione del panorama politico; vogliamo la semplicità? Cominciamo a considerare allora l’ipotesi di avere un unico enorme pulsantone da premere, per esprimere il proprio voto… non sarebbe più semplice?
    Sulla questione della “sicurezza” (e già il fatto che si usi il termine incongruo usato dalla destra, mi pare chiarificatore), vorrei sottolineare come i valori della Sinistra siano quelli dell’accoglienza e dell’integrazione, che non impediscono (e non devono impedire, naturalmente) il controllo ed il rispetto della legge (in primis da parte degli italiani stessi!): se questa posizione porta ad un calo di voti, non è necessario rivederla, ma comunicarla con più efficacia! O stiamo discutendo di sostenere posizioni più o meno credibili per rastrellare voti?
  4. La sinistra in generale. Assolutamente non condivido. Il suddividere in classi gli “amici” di una fantomatica sinistra italiana, escludendone poi, uno dietro l’altro, i suoi sostenitori non vedo come possa portare ad un ritrovamento della sua identità. Bottoni mi saprà certamente spiegare perché mai non si dovrebbero cercare elettori nei centri sociali, tra i pacifisti o tra gli ambientalisti: forse che diritti civili, pace e rispetto dell’ambiente non sono temi che dovrebbero rientrare tra quelli della sua sinistra ideale? Di cosa si dovrebbe quindi occupare: di contrasto all’immigrazione, rafforzamento delle dogane (vogliamo parlare di dazi?), lotta ai diritti civili? Ho un suggerimento, allora, sulla collocazione sua possibile prossima candidatura: sono sicuro che li troverà condivisione su diversi punti strategici citati in questa analisi…

Ho la brutta impressione che sia proprio di candidati come Bottoni che la Sinistra abbia bisogno di liberarsi, per poter sperare di ritrovare una sua identità, moderna e concreta, dalla quale ripartire per costruire qualcosa di utile… Temo che condividere i punti del programma dei Partito Pirata Italiano (l’ho letto e sostanzialmente lo condivido) non basti per ipotizzare un’azione politica efficace… esattamente per lo stesso motivo per cui il programma del Partito Pirata Svedese (sostanzialmente “aboliamo il copyright”) difficilmente riuscirà a superare il già ottimo risultato ottenuto, se non verrà integrato da una coerente proposta politica globale…

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3 pensieri su “Critica “ragionata” alle analisi di A. Bottoni

  1. Alessandro Bottoni

    Ciao Giacomo,

    > ho la brutta impressione che sia proprio di una sinistra come questa che Bottoni abbia bisogno di liberarsi,
    > per poter sperare di ritrovare una sua identità, moderna e concreta, dalla quale ripartire per costruire
    > qualcosa di utile…

    Non me ne frega niente di apparire “comunista” quando la platea è al 90% fascista, figurati cosa me ne frega di apparire fascista quando la platea è al 90% comunista.

    Ciao

    Rispondi
    1. alt-os Autore articolo

      Buongiorno Alessandro,

      mi aspettavo una replica di questo genere, purtroppo: vorrei sottolineare che nel post non muovo accuse di fascismo a nessuno, non è quello a cui punto.

      Trovo però che il confronto ed il dibattito (per quanto “farcito” da provocazioni che, come detto, servono a mettere sul tavolo tutte le carte) siano una parte fondamentale del processo che porta alla nascita di un movimento importante come quello che hai delineato. Se la sintesi del tuo commento è “non me ne frega niente delle critiche mosse”, allora direi che ho colto nel segno…

      Per inciso, non mi definisco un comunista…

      Rispondi
  2. Giovanni

    Giacomo,
    anche io ho qualche dubbio su certi elettori: certe prese di posizione non mi convincono (penso a *certi* frequentatori di centri sociali, a *certi* iper-verdi ed a certi *iper-operaisti*). Fin qui le analisi di Bottoni mi ricordano la ‘politica delle alleanze’ di Berlingueriana (Enrico) memoria. Che abbia capito che il problema del PD è la presenza dei teo-dem è incoraggiante. Più difficile è capire perché si è presentato in un partito di cui sembra condividere ben poco e di cui sapeva la fine ingloriosa (sindrome del Tafazzi?).
    Dove sono davvero in disaccordo con Bottoni è sull’impostazione della questione immigrazione: qui non possiamo cedere a destra, dobbiamo far cultura (anche però evitando la trappola del ‘poverini’ – dispostissimo a mantenere chicchessia ma i ladri vanno in galera indipendentemente da dove vengono).
    Detto questo ciò che trovo tremendo è il tono della risposta: ad un analisi interessante hai risposto con una controanalisi iteressante ma poi si è finiti subito a menar le mani – non commento.

    Giovanni

    p.s.: in Italia non dovrebbe essere un problema dichiararsi comunisti: il PCI non ha avuto gulag ed ha sempre fatto una scelta coerentemente democratica (e molti – io lo so di prima fonte – hanno pagato salate e di persona le proprie opinioni). Sentire – a sinistra – usare il termina ‘comunista’ come un insulto la dice lunghissima sullo stato della nostra democrazia (non dei capoccia – proprio delle persone)

    Rispondi

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