In memoria dei blog

Giornali metropolitani Ogni tanto può capitare di non saper cosa scrivere su un blog. In quei casi, non avendo solitamente vincoli di sorta, si passa agilmente dall’altra parte dell’ostacolo e si prosegue la propria giornata come nulla fosse accaduto. Mi rendo conto però che per un “professionista” della stampa questo possa rappresentare un grosso problema: dopotutto scrivere è il suo lavoro ed allora ci si inventa un po’, si fruga qua e la, e prima o poi qualcosa da scrivere si trova.
Voglio credere che al buon Geminello Alvi, ieri mattina, sia capitato così e che non abbia invece pensato coscentemente a tutto l’ammasso di fandonie che è riuscito ad infilare nella paginetta che ha consegnato alla sua testata. Il contrario sarebbe davvero oltraggioso per la sua reputazione professionale (messa comunque a dura prova dall’articolo di cui sopra).

Non darò ad Alvi il piacere di essere riportato per intero (anche se le fandonie sono talmente numerose che potremmo quasi fare un’analisi parola-per-parola dell’articolo) e mi limiterò a citare le parti più interessanti, conscio che i miei lettori interessati ad approfondire l’argomento ed a sentire “l’altra campana” non esiterranno ad “allocare” il tempo necessario per leggere l’originale.

E invece internet, e in particolare quegli orrori che si chiamano blog, sono tutto l’opposto. Un nervosismo di insulti svogliati, sfoghi di invidia o meschinità di cui si è felici: luoghi precari insomma, dove la coscienza e l’essere desti sono sospesi.

Alvi scuserà la mia impertinenza di scrittore rigorosamente non professionista, ma durante le (poche lo ammetto) lezioni di giornalismo prese a scuola, ho imparato che le affermazioni vanno accompagnate da riferimenti concreti (che su internet si incarnano facilmente in link), citazioni, note a margine. In mancaza di questi, le frasi accusatorie (soprattutto generiche come quella riportata, presente all’inizio dell’articolo) diventano semplicemente “insinuazioni gratuite”.

A me invece paiono luoghi di frustrazione e sciatteria, nei quali bisognerebbe io credo vergognarsi di scrivere, e certo non inorgoglirsi di averli creati.

Curioso come, cambiando alcune parole qua e la, questa considerazione sia altrettanto valida per alcune testate giornalistiche… Ad Alvi, in questo frangente, vorrei ricordare che proprio i blog stanno consentendo, in questi drammatici giorni a Gaza, dove il territorio del conflitto è interdetto alla stampa, ai giornalisti di tutte le nazionalità di tenersi (e tenerci) aggiornati su ciò che accade nella striscia… Dovrebbero forse vergognarsi, queste persone, di ciò che scrivono, o di aver aperto un blog?

Invece c’è tutto un culturame e persino il senso comune a elogiarli, a vedere in essi una forma superiore di informazione e democrazia. Ma quelli che valgono qualcosa sono pochi siti a pagamento nei quali si limitano o si cooptano i partecipanti. Gli altri, la maggioranza, invece amplificano solo dei luoghi comuni e non erudiscono in alcun modo.

Il mondo dei blog, secondo Alvi, si limita a questo: un’enorme massa di inutili personaggi che riportano luoghi comuni (senza argomentazioni immagino?) e pochi siti a pagamento ai quali non va per altro neppure il merito della qualità, in quanto arrivano persino a cooptare i partecipanti? Posso suggerirle, Alvi, di chiedere ai suoi colleghi blogger de Il Giornale se sono contenti di essere così descritti?

Infatti chi abbia un qualunque mestiere e lo sappia davvero lo vede subito: sui blog si parla di tutto, ma sapendo ben poco, e informando ancor meno.

In questa frase, perdoni Alvi, mi sfugge qualcosa: il soggetto di “lo sappia davvero” qual’è? Sapere “un qualunque mestiere”? Non ho colto, sul serio…

E peggio ancora: si sente in questo mai firmarsi col suo vero nome di chi invia messaggi una caduta ulteriore. Sia chi sia, impiegato o signora snob, arrabbiati di destra o sinistra, studenti o professorini: tutti costoro scrivono al riparo dell’anonimato cose che mai si direbbero in faccia. Altra diseducazione.

Alvi ha decisamente ragione, in questo frangente e mi cospargo il capo di cenere. Non tutti gli articoli di questo blog risultano firmati. Troppo spesso ho omesso di segnare nome e cognome in fondo alle pagine, ma qualcosa da dire in mia discolpa ci sarebbe: il titolo stesso del blog riporta il mio nome e cognome, oltre ad essere persino presente una pagina di informazioni, tra cui spicca persino il mio indirizzo email (oltre al numero di cellulare ed un’altra certa quantità di informazioni inutili), che invece Alvi, in coda all’articolo (curiosamente) non ha lasciato…

L’impressione è che Alvi non abbia capito fino in fondo il mondo dei blog, o che si sia superficialmente fermato dopo aver letto pochi (pochissimi, diciamo… uno o due) delle migliaia di anonimi blog che ci sono in giro e ne abbia tratto drastiche ed inappellabili conclusioni. A lui invece il mondo dei blog lascia sicuramente una porta non aperta, ma spalancata: da molte parti leggo inviti a riconsiderare la propria posizione alla luce di una più attenta ed approfondita analisi di questo fenomeno che, Alvi mi consentirà, di libertà e democrazia è una bandiera…

Al giornaliste de Il Giornale va dato atto, in ogni caso, di aver toccato (seppur involontariamente, probabilmente) un tasto importante, ovvero la necessità (che ribadisco ancora una volta) di una presa di coscienza dei blogger di tutto il mondo, di una maggior comprensione del ruolo mediatico che le nostre parole hanno e quindi di una maggior serietà applicata nella ricerca, analisi e documentazione di quanto scriviamo. Servirà anche ad emancipare il “mezzo” dalla melma (questa si) di siti più o meno insulsi che nascono dalla sola volontà di “seguire la nuova moda”…

Il male maggiore, al solito, è la generalizzazione…

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2 pensieri su “In memoria dei blog

  1. Felter Roberto

    Il bello di articoli come quello di Alvi è che ti permettono di fare critiche senza generalizzare.
    Infatti la serie incredibile di baggianate, frasi senza senso e senza riscontri, non l’ha scritta la generica categoria dei giornalisti. No, abbiamo nome e cognome.
    Ma io non gli darei tutta questa attenzione, non la merita. Al limite, tra qualche tempo, ricordiamoci di andarlo a trovare, alla casa di riposo per vecchi giornalisti, dove lo troveremo nel salone davanti alla TV, con sul tavolo un vecchio numero del giornale, perchè le edizioni nuove non vengono più stampate e gli articoli sono scritti da gente che ha esperienza di quello che scrive, perchè ha iniziato scrivendo su un blog. Però attenti, potreste sentirvi gridare “vattene! lurido Blogger, non avrai mai la mia anima!”

    Rispondi
  2. giovanni

    Titolo: “paura della concorrenza”
    Svolgimento:
    E che, se non questo ?
    Molti “giornalisti” delta carta stampata hanno paura dei blogger, che fanno il loro stesso mestiere, solo per diletto.
    E’ l’eterna incomprensione fra “professionisti” ed “amateurs”, incasinata del fatto che certi “professionisti” rubano il pane (che dire di quanto si legge in giro ? l’ultimo era un articolo del corriere che, a proposito di FB, parlava di tette con capezzolo ed “aureola”, tette sante, insomma).
    Mi è capitato a volte di leggere gli scritti del signor Alvi e devo dire che, ben prima di questo, li avevo trovati penosi: ed è sintomatico che, a parlar male dei blogger, parta uno dei non migliori giornalisti … (giusto per restare da quella parte mi sarebbe piaciuto sentire le idee di Montanelli – ma d’altra parte il più noto dei suoi allievi tiene un blog 🙂 o qualcosa di simile – mi riferisco a Severgnini).

    Giovanni

    p.s.:
    bello l’accenno al culturame, e ben connaturato con le idee dell’Alvi (cercatevi la frase “quando sento parlar di cultura la mano mi corre alla pistola” – o qualcosa del genere).
    Preferisco n-mila blog “da verificare” alle cacchiate sparate da questi tizi.

    p.p.s.:
    della competenza dei giornalisti (da radioamatore, da informatico, da ex-ex- politoco) ne potrei dire delle belle: dal ‘ingenuity’ tradotto costantemente con ‘ingenuità’ a ‘amateur’ tradotto come ‘amatore’ (nell’accezione di ‘trombatore’) ai deliri sul ‘libero software’ che ‘rovina il mercato’ alle idee del ‘per aumentare l’occupazione si deve poter licenziare più in fretta’ …

    p.p.p.s.:
    Geminello Alvi si firma ma moltissimi giornalisti no. Alle volte perché impediti dalla proprietà, altre volte per impedire che si veda che un giornale è fatto da 2/3 persone, altre volte perché notisti politici – anche se ben noti. Quindi blogger-giornalisti 0-0, palla al centro …

    Ciao e ancora buon anno a tutti

    Giovanni – sempre più felice di stare a Barbengo, anche se qui ci sono 20 cm di neve

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