Così si muore a Milano

Vignetta di "Mak", via Macchianera.net

Sono passate poco più di 50 ore dalla morte di Abdoul “Adda” Guiebre, il ragazzo ucciso sabato mattina presto a sprangate a poco più di 500 metri dalla Stazione Centrale di Milano. Un ragazzo italiano di Cernusco sul Naviglio, seppur nato in Burkina Faso e con la pelle scura, ucciso a sprangate, come un animale, da Fausto e Daniele Cristofori, padre e figlio, rispettivamente 51 e 31 anni, proprietari del bar Shining, poco lontano dal luogo dell’aggressione, in via Zuretti. Ucciso per il presunto furto di un pacchetto di biscotti, o forse “dell’incasso”, forse per difendere il padre (da chi, da cosa, se i “ladri” stavano scappando?) come sostiene il figlio, Daniele, che pare essere l’autore materiale dell’omicidio. Ucciso mentre gli urlavano “sporco negro” ed altre frasi di analoga simpatica goliardia.

Fortunatamente ci pensano il pm Roberta Brera ed il presidente del consiglio Silvio Berlusconi a spiegarci che di razzismo, in questo episodio, non ce n’è nemmeno l’ombra, al punto che il fermo dei due assassini è stato convalidato con la sola accusa di omicidio volontario aggravato da “futili motivi”. Niente aggravante razziale. C’è persino chi ha parlato di “eccesso di legittima difesa”

In effetti, come abbiamo fatto a non pensarci: a chi di noi candidi bianchi ariani milanesi non è già capitato di essere inseguiti da un gestore di un bar (che come ci raccontano, pare tratti male gli immigrati già da diverso tempo, ma sono dettagli) e dal figlio, su un furgoncino, armati di spranga, e di essere colpiti a morte mentre ci gridano “sporco negro”? Sono cose che succedono a Milano; a tutti: bianchi, neri, asiatici, uomini, donne, bambini, direttori d’azienda, petrolieri ed operai.

E’ una città pericolosa, Milano, anche se negli ultimi anni i furti e le violenze sono decisamente diminuiti, come segnalano le statistiche stilate dalle forze dell’ordine. Ci si chiede dove siano i militari, che avrebbero dovuto “rendere sicure le nostre città”, in questi casi. O forse devono rendere sicuri solo i sonni dei milanesi bianchi, che “tanto dei negri chi se ne frega”?

Si muore nell’indifferenza della città, visto che al presidio del Leoncavallo c’erano si e no un centinaio di persone, alla fiaccolata di Cernusco poco più di mille (su una città che con il suo interland fà quasi quattro milioni di abitanti). Si muore mentre la gente trattiene la frase “poteva starsene al suo paese”, giusto perché al suo paese, Adda, c’era.

Si moriva da immigrati, qualche mese fà, magari sul lavoro, poi scaricati in qualche fosso, sperando che nessuno risalga a chi dava lavoro in nero. Si muore da “negri”, oggi, ammazzati a sprangate per il furto (forse) di un pacchetto di biscotti sotto gli occhi degli abitanti della quartiere della Stazione Centrale. Si muore per “futili motivi” mentre ti urlano insulti razzisti.. Come moriremo a Milano, dopodomani? Magari da bianchi, “ariani”, colpevoli di non aver teso il braccio destro al passaggio di sua eccellenza il cavalier di gran croc Silvio Berlusconi e dei suoi degni compari?

A Milano si muore. E si continuerà a morire.

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4 pensieri su “Così si muore a Milano

  1. Giacomo Montana

    Non si potrebbe propriamente dire che in Italia, negli ultimi venti anni, il rapporto società-cultura sia andato rivitalizzandosi! Non dobbiamo dimenticare che cultura significa partecipazione e conoscenza di quanto accade, o è accaduto, intorno a noi, vicino a noi e nel mondo. Invece ci vengono date in continuamente notizie giornalistiche manipolate, fuorviate, deturpate, frammentate, però quando accade una violenza a qualcuno la cui notizia fa maggiore audience perché riguarda un extracomunitario, la ritrovi in tutti i giornali. E’ davvero una vergogna che da anni si debba assistere a questo. I nostri politicanti tirano le fila di questo andazzo e nel contempo “dimenticano” che i voti elettorali li hanno ricevuti dagli italiani e come tali andrebbero anch’essi fatti rispettare e non denigrare ed emarginare, laddove anch’essi ricevono qualsiasi tipo di violenza, perfino nei loro posti di lavoro e fino alla morte di parecchi di loro. C’è per esempio un caso di una donna che da anni è stata torturata sul posto di lavoro in modi diversi e quasi nessun giornale ne parla, malgrado vi sia persino la relativa cronaca documentata! Ci sarebbe da inorridire davanti a certe brutalità, altro che censurarle, nasconderle e proteggerne i malfattori! Per saperne di più basta visitate i seguenti link e interviste:

    http://agimurad.splinder.com/

    http://www.mobbing-sisu.com (una vicenda completa di distruzione di una cittadina)

    http://it.youtube.com/watch?v=K0IG4I3YAT0 (intervista)

    http://it.youtube.com/watch?v=Wqb-d27vYtU (intervista)

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