Delle Olimpiadi di Pechino e delle loro conseguenze

Beijing National Olympic Stadium 14 Sono terminate, ormai da diversi giorni, le Olimpiadi cinesi. Si è trattato indubbiamente di una delle edizioni più discusse (anche se in generale l’evento olimpico si presta parecchio alle polemiche) , prima e durante il suo svolgimento: dapprima la questione tibetana, con gli appelli al rispetto dei diritti umani e le minacce di boicottaggio, poi con la questione russo-georgiana, con le polemiche legate all’arbitraggio, all’età di alcuni dei partecipanti (pare piuttosto inferiore ai 16 anni minimi previsti dal regolamento). Come tutti gli eventi però, la parte fondamentale da analizzare (e che solitamente rimane poi quella meno trattata) è costituta dalle conseguenze, sicuramente più durevoli nel tempo che non la diatriba sull’età di questa o quella ginnasta locale, o sull’opportunità o meno di assegnare l’ottavo oro a Phelps.

Indubbiamente il primo aspetto da trattare è quello legato al boicottaggio ed alla questione del rispetto dei diritti umani in Cina. Come avevo già avuto modo di dire abbondantemente prima dell’inizio dei giochi, l’unica occasione per intervenire concretamente sulla questione, consisteva nel rifiutare la candidatura cinese per i giochi del 2008: che senso può avere assegnare i giochi olimpici alla Cina (ben conoscendo la situazione politica e sociale del Paese) e poi urlare allo scandalo e minacciare boicottaggi? Soprattutto facendolo coscienti che per motivi politici ed economici la cerimonia d’apertura non avrebbe potuto in ogni caso essere realmente boicottata (avete pensato a che conseguenze potrebbe avere un “irrigidimento” delle importazioni e/o esportazioni di un colosso dell’economia mondiale come la Cina?). Ogni pressione successiva all’assegnazione dei giochi è stata come si poteva prevedere, agevolmente aggirata dal governo (ad esempio il CIO aveva imposto alla Cina di sospendere i sistemi di censura di internet per tutto lo svolgimento delle olimpiadi, cosa che a quanto ne so’ è stata bellamente ignorata dagli organizzatori, senza incorrere per altro in particolari sanzioni).
Indubbiamente le Olimpiadi sono servite a risvegliare l’attenzione dei mass media e della società civile sulla questione tibetana, ma proprio l’attenzione dedicata al Tibet ha tolto il fuoco degli obiettivi sul rispetto dei diritti umani all’interno della Cina (non solo in Tibet vengono violati), dalla questione del rispetto della privacy e della censura, dalle persecuzioni che ancora vengono attuate a discapito di minoranze religiose nel paese: gli organizzatori hanno sapientemente riportato l’attenzione sui giochi e messo così sufficientemente a tacere le proteste che sono pur continuate per tutta la durata dei giochi, tranquillamente ignorate dalla stampa internazionale presente sul posto.

Le Olimpiadi di Pechino hanno oltretutto costituito per il governo cinese un’ottima occasione per incrementare ulteriormente i sistemi tecnologici volti al controllo della popolazione: con la scusa infatti di garantire la sicurezza di spettatori ed atleti, sono stati chiesti alla popolazione cinese i soliti sacrifici in termini di privacy (gli stessi che vengono costantemente chiesti a noi “occidentali” in nome della lotta al terrorismo), consentendo l’installazione di tutta una serie di telecamere ed impianti di sorveglianza che, manco a dirlo, resteranno in funzione anche ora che i giochi olimpici sono terminati, andando così a rendere ancora più gravi i problemi esposti nel paragrafo precedente (violazione dei diritti umani, persecuzioni e via discorrendo)

La grande vittoria della Cina con queste olimpiadi, sotto ogni profilo, è indubbiamente quella dell’immagine: la Cina che emerge dalle Olimpiadi 2008 è forte e determinata, moderna ed “occidentale”. Sul piano mediatico interno, grazie alla fortissima propaganda del governo (paragonabile negli ultimi anni solo a quella della Cina di Mao), abbiamo assistito alla vittoria, olimpica (con la impressionante raccolta di ori) e politica, della Grande Cina (ricordiamo che per i cinesi la Cina non è un paese emergente, ma un paese che torna in primo piano sulla scena internazionale dopo aver dominato il mondo fino al XIX secolo). Vittoria conseguita per altro contro il resto del mondo, che tra minacce di boicottaggi e palesi atti d’accusa (ricordate la questione della torcia olimpica?) aveva tentato in ogni modo di fermare la rinascita politica del paese del sol levante, estorcendole ciò che spettava loro di diritto (i giochi, per l’appunto).
Sul piano internazionale invece, la Cina emerge rafforzata dai quindici giorni olimpici: alla resa dei conti, l’impressione è che le Olimpiadi abbiano avvallato di fatto le politiche attuate dalla Cina (dopotutto, ancora una volta, gliele abbiamo assegnate e si sono svolte, no?), consacrandola definitivamente tra i grandi paesi del mondo industrializzato (le minuscole sono volute). Come si potrà, ora, tenerli fuori ad esempio dal G8?

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2 pensieri su “Delle Olimpiadi di Pechino e delle loro conseguenze

  1. Osoloco

    Come tenere fuori la Cina dal G8(*) ?

    Strano, io invece continuo a domandarmi come tenere fuori il G8 dalle decisioni imortnti sulla mia vita !

    (*) scusa non posso fare a meno di sorridere del nome, Tu sai perchè 🙂

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  2. Giovanni

    Assicuro,
    la cina rimarrà fuori da G8
    (almeno fin che lo ospito io)
    😛

    Giovanni

    p.s.: da G8, non dal G9, sic!

    p.p.s.: — però sso fiko, ospito G8 tutto l’anno … a me Davos mi fa un baffo … 😛

    Rispondi

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