La geopolitica torna a far paura?

Big Red Button Il recente “conflitto lampo” (come qualcuno lo ha definito, facendomi rabbrividire al pensiero della guerra lampo nazista del 1939) tra Russia e Georgia ha portato ad un ulteriore aumento della tensione internazionale portandolo a livelli che non vedevamo da molti, moltissimi anni, diciamo dal crollo dell’Unione Sovietica, dai tempi della Guerra Fredda; il clima che si respira tra le due fazioni contrapposte (Russia da una parte, Stati Uniti e Nato dall’altra, proprio come accadeva nella Guerra Fredda postbellica) è infatti di quelli che ormai molti avevano dimenticato (ed i più giovani, nemmeno mai vissuto).
Tra minacce, sanzioni e prove di forza, dichiarazioni di fuoco ed appelli alla distensione, è stata in questi giorni indetta una una riunione tra i rappresentanti dei paesi dell’Unione Europea per discutere della questione georgiana, (che avrà luogo poi questo lunedi, a Bruxelles) in seguito alla quale potremo probabilmente capire qualcosa di più su quella che sarà la posizione ufficiale dell’Europa in questo nuovo contesto, così come su quali misure pratiche l’Unione vorrà adottare nei confronti della Russia, in seguito a quanto accaduto nel Caucaso meridionale, poco più di tre settimane fà.

La pace tra i due blocchi e la distensione dei rapporti internazionali si è nutrita in questi anni della debolezza politica e (soprattutto) economica della Russia: oggi che questa comincia a risollevarsi, ritrovando vigore e conseguentemente peso politico sul piano internazionale, tutto rischia nuovamente di precipitare nell’incubo dell’ultimo dopoguerra, con le battaglie condotte “dietro le quinte” (l’appoggio statunitense alla Georgia non era certo una novità, tantomeno a Mosca, che pure non ha esitato ad aprire il fuoco), magari una nuova ondata di quel “colonialismo ideologico” che porta a considerare “amiche” anche le peggiori forme di dittatura, a patto che appoggino il proprio blocco e non l’avversario.

La riapertura del conflitto freddo è ormai diventata ben più che una semplice paura: siamo realmente entrati (già da diversi anni) in una nuova fase della Guerra Fredda, ricominciando a scrivere su un libro che pareva ormai aver trovato al sua fine con la “Distensione” (che potrebbe tra qualche anno essere descritta come un semplice “errore di denominazione” per indicare una fase di momentaneo declino di uno dei due blocchi, che ha per qualche tempo agevolato la crescita e il predominio dell’altro). Il riacuirsi della tensione tra i due blocchi, infatti, non è una novità: sin dal 2003, con la decisa presa di posizione della Russia sulla questione irachena, si era tornati a “scavare la trincea”, poi divenuta più profonda con la questione dello “scudo spaziale” (tutt’ora fulcro di tutta la faccenda) ed ulteriormente aggravata dalla trasformazione della Russia in una forma di dittatura da parte di Putin, che nel 2007 ha assunto il potere assoluto, conquistando anche la maggioranza nel parlamento Russo (la Duma) con modalità non esattamente democratiche, con il conseguente ritiro unilaterla dell’adesione al Trattato di riduzione/controllo delle armi convenzionali precedentemente firmato con l’Europa e la restaurazione dei voli strategici permanenti a lungo raggio su Europa, Pacifico ed Atlantico.

Non sarebbe corretto caricare sulle spalle della Russia l’intera colpa di quanto accaduto: in un contesto complesso come quello della politica internazionale, è sempre difficile individuare univocamente un colpevole; la “nuova politica espansionistica” condotta da Goerge W. Bush alla guida degli Stati Uniti, non ha certo aiutato in questo frangente, men che meno se consideriamo l’ostinata intenzione di installare un sistema missilistico in Europa dell’Est, dove chiaramente ha il solo scopo di tenere sotto controllo la Russia, che certo non gradisce il sentirsi messa sotto scacco. Anche l’immaturità politica dell’Europa (che, ricordiamolo, non riesce ad oggi neppure a dotarsi di una costituzione comune, figuriamoci di una politica internazionale univoca) ha dato il suo contributo al riaprirsi di questa condizione di instabilità geopolitica.
Non possiamo che rimanere in “fiduciosa” attesa, coscenti che è in ballo ben più che una piccola ripicca territoriale tra Georgia, Ossezia e Abcasia, soprattutto coscenti che in questo delicato momento della politica internazionale, il nostro Paese si trova sotto la guida di una fazione politica che pensa principalmente ai fatti propri (che in questo caso esula dalla trattazione).

Mi posso solo augurare che quelle raccolte in questo post si rivelino solo pessimistiche congetture, che tutti si sgonfi grazie al connubio tra una maggiore maturità politica dell’Unione Europea da una parte (che nonostante non si sia ancora dotata di una politica estera comune, non si trova certo nelle stesse disperate condizioni in cui si trovava nel 1945), e le le nuove elezioni alla presidenza degli Stati Uniti dall’altra; proprio quest’ultimo evento segnerà irrimediabilmente il corso della storia del prossimo decennio (esattamente come la presidenza di Bush ha segnato irrimediabilmente quello che si sta concludendo, che vede nel Medio Oriente lo scenario principale e il motto “guerra preventiva” come leitmotif): se il vincitore sarà Obama, è facile aspettarsi un ritorno ad una condizione di distensione, se invece il vincitore sarà McCain, bisognerà capire quanto sarà influenzato da quelle correnti conservatrici che oggi guidano il presidente Bush.
Ancora una volta, volenti o meno, il mondo è nelle mani dei cittadini americani…

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...