I problemi strutturali

2 giugno...Viva l'Italia!!!! Guardando la registrazione dell’ultima puntata di Ballarò, valutavo come (secondo me) vengano continuamente affrontati problemi “immediati” (o a medio termine) tralasciando in modo lampante quelli che sono i problemi strutturali del nostro Paese, quelli che provocano poi i problemi di più breve periodo. Cerco di spiegare il concetto, anche se dovrò prenderla alla larga…

Dal momento della discesa in politica di Berlusconi, la contrapposizione tra i due schieramenti politici (riconducibili ad un “destra – sinistra” o “maggioranza – opposizione”, anche molto diversi da caso a caso) è divenuta sempre più forte e violenta, arrivando sostanzialmente ad una costante campagna elettorale. Anche la considerazione che faccio dei primi provvedimenti presi da questo governo, finisce con il ricondursi alla presa di coscienza di una demagogia latente, volta al mantenimento (a tutti i costi) di un consenso su una certa fascia della popolazione in cui si concentra l’elettorato del centro-destra.
Mi viene fatto notare, in alcune discussioni, di come il Governo sia in carica da pochi mesi e quindi si debba attendere nel tirare bilanci: posso concordare ma le valutazioni sono proporzionali alle misure da valutare e se il Governo forza i tempi e annuncia decisioni su decisioni, queste decisioni vengono inevitabilmente valutate (e per quel che mi riguarda, le valutazioni sono tutt’altro che positive, ma questo esula dal discorso).

L’impressione che mi deriva da queste prime settimane di Berlusconi IV, è decisamente riconducibile a quella che è stata spesso chiamata la “politica dell’annuncio” che, per quel che mi riguarda, ricade poi nel più ampio calderone della demagogia spicciola:

  • si è parlato di sicurezza e si è scelto di investire su un provvedimento che non otterrà risultati apprezzabili, quello del reato di immigrazione clandestina
  • si è parlato di problema dei rifiuti e abbiamo un Governo che ripercorre sostanzialmente i passi compiuti dalle precedenti ammimnistrazioni, con la sola eccezione di ritrovarsi settimanalmente a Napoli per discuterne (si rendessero almeno utili nel raccogliere il pattume, già che sono lì)
  • si è parlato di rivalutazione del potere d’acquisto e si è intervenuti
    • tagliando metà dell’ICI di giugno (togliendolo cioè alle classi più abbienti, visto che agli altri era già stato tolto, incrementando notevolmente il costo della manovra)
    • detassando, per sei mesi sperimentali, straordinari e premi produzione (incentivando così le aziende al ricorso a questo genere di misure, aggravando per altro il già non lieve problema della sicurezza sul lavoro)
    • annunciando una rinegoziazione dei mutui a tasso variabile (tramite un accordo di cartello con le banche) quando era ormai alle porte l’attuazione del decreto Bersani che riguardava questi aspetti e che avrebbe incrementato la concorrenza tra le banche (rendendo più vantaggiosi si trasferimenti dei mutui da un istituto ad un altro) affinché ne giovassero essenzialmente i consumatori
  • si è parlato di energia nucleare, annunciando che le centrali si faranno, come fosse una questione di giorni o ore, mentre ci vorranno anni per partire e i risultati saranno assolutamente irrisori (si parla di un 7% del fabbisogno energetico nazionale, quando l’Italia potrebbe investire con ritorni molto più immediati nel solare e nell’eolico)
  • si è parlato di “soluzione italiana al problema Alitalia” andando invece a fare una mera ricapitalizzazione di un’azienda in profonda crisi (sottraendo 300 milioni di euro ad altre voci del bilancio statale) senza di fatto risolverne i problemi congeniti che la portano alla costante emorragia di milioni di euro al giorno ed attirando le ire di Unione Europea e delle altre compagnie aeree europee.

Sotto la carrozzeria, nel frattempo, problemi devastanti attanagliano il nostro paese:

  • Il problema dell’istruzione: la scuola italiana è allo sfascio. Non solo strutturalmente (problema di costi) ma soprattutto nella sua fondamentale funzione di livellamento sociale (per cui il figlio di un magistrato o di un imprenditore di successo non ha/deve avere maggiori chance in termini di formazione rispetto al figlio dell’ultimo dei suoi operai), nella sua funzione di formatrice di menti sane e pensanti, capaci di discernere la realtà dalla fantasia, di comprendere anche (o forse “soprattutto”) ciò che i nostri politici ed i mass-media tentano di farci credere.
    Il problema è stato generato da un lato da anni di riforme demenziali (un esempio: “più informatica nelle scuole”, anziché “rinnovamento delle modalità didattiche tramite l’uso dell’informatica”, si è rapidamente trasformato in “impariamo ad usare Word ed Excel”, oppure il taglio dei programmi scolastici affinché risultassero meno pesanti, ma anche meno completi da un punto di vista formativo) e dal tentativo di imitare un modello scolastico (quello americano) che mostra già da anni enormi problemi (basti pensare a quanto incidano i ricercatori stranieri nel mondo universitario degli USA).
    Questo problema non solo impedisce una reale uguaglianza sociale (consentendo quel meccanismo meritocratico che ora si cerca di imporre con complicate leggi), ma impedisce di fatto una sana vita sociale agli italiani, incapaci di comprendere il mondo, di analizzarlo, di farlo proprio, complicando esponenzialmente qualsiasi altro problema il nostro paese possa avere (come intervenire sul problema della sicurezza stradale quando gli italiani pensano di risolverlo comprando il SUV?).
  • C’è poi il problema dell’informazione: legato a doppio filo proprio al problema dell’istruzione (se gli italiani vogliono guardare “Amici” o “Il Grande Fratello” e le soap opera anziché programmi culturale e di approfondimento, perché la televisione dovrebbe proporre qualcosa di diverso?), quella che potrebbe essere parte della risposta al punto precedente viene di fatto sterilizzata dal conflitto d’interessi e dal servilismo latente. L’informazione italiana è pessima (per non dire peggio): quello che altrove è effettivamente il quarto potere (al fianco ed al pari dei poteri tradizionali) in Italia è solo una macchina per l’intrattenimento.
  • Il problema di ricondurre tutto al mercato: non si tratta ovviamente di un problema solo italiano, ma in Italia abbiamo una particolare propensione all’accentuarlo. L’idea che “il mercato” e “la concorrenza” siano la soluzione a cui appellarsi in ogni caso è piuttosto diffusa (e non solo nel centro-destra) ed in parte condivisibile. Purtroppo in certi ambiti si rivela particolarmente dannosa, in quanto un privato è tenuto ad ottenere un guadagno dalla prestazione del servizio, mentre il pubblico può ipoteticamente attingere a fonti diverse. E’ così che vengono fuori scandali come quello recente che vede coinvolta la clinica Santa Rita di Milano, è così che si moltiplicano gli interventi e si buttano (per altro) valanghe di denaro ottenendo un servizio spesso di scarsa qualità (perché per guadagnare di più, poi, si va al risparmio).
  • Il problema del debito pubblico: tra quelli di natura economica, è certamente quello che grava maggiormente sul nostro paese. Il rapporto tra debito e pil del nostro paese è tra i peggiori del mondo ed il nostro paese butta nel cesso, per interessi sul debito, oltre 60 miliardi di euro l’anno. Con un debito simile, non c’è trippa per gatti: le tasse devono essere alte (perché si spende tanto), gli investimenti ridotti, le possibilità di assegnare fondi a ricerca ed istruzione scarse.
  • Il problema dei “furbi”: si tratta probabilmente di uno dei nostri maggiori problemi sociali, divenuto con il tempo un marchio indelebile anche nella percezione dell’italiano da parte degli altri cittadini del mondo. Gli italiani sono furbi (o almeno credono di esserlo), e da tali si comportano: aziende che farebbero qualsiasi cosa pur di massimizzare i guadagni (e da qui nascono problemi di salari, sicurezza sul lavoro, qualità del servizio), gente che evade le tasse,  “favori” agli amici, raccomandazioni, gente che sorpassa la fila in corsia d’emergenza e via dicendo. Sembrano bazzecole, ma contribuiscono notevolmente ad aggravare i già enormi problemi del nostro paese, soprattutto quando “i furbi” vanno al governo grazie a voti di altra gente che “pensava di essere furba”, mandando al governo coloro che avrebbero fatto i loro interessi.

Povera Italia…

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