Immigrato muore nel CPT: sarà colpa sua

Barca della speranza Hassan è morto, ieri mattina, nel centro di permanenza temporanea di Torino. Per tutta la notte i suoi compagni di cella (si, cella, come nelle carceri) hanno chiamato a squarciagola chiedendo soccorsi che non sarebbero mai arrivati. In gabbia come cani, soli come cani, a morire come cani. Sia chiaro, di morire può capitare in tanti modi, alcuni anche ingiusti, ma di morire nel modo che racconta Mohammed Alhuiri, venticinquelle iracheno suo compagno di cella, dalle pagine di Repubblica, beh presuppone qualche responsabilità in più:

Per tutta la giornata di venerdì stava malissimo. Si lamentava. Non si reggeva in piedi. Aveva la febbre alta, mi ha persino chiesto di toccargli la fronte perché sentissi anch’io”. Alle 3 è stato visitato dal medico di guardia, nell’infermeria della Croce Rossa. “Ma forse pensavano fosse una cosa leggera o non gli hanno creduto – racconta Alhuiri – perché gli hanno dato una medicina, se ho capito bene un antibiotico, senza nemmeno verificare se potesse essere allergico. Hassan era tossicodipendente, prendeva il metadone, aveva problemi, stava ancora male. Eppure non hanno voluto più saperne di lui. L’hanno lasciato solo. L’hanno trattato come un animale.
[…]
Ho perso la voce a furia di urlare, a mezzanotte e quarantacinque gridavamo tutti. Dopo un po’ è arrivato un addetto della Croce Rossa. “Fino a domani mattina non c’è il medico”, ha spiegato. Poi se n’è andato. Hassan si è steso sul suo letto, era caldo, stava malissimo…”.
[…]
Ieri mattina suo fratello voleva parlargli. Sono andato per passargli la chiamata e l’ho visto aveva gli occhi sbarrati e la bava alla bocca. Non respirava più. L’hanno portato di nuovo in infermeria. Ma era troppo tardi. Alle 8 di mattina il medico di guardia ha constatato il decesso.

Nel frattempo, il Governo si appresta a varare il pacchetto sicurezza che con tutta probabilità introdurrà il reato di immigrazione clandestina, e vorrebbe portare a 18 mesi la permanenza degli immigrati nei CPT, nelle sovraffollate carceri che vedono da anni denunciate le disumane condizioni alle quali vengono sottoposti i “detenuti”.

Poi si parla di “proverbiale accoglienza” e si bruciano i campi dei rom. Si ammette che abbiamo bisogno del lavoro degli immigrati ma poi si chiede loro di tornare al loro paese per poter rientrare in Italia da regolari (sempre che si stia dentro “i flussi”). Si dice di voler integrare gli immigrati e di volerli far lavorare, ma se perdono il lavoro divengono immediatamente irregolari (e anche di questo possiamo ringraziare la Bossi-Fini). E’ tornata la tratta degli schiavi.

Ma la cosa più bella, l’ha detta queste ore il neoministro degli Interni Roberto Maroni, intervistato da Repubblica:

L’Italia non è un paese razzista. Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini.

Propongo di dar fuoco a tutti i Padani, visto che Bossi ha commesso almeno una volta il reato di vilipendio alla bandiera… :/

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2 pensieri su “Immigrato muore nel CPT: sarà colpa sua

  1. Marina

    La notizia che a me ha fatto gelare invece è questa: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-nazi-roma/pigneto-raid/pigneto-raid.html

    Sarò pessimista, ma tra questo e il pestaggio del conduttore di DeeGay.it vedo deragliare l’Italia sempre più verso una brutta direzione. Possibile che nessuno ricordi la notte dei cristalli del 1938? Non ci siamo ancora arrivati, per fortuna, ma se non si interviene subito per bloccare razzismo e xenofobia si rischia di ripetere un pezzo di storia assolutamente vergognosa e pericolosa.

    Ciao da una Massagno piovosa…

    Marina

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  2. Osoloco

    Il reato di villipendio alla bandiera non esiste piu’ 😦

    Bossi ha fatto in tempo a commetterlo, ma poi l’hanno tolto, come dire hanno preferito dimenticarsi un simbolo nazionale per non dover processare un “politico” antinazionale.

    Esiste tutt’ora l’art 414 del codice penale che prevede l’apologia di reato che sanzione cioè i reati particolarmente gravi, ma probabilmente il minacciare l’intervento armato se l’opposizione parlamentare non se ne stà buona.

    L’agressione al diverso è tato sempre stato un mezzo per controllare i popoli dando un caprio espiatorio al posto delle soluzioni. Temo che le parole non bastino piu’ 😦

    Razzismo….
    bè in fondo: mica lo vorrei Bossi a pranzo 😛

    Invidiaci Marina, a Milano invece… piove !!! 😀

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