Considerazioni sul bipolarismo

dscf1331.jpg Quelle del 2008 sono state le prime elezioni in cui abbiamo realmente raggiunto una sostanziale situazione di bipolarismo parlamentare: da un lato il “sarà-partito” Popolo delle Libertà, dall’altro il Partito Democratico (più o meno strettamente legato all’Italia dei Valori di Di Pietro) hanno relegato tutti gli altri partiti a giocare il ruolo delle comparse. Molti hanno osannato la finalmente raggiunta “semplificazione della politica”, ma a me lascia diversi dubbi.

In primis, non sono convinto che il bipolarismo consenta una maggior governabilità. Sicuramente semplificherà la vita ai cittadini pigri: proseguendo su questa strada, tra un po’ potranno usare direttamente il meccanismo del testa o croce per decidere che partito votare!
Purtroppo la vita non è semplice come si vorrebbe ed in certi casi è inutile (e anzi controproducente) cercare eccessive semplificazioni. Chissà come mai non si cerca una simile semplificazione sul mercato automobilistico: una sola possibilità di utilitaria ed una sola possibilità di monovolume, nient’altro. E naturalmente il discorso vale anche per la televisione! Che direbbero gli italiani? Non si ribellerebbero? Già…

Noto poi il proverbio “tante teste, tanti pareri” (e a meno di non liofilizzare ulteriormente le menti dei nostri politici, questo resterà vero indipendentemente dall’applicazione del sistema bipolaristico) , si ponge il problema delle “correnti interne” ai partiti, che di fatto non faranno che “rimandare ad altra sede” il dibattito politico; in effetti la vera semplificazione, da questo punto di vista, potrebbe essere quella di spostare il dibattito all’interno dei partiti anziché solo in parlamento, velocizzando da un lato la macchina statale, dall’altro garantendo un (seppur lieve) allargamento della base in grado di partecipare al dibattito (non possiamo entrare tutti in parlamento, ma iscriversi ad un partito non dovrebbe essere un grosso problema). Non avrebbe dovuto però essere così anche con le coalizioni di governo? Cosa ci fa pensare che sostituiendo il termine “partito” al termine “coalizione” il risultato della frase cambi in modo così radicale?
Il mio timore è invece quello dei partiti in cui ci saranno posizioni assolutamente inconciliabili (i temi etici nel Pd sono uno degli esempi, e non risparmiano neppure la destra), che dopo un infruttuoso dibattito interno si troveranno a dover definire ed imporre una posizione unanime (per non perdere peso in parlamento), generando rancori, ulteriori spaccature e via dicendo (altro che governabilità!).

Infine, in una situazione politica in cui uno dei problemi maggiormente sentiti dalla popolazione è proprio la mancanza di alternative (uno dei motivi principali dell’astensionismo alle ultime elezioni, secondo me) il calare ulteriori scelte dall’alto certo non aiuta: un maggior numero di partiti significa una maggiore rappresentatività, fatto di per sé piuttosto importante, se non tirato all’eccesso.

Avrei onestamente preferito una impostazione a “coalizioni” accompagnata da un’atteggiamento più responsabile da parte dei politici (i quali sono purtroppo i soli a poter fare qualcosa in questo senso, qualche che sia il sistema politico scelto).

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