E l’ISO ci perse la faccia…

Iso Meeting L’approvazione del formato OpenXML ha rappresentato uno dei momenti più bui e difficili dell’International Standard Organization degli ultimi anni. Ora che si è conclusa con la vittoria di Microsoft (e l’approvazione quindi del formato da lei proposto), sarà l’ISO a pagarne le (pesanti) conseguenze.

Sulle argomentazioni tecniche che mi trovano sfavorevole alla standardizzazione di OpenXML mi sono già espresso più volte, quindi non mi ci soffermerò ulteriormente (anche perché su questo aspetto l’ISO aveva ben poca voce in capitolo). Il problema principale che oggi viene alla luce è la vulnerabilità delle procedure di approvazione degli standard, che si prestano (con particolare riferimento al meccanismo del Fast Track) ad attacchi da parte di “utenti malevoli” se dotati di una sufficiente influenza geo-informatico-politica e di una dose sufficiente di denaro da spendere: in pratica si possono comprare gli standard ISO e questo, per l’ISO, non è una gran pubblicità.

Le irregolarità segnalate riguardo il voto e/o le precedure decisionale all’interno degli enti di standardizzazione nazionali, più volte segnalate da parte di una vasta schiera di interlocutori (non ultimi IBM e Google) avrebbe dovuto quantomeno far annullare la procedura di Fast Track (pensata per la rapida approvazione di standard già diffusi ed ampiamente condivisi), cosa che invece non è stata fatta consentendo l’approvazione del controverso formato.
Particolarmente dannosa si è rilevata l’azione di “commetee stuffing” da parte di Microsoft e dei suoi partner, portata avanti in numerosissimi paesi (tra cui Italia, Stati Uniti, Danimarca, Svizzera, Norvegia): in Italia i membri del comitato JTC1 di Uninfo (quello preposto alla decisione della posizione dell’Italia sulla questione) sono passati improvvisamente da 5 a 83.
La Norvegia, alla luce proprio di queste irregolarità (sulle quali sono in corso anche indagini giudiziarie), ha chiesto prima di sospendere, poi di annullare il proprio voto positivo dato in occasione dell’ultima votazione (il voto, inizialmente “No”, era stato poi cambiato in “Yes” nonostante la contrarietà di oltre l’80% del comitato).

Inoltre il danno arrecato ai comitati nazionali non si limita al sovvertimento delle cifre per la votazione di OpenXML: con i comitati “gonfiati” dalle iscrizioni, ci si trova improvvisamente con i lavori completamente bloccati dal problema del quorum, visto che i partner di Microsoft che si sono iscritti non intendono partecipare ad altre votazioni se non quelle strettamente legate a OpenXML: chissà quali conseguenze porterà questo nei prossimi mesi anche a livello internazionale…

Il problema maggiore, in ogni caso, è la perdita di credibilità nel meccanismo di approvazione di ISO: il danno più importante che si potesse fare ad un ente di standardizzazione.

Per quel che riguarda strettamente il mondo dell’opensource, l’approvazione di OpenXML manda un chiaro messaggio: Microsoft non ha nessuna intenzione di vedersi mettere in difficoltà dall’emergere del software libero ed è pronta a contrastarne la diffusione con ogni mezzo (questo aspetto era in realtà stato ampiamente chiarito dalle campagne di FUD promosse negli ultimi anni), sia esso legale o meno, etico o meno.

Prepariamoci a momenti davvero duri ed auguriamoci che organismi come la Commissione Europea (che sulla questione OpenXML ha già aperto da tempo un’indagine) siano in grado di tutelare etica e legalità…

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