Il programma del Partito Democratico

logo-elettorale-pd.jpgDopo aver dato un’occhiata al programma dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, è ora il momento di dare un’occhiata da vicino ai 12 punti lanciati dal Partito Democratico per promuovere la candidatura a premier di Walter Veltroni (con il quale per di più Antonio di Pietro farà coro), in attesa che anche Sinistra Democratica ed il Partito del Popolo delle Libertà (e degli amici di Berlusconi di Arcore della Brianza…) rendano noti i propri.

Come già ampiamente battuto della cronaca, il programma del Partito Democratico si articola su 12 punti tematici, che vanno a toccare i più scottanti temi dell’attualità (politica e non).

Vale la pena fare una breve precisazione prima di cominciare a scrivere: come tutti i programmi, alcuni punti rimangono in sospeso (a volte volontariamente), e si prestano quindi a critiche di vario genere, finanche a quelle demagogiche. Non è assolutamente mia intenzione fare della contro-propaganda spicciola (anche perché non essendo un candidato, mi gioverebbe fino ad un certo punto), ma l’obiettivo è quello di esprimere alcune mie personali considerazioni sui punti sollevati dal programma del PD (in questo caso, seguiranno quando disponibili quelli degli altri principali partiti).

Vediamo insieme i 12 punti:

  1. Modernizzare l’Italia. Si parla di infrastrutture e qualità ambientale. La proposta è quella di eliminare la struttura a “tre fasi” dell’attuale normativa di valutazione d’impatto ambientale delle opere, riducendola ad un solo passaggio della durata massima di tre mesi. Questo darebbe senza dubbio una forte spinta a tutti quei progetti infrastrutturali che per un motivo o per l’altro sono rimasti fermi negli ultimi anni (dalla Tav, al ponte sullo stretto, ad alcune autostrade), anche se i punti dichiaramente citati dal programma parlano di impianti di produzione di energia rinnovabile (va di moda…), rigassificatori utili alla liberalizzazione dell’approvvigionamento di metano, manutenzione alla rete idrica e impianti di smaltimento dei rifiuti (compresi i tanto criticati termovalorizzatori).
    La mia paura è che venga caricata di una eccessiva responsabilità una commissione tecnica incaricata della valutazione: non sarebbe naturalmente un problema non fosse che, abituati ai meccanismi della politica, si finirebbe con il far decidere a quattro (strapagati) “cuggini” sull’impatto ambientale di interventi potenzialmente distruttivi per l’ambiente.
    Notevole in ogni caso l’esplicito riferimento all’intenzione di completare i lavori della Tav: si tratta di una presa di posizione coraggiosa e piuttosto scomoda politicamente e (al di la che sia condivisa o meno) dà un segnale positivo sulla “voglia di fare” che anima questo programma.
  2. Crescita del mezzogiorno. Anche qui, infrastrutture, servizi idrici e ambientali. Il sud Italia è spesso oggetto di “progetti” e “programmi” che poi non sempre hanno visto realmente un’applicazione pratica. Si tratterà in questo caso dell’ennesimo punto “da elenco” o c’è realmente dietro un’idea programmatica di intervento? Non dimentichiamo che i “soldi a pioggia” non hanno mai portato giovamento, al sud, se non alle tasche di qualche simpatico criminale.
  3. Riduzione della spesa pubblica. Veltroni ed il PD promettono una riduzione della spesa pubblica pari a 2.5 punti del PIL entro 3 anni. Per fare questo, pensano ad una riorganizzazione generale della pubblica amministrazione, l’eliminazione di parte delle sedi periferiche della pubblica amministrazione (accorpamento di tutte le sedi a livello provinciale ed abolizione delle province delle grandi aree metropolitane), degli enti inutili, delle sovrapposizioni di incarichi.
    L’utilizzo del patrimonio demaniale è già un notevole passo avanti rispetto alla prassi attuale, che vede il costante acquisto di nuovi edifici (da parenti, amici e conoscenti) e lo stato d’abbandono di altrettanti edifici di proprietà statale.
    Quello dell’abbattimento della spesa pubblica (detta anche “costi della politica” in alcuni casi) è ad ogni modo uno dei punti chiave di un po’ tutti i programmi elettorali. Il libro “La Casta” (che sto per altro leggendo proprio in questi giorni) ha dato un forte risalto all’annosa questione del clientelarismo della politica, mettendo per altro in luce un malcontento diffuso nella popolazione e costringendo di fatto i politici a promettere interventi. A seconda di chi salirà al Governo, vedremo probabilmente azioni più o meno incisive, ma non facciamoci illusioni: la macchina della politica è talmente complessa e mastodontica che non sarà facile ottenere risultati apprezzabili in una legislatura.
  4. Riduzione delle tasse. Il governo Prodi ci ha messo la faccia (e ci ha rimesso le palle) e tutti ora dicono di voler ridurre le tasse. Da parte del Partito Democratico quantomeno vediamo l’eredità del recente Governo, nella forma di un chiaro apprezzamento degli sforzi fatti nella lotta all’evasione fiscale e nel risanamento della finanza pubblica (cosa che probabilmente non vedremo a Destra). Il Partito Democratico si propone proseguire il lavoro fatto, riducendo la pressione fiscale fin da subito (cosa che il governo Prodi era in procinto di fare, per quel che sappiamo), con particolare attenzione ai lavoratori dipendenti. Interessante da questo punto di vista la precisazione di D’Alema a Ballarò, ieri sera: non serve a nulla detassare solo gli straordinari, perché questo non farebbe che incentivare le aziende ad assumere meno ed incrementare gli straordinari, con evidenti conseguenze anche sul piano della sicurezza sul lavoro. Si pensa così ad una molto più semplice riduzione della detrazione dell’IRPEF.
    L’importante sarà trovare il modo giusto perché la detassazione giovi non solo alle imprese ma anche ai lavoratori: la reintroduzione almeno parziale del meccanismo della scala mobile (che nel programma del Partito Democratico non è prevista) potrebbe essere parte della risposta.
  5. Incentivo dell’occupazione femminile. Ecco un punto di reale novità del programma del Partito Democratico. L’idea di investire fortemente nell’incremento dell’occupazione femminile, con l’intento di dare vita ad un circolo virtuoso potrebbe anche funzionare (non ho i parametri numerici per giudicare la fattibilità di questa proposta), e potrebbe portare notevoli ricadute anche su coloro che non ne sono direttamente interessati (maggiore occupazione significa più lavoro, più produzione, più richiesta nuovamente più lavoro).
  6. Rilancio dell’edilizia convenzionata. Investimento statale nell’edilizia, con capitali etici e controllati pubblicamente, per l’aumento della disponibilità di case in affitto, con un canone d’affitto da fissare tra i 300 ed i 500 euro, più tassazione del reddito da affitto ad aliquota fissa e detraibilità di parte del canone d’affitto.
    L’idea, seppur certo non originale ne innovativa, è buona. Esperienza insegna che più che le sovvenzioni quello che manca è il controllo di quello che viene realmente fatto sul territorio: non è la prima volta che mi sento dire che “c’è da pagare qualcosa in più, a parte, perché sono immobili ad edilizia convenzionata”. Trovare una soluzione fattibile per il controllo di quello che accade realmente (far fare da tramite allo Stato? Deposito e verifica a campione dei contratti?) potrebbe portare ancora più giovamento di un ulteriore investimento, sicuramente lodevole.
  7. Incremento demografico. L’idea in sè del sostegno alla famiglia come via per arrivare alla ripresa dell’incremento demografico non è certo una novità, e gli scarsi risultati ottenuti dalle ultime legislature la dicono tutta sull’efficacia che questi provvedimenti hanno avuto. La proposta del Partito Democratico, che promette la sostituzione degli “assegni familiari” con una “dote fiscale” per il figlio, allargata anche ai lavoratori autonomi, ed un sensibile aumento dei servizi offerti alle famiglie (soprattutto nei primi anni di vita dei figli, con l’aumento della capienza degli asili nido) è l’ennesima strada di cui si fatica a vedere uno sbocco. Non che l’idea non sia buona, ma sà di “già tentato”…
  8. Nuovi campus universitari. La proposta del Partito Democratico è di realizzare 100 nuovi campus universitari entro il 2010: luoghi che serviranno ad aggregare, formazione ed internazionalizzazione per gli studenti, oltre che “centri di sapere” per le comunità locali. Quello che purtroppo sfugge a Veltroni e soci è che di università ce ne sono fin troppe, non ne servono di nuove. Quello che invece serve è una promozione seria della qualità della formazione, oltre che l’introduzione di un reale valore meritocratico per atenei e studenti. Su questo aspetto, a mio avviso, il programma presentato dal PD è completamente fuori target.
    Magro e fin troppo sintetico lo spazio dedicato alla ricerca (appena due righe fumose e vaghe), vero centro nevralgico della crescita del paese in ambito scientifico. L’emorragia di cervelli continua imperterrita da anni ormai, le aziende non fanno più ricerca da un pezzo (ne vedono convenienza nel farlo) e le università hanno pochi risicati mezzi per farlo, eppure nel programma del PD troviamo appena due righe, sul tema. Eloquente.
  9. Precarietà e sicurezza sul lavoro. La strage della Tyssen ha toccato i sensibili animi degli italiani, che si sono finalmente resi conto dell’enorme problema della sicurezza sul lavoro (ma non del lavoro nero, grande piaga del Nord Italia, pazienza) e non si poteva che attendersi uno spostamento “verso il centro” di questo importante tema, da sempre bandiera della sinistra più estrema.
    L’idea di istituire un’agenzia nazionale per la sicurezza sul lavoro che incentivi, elargendo premi sotto forma di sgravi fiscali, le aziende ad investire nella sicurezza sul posto di lavoro è sicuramente buona, ma ancora una volta si va a mancare (di poco) il problema principale: l’applicazione delle norme esistenti soprattutto tramite l’incremento del personale preposto ai controlli (ad oggi decisamente scarsi). Molto interessante anche l’idea di introdurre un salario minimo nazionale da concertare tra aziende e sindacati (il programma parla di un obiettivo di 1000 euro, decisamente più alto di numerosi contratti “atipici”). C’è solo da ricordarsi che un salario ha valore proporzionalmente al costo della vita: 1000 euro a Napoli non sono 1000 euro di Milano (esperienza personale)…
    L’aspetto di questo punto che mi lascia maggiormente perplesso, però, è il terzo, quello legato alla stabilizzazione dei contratti dei giovani. L’idea (condivisibile) del PD è quella di far costare maggiormente i contratti atipici, incentivando così l’introduzione di contratti più stabili: come però l’allungamento del periodo di prova e l’incentivazione dell’apprendistato (notoriamente il mezzo per sottopagare i minori di 25 anni) possa giovare a questo processo, mi sfugge…
  10. Sicurezza. E’ senza dubbio il tema più caldo che il programma del Partito Democratico deve affrontare, memore anche delle pesanti dichiarazioni contro i rumeni che Veltroni aveva rilasciato non molti mesi fa. Sono anni che dico che il tema della sicurezza non deve essere solo appannaggio della destra (che ne ha fatto un cavallo di battaglia) ma deve essere fatto proprio dalla sinistra e rielaborato alla luce dei suoi valori fondanti di accoglienza ed integrazione.
    Purtroppo la linea che sceglie di seguire il programma del PD non è esattamente questa, ma tende maggiormente alla drastica “tolleranza zero” che ha già dato abbondantemente prova di essere quella sbagliata (pensiamo solo ai danni provocati dalla riforma Bossi-Fini sull’immigrazione). Mi auguro che il Partito Democratico abbia in mente una diversa sintesi della questione, che porti all’auspicata “certezza della pena” senza ledere e ulteriormente limitare i già intaccati diritti costituzionali dei cittadini italiani e stranieri.
    Condivisibile, invece, è la proposta di “mobilitare” personale inattivo della pubblica amministrazione a supporto delle sedi di polizia in modo da consentire una maggior presenza di agenti per le strade, con un ipotizzabile incremento della sensazione di sicurezza da parte dei cittadini, oltre che una ricaduta anche sull’aspetto della riduzione dei costi della pubblica amministrazione.
  11. Giustizia e legalità. L’obiettivo di questo punto del programma è quello di riportare la politica e la pubblica amministrazione in un contesto di trasparenza e legalità che da anni risuggono, applicando alcuni principi già presenti nel Codice Etico del Partito Democratico (ed in verità anche negli statuti di numerosi altri partiti, presenti e passati) alla sfera della pubblica amministrazione nazionale e locale.
    Merito dell’introduzione di questo genere di proposte va senza dubbio dato al libro “La Casta” (che tra l’altro sto leggendo proprio in questi giorni), che ha contribuito a (ri)sollevare il problema, portando alla luce quantomeno sotto i riflettori dei grandi media un sentimento ampiamente diffuso tra la popolazione. Si tratta oltretutto anche di un mezzo per tornare a far avvicinare il popolo alla politica, i cui risultati però non potranno che essere visibili sul lungo-lunghissimo termine.
    Interessante l’accenno al nodo cruciale delle intercettazioni telefoniche, che (sebbene bisognose di una regolamentazione) vengono chiaramente definite strumento fondamentale per il contrasto di numerosi reati (aggiungo io, sopratutto quelli in cui l’immagine pubblica ha una forte ricaduta, come quelli di matrice politica).
  12. Banda larga e tv di qualità. L’ultimo punto del programma riguarda due aspetti fondamentali della comunicazione: la banda larga e la televisione. Per quel che riguarda la banda larga, è interessante (e merita un approfondimento) l’idea di far rientrare tra i diritti dei cittadini quello all’accesso alla rete, paragonandolo all’accesso all’acqua ed all’energia elettrica. Di difficile attuazione (a meno di interventi davvero incisivi sul versante delle liberalizzazazioni) vedo la possibilità che sia un governo a farsi carico della realizzazione (se non sotto forma di incentivi) dell’infrastruttura di rete mancante in Italia, soprattutto tenendo presente che l’ultima gara nazionale per il WiMax ha visto la partecipazione dei soliti colossi del settore, che hanno così tagliato la possibilità di utilizzare questa tecnologia per aumentare efficacemente la copertura a livello locale, facendo leva su realtà strettamente legate al territorio.
    Il punto invece relativo alla “televisione di qualità” altro non è che il solito “conflitto di interessi“: citando direttamente il programma: “occorre correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del sistema“. Viste le polemiche all’interno dell’Unione su questo punto del programma durante l’ultima legislatura, che ne hanno di fatto bloccato la realizzazione, nutro seri dubbi che questo possa essere fatto unilateralmente da parte del Partito Democratico. La linea di principio è buona, bisognerà vedere cosa ci aspetta all’atto pratico…
    Interessante anche l’idea di istituire un fondo pubblico per la promozione dei programmi di qualità. Solleva però un dubbio: essendo la Rai di proprietà del governo (o quasi), ed essendo sovvenzionata tramite soldi pubblici, dove sta la differenza rispetto al costringere la Rai a trasmettere programmi “di qualità”, cosa mai riuscita negli ultimi anni?

Nel complesso, quello del Partito Democratico mi è sembrato un discreto programma, qua e la anche originale. Va prestata estrema attenzione ad alcuni punti estremamente delicati, e soprattutto a quelli descritti in modo maggiormente fumoso, perché all’atto pratica potrebbero risultare drasticamente diversi dalle aspettative dell’elettorato, se mal interpretati.

Purtroppo quello di cui temo pagherà le conseguenze il Partito Democratico (e in realtà di riflesso anche parte dei suoi avversari) sarà la cronica mancanza di capacità di comunicazione del centro-sinistra ulivista, che non è stato in grado (neppure stavolta) di comunicare i punti del programma dell’Unione che sono stati realizzati (o quantomeno avviati), lasciando così ricadere l’attenzione su quelli che sono stati invece rimandati o (volutamente) dimenticati in questi due anni di legislatura.
L’impressione da parte dell’elettorato è quella di una inaffidabilità delle promesse fatte in questi documenti, indipendentemente dallo schieramento politico. Sarebbe ora che parlassero i fatti e che chi è preposto a farlo ne renda pubblica l’attuazione…

In sintesi, il programma del Partito non mi dispiace, anche se non lo condivido appieno. Rimane però il nodo cruciale delle candidature. Chi ha orecchie per intendere…

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